Le mani di Draghi sulle pensioni

La riforma delle Pensioni e le misure alternative alla quota 100, in scadenza il 31 dicembre 2021, non sono state enunciate nel programma di Mario Draghi durante la richiesta di fiducia alle camere per il suo nuovo governo. Ma i lavori ministeriali per evitare lo scalone che si creerà a partire dal 1° gennaio 2022 continuano alla ricerca di misure di flessibilità in uscita che possano evitare ai lavoratori di dover attendere i requisiti rigidi fissati dalla riforma Fornero.

Si fa strada, per il dopo quota 100, un mix tra flessibilità e revisione dei meccanismi contributivi, con un’estensione del sistema dei coefficienti anche ai versamenti fatti prima del 1996, anno di entrata in vigore della riforma delle pensioni di Lamberto Dini.

Senza sottovalutare le possibilità e le potenzialità che la stessa legge di Bilancio 2021 offre alle imprese per mettere in pensione i propri dipendenti in esubero, beneficiando dei meccanismi dei contratti di espansione e dei prepensionamenti dell’abbassamento dell’assegno di pensione.

L’idea di una pensione anticipata resa più flessibile dalla correzione dei contributi andrebbe nella direzione attuariale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo a 67 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia, mediante rapporto con il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età effettiva di uscita dal lavoro, ad esempio 63 o 64 anni.

Tra la riforma delle pensioni che arriverà nel corso del 2021 e l’attuale situazione di emergenza che verrà accentuata dallo sblocco dei licenziamenti, se il governo Draghi rimanderà le uscite oltre il 31 marzo prossimo, si colloca uno degli strumenti, restaurato dalla recente legge di Bilancio, che permetterà alle imprese di mandare in pensione anticipata i propri lavoratori in esubero con uscita fino a 60 mesi prima rispetto ai requisiti previsti per le pensioni di vecchiaia o le pensioni anticipate dei soli contributi.

insalata con tarassaco e uova sode

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Cucinare le patate in acqua salata, sbucciarle e tagliarle a fette sottili. Lavare le foglie di tarassaco, scolarle o tamponarle con uno strofinaccio da cucina e tagliarle. Sbucciare la cipolla e tritarla finemente. Versare tutti gli ingredienti in una ciotola e condire con sale, pepe, olio e aceto. Successivamente sgusciare le uova, tagliarle a metà o in quattro e aggiungerle all’insalata.

Ingredienti per 4 persone

  • 3 manciate di foglie fresche di tarassaco
  • 4 uova (sode)
  • 2 patate piccole
  • 1 cipolla piccola
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • sale e pepe q.b.

Come molti di voi sanno, il tarassaco o “dente di leone” è l’erbetta di campo che in primavera (già ora, se nella vostra zona occhieggia il sole) o se preferite in quaresima mette parecchi di noi col culo all’aria. Che avete capito? … ci costringe armati di coltellino a piegarci per raccogliere le tenere foglie di tarassaco (girasoli in Piemonte, zangon in Puglia). Tornando a casa sbizzarritevi all’utilizzo del raccolto, la ricetta qui sopra è solo una delle tante. Il tarassaco è il maiale delle verdure selvatiche perché della piantina si usa tutto: foglie, boccioli, fiori e radici. Con le radici che, venivano tostate, durante l’autarchia fascista si otteneva il surrogato del caffè. Dimenticavo, per i cittadini: non raccogliete il tarassaco nelle aiuole spartitraffico o nei pressi delle tangenziali, li c’è il veleno.

Draghi si presenta alla politica

Il discorso con cui Draghi ha chiesto la fiducia in Senato non contiene il programma di un esecutivo di transizione e neppure di emergenza, ma si tratta di un testo impegnativo che ha rilevanti contenuti politici, per certi aspetti persino ideologici, veicolati attraverso il richiamo alla loro natura “oggettiva”.

La “versione di Draghi” è decisamente di parte. Ha, in primo luogo, una chiara e non discutibile matrice europeista, fondata sull’euro, moneta capace di “migliorare” il Pianeta, che conferisce significato alle appartenenze nazionali. Egli crede in una dimensione della politica economica e del mercato del lavoro selettiva; non si possono salvare tutte le aziende ma solo quelle che, secondo il mercato, hanno un futuro. Non è centrale quindi la difesa del posto di lavoro ma quella del lavoratore che deve essere accompagnato nelle fasi di espulsione dal processo produttivo con un assegno di ricollocazione e con sistemi di formazione continua; un modello, questo, storicamente tipico delle realtà anglosassoni.

La scuola, a cui è assegnato un ruolo centrale, dovrà assumere caratteri “tecnico-professionalizzanti”, con l’apertura alle innovazioni tecnologiche, mentre la sanità avrà i tratti della medicina diffusa con ospedali per acuti e presidi territoriali. La questione meridionale è tradotta nei termini dell’efficienza dell’amministrazione e della legalità e gli investimenti pubblici, ritenuti necessari, dovranno aprirsi alla “competenza” del privato, prima ancora che al suo contributo finanziario.

Il tema fiscale, ancora secondo Draghi, non può essere affrontato facendo ricorso a misure relative a singole imposte ma ha bisogno di essere definito nel suo insieme, magari affidando la stesura di una riforma complessiva ad un gruppo di tecnici. La riforma della Pubblica amministrazione e quella della Giustizia, nella sostanza, si traducono nella ricerca di una maggiore efficienza e di una maggiore velocità dei provvedimenti. Centrale appare anche una meritocrazia fondata sulle competenze acquisite attraverso una competizione individuale, resa possibile da forme di egualitarismo sociale. Su queste basi occorre “completare e integrare” il contributo italiano per il Recovery Plan, avendo chiaro che la parità di genere e la transizione ecologica sono due condizioni essenziali.

Alla luce di ciò non è facile qualificare il Draghi-pensiero che mescola una prospettiva di liberalismo-liberista ad un progressismo di segno nuovo in gran parte indotto dall’idea di un intervento statale, comunque, necessario. Certo non è facile neppure comprendere come questo impianto così complesso e “ideologico”, appunto, possa realmente, al di là dell’immediatezza della congiuntura, tenere insieme una coalizione di forze tanto estesa. Forse Draghi è davvero consapevole che la politica sia costretta a cambiare e non abbia elaborato, in maniera autonoma, i contenuti per farlo, dovendo quindi accettare una formula già confezionata. Il programma di Draghi disarticola il linguaggio delle contrapposizioni esistenti, rimpastando pezzi di culture della globalizzazione e della sua fase successiva e ponendo in essere un sistema di appartenenza che solo la sua biografia può interpretare. Come era prevedibile da oggi lo schema politico italiano contrapporrà i fan di Draghi ai suoi nemici. Assai più di quanto avvenne con Silvio Berlusconi.

Brunetta dei Ricchi e Poveri

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Il Sole 24 Ore ha ripreso una notizia diffusa da altri organi di stampa in cui il neoministro del governo Draghi si esprimeva contro il lavoro a distanza per i dipendenti pubblici. Ma era un’intervista del giugno del 2020. Il quotidiano nella finanza nazionale ha chiesto scusa al neo ministro.

Povero Brunetta: rifatti con qualche dichiarazione attuale.

Geneticamente, viene dal ceppo dei socialisti liberali moderni, ovvero riformisti di un anticomunismo temperato dall’umanità. Il fronte degli odiatori ha usato tutte le battutine straccione, prima di tutto per il fatto che è un uomo di corta statura e gioioso di temperamento. Gli hanno anche giocato uno scherzo da giornalista qualche giorno fa anche sul Corriere della Sera e poi gli hanno chiesto scusa. Una gaffe consistita nel ripubblicare come nuova una sua intervista che risaliva a giugno, in cui Brunetta diceva – a virus calante – che era ora di piantarla con lo smart working. Brunetta è sempre stato convinto che la gente onesta lavori guidata dalla propria etica. E che se non lavora, non ha etica e fa parte della categoria dei malfattori. È uno dei tanti calvinisti inconsapevoli d’Italia, quelli per cui la giustizia sociale con le riforme, va sempre insieme all’onestà, fino alla brutalità, pur di non cedere spazio al politicamente corretto e parassitario.

Brunetta cominciò come professore all’Università di Padova e poi nei governi di Bettino Craxi, Giuliano Amato e Ciampi, scrivendo sempre moltissimo. Possiede un particolare tratto umano: lo incontri e ti viene incontro con un sorriso rarissimo fra le persone di questo pianeta e poi devi chinarti per prendere e ricevere un bacione sulla guancia. Non che non sia incazzoso, tutt’altro. È incazzosissimo. Si sdegna. Ma poi si contenta delle scuse, come è accaduto con questa gaffe di cui si è detto.

Uno vale uno?

«Sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-ministero della Transizione ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?»

Chiedo per un amico pentastellato: “quali sono le forze politiche che il Presidente Draghi ha indicato?”

Solo per non votare a cazzo, visto che il quesito non è scritto in italiano. Mi sembra un diktat camuffato da domanda retorica… Così fosse avrebbe l’effetto di affossare ulteriormente la dignità della politica e della democrazia.

Grazie per: l’attenzione 😁

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Domenica di consultazioni

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Un classico per una domenica di consultazioni e aspettative mai così strabilianti. Le tre destre ben distinte ed in ordine sparso. Il Movimento cinque stelle nel bel mezzo di un’ennesima crisi di identità. Le sinistre (parola grossa se applicata al PD) spiazzate dal coro di consensi di tutti media per super Mario Draghi e per l’atteggiamento conciliante di Salvini. Niente paura, la crisi la risolverà Sergio Mattarella e Draghi sputerà fuoco come sa ben fare. Spero che Fratoianni ci fornisca di materiale ignifugo per il nostro fondoschiena già abbastanza bruciacchiato. A breve il nuovo governo dovrà mettere mano all’auspicabile proroga dei licenziamenti, magari stimolando gli imprenditori ad investire sul Next Generation EU. Se quest’ultima cosa non accadrà aspettiamoci un allargamento della forbice fra ricchi e poveri e la definitiva distruzione del ceto medio (in larga parte costituito da pensionati). Il resto alla prossima puntata…

i primi vaccini anti Covid19 (R. di m. 35)

Alle 9.30 della mattinata di oggi, Natale 2020, il furgone partito dalla sede della Pfitzer-Biontech in Belgio, con quasi diecimila dosi di vaccino a bordo, ha attraversato il passo del Brennero.
Ad accompagnare il mezzo fino allo Spallanzani di Roma, dove arriverà nel pomeriggio, una scorta di Carabinieri e Polizia. A Roma le dosi di vaccino verranno conservate fino al 26 dicembre, quando l’Esercito si occuperà di distribuirle nei 21 principali centri di vaccinazione d’Italia. La somministrazione delle dosi inizierà ovunque il 27 dicembre. In gennaio un milione di italiani dovrebbero essere vaccinati.

In cima alla lista delle somministrazioni in Italia ci sarà una giovane infermiera romana di 29 anni Claudia Alivernini. Poi toccherà a un operatore socio sanitario impegnato nei reparti Covid19, una ricercatrice e due medici, tutti dell’Istituto Spallanzani di Roma e tutti da subito in prima linea a fronteggiare l’emergenza della pandemia. In vista di domenica prossima ci sono procedure che si stanno mettendo a punto per avviare ufficialmente anche nel nostro Paese la controffensiva al virus. Il 27 dicembre medici e specializzandi vaccineranno il personale sanitario.

Al momento non si parla di obbligo di vaccino. Per l’immunità di gregge è quindi tutto basato sul comportamento individuale. I numeri fanno ben sperare sulla volontà degli italiani di vaccinarsi. I dati di una ricerca coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che due persone su tre (il 67%) sono disponibili a vaccinarsi, la percentuale sale tra gli anziani (84%). I più giovani, 18-34enni, sarebbero ben disposti a vaccinarsi (76%) rispetto ai 50-69enni (67%) e ai 35-49enni (59%). 

Saranno 1.500 gazebo a forma di fiore, come il simbolo della campagna, i luoghi dove verranno somministrate le dosi nella seconda fase della campagna per i vaccini anti covid19. I gazebo – progettati dall’architetto Stefano Boeri in materiali riciclabili –  saranno collocati in tutta Italia, nelle piazze delle città, davanti agli ospedali e anche nei campi sportivi. La campagna informativa per invitare gli italiani a vaccinarsi – oltre agli spot su radio, tv, siti web e social – prevede anche la realizzazione di totem informativi davanti agli ospedali, nei parchi, negli uffici pubblici e nelle scuole.

Partecipiamo online all’indagine anonima dell’Università di Pavia (R. di m. 34)

Coronavirus: il bollettino di oggi 15 dicembre dice 14.844 nuovi positivi e 846 morti. Cosa aspetta il governo a chiudere l’Italia come a primavera? La festa pagana del Natale consumistico non sia il viatico per una conta interminabile di morti. Nessuna guerra ha coinvolto le generazioni dagli anni 50 del Novecento in poi. Il Covid19 è una guerra, vogliamo capire o no che per vincere una guerra bisogna combattere!?

Chi ci governa non ha fatto poco in questi ultimi mesi per bloccare l’epidemia. Sono stati applicati rimedi temporanei e parziali per tappare buchi mentre l’acqua straripava. In estate hanno riaperto le regioni, consentito a tutti di viaggiare senza tamponi e quarantene. Poi miracolosamente nei periodi di festa il virus si camuffa con una mascherina grottesca perché i soldi valgono più delle vite umane.

È cominciata anche la tattica dell’annacquamento delle cifre, siamo più anziani, non facciamo figli, ci saranno nel totale più morti del 1944 anno di guerra così gli oltre 60.000 morti del Covid19 annegano nei 700.000 di quell’anno. PENNIVENDOLI!

Hanno già deciso che questa guerra non deve fermare produzione e consumi, non deve intaccare i profitti della finanza e del capitale. Tutta la politica, dal consigliere comunale all’ultimo deputato d’opposizione, è prona ad assecondare il disegno, con l’aiuto spontaneo di quelli che chiamo pennivendoli, tutti.

Zone rosse, arancioni e gialle: il lock down evoca un dramma sociosanitario ed economico senza precedenti. Per scongiurare questo scenario e uscire presto dalle restrizioni che stiamo vivendo serve anche il tuo aiuto: io, ho partecipato online all’indagine anonima di Università di Pavia. Infatti, avere dati oggettivi e raccogliere l’opinione degli italiani è fondamentale per affrontare al meglio le prossime fasi dell’epidemia.

Il comitato promotore ci dice: bastano 5 minuti sul web: quasi 10.000 italiani hanno già aderito, ma abbiamo bisogno anche il tuo punto di vista. Bastano circa 5 minuti, tutto è online e i risultati sono anonimi. Per ulteriori informazioni visita la pagina:
https://www.digita4good.unipv.it/index.php/indaginecovid19/

Non c’è tempo: partecipa subito! Per dire la tua clicca su questo link.

La Spesa degli italiani durante il lock down è crollata del -41.7% (fonte: Digita4good lab), in alcuni comparti come abbigliamento o turismo si è superato il -85%: una vera e propria apocalisse. Ora questo incubo potrebbe ripresentarsi?

Per scongiurare tale scenario abbiamo bisogno del tuo aiuto. Crediamo infatti che troppo spesso nel corso di questa epidemia istituzioni ed imprese si siano trovati nella condizione di dover assumere decisioni critiche in assenza di dati oggettivi e senza una profonda comprensione di quel che pensano e fanno davvero gli italiani.

Per questo abbiamo avviato uno studio su come ci stiamo difendendo dal Coronavirus a cui ti chiediamo di aderire. Già migliaia di italiani hanno partecipato, ma abbiamo bisogno di tutti, di tutti i diversi punti di vista. E’ una bellissima occasione per dare un contributo utilissimo in pochi minuti e seduti in poltrona, di condividere in modo anonimo la tua opinione e la tua esperienza. I risultati saranno disponibili per chiunque fosse interessato.

Stavolta è molto più che un semplice questionario online, la posta in palio è alta: è un po’ come un ‘cervello collettivo italiano’ che combatte il virus, tutti insieme. Non sarebbe grandioso se fossimo davvero in tanti? Il team di ricerca Digita4good: Stefano, Chiara, Roberto, Luca, Marcin

Recovery fund e MES, cerchiamo di capire (R di m. 33)

Alla vigilia dell’approvazione delle riforme sul fondo salva-Stati sono emersi nuovi malumori nel Governo nei confronti di uno strumento piuttosto osteggiato in Italia. Il timore è che il MES sia una sorta di controllo sui Paesi in difficoltà. In ogni caso dare l’ok alla struttura del Meccanismo non significa affatto doverlo utilizzare.

Molti sono tornati a chiedersi cos’è il MES e come funziona nell’anno in cui il coronavirus ha messo con le spalle al muro l’economia europea e mondiale. L’UE ha iniziato a pensare alle possibili risposte a questa crisi e il fondo salva-Stati è tornato sul tavolo delle discussioni. Nell’Eurogruppo di aprile 2020 gli Stati membri hanno trovato un compromesso sul Meccanismo nella forma specifica per la pandemia, compromesso successivamente approvato in sede di Consiglio europeo.

Alla luce delle polemiche esplose sul tema, capire a fondo cos’è il MES e come funziona il Recovery Fund risulta oggi più importante che mai. Occorre anche comprendere se la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità entrerà mai in vigore una volta terminata l’emergenza.

Cos’è il Recovery Fund, come funziona e qual è il suo vero significato?[1]

Con l’arrivo del coronavirus che l’intero Vecchio Continente ha iniziato a domandarsi cos’è il Recovery Fund e come funziona questo particolare strumento. L’UE ha infatti compreso la necessità di adottare soluzioni condivise per il recupero economico del blocco ed è proprio in questo contesto che ha trovato terreno fertile la nascita del fondo.

Il Recovery Fund potrebbe essere definito come un mezzo per sostenere l’economia del Vecchio Continente e quella dei singoli Paesi più colpiti dalla crisi del coronavirus, strumento più volte richiesto dall’Italia che come le principali economie del Vecchio Continente hanno archiviato la prima parte dell’anno con flessioni imponenti del PIL. l’obiettivo di arginare l’impatto devastante del coronavirus.

Ciò è accaduto a causa della pandemia che ha imposto all’UE di trovare e adottare una strategia condivisa per affrontare l’emergenza. Questa, però, non è stata un’impresa facile. Le opposizioni tra i rigidi Paesi del Nord, come l’Austria e l’Olanda, e quelli del Sud più colpiti (come l’Italia e la Spagna) sono emerse con prepotenza.

Il Recovery Fund nasce da una vecchia proposta francese elaborata con lo scopo di emettere i Recovery Bond, con garanzia nel bilancio UE. Il tutto condividendo il rischio ma solo guardando al futuro, senza una vera mutualizzazione del debito passato. Si tratta di “un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”. I fondi saranno reperiti grazie all’emissione di debito garantito dall’UE e arriveranno soltanto nel primo trimestre del 2021.

Cos’è il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) anche detto fondo salva-Stati, come funziona e perché in Italia se ne parla così tanto?[2]

L’argomento è tornato sulle prime pagine dei giornali con l’approvazione dell’Eurogruppo del 30 novembre 2020 delle riforme sul funzionamento del fondo salva-Stati. Si tratta delle condizioni di attivazione del meccanismo originario per finanziare Paesi sull’orlo della bancarotta e non della linea di credito pensata per la pandemia.

Lo strumento senza condizioni accettato in sede di Consiglio europeo per offrire prestiti in ambito sanitario agli Stati richiedenti è stato concepito, infatti, come un meccanismo straordinario per la crisi da epidemia. Tuttavia, è una cosa diversa dal fondo così come è stato strutturato all’origine.

Per capire cos’è il MES e cosa sono le riforme approvate dall’Eurogruppo e anche dall’Italia, occorre fare chiarezza e tornare indietro di qualche anno.

Nato nel 2012, a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, esso è di fatto il fondo monetario del Vecchio Continente, avente l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi membri in caso di crisi e di probabile default.

Ad oggi il Meccanismo Europeo di Stabilità ha “salvato” Cipro, Spagna e Grecia. L’Italia, dal canto suo, è una delle maggiori sostenitrici del fondo salva-Stati e anche per questo è oggi più che mai utile capire cos’è il MES, come funziona davvero questo Meccanismo Europeo di Stabilità e perché nel Belpaese sono esplose così tante polemiche, prima sulle ipotesi di riforma e poi durante l’emergenza Covid19.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è stato istituito grazie alle modifiche apportate al Trattato di Lisbona, ratificate dal Consiglio UE nel marzo del 2011. L’entrata in vigore del fondo salva-Stati, prevista inizialmente per il 2013, è stata anticipata al luglio del 2012 a causa di una crisi del debito sempre più pressante.

Per garantire la tenuta dell’UE il fondo salva-Stati emette prestiti sulla base di condizioni piuttosto rigide e, in alcuni casi che verranno specificati nelle righe seguenti, può anche adottare atti sanzionatori. Il Meccanismo di Stabilità Europea viene gestito da un Consiglio dei Governatoricostituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Consiglio di Amministrazione (nominato proprio dai Governatori).

Nel 2017 l’Europa ha aperto all’ipotesi di rivedere il trattato istitutivo ed è proprio questa eventualità che ha spianato la strada a un profondo dibattito in Italia. La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità ha richiesto ovviamente l’approvazione dei governi oltre che la ratifica parlamentare di ciascuno Stato. Le nuove condizioni per accedere al fondo salva-Stati previste dalla riforma sono state sin da subito giudicate aspre, tanto da rendere molto più difficile l’accesso al programma di aiuti.

Le condizioni più caratteristiche della proposta di riforma del MES sono le seguenti: non trovarsi in procedura d’infrazione; vantare un deficit inferiore al 3% da almeno due anni; avere un rapporto debito/PIL sotto il 60% (o, almeno, aver sperimentato una riduzione di quest’ultimo di almeno 1/20 negli ultimi due anni, insieme ad un’altra serie di paletti non facilmente giudicabili a livello oggettivo.

Con il via libera dell’Eurogruppo del 30 novembre 2020, è stato quindi approvato l’impianto MES riformato, che comprende anche queste novità: semplificare l’accesso alla linea di credito precauzionale; favorire una maggiore collaborazione tra istituzioni UE e MES; introdurre le clausole di azione collettiva con voto unico dei creditori, per facilitare la ristrutturazione del debito.

Uno degli aspetti più importanti secondo gli Stati dell’Eurogruppo è stata la riforma del backstop per il settore bancario. Lo scopo è assicurare, in ultima istanza, sostegno alle banche sull’orlo del fallimento in caso il Fondo non abbia più risorse. In questo caso estremo interverrebbe la linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità. Tale backstop, in base a quanto stabilito entrerà in vigore già dal 2022.

Per comprendere al meglio cos’è il MES e come funziona non si può prescindere da una disamina delle riserve espresse sul fondo salva-Stati. Uno dei punti più dibattuti ha sempre riguardato il rinnovato potere della Banca Centrale Europea e, di conseguenza, le limitazioni imposte al settore bancario e ai governi nazionali. La somma a garanzia fornita agli Stati in difficoltà viene suddivisa e composta dalle partecipazioni di ciascun membro non in difficoltà.

In poche parole, parte dei soldi concessi alla Grecia sono stati corrisposti a capitali messi a disposizione in parte dalla Germania, in parte dall’Italia, dalla Francia e così via. Ma, dato che ogni Paese riesce a garantire un proprio status di affidabilità, alla quota versata da ciascuno viene riconosciuto un interesse diverso. Ed è qui il pericolo: se uno degli Stati più affidabili dovesse trovarsi in difficoltà e aver bisogno del Meccanismo, la quantità dei fondi che non può più garantire si riverserebbe necessariamente sugli Stati più piccoli.


[1] https://www.money.it/Recovery-Fund-cos-e-come-funziona-significato-guida-completa

[2] https://www.money.it/MES-cos-e-come-funziona-fondo-salva-Stati-perche-e-importante

Ce la farà! (R: di M. 32)

I due infermieri si erano fermati in mezzo all’aquario, avevano chiamato così il salone open space dove giacevano i malati. Guardavano accigliati il paziente: era pallido e sembrava fosse intrappolato in una selva di esili tubicini che uscivano da sotto le lenzuola come tanti radici di una pianta d’acqua stagnante. Il respiro era regolare, ma spesso e rumoroso. Lui ricambiava con uno sguardo mobile, seguiva ogni minimo movimento. Fra di loro i sanitari avevano soprannominato quel paziente “telecamera”.
“Ce la farà?” chiese la donna al collega che pareva più anziano.
“Ce la deve fare…” fece l’altro aggiustandosi la mascherina.
Intanto aveva ripreso a piovere. Il sole era stato cancellato in un attimo da una nube densa e incalzante. La luce flebile della camera d’ospedale aver ripreso vigore come la fiamma in un caminetto.
“Andiamo Sara… sta arrivando il Primario. Lui saprà cosa fare” e richiusero piano la porta.

Il primario, Dottor Michele Grio, uscito del suo ufficio, si avvicinò a me e pensava “non conoscere il nemico, Covid19 ci ha fatto chiudere tutto, sarebbe servito qualcosa in più, ma da clinico: se un paziente sta male, lo curo come ho fatto con Giacomo”.

In una intervista a “Luna Nuova”[1] il Dottor Michele Grio, a sua volta caduto vittima del Covid19, ha dichiarato: – Il grosso lavoro è il post riabilitazione e non ci siamo preparati. In Asl To3 stiamo cercando di organizzarci. Speriamo che la programmazione preveda la formazione di nuove persone. I medici sono pochi e abbiamo difficoltà a coprire i turni. Mi viene da ridere a vedere i corsi veloci da anestesista: faccio fatica a formare uno specializzando in due settimane.

La miglior risposta la danno i sopravvissuti, che hanno superato la fase acuta e che sono tornati dalle famiglie. Sono amici, che spontaneamente ci chiamano. Il loro benessere è stato terapeutico: c’è stato un mutuo soccorso. Loro sono stati la migliore speranza.

Per il futuro mi concentrerei sui medici di medicina generale e sulle cure domiciliari, che riescono ad arrivare ai pazienti. Dovremmo concertare le cure con gli ospedali. È una parte della medicina da inventare. Molte cure dell’ospedale possono essere svolte in sicurezza a casa e non mi riferisco solo al Covid19. Abbiamo sperimentato qualche caso con la telemedicina con risultati soddisfacenti, ma non può essere solo un esperimento dell’Asl To3 -.

Sono molto grato al reparto di rianimazione di Rivoli diretto dal Dottor Michele Grio e dal Dottor Massimiliano Parlanti Garbero che mi hanno guarito dal Covid19 inviandomi a fine maggio all’Ospedale di Pinerolo dove, nel reparto riabilitazione del Dottor Rodolfo Odoni, ho imparato a camminare quasi da solo.


[1]http://www.lunanuova.it/home/2020/11/20/news/rivoli-tutti-dalla-parte-del-dottor-grio-507497/?fbclid=IwAR12r6aWbhPjEQ8lGodqRbgKIggU_Y82KJavIPHhZLmvF9ZeUrrKqtnAUP0