1918, la fine di un mondo

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Si tiene dal 26 ottobre al 23 novembre 2018 presso la Sala delle Arti del Parco Generale Dalla Chiesa di Collegno, la mostra “1918, la fine di un Mondo – rassegna sulla Grande Guerra”. La mostra va a fare compagnia alle tante e varie rievocazioni tenutesi in occasione del centenario della prima Guerra Mondiale 1914-1918. La guerra che terminò il 4 novembre 1918 lasciando alle sue spalle gli esiti di una immane carneficina. La mostra però privilegia l’aspetto passivo della guerra. Non espone armi, ma vestiario, divise, elmetti, mezzi di protezione antigas, le difese contro il freddo e il ghiaccio, i piccoli utensili per la pulizia personale o le piccole riparazioni per le rotture degli abiti. Se ne ricava un senso di negazione della guerra, una connessione con la vita civile. I reperti italiani si integrano opportunamente con quelli austriaci, tedeschi o francesi come a significare: erano tutti coinvolti in un medesimo e tragico destino. Viene da pensare a quel susseguirsi di grandi attese e fiammate di feroci combattimenti. Ecco gli oggetti esposti sono un silente elenco di testimoni di quelle grandi attese e un rifiuto della guerra.

Soldati (bosco di Courton, luglio 1918)

SI STA COME

D’AUTUNNO

SUGLI ALBERI

LE FOGLIE

Giuseppe Ungaretti – L’Allegria

 

blackstar

Black Star

David Bowie, ha festeggiato oggi il 69° compleanno, con l’uscita di un nuovo album: Blackstar. I critici, ed io come suo fan da 44 anni, apprezziamo parecchio questa nuova opera di David. L’amato artista è tornato così sul palcoscenico, dopo il suo ultimo lavoro musicale, The Next Day  uscito nel 2013 all’indomani di un lunghissimo silenzio durato 10 anni.

Il nuovo disco, coprodotto da Tony Visconti, collaboratore storico del Duca Bianco, comprende solo sette brani ed è un album che incrina, ma conferma i legami con il passato di Bowie. L’album è pervaso dalla musica:  jazz, suoni industriali, ballate, folk, hip hop e, per chi lo conosce veramente, di molti richiami ai precedenti 26 albums.

L’opera si avvale delle performance di musicisti della grande mela: Donny McCaslin (il cui sax fenomenale impregna di sonorità l’album), il geniale chitarrista jazz Ben Monder e Jason Lindner alle tastiere, Tim Lefebvre al basso e Mark Guiliana alla batteria. Ecco la batteria con i suoi suoni cupi, blak, very black stordisce il primo ascolto, ma che personalità ragazzi! Tutti insieme, David e i suoi collaboratori musicali, farciscono Blackstar d’ansia inquieta che è il marchio della nostra epoca. Il risultato finale è grandioso ed emozionante come mi attendevo.

 

In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino

nel giardino del se

Amori virtuali

Nel manifesto del libro delle facce
in scena ora va
l’istrionico uomo mascherato.
Per una notte attore
nel delirante plauso di un pubblico di donne sole.
Ritrito il fiabesco canovaccio
di Cenerentole prossime a divenir regine…
Ma…
nel limo dello stagno
affollato e condiviso
il suadente principe non tarderà a gracidare.

Coinvolgente la poesia di Francesca Spadaro che verga il suo libro, pieno d’amore “Nel giardino del sé” .Edito da  Armando Siciliano che ha casa a Messina e Civitanova Marche. Nel libro, presentato da Giuseppe Corica, troviamo diversi riferimenti alla stagione del Salone, la Primavera: ”E’ una Poesia del corpo e dell’anima, in cui non potevano mancare gli elementi simbolici o il referente – naturale – dato da tutte le sfere sensoriali che partecipano alla costruzione dei vari brani, sia che si tratti del campo visivo: luna, cielo, stelle, natura, fuoco, roccia; sia che si tratti di quello tattile: vento, aria, stagno, terra, pioggia, grembo, ventre, petali; sia uditivo: grido, soffio del vento; sia olfattivo: primavera, fiori odorosi, fioriti giardini, salvie odorose”.

Aver avuto il privilegio di sentir declamare, esclusivamente per me e, direttamente dall’autrice, la “Sposa del mare” è stata un’emozione impagabile, goduta proprio a conclusione della mia visita al Salone delle Meraviglie. Ho scelto di riportare qui il testo di “Amori virtuali” per evidenziarne il contenuto elegantemente ironico. La composizione rende giustizia  a chi è consapevole che il mondo virtuale non realizza la felicità, possibile solo nel reale.

Premio Piemonte Poesia – poesia collegnese al 3° posto

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Quando penso alla mia terra … 

Appartenere al Piemonte

è come stare in vetta ad un monte.

La sua bellezza non ha paragone.

Al mattino vedo le colline di Torino illuminate dal sole,

la sera, al tramonto, vedo i monti della Val di Susa

ed il sole che si nasconde, con riflessi aranciati, sulla Sacra.

All’inizio della primavera prati verdi,

con ruscelli che scendono allegri dai passi

per unirsi nel placido fiume.

In estate si percorrono diversi sentieri

che richiamano molti pensieri.

Autunno: rosso, giallo, arancione

ecco i colori della stagione.

In inverno le montagne innevate,

risplendon scintillanti, dal sol illuminate.

Parlano del Piemonte

i vini preziosi delle Langhe,

le nocciole d’Alba

ed i gianduiotti di Torino.

Piemonte da quattro lettere è rappresentato

FIAT: sono le persone, centinaia, ai cancelli delle fabbriche.

Piemonte è sinonimo di onore.

Alla mole centocinquanta anni hanno donato

una sciarpa tricolore.

Quando penso alla mia terra

sento il profumo delle caldarroste.

Quando penso alla mia terra

provo rispetto per la riservatezza della sua gente.

Quando penso alla mia terra

vorrei poterla condividere

con chi la sua l’ha perduta,

per consentir di ritrovare

il desiderio di un luogo in cui tornare.

Piemonte, anche se non perfetto,

rimarrai nel nostro cuor sempre stretto! 

Poesia realizzata dalla Classe III G della S.M.S. DON MINZONI – GRAMSCI di Collegno

Conferimento Premio Piemonte Poesia
premio_poesiala Giuria della I Edizione del Premio Piemonte Poesia, ha terminato i propri lavori, conferendo il Terzo Premio Assoluto per la sezione Studenti del Piemonte – Scuola Secondaria alla poesia”Quando penso alla mia terra …”, realizzata dalla Classe III G della Scuola Media Don Minzoni-Gramsci di Collegno (TO)La cerimonia di premiazione avrà luogo Sabato 23 marzo alle ore 15  in corso Stati Uniti 23 a Torino presso il Centro Congressi della Regione Piemonte.

Where Did You Sleep Last Night? (1944)

I Nirvana realizzarono una cover del brano folk Black Girl che Leadbelly incise nel 1944; questa cover è intitolata Where Did You Sleep Last Night e fu prima pubblicata come lato B del singolo Pennyroyal Tea è poi inclusa nell’album postumo MTV Unplugged in New York. I Nirvana inoltre hanno reinterpretato anche i brani They Hung Him on a Cross, Ain’t It a Shame e Grey Goose (quest’ultima solo in versione strumentale), tutti contenuti nel box set With the Lights Out.

In the Pines, conosciuta anche come Black Girl e Where Did You Sleep Last Night, è una canzone folk tradizionale americana risalente almeno al 1870, si pensa che fosse originaria  dei Southern Appalachian. L’identità dell’autore è sconosciuta, il brano è stato inciso da molti artisti interpreti di numerosi generi musicali.

Patti Smith un grande omaggio a Giorgio Gaber

Fabio Fazio nella sua “Che tempo che fà” ha ricordato, ieri a dieci anni dalla morte, il repertorio di Giorgio Gaber che si è rivelato quanto mai attuale.  Attraverso l’eccezionale testimonianza di Sandro Luporini, suo storico coautore, che ha raccolto nel libro “G. Vi racconto Gaber”, discussioni, idee, dubbi, storie, e le coincidenze che hanno dato origine ai loro capolavori. Numerosi gli artisti che hanno partecipato alla rievocazione: Patti Smith su tutti, fra gli altri da segnalare Claudio Bisio, Paolo Jannacci, Paolo Rossi, Samuele Bersani, Luciana Littizzetto, Roberto Vecchioni, Neri Marcorè, Arisa e i Piccoli Cantori di Milano che hanno concluso la serata. Gli ospiti sono stati accompagnati dalla band originale di Giorgio Gaber, che si è riunita proprio in occasione di questa serata speciale (Gianni Martini alla chitarra, Luigi Campoccia al piano, Claudio De Mattei al basso, Enrico Spigno alla batteria, Corrado Sezzi alle percussioni, Luca Ravagni alle tastiere). 

Gli artisti si sono avvicendati a raccontare, come mai era stato fatto prima, Giorgio Gaber come artista, come cantante, come attore, come personaggio televisivo: un modo per arrivare alle nuove generazioni, perché possano cogliere la capacità di questo grande artista di parlare di politica, d’amore, della persona come individuo singolo e nel rapporto con gli altri sempre con il medesimo linguaggio, tanto essenziale quanto spiazzante in tutte le sue sfaccettature. “Quando mia figlia mi racconta che ci sono tanti ragazzi della sua età che non hanno potuto conoscere Gaber a teatro ma che lo apprezzano e scrivono su di lui cose entusiasmanti – confessa Sandro Luporini – non posso far finta di restare indifferente. Ho detto spesso che io e Giorgio non abbiamo mai pensato che quello che stavamo facendo con il nostro teatro potesse avere un senso anche per i nostri figli. Non ci ponevamo nemmeno la domanda. Scoprire adesso che ci sono dei ragazzi che apprezzano il nostro lavoro, non posso proprio negarlo, mi fa davvero un gran piacere“. E’ stato proprio questo il senso dello Speciale di Che tempo che fa.

Eccezionale il ricordo di Gaber da parte di Patti Smith che ha interpretato in maniera straordinariamente coinvolgente “I, as a person” un testo di Giorgio tradotto in inglese.