bacco, tabacco o venere

u.civili

La fatica di vivere (qualcuno più Grande ha scritto il mestiere di vivere) è ciò che tutti noi abbiamo in comune. Ci sono momenti in cui quella fatica prende il sopravvento sui sogni. La nostra tensione dovrà essere dedicata alla fase di riposo da quella fatica che appunto ci conduce ai sogni. Metti giù la sigaretta o non bere la birra… non si può avere in contermporanea tabacco e bacco per poter tendere a venere.

“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla”.
Cesare Pavese

San Giuseppe Lavoratore. Un vero covo di cattocomunisti !

occhi al cileo

Occhi al cielo è la prima web-serie ambientata in un ufficio parrocchiale, (l’ufficio parrocchiale è il cuore pulsante della comunità) e lo fa con tono ironico, spesso provocatorio, in cui i piccoli e i grandi quesiti delle persone sono intrecciati ai grandi dibattiti dell’epoca contemporanea per dare uno sguardo dialettico, lontano dalle “verità” preconfezionate.

La parrocchia è nel DNA della nostra società. E’ uno degli elementi costitutivi del nostro panorama culturale. E pesa. Peppone e Don Camillo sono passati, ma non del tutto, non dappertutto.  L’oratorio, in fondo, è sopravvissuto. Le sedi di partito no.

La parrocchia è ancora un luogo dove ci s’incontra e dove s’intrecciano le storie della comunità con i suoi problemi quotidiani: dalle bollette da pagare ai disoccupati che bussano alla porta, dalle paturnie teologiche della catechista ai problemi esistenziali di un parroco che deve gestire anche la propria solitudine.

L’immigrazione, l’omosessualità, l’8×1000, il ruolo della donna, la fecondazione assistita, il fine vita: queste sono solo alcune delle tematiche toccate nella seconda serie, molto meno politically correct della prima. Crediamo che il mettere in discussione le certezze, scardinare i punti di vista, cogliere tutte le sfumature delle cose della vita sia importante e crediamo di non dover dare risposte, ma di stimolare il dubbio in ognuno. L’utilizzo del registro comico, il ritmo piuttosto serrato delle battute, la caratterizzazione dei personaggi che si confrontano permettono di sviscerare i grandi quesiti esistenziali e sociologici con sguardo comico e a tratti irriverente: rideremo insieme, perché ridere è una cosa seria.

Questa è la seconda stagione per Occhi al cielo (citofonare parrocchia), ovvero la prima webserie che racconta il variegato mondo della parrocchia e lo fa con ironia. Tutta l’ironia possibile.

Produrremo 15 puntate (la prima serie si è fermata a 13, ma se il crowdfunding andrà bene magari riusciremo a produrre più puntate del previsto) della durata variabile da 1 a 2 minuti e mezzo.

Il cast è lo stesso della prima serie. Un cast di prim’ordine (con qualche sorpresa che ancora non vi sveliamo): Stefano Dell’Accio è don Paolo, parroco spaesato; Tatiana Allit da Sao Paolo do Brasil è Carmen, perpetua sulla trentina, tutta samba e Copacabana; Toni Mazzara è Beppe il sacrista, più ultra del Toro che credente devoto; Roberto Accornero è Palmiro, l’economo nostalgico sempre in attesa della rivoluzione proetaria; Paola Roman è Adele, la catechista zitella, , bismetica, indomita e  (ovviamente) beghina, Marco Morellini è il vescovo. Più spaesato del parroco; Guendalina Tambellini è Francy, la nipote tardo adolescenziale di don Paolo; Omar Ramero è Simone, il capo scout più nerd del creato, con un debole per Dexter il famoso serial killer dal cuore buono; Olivia Buttafarro è Suor Pia, l’unica suora piacente della diocesi, Claudio Sterpone, è Padre Tyson un frate cappuccino con l’ attitudine a regolare i contenziosi sul ring.

La loro parrocchia è a Torino, ed è intitolata a San Giuseppe Lavoratore. Un vero covo di cattocomunisti ! Ma non ditelo ad Adele.

Se volete sapere tutto sulla prima stagione di Occhi al cielo: http://www.occhialcielo.it

P.S.: lo smemorato ha avuto gli sponsali nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore. Chi vuole può contribuire alla riuscita dell’impresa n. 2 collegandosi qui.

Elogio della tristezza

sadness

«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.

Non così nella vita vera, dove la tristezza è stata espulsa da qualsiasi discorso pubblico e privato. Trattata come un segnale di debolezza, una forma di sabotaggio. Lo sforzo quotidiano di un genitore consiste nell’allontanare dal figlio il fantasma della tristezza, quasi fosse una condanna a morte anziché un’occasione di vita. Ma un po’ tutti ne hanno paura e fastidio, a cominciare dagli imbonitori della politica che ci vorrebbero pervasi da un entusiasmo ilare e beota.

Per il pensiero dominante la tristezza non consuma e non comunica, si nutre di astinenze e di silenzi, è antieconomica e dannosa. Occorreva un cartone animato per ricordarci che un uomo incapace di accogliere la tristezza è un automa. Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio. È che la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani.

Massimo Gramellini – La Stampa

Thirteen Reasons Why

Ci vuole coraggio per accogliere, ma non farsi dominare e vincere dalla tristezza; a tal proposito segnalo il libro Th1rteen R3asons Why scritto da Jay Asher pubblicato nel 2007. Al ritorno dalla scuola, Clay Jensen deve confrontarsi con gli esiti della tristezza indotta dal prossimo, non esattamente la tipologia di tristezza che Gramellini esalta nel suo Buongiorno qui citato. Clay trova davanti alla porta di casa un pacchetto indirizzato a suo nome, senza mittente. Dentro al pacchetto ci sono sette audiocassette numerate con dello smalto blu. Durante l’ascolto Clay scopre che a registrarle è stata Hanna Baker, la ragazza di cui lui è stato sempre innamorato, ma che si è suicidata due settimane prima. Hannah, prima di morire, ha registrato tredici vicende della propria vita, una per ogni lato, raccontate dal suo punto di vista e ognuna dedicata ad una singola persona con la quale ha avuto a che fare durante la sua breve vita. Le tredici vicende rappresentano i tredici motivi per cui la ragazza ha deciso di suicidarsi. Clay comprende di essere anche lui uno dei tredici motivi e ascolta uno ad uno i racconti per capire quale ruolo ha svolto. Ecco capire, elaborare a questo può servire quello stato d’animo chiamato tristezza.

La Piola Libreria di Catia in Borgo Vittoria.

La-Piola-di-Catia

Avrei voluto ribloggare il post che segue, che trovate in originale cliccando qui, ma trovo bello ed utile, condividendone il contenuto, riportarne il testo completo. Negli ultimi anni popolare è divenuto in qualche caso sinonimo di trascurato, fatiscente, dice l’amica autrice, ma io che sono orgoglioso di appartenere al popolo minuto, quello che, per campare, deve alzarsi ogni giorno di buon ora per recarsi al lavoro invece dico che questo luogo popolare mi appartiene e mi inorgoglisce.

Sono nata e cresciuta in Borgo Vittoria, un quartiere della periferia nord di Torino. Era una zona popolare di fabbriche e operai, con una storia di elaborazioni, discussioni, partecipazione politica e sociale da far invidia al resto della città. Cose che da troppo tempo abbiamo tutti noi dimenticato. Sono sempre stata orgogliosa di crescere in un quartiere “pop”, perché amo le cose semplici e terra a terra, perché ti fanno comprendere meglio la vita che ci gira intorno. Negli ultimi anni però popolare è divenuto in qualche caso sinonimo di trascurato, fatiscente. Se guardo a certi angoli del quartiere, noto in effetti che qualcosa è sfuggito, che le città sono altro ormai dal luogo per accogliere e vivere, sono dormitori, centri di accoglienza improvvisati, luoghi in cui la speculazione vince e non gli interessi della gente. Che poi, noi gente, avremmo bisogno proprio di poco: un giardino sicuro, una scuola funzionante, servizi accessibili, pulizia e socialità. E di un luogo laico dove provare a scambiare due idee, dove parlare di cultura, di letture, della vita, di com’è e di come la immaginiamo. Così è una fortuna che abbia aperto La Piola Libreria di Catia, in un quartiere dove non c’è nemmeno una biblioteca. La Piola è lì fin dagli anni sessanta. Mesceva vini e liquori, la conoscevamo tutti, era a buon prezzo ma era pur sempre una piola, un bar per le carte e qualche bicchiere di troppo. Catia l’ha trasformata in un cortile delle idee, in uno spazio aperto e pulito in cui sono disponibili i libri, da leggere, da sfogliare, da acquistare e un bancone da cui lei, astemia, sa consigliarti i vini di nicchia del suo paese di origine. Un luogo dove ti siedi e anche se  sei “straniero”, puoi consumare un caffè, guardare un libro ed uscirne che sei già “di casa”. Cosa avrà spinto questa donna quarantenne a dedicare tanta attenzione e tanta cura in questa sua nuova avventura? Chiedetelo a lei. Fate un giro in questo luogo dello spirito. Vedere un volto sorridente e trasparente, generoso e colto, fa bene al cuore. E a noi del quartiere ci fa sentire meno la distanza con certi luoghi della città. In fondo non si è soli se hai un libro che ti fa sognare e una persona che col sorriso ti porta, senza che tu lo chieda, un bicchiere d’acqua, così, giusto per farti sentire a casa.

Catia della Piola


La Piola Libreria di Catia è in Via Bibiana 31 a Torino

Info qui

maturità a colpi di Malala

matura

Oggi, è il giorno dell’avvenimento più vicino al Festival di San Remo, a livello di attenzione mediatica. Si è svolta la prima prova dell’esame di maturità degli studenti delle Scuole Medie Superiori della Repubblica, sua maestà il tema d’italiano. Non mi dilungo sulla scelta effettuata, prima dagli organi competenti del Ministero competente (forse è una parola un po’ grossa, ma tant’è…) e poi dai singoli studenti. Stamattina, per motivi personali, ho attraversato la piccola folla dei candidati alla maturità di un Liceo Scientifico di Torino. Ho trovato la stessa leggera tensione, stemperata da piccoli ragionamenti del tipo largocirca e qualche gesto scaramantico. Nulla di diverso dal quel lontano fine giugno 1975 quando toccò a me.

Voglio concentrarmi sul tema di argomento generale che prende le mosse da una celebre frase del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”. Ovvero il diritto riconosciuto all’istruzione salverà il mondo. Con tutta probabilità, dopo aver scartato a malincuore Calvino, oggi, avessi vent’anni (circa), avrei scelto proprio la traccia di argomento generale.

All’età di undici anni, Malala è diventata celebre a causa del blog, da lei curato per la BBC, nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e la loro occupazione militare del distretto dello Swat. Successivamente è stata nominata per l’International Children’s Peace Prize, premio assegnato da Kids Rights Foundation per la lotta ai diritti dei giovani ragazzi. Tutto ciò l’ha resa famosa, Malala ha raccontato la sua incredibile esperienza nell’autobiografia “I am Malala”. Il suo libro è stato pubblicato dalla casa editrice inglese Little, Brown. Sono passati due anni dal giorno in cui Malala pronunciò quella frase davanti alle Nazioni Unite. Era il suo 16esimo compleanno ed era appena sopravvissuta a un attentato: lei voleva studiare, i talebani la volevano morta. Ha vinto lei. Ora quelle parole sono entrate nella traccia del tema di maturità, ma prima ancora sono entrate nella coscienza di milioni di ragazzi e ragazze in tutto il mondo, anche in Italia.

Vediamo ora la ricchezza della sua incredibile biografia, data l’età:

– Il 9 ottobre 2012 è stata gravemente colpita alla testa da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola. Ricoverata nell’ospedale militare di Peshawar, è sopravvissuta all’attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, sostenendo che la ragazza “è il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”; il leader terrorista ha poi minacciato che, qualora sopravvissuta, sarebbe stata nuovamente oggetto di attentati. La ragazza è stata in seguito trasferita in un ospedale di Birmingham che si è offerto di curarla.

– Il 12 luglio 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno, parla al Palazzo di Vetro a New York, indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto e lanciando un appello all’istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo.

– Il 10 ottobre 2013 è stata insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. L’annuncio è stato dato dall’ex presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che l’ ha motivata dicendo che è una ragazza eroica e ricca di spirito. Il premio le è stato consegnato in occasione della Sessione Plenaria di Novembre, a Strasburgo, il 20 novembre 2013.

– Il 10 novembre 2013 è stata festeggiata alle Nazioni Unite in occasione del cosiddetto “Malala Day”.

Infine Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del premio Nobel per la pace assieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando con i suoi diciassette anni la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: “per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Malala Yousafzai, che ora vive in Inghilterra, ha vinto il Premio Nobel, grazie alla nomination ufficiale promossa dal partito laburista norvegese.

Malala_Yousafzai_at_Girl_Summit_2014

#‎lapassioneelaragione‬

«L’Amore più grande», motto dell’ostensione della Sindone 2015, si richiama direttamente alle parole di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», nel Vangelo di Giovanni (15,13).

(fonte)

amori perturbati

Perturbazione

È così complicato
se muoio già dalla voglia
di ricordarti a memoria
se muoio già dalla voglia
di ricordarti a memoria.

tanto per citare

Bersani Letta

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.

Don Lorenzo Milani

(da Lettera ad una professoressa)

Nichi rottama Sel?

CONFERENZA STAMPA PD
Il Giovane Turco Matteo Orfini immagina Sel dentro al PD già al prossimo congresso. E’ una prospettiva verosimile?

Se noi non rincorriamo formule magiche o scorciatoie organizzativistiche, abbiamo un problema davanti a noi che è la costruzione del soggetto politico della sinistra del futuro. L’inadeguatezza dei contenitori attuali e anche la crisi storica della forma partito ci consegnano una ricerca che ha diversi ingredienti per diventare non un’operazione da laboratorio. Ecco gli interrogativi che ci troviamo davanti: come si ricostruisce l’agire collettivo capace di rifondare esperienze di comunità solidali? Come si libera il campo della sinistra dalle micidiali ipoteche della cultura liberista? Come si aggredisce il nodo del disfacimento del sogno europeista e come si pratica concretamente una democrazia di genere attraversata dalla contraddizione feconda del pensiero della differenza? Io credo che Sinistra ecologia e libertà sia nata proponendosi in partenza il tema della propria inadeguatezza. Ci siamo sempre posti come strumento a disposizione, abbiamo detto fin dall’inizio che più che un partito, volevamo riaprire la partita. Questa è la bussola che ci orienta e che ci rende più pesanti sulla scena pubblica di quanto non dica il consenso elettorale che abbiamo. Non c’è confluenza o una fusione a freddo, ma un problema che riguarda la natura e i nodi da sciogliere sulla natura del Pd. E poi ci sono le questioni di una formazione come Sel che non punta all’autosufficienza, ma alla costruzione di un luogo grande, che consenta non solo di dare casa a tutte le sinistre, una casa popolare, innovativa, accogliente e plurale ma che consenta il rimescolamento di tutte le culture politiche, una felice convivenza del riformismo e del radicalismo e il duplice superamento, da un lato, del radicalismo massimalista e testimoniale, e dall’altro, di quel riformismo che ha rappresentato la resa culturale della sinistra.

Che avrà voluto dire Nichi Vendola?

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una sorta di retro campagna elettorale, per la prima volta nella storia repubblicana, si è verificato che, in attesa di formare un governo e, anche a causa di una fase d’ingolfamento istituzionale, i principali partiti si sono nuovamente scontrati in manifestazioni tipicamente pre-elettorali.
PD e Pdl si mostrano i muscoli, in attesa di eleggere un Presidente della Repubblica che risolva la crisi politica in cui siamo incappati a causa dei risultati elettorali che hanno diviso in tre parti praticamente uguali il campo della politica nazionale. Sembra che i contendenti di preparino più alle nuove elezioni che alla formazione di un governo.
Nell’ambito di questa impasse che ha come protagonista principale il PD che, pur avendo vinto le elezioni, non riesce ad assicurare una maggioranza stabile, che sostenga un governo legittimo a misura di Costituzione, si discute anche del futuro prossimo di questo partito. In questa situazione è intervenuto il ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, del governo Monti, lanciando il suo manifesto “Un partito nuovo per il buon governo”, con un documento-saggio in cui egli segnala con forza la necessità per il Paese di forze politiche robuste e ben radicate sul territorio.
“Con Barca naturale sintonia”, ha dichiarato Nichi Vendola, uno dei principali interlocutori scelti, dal ministro, subito dopo la sua recentissima iscrizione al PD nel quale intende impegnasi per una radicale riforma del partito. Questo potrebbe preludere a un avvicinamento ulteriore di SEL e PD.
Durante l’Assemblea Nazionale di SEL Vendola ha chiarito che non è prevista alcuna annessione né alcuno scioglimento nel PD, si tratta solo di stupide semplificazioni. Prima perché con questo PD, dalla natura mai definita, non è possibile alcuna fusione, poi perché il ruolo di SEL non è ancora esaurito anzi, è ancora utile alla sinistra e al Paese. Comunque non è stato mai negato che un soggetto unico della sinistra è sempre stata la stella polare di SEL. Tema che si tenterà ancora di portare avanti con convinzione, senza negare fragilità, mancanze e le difficoltà poste da questo difficile percorso.
A confermare l’identità, il progetto e l’indipendenza di SEL dal PD, è giunta la richiesta formale d’adesione al Partito Socialista Europeo, con larga maggioranza favorevole ieri all’Assemblea Nazionale, decisione che andrà discussa a livello locale e magari ratificata definitivamente nel prossimo congresso che si terrà in autunno o al massimo entro fine anno.
Sinistra ecologia e libertà è nata proponendosi in partenza il tema della propria inadeguatezza. Si è sempre posta come strumento a disposizione, fin dall’inizio più che essere un partito, SEL voleva riaprire la partita. Questa è la bussola che l’orienta e che la rende più pesante sulla scena pubblica di quanto non dica il consenso elettorale. Il compito è la costruzione di un luogo grande, che consenta non solo di dare casa a tutte le sinistre, una casa popolare, innovativa, accogliente e plurale ma che consenta il rimescolamento di tutte le culture politiche, una felice convivenza del riformismo e del radicalismo e il duplice superamento, da un lato, del radicalismo massimalista e testimoniale, e dall’altro, di quel riformismo che ha rappresentato la resa culturale della sinistra.
Insomma non c’è ne confluenza ne una fusione a freddo con o nel PD, ma un problema che riguarda la natura e i nodi da sciogliere sulla natura del PD, probabilmente solo dopo che questi chiarimenti saranno realizzati si potrà parlare definitivamente di un nuovo soggetto nella sinistra italiana.

Marta sui tubi

bunker
Complimenti per gli amici,
Ma quanti amici hai?
Mille i modi in cui sorridi
Ma poi non ridi mai
Non ti vergogni di mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere
E duro il modo in cui mi osservi stare solo sai che poi non te lo puoi permettere
I dischi che non capirai
I libri che non leggerai
Le citazioni ti sorprendono
Le variazioni ti confondono
Oscar Wilde, Sonic Youth
Motorpsycho, Mallarmé
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire
L’inganno è solo in parte vita
Chi ti assale ti uccide sempre lì in attesa
Di un tuo sbaglio di una fuga o resa
Chi ti loda e ti ammira
E’ il nuovo e falso profeta
Complimenti per gli amici,
Ma quanti amici hai?
Mille i modi in cui sorridi
Ma poi non ridi mai
Non ti vergogni di mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere
E duro il modo in cui mi osservi stare solo sai che poi non te lo puoi permettere
I dischi che non capirai
I libri che non leggerai
Le citazioni ti sorprendono
Le variazioni ti confondono
Oscar Wilde, Sonic Youth
Motorpsycho, Mallarmé
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
L’inganno è solo in parte vita
Chi ti assale ti uccide sempre lì in attesa
Di un tuo sbaglio di una fuga o resa
Chi ti loda e ti ammira
E’ il nuovo e falso profeta
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari

Complimenti per gli amici,
Ma quanti amici hai?
Mille i modi in cui sorridi
Ma poi non ridi mai
Non ti vergogni di mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere
E duro il modo in cui mi osservi stare solo sai che poi non te lo puoi permettere
I dischi che non capirai
I libri che non leggerai
Le citazioni ti sorprendono
Le variazioni ti confondono
Oscar Wilde, Sonic Youth
Motorpsycho, Mallarmé
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire
L’inganno è solo in parte vita
Chi ti assale ti uccide sempre lì in attesa
Di un tuo sbaglio di una fuga o resa
Chi ti loda e ti ammira
E’ il nuovo e falso profeta
Complimenti per gli amici,
Ma quanti amici hai?
Mille i modi in cui sorridi
Ma poi non ridi mai
Non ti vergogni di mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere
E duro il modo in cui mi osservi stare solo sai che poi non te lo puoi permettere
I dischi che non capirai
I libri che non leggerai
Le citazioni ti sorprendono
Le variazioni ti confondono
Oscar Wilde, Sonic Youth
Motorpsycho, Mallarmé
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
L’inganno è solo in parte vita
Chi ti assale ti uccide sempre lì in attesa
Di un tuo sbaglio di una fuga o resa
Chi ti loda e ti ammira
E’ il nuovo e falso profeta
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari