Noi diciamo NO!

Il 4 dicembre saremo chiamati a scegliere se accogliere o respingere la Riforma Costituzionale del Governo Renzi che modificherebbe in maniera corposa l’assetto delle Istituzioni, la forma di governo, la natura della nostra democrazia. Noi, avendola letta e studiata a questa riforma diciamo NO e vi invitiamo a fare lo stesso: non esistendo il quorum ogni voto può essere decisivo.

Il nostro è un NO di merito, anche se il clima avvelenato innescato dallo stesso capo di governo sarebbe sufficiente per bocciare un intervento così pesante sulla Costituzione.

La Riforma crea un Parlamento asservito al Governo: il mix tra riforma costituzionale e legge elettorale fa sì che il partito che vince il ballottaggio pur con una bassa rappresentatività (purché abbia anche solo un voto in più del secondo) si aggiudica 340 seggi, ovvero la maggioranza assoluta alla Camera, l’unica a dare la fiducia al Governo. La Riforma non abolisce il Senato, elimina la possibilità che sia eletto dai cittadini.

Il nuovo Senato sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal Capo dello Stato. In questo modo 95 amministratori avranno un doppio lavoro, l’immunità parlamentare, una diaria, il rimborso forfettario delle spese generali da sommarsi al rimborso delle spese per l’esercizio di mandato. Il problema non è solo nel costo (il decantato risparmio, ancora da verificare, si aggira intorno ai 50mln di euro, molto meno della spending review promessa e mai effettuata dal Governo Renzi). Non è solo una questione di costi: la riforma così innescata comporta la creazione di un Senato la cui composizione è destinata a variare costantemente ad ogni elezione regionale o comunale che coinvolga i rappresentanti locali con doppio incarico.

Il procedimento legislativo, in barba ai proclami di velocità e semplificazione, si complica – si contano fino a 10 procedimenti differenti – e contribuisce ad accentrare potere nelle mani del Presidente del Consiglio che, oltre a disporre del Parlamento che diventa sua appendice, può, con l’istituto del “voto a data certa”, garantire una corsia preferenziale ai disegni di legge del governo.

Ma c’è un elemento che più di altri compromette la qualità della nostra democrazia: il nuovo articolo 117 C ridisegna le competenze dello Stato e delle Regioni attribuendo molti poteri allo Stato, dall’energia alla tutela di ambiente e paesaggio, e introduce la ‘clausola di supremazia’ per cui le Regioni potranno essere scippate di qualsiasi competenza in nome di un discrezionale ‘interesse nazionale’ (grandi opere, gasdotti, ponti, trivellazioni).

La Riforma Renzi Boschi é stata voluta dalle grandi banche e dalla finanza speculativa che pretendono riforme istituzionali per ridurre il peso dei parlamenti e dei cittadini, per poter applicare le politiche di austerità, privatizzare acqua, scuola, sanità e servizi essenziali, precarizzare il lavoro senza i vincoli che derivano della sovranità popolare. Noi diciamo No e vi chiediamo di fare lo stesso perché vogliamo cambiare radicalmente l’Italia, a partire dalle condizioni di vita e di lavoro di milioni di cittadini e cittadine. E basterebbe applicare i principi fondanti della nostra Costituzione per incominciare a farlo.

Per questo il 4 dicembre vi chiediamo di votare NO, per non accentrare il potere nelle mani di pochi, per tutelare la nostra democrazia, la nostra Casa Comune. I governi passano, le Costituzioni restano.

postino

la festa dei lavoratori

Primo-Maggio

Il lavoro è stato e resta uno dei cardini fondativi della nostra Repubblica. La res pubblica non si gestisce senza lavoro perché la dignità personale di ogni essere umano e la sua libertà sono strettamente legate al lavoro. Buona festa a tutti!

Anche quest’anno la festa dei lavoratori cade in un periodo in cui quel diritto al lavoro, base primaria della nostra Costituzione, traballa sotto l’attacco di chi, continua a voler uscire dalla crisi economica, caricandola interamente sulle spalle di chi produce. Ci raccontano che hanno riformato quel diritto per permettere un ricambio a favore dei giovani, ma al momento il cosiddetto Job Act ha solo prodotto trasformazioni surrettizie dei contratti di chi il lavoro l’aveva già.  L’ultima riforma della previdenza sociale, detta Legge Fornero, ha allungato i tempi di uscita dalla attività produttiva. Molte aziende sono costrette a chiedere accordi sindacali per un’uscita in mobilità per periodi accettabili alle parti. Inoltre nel mercato del lavoro i datori di lavoro illuminati sono pochi, c’è sempre chi trova nuovi modi per sottopagare il lavoro ottenendo anche un impegno più intenso dal lavoratore a causa del ricatto contrattuale insito nel Job Act.

E’ per questo che il 1° maggio deve essere una giornata di festa, ma anche una giornata di lotta e di rivendicazione dei diritti dei lavoratori messi pesantemente in dubbio.
La crisi economica sta comportando un impoverimento continuo, questo oltre una certa soglia può mettere in serio pericolo la stessa democrazia. Il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione è l’unico orizzonte di speranza che può ridare spinta alle nuove generazioni.

RINASCITA MORALE E RINASCITA CIVILE

biennale democrazia

Biennale Democrazia 2015 ha come tema e titolo Passaggi e propone una riflessione sulle grandi trasformazioni che segnano il nostro presente. Una fotografia della realtà nell’atto della transizione, colta nel momento del passaggio da uno stato a un altro, per analizzare i cambiamenti che nella società, nella politica, nell’economia, nella scienza e nella tecnologia mutano le condizioni della vita e della coesistenza. Cinque giorni di incontri sui grandi temi dell’attualità con oltre 100 protagonisti del dibattito internazionale.

Teatro Gobetti – Torino ore 18:30

DISCORSI DELLA BIENNALE
RINASCITA MORALE
E RINASCITA CIVILE

Maurizio Viroli
introduce
Gabriele Magrin

L’emancipazione dalla corruzione politica è possibile soltanto se i cittadini, o almeno
una parte importante di essi, riscoprono il significato e il valore dei doveri civili. Può
e deve essere una rinascita in primo luogo morale, un ritorno ai principi fondativi della
Repubblica racchiusi nella Costituzione. Come insegna Machiavelli, le leggi,
per essere osservate, “hanno bisogno de’ buoni costumi”. Nessuna legge, nessuna
riforma istituzionale può sconfiggere la corruzione senza il sostegno di efficaci
progetti di educazione alla cittadinanza.

Maurizio Viroli

Maurizio Viroli

Docente di Teoria Politica all’Università di Princeton, è senior fellow al Collegio Carlo Alberto e direttore dell’Istituto studi mediterranei dell’Università della Svizzera italiana. Ha insegnato a Cambridge, a Georgetown e presso la Scuola Normale di Pisa. È stato consulente dell’ex capo dello Stato Ciampi e ha collaborato con la presidenza della Camera ai tempi di Violante. Nel 2001 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

*** APPUNTI SMEMORATI PRESI IN DIRETTA

In questi giorni, l’Italia è il primo Paese europeo per corruzione politica, cosa fare per uscirne? Occorre una rinascita civile e morale della società italiana. Vediamo ora in cosa consiste la rinascita civile di un popolo:

– Crescita economica si, ma non solo;

– Non occorrono nuove leggi o nuove istituzioni;

– No alla potenza economica e militare, ma

– Si allo spirito civico;

– Si al rispetto per gli altri;

– Si al rispetto della legalità;

– Si alla volontà di partecipazione;

– Si alla fiducia nei concittadini.

Quindi rafforzamento del senso civico e promozione della rinascita morale. Le elites intellettuali e politiche debbono riscoprire il senso civile, ricominciando dalla propria coscienza (esperienza morale). Senza rinascita morale non c’è rinascita civile. Il rafforzamento dei doveri morali e civili conducono alla riscoperta e al ritrovamento dei principi fondamentali. Non occorre la creazione di nuovi principi, ma il ritorno al passato sentimento dei doveri civili. Occorre riscoprire i principi fondamentali della nostra Repubblica ben presenti nel passato: ritorno alla Costituzione mai del tutto messa in atto.

Esempi di ritorno ai principi del passato:

– RINASCIMENTO

– RISORGIMENTO

– RESISTENZA (o secondo Risorgimento).

Si tratta di ritornare a qualcosa che sembrava smarrito: reformatio e rigeneratio. Principi presenti nella letteratura latina e nel pensiero cristiano (prima lettera di San Paolo ai romani: trasformatevi mediante il rinnovamento). Dante nel Convivio afferma la somma esigenza della reformatio, nella Commedia: una nuova progenie torna con il rinnovamento (rigeneratio).

Machiavelli afferma: “L’Italia pare nata per resuscitare le cose morte”. Nei Discorsi sulla prima deca di Tito Livio egli sostiene la necessità di ritornare alla Repubblica, vero il suo principio. Nel principio di un’esperienza, c’è sempre qualcosa di buono.

San Francesco e San Domenico riuscirono a far rivivere la povertà e l’esempio di Cristo (principi fondamentali del cristianesimo).

Ugo Foscolo riscopre Machiavelli: tutte le istituzioni del mondo sono da ricondurre ai principi.

Leopardi afferma la rinascita della verità, l’amore per la vera gloria ovvero lottare per creare sulla terra azioni di giustizia, riscoprendo l’esempio dei popoli antichi.

Mazzini, guida morale del RISORGIMENTO, sostiene una rinascita della RELIGIONE DEI DOVERI (morale).

Gobetti, nel SECONDO RISORGIMENTO desidera la riforma morale dell’Italia, recupera le idee di Alfieri scrivendo nella sua tesi universitaria: non c’è riscatto politico senza riscatto morale.

Nel discorso di chiusura dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, De Gasperi avverte il ritorno dell’antica eco mazziniana che ha dato vita alla COSTITUZIONE.

Se mettiamo il naso fuori dall’Italia e ci interessiamo ad esempio degli Stati Uniti d’America, vediamo che Abraham Lincoln nel 1854 afferma “abbiamo perso la vecchia fede”, lo schiavismo del Sud allontana la società dai principi della Costituzione Americana, gli stessi della Rivoluzione del 1787: All men are created equal. La corruzione dei principi fondamentali corrompe la Repubblica. We must return to the spirit of revolution. Con il Gettysburg Address (1863) si annunzia il 13° emendamento, si abolisce la schiavitù: a new birth of freedom, una vera riscoperta dei principi della Rivoluzione. Si tratta di una vera e propria influenza del pensiero di Machiavelli: le Repubbliche rinascono, quando si riscoprono i principi fondamentali. Per noi italiani di oggi, quali sono i principi fondamentali? Essi sono tutti contenuti nella Costituzione. Per rinascere occorre ripartire dai doveri, prima che dai diritti sanciti dalla Costituzione. Se volessimo e sapessimo riconoscerli quei doveri, potremmo ripartire. Oggi invece assistiamo alle opere di chi sta illegittimamente manomettendo la Carta Costituzionale utilizzando la maggioranza parlamentare invece che utilizzare la procedura contenuta nella Costituzione medesima. Esaminiamo ora questi doveri costituzionali:
– art. 2: doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale;
– art. 67: ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato;
– art. 48: l’esercizio del voto è per il cittadino un dovere civico;
– art. 52: la difesa della Patria è un dovere del cittadino, tenuto conto che l’art. 11 ripudia la guerra di aggressione;
– art. 54: dovere di fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione e alle sue leggi; a proposito di questo articolo si deve ricordare che un secondo comma dello stesso non fu approvato dalla Costituente, se ne discusse a lungo. Esso prevedeva il diritto del popolo, di fronte alla violazione delle libertà fondamentali, di opporre resistenza (senza cioè, violare la legge). Fu deciso di non inserire il secondo comma per non legittimare sistematicamente la disubbidienza e in ultima analisi la Rivoluzione. Occorre chiedersi cosa è meglio fra eccesso e difetto di fierezza civile. Probabilmente se, il secondo comma dell’articolo 54, fosse stato approvato, avrebbe potuto essere realizzato nell’attuale situazione politica italiana.
– art. 98: i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione e non di un uomo: servire un principio vuol dire essere liberi, servire un uomo vuol dire essere schiavi ed è così che muore la Repubblica. Ecco, attraverso il rispetto dei doveri si giunge alla realizzazione dei diritti di tutti.
Lincoln nel suo Gettysburg Address non parla solo di PRICIPI, ma di PADRI FONDATORI. Non solo solo ai principi, ma agli uomini/donne che abbiano dato esempio, occorre far riferimento. Quali sono gli uomini esemplari che possono essere validi per l’Italia? Ad esempio gli appartennenti al Partito d’Azione: Dante Livio Bianco, Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, i fratelli Rosselli ed altri ancora. Si vuole che gli azionisti siano da considerare degli sconfitti, in realtà furono coloro che reintrodussero l’insegnamento dei principi dopo il buio fascista. Tornando a Machiavelli, la rinascita avviene dopo:
– una crisi devastante (guerra, rivoluzione);
– nuove leggi (nuova Costituzioe);
– semplice “virtù di un uomo”.
Escludendo la guerra che non pare un pericolo attuale, si deve osservare che una nuova Costituzione non è alle porte, anzi si sta per distruggere quella esistente con una riforma dissennata. Non una riforma radicale occorre, ma qualche aggiustamento senza stravolgimento dell’impianto esistente. Un uomo solo con virtù straordinarie? Non se ne vede alcuno. L’attuale premier rompe (rottama), non costruisce. Come uscirne? Siamo da tempo di fronte ed immersi in un declino, la via d’uscita è lottare, lasciare testimonianze anche con la parola scritta, lasciare segni e semi per il futuro.
EPPURE E’ UFFICIO DI UN UOMO INSEGNARE AGLI ALTRI.
*** Dopo la lectio, si è passati al dibattito con domande al relatore da parte di alcuni componenti del pubblico. Smemorato ha fatto una domanda semplice, ma provocatoria, avrebbe voluto circostanziarla meglio, ma l’emozione di chi non è abituato a parlare in pubblico ha avuto la meglio.
S. : quali sono le radici storiche e sociali della mancanza di una vera Rivoluzione in Italia?
Prof. M. Viroli:  La risposta è abbastanza semplice, in Italia è sempre prevalsa l’indifferenza nei confronti del bene comune, per questo non si è mai avvertita la necessità di una Rivoluzione che letteralmente vuol dire rivolgimento, ritorno. In pratica sostituzione del Re o di chi gestisce il potere, mediante moti popolari, con un altro potente. Niente di democratico. Essendo io un conservatore nel senso di una predilezione di un ritorno agli usi del passato (ai valori costituzionali per esempio), agli antichi principi, non ritengo utile una Rivoluzione. Occorre una rinascita civile.
Non sono riuscito ad appuntarmi gli interventi e le risposte agli altri partecipanti al dibattito per semplice mancanza di carta su cui scrivere.