la festa del 2 giugno spiegata ai nostri figli

Festa della Repubblica Italiana

Oggi, 2 giugno niente scuola: si fa vacanza! Ma come mai? Perché si festeggia la nostra Repubblica! E quest’anno,m l’anniversario è anche più importante del solito, perché è il 70esimo anniversario della nascita dell’Italia repubblicana e democratica.

Per capire perché il suo compleanno sia proprio il 2 giugno bisogna tornare indietro nel tempo: al 2 giugno 1946 , quando, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i cittadini italiani votarono con un referendum per decidere quale forma di governo preferissero per il paese: monarchia o repubblica? Vinse la repubblica con 12.718.641 voti contro 10.718.502: dopo 85 anni di vita, il Regno d’Italia si trasformò in una Repubblica , costruita dalla Resistenza sulle macerie lasciate dalla II Guerra Mondiale e dal fascismo. Il 2 giugno rimase festa nazionale fino al 1977, poi la sua celebrazione fu spostata alla prima domenica di giugno. Soltanto nel 2001, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, riportò la celebrazione al giorno esatto, il 2 giugno, che tornò così a essere una giornata di vacanza per tutti e, soprattutto, la più importante festa nazionale. Cliccate sul link per conoscere le origini e la storia della festa della Repubblica italiana!
Buona festa della Repubblica a tutti!

referendum-repubblica-monarchia

Pass(i)oni blog

Passoni blog

Siamo gli studenti del Liceo Artistico Aldo Passoni di Torino.

Questo blog è una nostra idea per condividere tra di noi e con tutti gli utenti del web, le attività che la lettura del Giornale ci permette di fare: le nostre riflessioni sull’arte, i dibattiti in aula, le visite ai musei, alle gallerie, alle fiere. In una parola, le nostre «Pass[I]oni»… Abbiamo finalmente l’opportunità di stare più a stretto contatto con l’arte contemporanea, poco considerata in ambito scolastico e su questo blog vi offriremo le nostre esperienze cercando di creare un contatto tra l’arte e la vita quotidiana. Uno degli argomenti che trattiamo nell’ambito di questo progetto è, infatti, quello di ricercare l’arte all’interno della quotidianità, un’ abitudine che vi consigliamo.

Il semplice fatto di trovare qualcosa di bello nel quotidiano trasforma una giornata. Quanto potrebbe aiutarci a migliorare la vita?

Gli studenti del Liceo A. Passoni

Pass(i)oni è un progetto didattico appartenente al PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA del lIceo Artistico PASSONI di Torino. Le immagini e i testi documentano l’attività didattica svolta nell’ambito del progetto. La loro pubblicazione rientra nelle finalità  istituzionali dell’istituzione scolastica.

#petaloso

Questo libro mi è piaciuto tanto. Perché anche una sola persona, con l’aiuto della fantasia, è in grado di cambiare le cose. Da un’idea ne possono nascere altre mille! (Laura, 1H, gruppo “I Fuoriclasse”)

Drilla

Drilla di Andrew Clements è un libro che parla a noi lettori, insegnandoci delle cose divertendoci. Protagonista del libro è una parola, una parola tutta nuova, inventata di punto in bianco da un ragazzino di quinta elementare. La storia di questa parola ci aiuta a capire come funziona il mondo delle parole e a cosa esse servono veramente.

Protagonista del libro è Nick Allen un bambino molto sveglio, forse troppo. Fa lavorare il cervello, nessuno si stupisce più di tanto quando decide che la penna non si dice più penna: da oggi in poi si dirà drilla. Mrs. Granger la maestra, che ha la passione ed il gusto delle parole, non può incoraggiare il piccolo colpo di stato. Deve imporre la sua autorità. Ma drilla è una parola che piace e presto tutti la usano, in tutte le classi, in tutte le scuole del paesino. L’illustratore del libro è quel gran genio di Brian Selznick, l’autore di La straordinaria invenzione di Hugo Cabret e de La Stanza delle meraviglie.

A partire dal 16 febbraio il libro è stato protagonista, nell’inconsapevolezza dei più, di una vera e propria gara di condivisione su Facebook e sui principali social network. All’origine della gara a base di ashtag #petaloso è quanto accaduto qualche settimana fa quando, un bambino di terza elementare, Matteo, alunno della maestra Margherita Aurora, nella scuola Marchesi di Copparo in provincia di Ferrara. Durante un lavoro sugli aggettivi, il bambino aveva definito un fiore “petaloso”. La parola, ovviamente inventata dal bambino, segnata come errore, era comunque piaciuta alla maestra tanto da convincersi ad inviarla all’Accademia della Crusca per una valutazione. La risposta d’ Accademia, molto garbata, è arrivata attorno a metà febbraio consigliando, fra l’altro, la lettura del libro di Clements.

La lettera dell'accademia della crusca che fa entrare la parola petaloso nel suo vocabolario

In conclusione teniamo conto che le parole ci aiutano a pensare. Chi sa usare bene il linguaggio, ragiona meglio. Più parole si conoscono, più i pensieri si fanno chiari e precisi; le parole ci aiutano a sognare. Non si può avere molta fantasia, se si usano le solite quattro parole in croce; le parole convincono. Quelli che sanno tante parole, sono più interessanti da ascoltare e sanno convincere gli altri a seguire le loro idee e a fare le cose che propongono; le parole arricchiscono.

Ora però, salviamo il bambino petaloso dalla sovraesposizione mediatica. Matteo ha pieno diritto di vivere la sua infanzia, fatta di anche di parole sciocche, di infantili invenzioni, di insulsaggini, di piccole innocenti baggianate. Ora egli è considerato un oracolo. La parolina che l’ha posto al centro della attenzione social-nazionale è diventata la formula magica, l’esorcismo, il mantra da cui ognuno si aspetta saggezza e salvezza. Egli non ha colpa… E’ solo un bambino, che ha fatto un errore di grammatica.

maturità a colpi di Malala

matura

Oggi, è il giorno dell’avvenimento più vicino al Festival di San Remo, a livello di attenzione mediatica. Si è svolta la prima prova dell’esame di maturità degli studenti delle Scuole Medie Superiori della Repubblica, sua maestà il tema d’italiano. Non mi dilungo sulla scelta effettuata, prima dagli organi competenti del Ministero competente (forse è una parola un po’ grossa, ma tant’è…) e poi dai singoli studenti. Stamattina, per motivi personali, ho attraversato la piccola folla dei candidati alla maturità di un Liceo Scientifico di Torino. Ho trovato la stessa leggera tensione, stemperata da piccoli ragionamenti del tipo largocirca e qualche gesto scaramantico. Nulla di diverso dal quel lontano fine giugno 1975 quando toccò a me.

Voglio concentrarmi sul tema di argomento generale che prende le mosse da una celebre frase del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”. Ovvero il diritto riconosciuto all’istruzione salverà il mondo. Con tutta probabilità, dopo aver scartato a malincuore Calvino, oggi, avessi vent’anni (circa), avrei scelto proprio la traccia di argomento generale.

All’età di undici anni, Malala è diventata celebre a causa del blog, da lei curato per la BBC, nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e la loro occupazione militare del distretto dello Swat. Successivamente è stata nominata per l’International Children’s Peace Prize, premio assegnato da Kids Rights Foundation per la lotta ai diritti dei giovani ragazzi. Tutto ciò l’ha resa famosa, Malala ha raccontato la sua incredibile esperienza nell’autobiografia “I am Malala”. Il suo libro è stato pubblicato dalla casa editrice inglese Little, Brown. Sono passati due anni dal giorno in cui Malala pronunciò quella frase davanti alle Nazioni Unite. Era il suo 16esimo compleanno ed era appena sopravvissuta a un attentato: lei voleva studiare, i talebani la volevano morta. Ha vinto lei. Ora quelle parole sono entrate nella traccia del tema di maturità, ma prima ancora sono entrate nella coscienza di milioni di ragazzi e ragazze in tutto il mondo, anche in Italia.

Vediamo ora la ricchezza della sua incredibile biografia, data l’età:

– Il 9 ottobre 2012 è stata gravemente colpita alla testa da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola. Ricoverata nell’ospedale militare di Peshawar, è sopravvissuta all’attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, sostenendo che la ragazza “è il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”; il leader terrorista ha poi minacciato che, qualora sopravvissuta, sarebbe stata nuovamente oggetto di attentati. La ragazza è stata in seguito trasferita in un ospedale di Birmingham che si è offerto di curarla.

– Il 12 luglio 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno, parla al Palazzo di Vetro a New York, indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto e lanciando un appello all’istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo.

– Il 10 ottobre 2013 è stata insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. L’annuncio è stato dato dall’ex presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che l’ ha motivata dicendo che è una ragazza eroica e ricca di spirito. Il premio le è stato consegnato in occasione della Sessione Plenaria di Novembre, a Strasburgo, il 20 novembre 2013.

– Il 10 novembre 2013 è stata festeggiata alle Nazioni Unite in occasione del cosiddetto “Malala Day”.

Infine Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del premio Nobel per la pace assieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando con i suoi diciassette anni la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: “per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Malala Yousafzai, che ora vive in Inghilterra, ha vinto il Premio Nobel, grazie alla nomination ufficiale promossa dal partito laburista norvegese.

Malala_Yousafzai_at_Girl_Summit_2014

L’UNIONE FA LA SCUOLA

sciopero generale scuola Il governo Renzi sta portando a compimento il disegno di impoverimento e di frantumazione del sistema scolastico italiano iniziato dal centrodestra con i provvedimenti di Gelmini e di Moratti. Occorre condividere la lotta che il mondo della scuola sta compiendo contro il disegno di legge in discussione alla Camera dei Deputati e la complessiva azione dell’esecutivo perché:

  • riducono le risorse destinate alla scuola, portando il rapporto fra la spesa per il sistema  scolastico e il PIL al 3,1% contro il 6% valore medio dell’UE;
  • esplicitano il ricorso alle fonti private di finanziamento e pongono le basi per una divisione fra scuole di serie A e scuole di serie B, prevedendo la scelta da parte delle famiglie di destinare il 5 per mille alle singole scuole;
  • potenziano le detrazioni per le rette pagate alle scuole paritarie, mentre sarebbe anche il momento di chiedersi quanti finanziamenti per vie diverse – stato, regioni, comuni – già arrivano a tali scuole, che, ai sensi della L.62/2000, devono essere definite “paritarie private” e, quindi, pubbliche proprio non sono;
  • prefigurano una scuola in cui “c’è un uomo solo al comando”, cioè il dirigente scolastico; si attacca così il principio della partecipazione democratica di insegnanti, genitori, studenti alla vita della scuola, riducendo gli organi collegiali a un mero ruolo consultivo.

L’appuntamento a Torino è al presidio delle 9,00 in piazza Carlo Alberto.

l'unione fa la scuola

Per lo sciopero della scuola i sindacati hanno organizzato cortei a Milano, Aosta, Catania, Palermo, Roma, Bari e Genova. Altre manifestazioni sono state organizzate dai Cobas in altre città come Torino, Bologna, Firenze, Cagliari e Catania. Era da circa 8 anni che le principali sigle sindacali della scuola non organizzavano uno sciopero con modalità simili contro un provvedimento del governo. A Roma il corteo si riunirà in piazza della Repubblica, poi seguirà un percorso da Largo Santa Susanna, Piazza Barberini, viale Gabriele D’annunzio fino ad arrivare in piazza del Popolo. A Milano il punto di ritrovo è stato organizzato in piazza della Repubblica, poi il corteo passerà in alcune vie centrali della città fino ad arrivare all’Arco della Pace, all’inizio di corso Sempione. Gli insegnanti aderenti ad altre sigle sindacali avevano già partecipato a uno sciopero, organizzato il 24 aprile scorso.