a bocce ferme

Costituzione della Repubblica Italiana

Nessuno che spieghi perché sprecare due anni di energie politiche in un pateracchio impresentabile, in fondo è così palese, si trattava di una cortina fumogena per nascondere provvedimenti economici di destra neanche tanto liberale. Quelli restano però.

Con il voto partecipato di ieri, la Costituzione è stata salvata da una riforma maldestra e pericolosa. Chi l’ha buttata in politica ha perso. La Costituzione e le sue riforme vanno condivise così come si condividono le regole quando si gioca a scopa. Così solo per chiarire.

Noi diciamo NO!

Il 4 dicembre saremo chiamati a scegliere se accogliere o respingere la Riforma Costituzionale del Governo Renzi che modificherebbe in maniera corposa l’assetto delle Istituzioni, la forma di governo, la natura della nostra democrazia. Noi, avendola letta e studiata a questa riforma diciamo NO e vi invitiamo a fare lo stesso: non esistendo il quorum ogni voto può essere decisivo.

Il nostro è un NO di merito, anche se il clima avvelenato innescato dallo stesso capo di governo sarebbe sufficiente per bocciare un intervento così pesante sulla Costituzione.

La Riforma crea un Parlamento asservito al Governo: il mix tra riforma costituzionale e legge elettorale fa sì che il partito che vince il ballottaggio pur con una bassa rappresentatività (purché abbia anche solo un voto in più del secondo) si aggiudica 340 seggi, ovvero la maggioranza assoluta alla Camera, l’unica a dare la fiducia al Governo. La Riforma non abolisce il Senato, elimina la possibilità che sia eletto dai cittadini.

Il nuovo Senato sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal Capo dello Stato. In questo modo 95 amministratori avranno un doppio lavoro, l’immunità parlamentare, una diaria, il rimborso forfettario delle spese generali da sommarsi al rimborso delle spese per l’esercizio di mandato. Il problema non è solo nel costo (il decantato risparmio, ancora da verificare, si aggira intorno ai 50mln di euro, molto meno della spending review promessa e mai effettuata dal Governo Renzi). Non è solo una questione di costi: la riforma così innescata comporta la creazione di un Senato la cui composizione è destinata a variare costantemente ad ogni elezione regionale o comunale che coinvolga i rappresentanti locali con doppio incarico.

Il procedimento legislativo, in barba ai proclami di velocità e semplificazione, si complica – si contano fino a 10 procedimenti differenti – e contribuisce ad accentrare potere nelle mani del Presidente del Consiglio che, oltre a disporre del Parlamento che diventa sua appendice, può, con l’istituto del “voto a data certa”, garantire una corsia preferenziale ai disegni di legge del governo.

Ma c’è un elemento che più di altri compromette la qualità della nostra democrazia: il nuovo articolo 117 C ridisegna le competenze dello Stato e delle Regioni attribuendo molti poteri allo Stato, dall’energia alla tutela di ambiente e paesaggio, e introduce la ‘clausola di supremazia’ per cui le Regioni potranno essere scippate di qualsiasi competenza in nome di un discrezionale ‘interesse nazionale’ (grandi opere, gasdotti, ponti, trivellazioni).

La Riforma Renzi Boschi é stata voluta dalle grandi banche e dalla finanza speculativa che pretendono riforme istituzionali per ridurre il peso dei parlamenti e dei cittadini, per poter applicare le politiche di austerità, privatizzare acqua, scuola, sanità e servizi essenziali, precarizzare il lavoro senza i vincoli che derivano della sovranità popolare. Noi diciamo No e vi chiediamo di fare lo stesso perché vogliamo cambiare radicalmente l’Italia, a partire dalle condizioni di vita e di lavoro di milioni di cittadini e cittadine. E basterebbe applicare i principi fondanti della nostra Costituzione per incominciare a farlo.

Per questo il 4 dicembre vi chiediamo di votare NO, per non accentrare il potere nelle mani di pochi, per tutelare la nostra democrazia, la nostra Casa Comune. I governi passano, le Costituzioni restano.

postino

il vento del cambiamento

fassino-appendino-stretta-mano

Un vento dimenticato spira su questa Torino umida di fine primavera che si prepara al ballottaggio. Forse non gonfierà le vele di una nuova maggioranza. Ma intanto sbatte, fa rumore. Soffia dalle periferie alle università, dovunque qualcuno si senta escluso dal sistema di potere che da un quarto di secolo ruota intorno al centrosinistra. Prima che di un cambiamento, indica la voglia di un ricambio.  Per chi lo osserva dai vetri, quello che governa Torino è un sinedrio chiuso che ti ammette al suo interno solo per cooptazione. Le stesse persone che da decenni si incontrano alle stesse cene, si scambiano gli stessi incarichi e partecipano allo stesso banchetto di soldi pubblici che anche gli esclusi hanno contribuito con le loro tasse ad allestire. A chi non ne fa parte interessa poco che questa aristocrazia, riunita oggi intorno a Fassino, sia la migliore delle grandi città italiane e probabilmente più preparata di quella che circonda Chiara Appendino. Per gli esclusi il desiderio di aprire le finestre è così impellente che prevale persino sul rischio di fare entrare aria cattiva.  Ho letto su Facebook il post di un militante liberale, uno di quei torinesi di centrodestra che hanno votato Berlusconi per anni senza mai amarlo. Tratteggia il futuro a tinte fosche che attende Torino nel caso di una conquista grillina, profetizzando anni di Terrore giacobino a base di linciaggi e politiche afflittive (No Tav, No Cittadella della Salute, No tutto). Ma, dopo avere descritto la vittoria dei Cinquestelle come una sciagura, annuncia a sorpresa che voterà per loro. Perché, scrive, solo da una fase distruttiva potrà sorgere una classe dirigente nuova, finalmente basata sulla competenza invece che sulla vicinanza. Un’utopia in un Paese come l’Italia, dove nel campo delle nomine pubbliche l’amicizia non è considerata un limite, ma un vantaggio. Eppure ci sono dei momenti in cui le utopie si mescolano alle invidie, le invidie alle rabbie, e insieme sollevano un vento che va a infrangersi contro il primo albero lungo il cammino.  Piero Fassino è un albero esile, ma ben radicato. Persino i suoi rivali, lontano dai microfoni, ne riconoscono le qualità. Il vento che rischia di travolgerlo o almeno di scuoterlo non prende tanto di mira lui, quanto l’aristocrazia del potere rosé di cui il sindaco è la figura di riferimento. Gli osservatori neutrali sostengono che la squadra di assessori dei Cinquestelle non valga quella che ha governato Torino negli ultimi decenni. Ma per chi sta dentro quel vento, l’incompetenza e persino l’incapacità sono valori positivi. E Chiara Appendino è presenza garbata, abbastanza abile da non ostentare la giovinezza in una città di anziani, mascherandola dietro pettinature e atteggiamenti rassicuranti da «madamin».  Di solito ai ballottaggi si vota il male minore. Ma mentre in pochi andranno a votare Fassino per paura di una vittoria di Appendino, più di qualcuno potrebbe votare Appendino per la gioia di vedere perdere Fassino (e Renzino). Non è detto che succeda. Ma, per la prima volta dopo un quarto di secolo, ciò che a Roma sembra molto probabile a Torino è diventato possibile. Sarà l’effetto del vento. Massimo Gramellini – La Stampa

Lunedì prossimo Torino avrà un nuovo sindaco e non sarà Fassino Piero, sindaco uscente, colpevole di essere brutto come la fame, scontroso come un orso marsicano e espressivo come un tonno durante la mattanza. Altro difetto di Piero: è politicamente vecchio, da troppo tempo nelle stanze dei bottoni. E poi a Torino governano più o […]

 

no!

Supera il bicameralismo?
NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato
*
Produce semplificazione?
NO, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione
*
Diminuisce i costi della politica?
NO, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?
*
È una riforma legittima?
NO, perché è stata prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale

L'altra Italia

no

Referendum Costituzionale.

Incontro pubblico per la costituzione del comitato locale per il NO al referendum sulle modifiche effettuate alla Costituzione dal Governo Renzi.

Presso Villa 5 – Parco Dalla Chiesa, Collegno – 19 maggio 2016.

L’incontro viene aperto dal padrone di casa Gabriele Moroni dell’ARCI che condivide la posizione referendaria negativa con l’ANPI. La riforma costituzionale, proposta dal Governo e non dal Parlamento come prevede la Costituzione, compromette la partecipazione democratica del popolo.

Il superamento del bicameralismo perfetto che deriva dalla riforma sbilancia la gestione del potere in direzione del Presidente del Consiglio, realizzando quanto già teorizzato in precedenza.

Secondo la Prof.ssa di diritto costituzionale, presso l’Università di Torino, Alessandra Algostino, il processo di attacco alla democrazia concluso con questa riforma ha avuto inizio negli anni ottanta, tendendo ad una verticalizzazione della gestione del potere.

Il disegno di legge governativo Boschi è stato votato, da un Parlamento delegittimato dal fatto…

View original post 145 altre parole

Il 17 aprile si voterà per il referendum sulle trivelle, mobilitiamoci per il sì!

Per-sito-Sel

Il 17 aprile si voterà per il referendum sulle trivelle. Per Sinistra Italiana è un appuntamento importante, non solo per schierarci contro la folle idea di regalare il nostro mare alle multinazionali e fermare lo scempio messo in atto dal governo Renzi. Ma perché è l’occasione per noi, essendo un soggetto in costituzione, di caratterizzare la nostra battaglia politica facendo diventare questo appuntamento referendario un evento che vada oltre oltre il mero quesito tecnico. Intorno al quesito delle trivelle si gioca una partita molto più grande: la messa in discussione di un paradigma che non riguarda solo le trivelle, ma a che fare con l’ambiente, la salute, il lavoro, la qualità della vita, i cambiamenti climatici. Questo dobbiamo fare nelle prossime settimane: caratterizzare il nostro Sì al referendum come la messa in discussione delle politiche da finti innovatori del governo Renzi e rendere percepibile la nostra, alternativa, proposta politica.

E’ un referendum particolare essendo il comitato promotore fatto dai nove consigli regionali a cui si affianca il comitato delle associazioni, movimenti e comitati. I partiti saranno presenti in questi luoghi in modo informale e virtuoso, avendo ben presente che i referendum si vincono se le questioni politiche diventano un fatto pubblico nazionale e non una questione di parte. Però, d’accordo con i comitati, a noi spetta fare la nostra parte mobilitando tutta la nostra comunità, dai militanti ai nostri amministratori locali.

Per questo, nelle settimane che verranno dovremmo mettere in atto la massima mobilitazione e una grande mole di iniziativa politica. A questo link trovate il materiale da pubblicare sui social: flyer, immagine di copertina facebook e volantino esplicativo (sia in formato web sia in formato word).

Anche a Collegno ci si mobilita:

Appello per la costituzione di un Comitato per il SI’ a Collegno.
Manca poco più di un mese al 17 Aprile – la data scelta dal Governo per il Referendum per fermare le trivellazioni a mare – e pochi lo sanno. Mai silenzio è stato più assordante su di un appuntamento referendario. L’obiettivo evidente è quello di farlo passare in sordina in modo che i cittadini non ne siano informati e così non si raggiunga il quorum necessario. Collegno non fa eccezione in quanto ad informazione. Per questo come CIVICA pensiamo che sia non solo utile, ma necessario e indispensabile costituire al più presto un Comitato unitario che metta assieme tutte le forze politiche, associazioni e cittadini interessati alla vittoria del Sì per organizzare e coordinare iniziative di propaganda nel mese scarso che resta a disposizione per informare i collegnesi e motivarli a recarsi a seggi il 17 Aprile e votare per il SI’.
A tale scopo abbiamo inviato ai principali soggetti che sappiamo essere a favore del SI’ un messaggio (leggi) con l’invito a partecipare all’incontro di martedì prossimo presso la Polisportiva Borgonuovo di piazzale Avis alle ore 21.
L’invito è rivolto anche a tutti quei cittadini che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente e che vogliono dare una mano, perchè sarà un compito non da poco informare tutti i collegnesi. L’invito è rivolto in primo luogo ai militanti di quei partiti che ufficialmente non sono a favore del SI’ ma che invece lo sono per loro convinzione personale, in particolare gli ecologisti del Pd.
Allora dài, rimbocchiamoci le maniche.

Giovanni Lava

Giornata Internazionale della Donna: La strada è ancora lunga

festa della donna

Si parla spesso di conciliazione cosa significa veramente? E, soprattutto, in un Paese la cui tradizione culturale non è certo quella più incline alla suddivisione dei compiti di cura, dei cosiddetti “lavori domestici”, che cosa è stato fatto fino ad ora? Molto poco. Allora è compito di noi tutti trovare soluzioni innovative, nuovi modelli organizzativi che migliorino il benessere lavorativo delle donne. È una battaglia lunga, difficile e faticosa, come tutte le lotte che affrontano modelli sociali consolidati. È una strada in salita, ma dobbiamo percorrerla. Lo dobbiamo alle nostre nonne e alle nostre madri, che hanno partecipato a lotte che sembravano ben più ardue (pensiamo al diritto di voto, al divorzio, alla legge 194,…); lo dobbiamo alle donne che verranno, per le quali dobbiamo preparare una società più equa, non bloccata da stereotipi sociali che si ripropongono dalla notte dei tempi. Ma soprattutto, dobbiamo alle nostre donne un’opportunità di cambiamento e di rinnovamento culturale: se lo meritano.

Buon 8 marzo a tutte!

RINASCITA MORALE E RINASCITA CIVILE

biennale democrazia

Biennale Democrazia 2015 ha come tema e titolo Passaggi e propone una riflessione sulle grandi trasformazioni che segnano il nostro presente. Una fotografia della realtà nell’atto della transizione, colta nel momento del passaggio da uno stato a un altro, per analizzare i cambiamenti che nella società, nella politica, nell’economia, nella scienza e nella tecnologia mutano le condizioni della vita e della coesistenza. Cinque giorni di incontri sui grandi temi dell’attualità con oltre 100 protagonisti del dibattito internazionale.

Teatro Gobetti – Torino ore 18:30

DISCORSI DELLA BIENNALE
RINASCITA MORALE
E RINASCITA CIVILE

Maurizio Viroli
introduce
Gabriele Magrin

L’emancipazione dalla corruzione politica è possibile soltanto se i cittadini, o almeno
una parte importante di essi, riscoprono il significato e il valore dei doveri civili. Può
e deve essere una rinascita in primo luogo morale, un ritorno ai principi fondativi della
Repubblica racchiusi nella Costituzione. Come insegna Machiavelli, le leggi,
per essere osservate, “hanno bisogno de’ buoni costumi”. Nessuna legge, nessuna
riforma istituzionale può sconfiggere la corruzione senza il sostegno di efficaci
progetti di educazione alla cittadinanza.

Maurizio Viroli

Maurizio Viroli

Docente di Teoria Politica all’Università di Princeton, è senior fellow al Collegio Carlo Alberto e direttore dell’Istituto studi mediterranei dell’Università della Svizzera italiana. Ha insegnato a Cambridge, a Georgetown e presso la Scuola Normale di Pisa. È stato consulente dell’ex capo dello Stato Ciampi e ha collaborato con la presidenza della Camera ai tempi di Violante. Nel 2001 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

*** APPUNTI SMEMORATI PRESI IN DIRETTA

In questi giorni, l’Italia è il primo Paese europeo per corruzione politica, cosa fare per uscirne? Occorre una rinascita civile e morale della società italiana. Vediamo ora in cosa consiste la rinascita civile di un popolo:

– Crescita economica si, ma non solo;

– Non occorrono nuove leggi o nuove istituzioni;

– No alla potenza economica e militare, ma

– Si allo spirito civico;

– Si al rispetto per gli altri;

– Si al rispetto della legalità;

– Si alla volontà di partecipazione;

– Si alla fiducia nei concittadini.

Quindi rafforzamento del senso civico e promozione della rinascita morale. Le elites intellettuali e politiche debbono riscoprire il senso civile, ricominciando dalla propria coscienza (esperienza morale). Senza rinascita morale non c’è rinascita civile. Il rafforzamento dei doveri morali e civili conducono alla riscoperta e al ritrovamento dei principi fondamentali. Non occorre la creazione di nuovi principi, ma il ritorno al passato sentimento dei doveri civili. Occorre riscoprire i principi fondamentali della nostra Repubblica ben presenti nel passato: ritorno alla Costituzione mai del tutto messa in atto.

Esempi di ritorno ai principi del passato:

– RINASCIMENTO

– RISORGIMENTO

– RESISTENZA (o secondo Risorgimento).

Si tratta di ritornare a qualcosa che sembrava smarrito: reformatio e rigeneratio. Principi presenti nella letteratura latina e nel pensiero cristiano (prima lettera di San Paolo ai romani: trasformatevi mediante il rinnovamento). Dante nel Convivio afferma la somma esigenza della reformatio, nella Commedia: una nuova progenie torna con il rinnovamento (rigeneratio).

Machiavelli afferma: “L’Italia pare nata per resuscitare le cose morte”. Nei Discorsi sulla prima deca di Tito Livio egli sostiene la necessità di ritornare alla Repubblica, vero il suo principio. Nel principio di un’esperienza, c’è sempre qualcosa di buono.

San Francesco e San Domenico riuscirono a far rivivere la povertà e l’esempio di Cristo (principi fondamentali del cristianesimo).

Ugo Foscolo riscopre Machiavelli: tutte le istituzioni del mondo sono da ricondurre ai principi.

Leopardi afferma la rinascita della verità, l’amore per la vera gloria ovvero lottare per creare sulla terra azioni di giustizia, riscoprendo l’esempio dei popoli antichi.

Mazzini, guida morale del RISORGIMENTO, sostiene una rinascita della RELIGIONE DEI DOVERI (morale).

Gobetti, nel SECONDO RISORGIMENTO desidera la riforma morale dell’Italia, recupera le idee di Alfieri scrivendo nella sua tesi universitaria: non c’è riscatto politico senza riscatto morale.

Nel discorso di chiusura dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, De Gasperi avverte il ritorno dell’antica eco mazziniana che ha dato vita alla COSTITUZIONE.

Se mettiamo il naso fuori dall’Italia e ci interessiamo ad esempio degli Stati Uniti d’America, vediamo che Abraham Lincoln nel 1854 afferma “abbiamo perso la vecchia fede”, lo schiavismo del Sud allontana la società dai principi della Costituzione Americana, gli stessi della Rivoluzione del 1787: All men are created equal. La corruzione dei principi fondamentali corrompe la Repubblica. We must return to the spirit of revolution. Con il Gettysburg Address (1863) si annunzia il 13° emendamento, si abolisce la schiavitù: a new birth of freedom, una vera riscoperta dei principi della Rivoluzione. Si tratta di una vera e propria influenza del pensiero di Machiavelli: le Repubbliche rinascono, quando si riscoprono i principi fondamentali. Per noi italiani di oggi, quali sono i principi fondamentali? Essi sono tutti contenuti nella Costituzione. Per rinascere occorre ripartire dai doveri, prima che dai diritti sanciti dalla Costituzione. Se volessimo e sapessimo riconoscerli quei doveri, potremmo ripartire. Oggi invece assistiamo alle opere di chi sta illegittimamente manomettendo la Carta Costituzionale utilizzando la maggioranza parlamentare invece che utilizzare la procedura contenuta nella Costituzione medesima. Esaminiamo ora questi doveri costituzionali:
– art. 2: doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale;
– art. 67: ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato;
– art. 48: l’esercizio del voto è per il cittadino un dovere civico;
– art. 52: la difesa della Patria è un dovere del cittadino, tenuto conto che l’art. 11 ripudia la guerra di aggressione;
– art. 54: dovere di fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione e alle sue leggi; a proposito di questo articolo si deve ricordare che un secondo comma dello stesso non fu approvato dalla Costituente, se ne discusse a lungo. Esso prevedeva il diritto del popolo, di fronte alla violazione delle libertà fondamentali, di opporre resistenza (senza cioè, violare la legge). Fu deciso di non inserire il secondo comma per non legittimare sistematicamente la disubbidienza e in ultima analisi la Rivoluzione. Occorre chiedersi cosa è meglio fra eccesso e difetto di fierezza civile. Probabilmente se, il secondo comma dell’articolo 54, fosse stato approvato, avrebbe potuto essere realizzato nell’attuale situazione politica italiana.
– art. 98: i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione e non di un uomo: servire un principio vuol dire essere liberi, servire un uomo vuol dire essere schiavi ed è così che muore la Repubblica. Ecco, attraverso il rispetto dei doveri si giunge alla realizzazione dei diritti di tutti.
Lincoln nel suo Gettysburg Address non parla solo di PRICIPI, ma di PADRI FONDATORI. Non solo solo ai principi, ma agli uomini/donne che abbiano dato esempio, occorre far riferimento. Quali sono gli uomini esemplari che possono essere validi per l’Italia? Ad esempio gli appartennenti al Partito d’Azione: Dante Livio Bianco, Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, i fratelli Rosselli ed altri ancora. Si vuole che gli azionisti siano da considerare degli sconfitti, in realtà furono coloro che reintrodussero l’insegnamento dei principi dopo il buio fascista. Tornando a Machiavelli, la rinascita avviene dopo:
– una crisi devastante (guerra, rivoluzione);
– nuove leggi (nuova Costituzioe);
– semplice “virtù di un uomo”.
Escludendo la guerra che non pare un pericolo attuale, si deve osservare che una nuova Costituzione non è alle porte, anzi si sta per distruggere quella esistente con una riforma dissennata. Non una riforma radicale occorre, ma qualche aggiustamento senza stravolgimento dell’impianto esistente. Un uomo solo con virtù straordinarie? Non se ne vede alcuno. L’attuale premier rompe (rottama), non costruisce. Come uscirne? Siamo da tempo di fronte ed immersi in un declino, la via d’uscita è lottare, lasciare testimonianze anche con la parola scritta, lasciare segni e semi per il futuro.
EPPURE E’ UFFICIO DI UN UOMO INSEGNARE AGLI ALTRI.
*** Dopo la lectio, si è passati al dibattito con domande al relatore da parte di alcuni componenti del pubblico. Smemorato ha fatto una domanda semplice, ma provocatoria, avrebbe voluto circostanziarla meglio, ma l’emozione di chi non è abituato a parlare in pubblico ha avuto la meglio.
S. : quali sono le radici storiche e sociali della mancanza di una vera Rivoluzione in Italia?
Prof. M. Viroli:  La risposta è abbastanza semplice, in Italia è sempre prevalsa l’indifferenza nei confronti del bene comune, per questo non si è mai avvertita la necessità di una Rivoluzione che letteralmente vuol dire rivolgimento, ritorno. In pratica sostituzione del Re o di chi gestisce il potere, mediante moti popolari, con un altro potente. Niente di democratico. Essendo io un conservatore nel senso di una predilezione di un ritorno agli usi del passato (ai valori costituzionali per esempio), agli antichi principi, non ritengo utile una Rivoluzione. Occorre una rinascita civile.
Non sono riuscito ad appuntarmi gli interventi e le risposte agli altri partecipanti al dibattito per semplice mancanza di carta su cui scrivere.

I contratti di lavoro di categoria, vanno difesi e rinnovati!

megale_agostinoAXA FORUM 2012

Roma, 23 marzo – “La trattativa con Abi si è interrotta per l’indisponibilità dell’associazione dei banchieri a garantire gli attuali livelli occupazionali e a impegnarsi in termini concreti sul futuro dell’occupazione giovanile”. Così il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, sulla interruzione delle trattative tra Abi e sindacati per il rinnovo del contratto, che aggiunge: “Anzi, Abi ha teso ad esplicitare come il mantenere l’attuale area contrattuale, prevista nel contratto, costi duecento milioni di euro. Da qui anche l’indisponibilità a misurarsi su quello che noi bancari abbiamo definito un modello di banca al servizio del paese”. Il leader della categoria dei lavoratori del credito della Cgil aggiunge inoltre come “abbiamo reso esplicito che chiunque continui a pensare alla disapplicazione del contratto dal primo di aprile troverà la categoria da subito pronta a nuove mobilitazioni e nuovi scioperi, fino al conflitto portato in ogni gruppo. Inoltre, anche chi ha pensato, e ancora oggi pensa, all’interno di Abi di far fallire il negoziato per arrivare al governo, deve avere ben chiaro che il primo dei grandi problemi a cui dare risposta è proprio l’occupazione e l’area contrattuale. Quest’ultima a difesa del perimetro di applicazione del contratto, che non era scambiabile prima, non lo è oggi e non lo sarà domani. Per questo, ribadisco, l’area contrattuale non si tocca”. Infine, conclude Megale, “va ricordato che l’idea di un contratto a costo zero non esiste e il salario deve essere difeso dall’inflazione reale”.

Dopo il Jobs Act si vuole arrivare alla distruzione dei contratti di categoria. I pescicane sono in agguato per mangiarsi i pesciolini, ma siccome il numero fa la forza, saranno i pesciolini a mangiarsi i pescicane.

Il ricatto al governo greco è un ricatto contro tutti noi.

Europa

Il 18 marzo in Grecia, in Italia e in Europa continua la mobilitazione contro l’austerità

La BCE e l’UE non si fermano: minacciano ancora una volta il taglio del credito alla Grecia! Il ricatto al governo greco è un ricatto contro tutti noi.

La Banca Centrale Europea, inaugura il 18 marzo la sua nuova sede a Francoforte, una torre alta 185 metri, costata la cifra sbalorditiva di 1,3 miliardi di euro, mentre si dimostra parte attiva del ricatto politico che usa il debito per impedire la realizzazione di punti di programma diversi rispetto al rigore monetario e alle politiche di precarizzazione.

La BCE, la Banca d’Italia e il sistema bancario devono essere sottratti alla speculazione finanziaria e riportati al controllo pubblico, recuperando una funzione sociale, in particolare nei confronti delle molte famiglie oggi in grave difficoltà.

Il 18 marzo manifestazione europea a Francoforte dei movimenti e sindacati tedeschi e di altri paesi, contro la BCE e le politiche dell’UE, promossa dalla rete BLOCKUPY, con presidi e volantinaggi in tutte le principali città del nostro Paese.

Siamo dalla parte del popolo greco e di tutti coloro che in Europa si battono contro le politiche di austerità e dei sacrifici, che stanno portando alla povertà sempre più ampi settori sociali: vogliamo un Europa dei popoli, del lavoro tutelato, dei diritti, dell’accoglienza e della solidarietà.

Siamo contro le scelte dirompenti del Governo Renzi che concretizza nel nostro Paese, i dettami dell’Europa delle banche e della finanza e smantella i diritti sociali e del lavoro, apre a nuova precarietà, privatizza lo stato sociale, colpisce il diritto alla sanità, alla scuola, alla casa, ad avere pensioni dignitose.

Facciamo appello a tutte le forze politiche e sociali torinesi, a partecipare al

Presidio

Mercoledì 18 marzo 2015 alle ore 17,45

davanti alla sede della Banca d’Italia, via Arsenale 8, Torino

Ass. “Cambia la Grecia, cambia l’Europa” di Torino

Per adesioni: cambialagrecia@gmail.com

logo-Sel-300x300

alla fabbrica delle “E”

fabbrica delle E

l’Altra Europa è decisa a costruire unità e pluralismo a sinistra con l’ambizione di allargare la partecipazione, sconfinare da ogni recinto, progettare un’alternativa, sociale e politica capace di stare nel conflitto che si è riaperto nel Paese e di candidarsi ad esserne una risposta politica e di trarre insegnamento dalle esperienze che si producono in Europa: Syriza, Podemos, solo per citarne alcune, capace di rappresentare una vera e propria alternativa di società e di governo, unendo i soggetti che il liberismo e la crisi hanno diviso. Una ricomposizione politica contro le politiche di austerità e rigore portate avanti, in Italia, dal Pd e da Renzi.