Korakhanè

Khorakhané (A forza di essere vento)

Il cuore rallenta la testa cammina
In quel pozzo di piscio e cemento
A quel campo strappato dal vento
A forza di essere vento

Porto il nome di tutti i battesimi
Ogni nome il sigillo di un lasciapassare
Per un guado una terra una nuvola un canto
Un diamante nascosto nel pane
Per un solo dolcissimo umore del sangue
Per la stessa ragione del viaggio viaggiare

Il cuore rallenta e la testa cammina
In un buio di giostre in disuso
Qualche rom si e’ fermato italiano
Come un rame a imbrunire su un muro

Saper leggere il libro del mondo
Con parole cangianti e nessuna scrittura
Nei sentieri costretti in un palmo di mano
I segreti che fanno paura
Finché un uomo ti incontra e non si riconosce
E ogni terra si accende e si arrende la pace

I figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
I soldati prendevano tutti
E tutti buttavano via

E poi Mirka a San Giorgio di maggio
Tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
E un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
E dagli occhi cadere

Ora alzatevi, spose bambine
che é venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

E se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e fortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo puo’ dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.

I Khorakhanè (o Korakhanè) sono rom musulmani originari soprattutto del Kosovo. Il significato di Korakhanè è sostanzialmente “Lettori di Corano“; essi rappresentano il gruppo più numeroso di Rom stranieri presente nel bresciano e nel resto d’Italia. La migrazione è avvenuta dalla seconda metà del 1991 fino all’estate del 1993, in concomitanza con l’aggravarsi della situazione bellica nella ex Jugoslavia.

Ora la Palestina è uno Stato presente all’ONU, ma la pace è ben lontana, le migrazioni e le guerre sono sempre all’ordine del giorno e l’uomo non si corregge caro Fabrizio, neanche tu che sei lassù puoi darci speranza?

Saper leggere il libro del mondo
Con parole cangianti e nessuna scrittura
Nei sentieri costretti in un palmo di mano
I segreti che fanno paura
Finché un uomo ti incontra e non si riconosce
E ogni terra si accende e si arrende la pace

Germania: inaugurato monumento in ricordo dell’olocausto di Rom e Sinti

Inaugurato ieri a Berlino, in Germania, un monumento in ricordo dell’olocausto di Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale. La cerimonia, alla presenza di alcuni superstiti e della cancelliera tedesca Merkel, la quale sul suo canale Youtube ha sottolineato “l’importanza di coltivare la cultura della memoria”. L’avvenimento rappresenta l’occasione per riflettere su questo particolare aspetto della persecuzione nazista. Eugenio Bonanata ne parlato con Brunello Mantelli, docente di Storia Contemporanea all’Università di Torino:RealAudioMP3

R. – E’ molta la dimenticanza dell’opinione pubblica, ma in realtà sono usciti in Germania – ma non solo e anche in Italia – studi pregevoli sulla persecuzione di Rom e Sinti. Quello che si può dire è che la persecuzione di Rom e Sinti è stata ricondotta alla dimensione della persecuzione degli asociali, data la marginalità sociale di Rom e Sinti, trascurando quindi la dimensione razziale. Invece, entrambe le cose, procedevano parallele. > leggi l’intervista