Un anno dopo… (R.di m. 38)

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "S Dopo un anno in lockdown ci sentiamo in trappola. Non perché dobbiamo stare in casa, ma perché non possiamo fuggire"

[“A un anno di distanza dalle prime chiusure parte dell’Italia è di nuovo in zona rossa. Ci risiamo, tutti a casa. La speranza di una normalità più vicina grazie al vaccino, dopo la sospensione di AstraZeneca, lo stop e adesso la ripartenza della campagna, comunque rallenta. Si allontana nei nostri pensieri il momento in cui saremo tutti immunizzati. Emergono ansia, incertezze.”Se nel primo lockdown la paura del contagio era generalizzata e straniante, in un’atmosfera fantascientifica, in questo secondo anno prevalgono proprio i vissuti di impotenza, di incertezza del futuro e di relativa affidabilità delle autorità politiche e civili: non per disistima di esse, ma per l’evidenza innegabile della complessità del problema. La gente si sente in trappola, non solo e non tanto perché deve materialmente stare in casa, bensì perché deve stare in una situazione che non può evitare e da cui non può fuggire” spiega lo psicoanalista Stefano Bolognini, già presidente della Società italiana psicoanalitica (Spi). Un problema che non accenna a fermarsi. “Disturbi psichiatrici e depressioni – conclude – aumenteranno, per forza di cose.”]

Non sono completamente d’accordo con questa visione che leggo on line su “La Stampa”. Gli italiani non si sentono prigionieri delle regole anzi le disattendono regolarmente, magari non sempre in maniera eclatante come è successo a Torino nei giorni scorsi con la manifestazione “no mask, no Vax”. Più semplicemente gli italiani fanno quello che gli pare certi che non ci siano controlli seri, a Collegno si gira un film in piena zona rossa, micro assembramenti si verificano, sembra tutto normale. Si sta in casa perché costretti da DAD e lavoro agile, chi può esce e si allontana a piedi o in bicicletta dalla propria zona. Non è sempre necessario sconfinare dal proprio Comune per fare parecchia strada. La cosa che manca di più è la solidarietà, la fiducia nelle vaccinazioni è scarsa anche a causa delle diatribe di origine chiaramente commerciale gonfiate dalla TV e dai giornali. La zona rossa, in pratica, è al massimo gialla. Speriamo che il virus vada via autonomamente come fanno ed hanno fatto tutti i suoi fratelli. Buona giornata a tutte e tutti, siate prudenti, proteggete comunque voi stessi e le vostre famiglie usando le tre regole basilari che non sto a ripetere, le conoscete. Ne usciremo sperando di aver imparato qualcosa.

Un epilogo distante (R. di m. 37)

Sono passati undici mesi da quando mi sono ammalato di Covid19 e posso testimoniare che soffro della cosiddetta “long-Covid19“.

Ci sono casi in tutte le regioni, soprattutto Lombardia, Lazio e Piemonte. La maggior parte degli ex pazienti Covid19, il 95 per cento, ha dichiarato di avere ancora dei sintomi, e quasi la metà di questi, il 45 per cento, è il dato più impressionante, ne soffre da più di sette mesi. Tra i disturbi più frequenti del long Covid19, l’espressione inglese comunemente usata per indicare i postumi dell’infezione, si riscontrano stanchezza (85 per cento), affaticamento (80 per cento), fiato corto (61 per cento), mancanza di concentrazione (60 per cento), dolori alle articolazioni (59 per cento), disturbi del sonno (57 per cento) e tachicardia (49 per cento).

Certamente prima di pensare a una terapia è necessario essere certi di soffrire della sindrome post Covid19, rilevabile solo dal medico e dopo essersi sottoposti a una serie di esami specifici.

Se al termine degli accertamenti si è sicuri di avere questo problema si potrà intervenire rinforzando le vie metaboliche cellulari grazie all’attività fisica (fisioterapia) supportando attivamente la riformazione di quelle molecole, come le proteine, che sono state “scippate” dal Virus.

Un’integrazione ad hoc con aminoacidi e vitamine, là dove si evidenzino carenze, è il primo passo da compiere. Successivamente, e sempre sotto controllo di un medico specialista, fare riabilitazione motoria adeguata e introdurre supporti nutrizionali quantitativamente adeguati ai bisogni cellulari, aiuta notevolmente il recupero.

Ritengo che sia nostro diritto essere inseriti in una lista di persone da tenere sotto controllo sanitario, oltre alla vaccinazione, ognuno di noi ex covid19 ha diritto ad eliminare al massimo i danni subiti.

i primi vaccini anti Covid19 (R. di m. 35)

Alle 9.30 della mattinata di oggi, Natale 2020, il furgone partito dalla sede della Pfitzer-Biontech in Belgio, con quasi diecimila dosi di vaccino a bordo, ha attraversato il passo del Brennero.
Ad accompagnare il mezzo fino allo Spallanzani di Roma, dove arriverà nel pomeriggio, una scorta di Carabinieri e Polizia. A Roma le dosi di vaccino verranno conservate fino al 26 dicembre, quando l’Esercito si occuperà di distribuirle nei 21 principali centri di vaccinazione d’Italia. La somministrazione delle dosi inizierà ovunque il 27 dicembre. In gennaio un milione di italiani dovrebbero essere vaccinati.

In cima alla lista delle somministrazioni in Italia ci sarà una giovane infermiera romana di 29 anni Claudia Alivernini. Poi toccherà a un operatore socio sanitario impegnato nei reparti Covid19, una ricercatrice e due medici, tutti dell’Istituto Spallanzani di Roma e tutti da subito in prima linea a fronteggiare l’emergenza della pandemia. In vista di domenica prossima ci sono procedure che si stanno mettendo a punto per avviare ufficialmente anche nel nostro Paese la controffensiva al virus. Il 27 dicembre medici e specializzandi vaccineranno il personale sanitario.

Al momento non si parla di obbligo di vaccino. Per l’immunità di gregge è quindi tutto basato sul comportamento individuale. I numeri fanno ben sperare sulla volontà degli italiani di vaccinarsi. I dati di una ricerca coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che due persone su tre (il 67%) sono disponibili a vaccinarsi, la percentuale sale tra gli anziani (84%). I più giovani, 18-34enni, sarebbero ben disposti a vaccinarsi (76%) rispetto ai 50-69enni (67%) e ai 35-49enni (59%). 

Saranno 1.500 gazebo a forma di fiore, come il simbolo della campagna, i luoghi dove verranno somministrate le dosi nella seconda fase della campagna per i vaccini anti covid19. I gazebo – progettati dall’architetto Stefano Boeri in materiali riciclabili –  saranno collocati in tutta Italia, nelle piazze delle città, davanti agli ospedali e anche nei campi sportivi. La campagna informativa per invitare gli italiani a vaccinarsi – oltre agli spot su radio, tv, siti web e social – prevede anche la realizzazione di totem informativi davanti agli ospedali, nei parchi, negli uffici pubblici e nelle scuole.

Partecipiamo online all’indagine anonima dell’Università di Pavia (R. di m. 34)

Coronavirus: il bollettino di oggi 15 dicembre dice 14.844 nuovi positivi e 846 morti. Cosa aspetta il governo a chiudere l’Italia come a primavera? La festa pagana del Natale consumistico non sia il viatico per una conta interminabile di morti. Nessuna guerra ha coinvolto le generazioni dagli anni 50 del Novecento in poi. Il Covid19 è una guerra, vogliamo capire o no che per vincere una guerra bisogna combattere!?

Chi ci governa non ha fatto poco in questi ultimi mesi per bloccare l’epidemia. Sono stati applicati rimedi temporanei e parziali per tappare buchi mentre l’acqua straripava. In estate hanno riaperto le regioni, consentito a tutti di viaggiare senza tamponi e quarantene. Poi miracolosamente nei periodi di festa il virus si camuffa con una mascherina grottesca perché i soldi valgono più delle vite umane.

È cominciata anche la tattica dell’annacquamento delle cifre, siamo più anziani, non facciamo figli, ci saranno nel totale più morti del 1944 anno di guerra così gli oltre 60.000 morti del Covid19 annegano nei 700.000 di quell’anno. PENNIVENDOLI!

Hanno già deciso che questa guerra non deve fermare produzione e consumi, non deve intaccare i profitti della finanza e del capitale. Tutta la politica, dal consigliere comunale all’ultimo deputato d’opposizione, è prona ad assecondare il disegno, con l’aiuto spontaneo di quelli che chiamo pennivendoli, tutti.

Zone rosse, arancioni e gialle: il lock down evoca un dramma sociosanitario ed economico senza precedenti. Per scongiurare questo scenario e uscire presto dalle restrizioni che stiamo vivendo serve anche il tuo aiuto: io, ho partecipato online all’indagine anonima di Università di Pavia. Infatti, avere dati oggettivi e raccogliere l’opinione degli italiani è fondamentale per affrontare al meglio le prossime fasi dell’epidemia.

Il comitato promotore ci dice: bastano 5 minuti sul web: quasi 10.000 italiani hanno già aderito, ma abbiamo bisogno anche il tuo punto di vista. Bastano circa 5 minuti, tutto è online e i risultati sono anonimi. Per ulteriori informazioni visita la pagina:
https://www.digita4good.unipv.it/index.php/indaginecovid19/

Non c’è tempo: partecipa subito! Per dire la tua clicca su questo link.

La Spesa degli italiani durante il lock down è crollata del -41.7% (fonte: Digita4good lab), in alcuni comparti come abbigliamento o turismo si è superato il -85%: una vera e propria apocalisse. Ora questo incubo potrebbe ripresentarsi?

Per scongiurare tale scenario abbiamo bisogno del tuo aiuto. Crediamo infatti che troppo spesso nel corso di questa epidemia istituzioni ed imprese si siano trovati nella condizione di dover assumere decisioni critiche in assenza di dati oggettivi e senza una profonda comprensione di quel che pensano e fanno davvero gli italiani.

Per questo abbiamo avviato uno studio su come ci stiamo difendendo dal Coronavirus a cui ti chiediamo di aderire. Già migliaia di italiani hanno partecipato, ma abbiamo bisogno di tutti, di tutti i diversi punti di vista. E’ una bellissima occasione per dare un contributo utilissimo in pochi minuti e seduti in poltrona, di condividere in modo anonimo la tua opinione e la tua esperienza. I risultati saranno disponibili per chiunque fosse interessato.

Stavolta è molto più che un semplice questionario online, la posta in palio è alta: è un po’ come un ‘cervello collettivo italiano’ che combatte il virus, tutti insieme. Non sarebbe grandioso se fossimo davvero in tanti? Il team di ricerca Digita4good: Stefano, Chiara, Roberto, Luca, Marcin

Ce la farà! (R: di M. 32)

I due infermieri si erano fermati in mezzo all’aquario, avevano chiamato così il salone open space dove giacevano i malati. Guardavano accigliati il paziente: era pallido e sembrava fosse intrappolato in una selva di esili tubicini che uscivano da sotto le lenzuola come tanti radici di una pianta d’acqua stagnante. Il respiro era regolare, ma spesso e rumoroso. Lui ricambiava con uno sguardo mobile, seguiva ogni minimo movimento. Fra di loro i sanitari avevano soprannominato quel paziente “telecamera”.
“Ce la farà?” chiese la donna al collega che pareva più anziano.
“Ce la deve fare…” fece l’altro aggiustandosi la mascherina.
Intanto aveva ripreso a piovere. Il sole era stato cancellato in un attimo da una nube densa e incalzante. La luce flebile della camera d’ospedale aver ripreso vigore come la fiamma in un caminetto.
“Andiamo Sara… sta arrivando il Primario. Lui saprà cosa fare” e richiusero piano la porta.

Il primario, Dottor Michele Grio, uscito del suo ufficio, si avvicinò a me e pensava “non conoscere il nemico, Covid19 ci ha fatto chiudere tutto, sarebbe servito qualcosa in più, ma da clinico: se un paziente sta male, lo curo come ho fatto con Giacomo”.

In una intervista a “Luna Nuova”[1] il Dottor Michele Grio, a sua volta caduto vittima del Covid19, ha dichiarato: – Il grosso lavoro è il post riabilitazione e non ci siamo preparati. In Asl To3 stiamo cercando di organizzarci. Speriamo che la programmazione preveda la formazione di nuove persone. I medici sono pochi e abbiamo difficoltà a coprire i turni. Mi viene da ridere a vedere i corsi veloci da anestesista: faccio fatica a formare uno specializzando in due settimane.

La miglior risposta la danno i sopravvissuti, che hanno superato la fase acuta e che sono tornati dalle famiglie. Sono amici, che spontaneamente ci chiamano. Il loro benessere è stato terapeutico: c’è stato un mutuo soccorso. Loro sono stati la migliore speranza.

Per il futuro mi concentrerei sui medici di medicina generale e sulle cure domiciliari, che riescono ad arrivare ai pazienti. Dovremmo concertare le cure con gli ospedali. È una parte della medicina da inventare. Molte cure dell’ospedale possono essere svolte in sicurezza a casa e non mi riferisco solo al Covid19. Abbiamo sperimentato qualche caso con la telemedicina con risultati soddisfacenti, ma non può essere solo un esperimento dell’Asl To3 -.

Sono molto grato al reparto di rianimazione di Rivoli diretto dal Dottor Michele Grio e dal Dottor Massimiliano Parlanti Garbero che mi hanno guarito dal Covid19 inviandomi a fine maggio all’Ospedale di Pinerolo dove, nel reparto riabilitazione del Dottor Rodolfo Odoni, ho imparato a camminare quasi da solo.


[1]http://www.lunanuova.it/home/2020/11/20/news/rivoli-tutti-dalla-parte-del-dottor-grio-507497/?fbclid=IwAR12r6aWbhPjEQ8lGodqRbgKIggU_Y82KJavIPHhZLmvF9ZeUrrKqtnAUP0

Regoliamoci (R. di M. 30)

Prendiamo, se ce li danno, i soldi del recovery fund, ma non quelli del MES altrimenti dovremo consegnare i libri al tribunale della Troyka. Riapriamo le scuole a gennaio e stiamo a casa senza guardare i colori dell’arcobaleno regionale. Inoltre, laviamoci le mani, sanifichiamole e indossiamo la mascherina anche in casa quando qualche congiunto rientra da fuori. Natale lo festeggeremo il prossimo anno. Intanto scaldiamoci con moderazione con il vino rosso e bianco di tutte le regioni della nostra bella e resistente Italia. Una eventuale terza ondata della pandemia rischia di provocare una “strage”. C’è da temere moltissimo l’arrivo del mese di gennaio quando, come accade tutti gli anni, le persone colpite dall’influenzastagionale si recano negli ospedali affollandoli. Per questo motivo occorre fare quanto suggerisco, rispettare ancora in maniera ferrea le regole di distanziamento sociale. In caso contrario, una terza ondata della pandemia di Covid19, unita alla diffusione dell’influenza, potrebbe appunto provocare una strage.

A questo punto credo sia utile conoscere più da vicino e meglio il covid19 della famiglia coronavirus:

  1. Che cosa sono i coronavirus?

I coronavirus (CoV) sono una vasta famiglia di virus che possono causare malattie che vanno dai comuni raffreddori fino a infezioni più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS – Middle East Respiratory Syndrome) o la sindrome respiratoria acuta grave (SARS – Severe Acute Respiratory Syndrome). Il coronavirus apparso a fine 2019 nella provincia cinese di Wuhan (SARS-CoV-2) fa parte di un nuovo ceppo mai identificato in precedenza.

2. Che cosa si intende con Covid-19?

La malattia provocata dal coronavirus è denominata COVID-19 e a partire dall’11 marzo 2020 è stata catalogata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “pandemia”. 

3. Quali sono i sintomi del coronavirus?

I sintomi più comuni registrati in persone affette da coronavirus sono i normali sintomi influenzali: febbre sopra i 37,5 gradi, tosse e difficoltà respiratorie (dispnea) sono in generale i sintomi iniziali più comuni. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmoniti e serie difficoltà respiratorie, tali da richiedere l’intubazione del paziente e la respirazione assistita.

4. Come si trasmette il coronavirus?

La trasmissione dei coronavirus tra esseri umani avviene normalmente attraverso il contatto stretto con un’altra persona portatrice del virus. I vettori della trasmissione tra umani possono essere la saliva (anche tossendo o starnutendo), mani contaminate che entrano in contatto con naso o bocca e più in generale i contatti diretti personali. La trasmissione iniziale dei coronavirus avviene generalmente tra animali ed esseri umani (i coronavirus sono infatti scientificamente definiti “zoonotici”). Le ricerche scientifiche condotte in passato hanno scoperto che il SARS-CoV, che ha colpito il sud-est asiatico tra il 2002 e il 2003, è stato trasmesso dagli zibetti agli esseri umani mentre il MERS-CoV, apparso in Medio Oriente nel 2012, è stato trasmesso dai dromedari. Nel caso del coronavirus cinese, l’animale che ha iniziato il contagio pare essere stato una specie di pipistrello.

5. Trasmissione coronavirus, cosa si intende con ‘contatto stretto’?

La definizione di “contatto stretto” è stata fornita dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control) e comprende le casistiche descritte di seguito:

  • Una persona che vive nella stessa abitazione di un caso di COVID-19.
  • Una persona che ha avuto un contatto fisico diretto, per esempio una stretta di mano, con un caso di COVID-19.
  • Una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19, ad esempio toccare fazzoletti usati dalla persona contagiata.
  • Una persona che ha avuto un contatto diretto con un caso di COVID-19, ad una distanza inferiore a 2 metri e per una durata maggiore di 15 minuti.
  • Una persona che si è trovata in un ambiente chiuso, con un caso di COVID-19 ad una distanza inferiore a 2 metri e per una durata maggiore di 15 minuti. Esempi di ambienti chiusi possono essere aule scolastiche, sale riunioni, uffici, sale di attesa in ospedale o negli ambulatori comunali.
  • Un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID-19 senza l’utilizzo dei presidi medico-sanitari raccomandati o in caso di utilizzo di presidi non idonei.
  • Una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti a un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).
  • Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia nel caso in esame.

6. Quanto dura il periodo di incubazione del coronavirus?

Con ‘periodo di incubazione’ si intende il lasso di tempo che intercorre tra il momento del contagio da Covid-19 e il momento in cui si presentano i primi sintomi. Secondo le informazioni disponibili al momento, si stima che questo vari fra i 2 e gli 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. Durante il periodo di incubazione è possibile trasmettere la malattia ad altre persone, per questo ai casi sospetti è consigliato un auto-isolamento di due settimane senza contatti con l’esterno, il tempo necessario per avere la certezza di avere o non avere contratto il virus e poter eventualmente effettuare analisi approfondite.

7. Quanto è pericoloso il coronavirus?

La pericolosità del virus varia di caso in caso. Alcune persone infette possono rimanere asintomatiche, non manifestano sintomi e non incorrono in alcun pericolo. La maggior parte delle persone contagiate, soprattutto giovani e bambini, sviluppa sintomi lievi e molto lentamente. È stato riscontrato che le persone anziane e quelle con patologie preesistenti come diabete, insufficienze cardiache e renali sono generalmente più vulnerabili e sviluppano le infezioni più gravi.

8. Quali sono le precauzioni per ridurre il rischio di contagio da coronavirus?

Le precauzioni da adottare, suggerite, dall’OMS includono includono:

  • Lavarsi frequentemente le mani. Il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone o con disinfettante a base alcolica è in grado di eliminare il virus.
  • Coprirsi naso e bocca quando si tossisce o starnutisce. Sarebbe bene evitare di coprirsi con le mani, perché questo potrebbe infettarle e favorire la trasmissione del virus. L’OMS suggerisce di coprirsi con il gomito, dal momento che è più difficile che questo entri in contatto con altri oggetti, oppure con un fazzoletto di carta, da gettare immediatamente dopo.
  • Evitare contatti ravvicinati con altre persone, in particolare quelle che presentano sintomi come tosse o raffreddore. La tosse e gli starnuti infatti generano piccole goccioline di saliva che possono essere inalate in seguito a contatti troppo ravvicinati.
  • Evitare di toccare con le mani superfici esposte al contatto di molte persone. Le superfici esposte al contatto di molte persone potrebbero contaminarsi molto più facilmente e fungere da veicolo per la trasmissione del virus.

Spero di aver convinto qualcuno ad una maggior prudenza nell’interesse di noi tutti.

Ritorno di memoria .29

Ritorno sull’argomento del fumo affrontato al .22 riportando il testo di un’amica di web a cui ho risposto.

“Sono beni indispensabili di prima necessità, i tabacchi? Fumare sigarette e magari farle fumare anche ai familiari chiusi a casa, fa bene alla salute? Sono una cittadina di 69 anni che è riuscita il 20 giugno 2011 a smettere di farsi del male grazie a un corso che feci a Roma, ma si riesce anche da soli, io ammisi con la mia famiglia che ero una dipendente persa… 

Da allora so per esperienza personale, confortata dai dati scientifici mondiali, che cessare di fumare da un momento all’altro è possibile e non danneggia assolutamente la salute, è invece vivere liberata da una schiavitù mortale che si paga con la vita. Solo per poche ore si può avvertire una mancanza psicologica se non si è appreso cosa provoca di positivo. Sono un soggetto a rischio perché il tabacco mi ha provocato una grave broncopatia asmatica e mi ha reso invalida, per sempre, e devo solo cercare di contenere i danni e controllarli, sperando, malgrado i vaccini fatti per influenza e polmonite, di non contrarre malattie respiratorie come questo dannato virus Covid19.

Danni che mi sono fatta, consapevole di quanto rischio oggi se fossi contagiata perché già conosco le corse fatte al pronto soccorso in Italia e all’estero, e i ricoveri con l’aiuto dell’ossigeno e le flebo al cortisone. E’ gravissimo averlo solo nominato, questo “bene necessario”, i venditori di tabacchi e gratta e vinci, considerati come indispensabile esercizio commerciale. Criminale è quanto danno fanno ai cittadini italiani e del mondo le Multinazionali del tabacco, complici i monopoli dei governi locali. Grattando la notizia si rischia di avallare l’idea che non si può smettere di fumare, come mangiare e bere, e si pensa che smettere ci darebbe ansia e ci toglierebbe il respiro. Si, fumare è morire poco, a poco.” Doriana Goracci[1]

Cara Doriana, ho messo il suo articolo nei miei preferiti e lo inserirò in una sorta di libro che sto scrivendo sui giorni del Covid19, sono stato colpito a marzo dalla malattia che mi ha costretto a cinque mesi di permanenza negli ospedali della mia zona, lontano da tutti i miei affetti. Non ho intenti altri che rendere pubblica la mia esperienza sperando che serva a qualche negazionista e qualche fumatore incallito. Giacomo Nigro

Intanto il numero di 993 decessi comunicato ieri è il dato purtroppo più alto in assoluto dall’inizio della pandemia, ed è un picco che ha superato il quello del 27 marzo 2020 di 969 decessi. Per sconfiggere la pandemia bisogna trovare il vaccino anti-Covid19. Ci sono tanti annunci sul suo arrivo, il traguardo sembra vicino, in Gran Bretagna pare che siano già in uso come in Russia. Ma quale partita economica e geopolitica si nasconde dietro la corsa al vaccino? Pare una partita geopolitica che va oltre la pandemia stessa.


[1] https://www.agoravox.it/Tabacchi-coronavirus-pandemia-fumo.html

Le feste di fine anno (R. di m. 28)

E’ stato emanato il D.L.2 dicembre 2020 che prevede le norme per le festività del periodo natalizio e di fine/inizio anno. Secondo il decreto-legge nel periodo tra il 21 dicembre e il 6 gennaio, con il dpcm anti Covid19 potranno essere adottate specifiche misure di contenimento dell’epidemia indipendentemente dalla classificazione dei territori sulla base dei colori.

Dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre.

Le pandemie e altri flagelli della storia (r.di m.27)

Le pandemie e altri flagelli della storia (lettera enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco).

32. Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo ho detto che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli».[1]

Si tratta di un problema globale che esige un’azione globale, sottolinea il Papa, lanciando l’allarme anche contro una “cultura dei muri” che alimenta da paura e solitudine. Inoltre, oggi si riscontra un deterioramento dell’etica cui contribuiscono, in un certo qual modo, i mass-media che sgretolano il rispetto dell’altro ed eliminano ogni pudore, creando circoli virtuali isolati e autoreferenziali, nei quali la libertà è un’illusione e il dialogo non è costruttivo. A tante ombre, tuttavia, l’Enciclica risponde con un esempio luminoso, foriero di speranza: quello del Buon Samaritano. A questa figura è dedicato il secondo capitolo, “Un estraneo sulla strada”, in cui il Papa sottolinea che, in una società malata che volta le spalle al dolore e che è “analfabeta” nella cura dei deboli e dei fragili, tutti siamo chiamati – proprio come il buon samaritano – a farci prossimi all’altro, superando pregiudizi, interessi personali, barriere storiche o culturali. Tutti, infatti, siamo corresponsabili nella costruzione di una società che sappia includere, integrare e sollevare chi è caduto o è sofferente. L’amore costruisce ponti e noi “siamo fatti per l’amore”. 

Questo è ciò che hanno fatto medici ed infermieri nei giorni della mia malattia negli ospedali di Rivoli, Torino e Pinerolo. Sono stati buoni samaritani come dovremmo fare noi tutti nel rispettare le norme anti-pandemia semplici, ma facili da trascurare: lavarsi spesso e bene le mani o disinfettarle con i prodotti a base alcoolica, indossare correttamente la mascherina, non far parte di assembramenti come è successo domenica 29 dicembre a Torino dopo il passaggio del Piemonte dalla zona rossa a quella arancione.


[1] http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html

Ritorno di memoria .26

Durante la prima domenica di avvento, risulta facile ricordare la famosissima canzone di Lucio Dalla indirizzata a un amico che siamo poi noi tutti, le feste di fine anno sono alle porte e rileggere queste parole non ci farà male. Questa canzone che è anche una poesia, che ci ricorda in questo tempo imperfetto e lento, che potremmo prendere carta e penna e scrivere una lettera a qualcuno con cui il dialogo è sospeso oppure a qualcuno a cui vogliamo far arrivare una nostra carezza pur nella distanza.

Caro amico ti scrivo
Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò
Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera
Compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra
E si sta senza parlare per intere settimane
E a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderà dalla croce
E anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno
E si farà l’amore ognuno come gli va
Anche i preti potranno sposarsi
Ma soltanto a una certa età
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i troppi furbi
E i cretini di ogni età
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento di essere qui in questo momento
Vedi, vedi, vedi, vedi
Vedi caro amico cosa si deve inventare
Per poter riderci sopra
Per continuare a sperare
E se quest’anno poi passasse in un istante
Vedi amico mio come diventa importante
Che in questo istante ci sia anch’io
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando
È questa la novità

Ma Lucio Dalla non avrebbe mai immaginato che l’amico Gianmario Ligas avrebbe rivisitato il testo in occasione della pandemia Covid19 come segue.

Caro virus ti scrivo
Così mi distruggo un po’
E siccome sei molto vicino
Più forte ti scriverò
Da quando sei arrivato
C’è una grossa novità
La vita vecchia è finita ormai
E quella nuova ancora qui non va
Si esce poco di giorno
Compreso quando è festa
E c’è chi ha messo delle mascherine calate sulla testa
E si sta senza parlare per intere settimane
E a quelli che hanno niente da dire le voci sono già lontane
Ma la televisione ha detto che la primavera
Porterà meno rianimazione
E tutti quanti stiamo già aspettando
Lasceremo i cani a casa e gireremo tutto il giorno
Andare al bar non sarà una croce
Anche al cinema faremo ritorno
Ci sarà da mangiare e vaccini tutto l’anno
Anche in Iran potranno guarire
Mentre in Cina già lo fanno
E ci si abbraccerà ognuno come gli va
Anche i medici potranno riposarsi
Ma soltanto a una certa età
E senza grandi disturbi qualche politico sparirà
Saranno forse i troppi furbi
ma Mattarella resterà
Vedi caro virus cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento di aspettare quel bellissimo momento
Vedi, vedi, vedi, vedi
Vedi caro virus cosa si deve inventare
Per poterti esorcizzare
Per continuare a sperare
E se quest’ansia poi passasse in un istante
Vedi amico mio come diventa importante
Che questo istante veda anch’io
L’angoscia che stiamo vivendo tra un anno passerà
E io sto resistendo…
È questa la novità[1]


[1] Tratto da Nord Ovest n. 4 – dal Rosa al Turchino – rivista periodica de Unione Pensionati Unicredit – Gruppo Piemonte e Valle D’Aosta. La canzone eseguita dalla Sangon Blues Band è reperibile sul canale Youtube “Gianmarlig1