mi danno la carica e canto

Vivo come il cuculo dell’orologio,
non invidio gli uccelli nei boschi.
Mi danno la carica e canto.
Sai, una simile sorte
solo a un nemico
posso augurarla.

Anna Achmatova

picchio

Il suo primo verso riuscito fu lo pseudonimo.

“Un verso memorabile nella sua acustica inevitabilità […] le cinque A di Anna Achmatova collocarono la titolare di questo nome in testa all’alfabeto della poesia russa” (Brodskij).
Sul vero cognome, il padre pose un veto: “quando venne a sapere delle mie poesie, mi disse: ‘non infangare il mio nome’. ‘Non so che farmene del tuo nome’ gli risposi”. Decise di chiamarsi con il cognome tataro di una principessa antenata che sposò Khan Akhmat, discendente di Gengis Khan.

A Valentina con ammirazione

Una rosa purissima è l’anima
in quel suo pensare
a una perenne primavera.
L’amore è la ragione.
Se tu ami
avrai rose tutti i giorni,
se tu non ami
sarai uno sterpo spoglio.

Alda Merini

Valentina

ciak

memento

David Bowie

Correva l’anno 1969 quando David Bowie pubblicò il brano in 45 giri (il lato b era Wild Eyed Boy from Freecloud). Stiamo parlando di SPACE ODDITY, decimo singolo del cantante ed il primo dell’album omonimo. Il brano, oltre ad aver raggiunto i primi posti della classifica inglese due volte a distanza di sei anni, detiene il primato di suo 45 giri più venduto nel Regno Unito, oltre ad essere una delle sue canzoni più note. La storia del viaggio spaziale di Major Tom (che verrà ripresa undici anni dopo in Ashes to Ashes) è entrata ormai nell’antologia del pop. David Bowie ha sempre lasciato un alone di mistero intorno alla canzone. “Riguarda l’alienazione”, disse una volta, aggiungendo di essere molto portato ad immedesimarsi col protagonista. Nel luglio 2002, in un’intervista con Paul Du Noyer della rivista Mojo, il cantante è tornato sul significato del brano affermando che Space Oddity parla solamente “del sentirsi soli”. In effetti nel 1970 venne pubblicata la versione italiana della canzone, intitolata “Ragazzo solo, Ragazza sola”, ma sia il titolo che il testo non sono attinenti all’originale. Veniamo ora al testo e alla traduzione che voglio usare come ricordo a quasi un mese dall’improvvisa, anche se prevista, scomparsa del grande David. All’epoca in cui studiavo la lingua inglese con un certo profitto, tradurre i testi di Bowie era per me una grande passione.

SPACE ODDITY

Ground Control to Major Tom

Ground Control to Major Tom

Take your protein pills

and put your helmet on

Ground Control to Major Tom

Commencing countdown,

engines on

Check ignition

and may God’s love be with you

Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four, Three, Two, One, Liftoff

(traduzione)

Base a terra chiama Maggiore Tom

Base a terra chiama Maggiore Tom

Prendi le pillole alle proteine e mettiti il casco

(Dieci) Base (Nove) al Maggiore Tom (Otto)

(Sette, sei) Inizia il conto alla rovescia (Cinque), motori accesi (Quattro)

(Tre, due) Controlla l’accensione (Uno) e possa la grazia divina (Partenza) essere con te

Dal punto di vista linguistico, delle prime due strofe possiamo approfondire l’uso del phrasal verb to put something on (indossare qualcosa). Put your helmet on, “Indossa / mettiti il casco,” ordina la base a Major Tom. Nella strofa successiva, degno di nota è l’uso del verbo to commence, “iniziare”. Più frequenti sono i sinonimi to begin e to start, mentre liftoff (dal verbo to lift off) indica il momento in cui l’astronave si stacca da terra (to lift significa “sollevare”, mentre lift è l’ascensore).

This is Ground Control to Major Tom

You’ve really made the grade

And the papers want to know whose shirts you wear

Now it’s time to leave the capsule if you dare

“This is Major Tom to Ground Control

I’m stepping through the door

And I’m floating in a most peculiar way

And the stars look very different today

For here

Am I sitting in a tin can

Far above the world

Planet Earth is blue

And there’s nothing I can do

Base a Maggiore Tom, ce l’hai fatta davvero

E i giornali vogliono sapere di chi sono le camicie che indossi

Ora è il momento di lasciare la capsula, se te la senti

Qui è il Maggiore Tom che parla al comando a terra, sto per varcare la porta

E fluttuo nel modo più strano

E le stele hanno un aspetto molto diverso oggi

Qui sono seduto su una lattina, lontano, sopra il mondo

Il Pianeta Terra è blu e non c’è nulla che io possa fare

Nella parte centrale abbiamo uno scambio di battute tra la base a terra, Ground control, e il Maggiore Tom. “You’ve really made the grade,” afferma il comando con entusiasmo: “Ce l’hai fatta davvero.” Ora Tom è pronto a varcare la porta, to step through the door… Se se la sente, “If you dare.

La prospettiva che si offre a Tom dalla sua tin can, la sua scatoletta di latta, nome con cui chiama la piccola astronave, è diversa da quella che si presenta a chi è rimasto sulla terra: “The stars look very different today,” ovvero: “Le stelle hanno un aspetto molto diverso oggi.”

Il verbo to look, se non accompagnato dalla preposizione at, non ha il significato di “guardare”, ma vuole invece dire “avere l’aspetto di/sembrare”… Proprio come in questo caso.

Though I’m past one hundred thousand miles

I’m feeling very still

And I think my spaceship knows which way to go

Tell my wife I love her very much “she knows”

Ground Control to Major Tom

Your circuit’s dead, there’s something wrong

Can you hear me, Major Tom?

Can you hear me, Major Tom?

Can you hear me, Major Tom?

Can you “Here Am I floating round a tin can

Far above the Moon

Planet Earth is blue

And there’s nothing I can do.”

Nonostante sia lontano centomila miglia, mi sento molto calmo

E la mia nave sa quale direzione seguire

Dite a mia moglie che l’amo tanto, lei lo sa

Base a terra al Maggiore Tom, c’è un problema al circuito, qualcosa non quadra

Mi senti, Maggiore Tom?

Mi senti, Maggiore Tom?

Mi senti, Maggiore Tom?

Mi…

Qui sono seduto nel mio pezzo di latta, lontano, sopra la luna

Il Pianeta Terra è blu e non c’è nulla che io possa fare

La parte finale si apre con la congiunzione though, spesso usata al posto dell’equivalente although, considerata di registro leggermente più elevato. “Per quanto”, “benché”, “sebbene” sono i possibili significati di though.

Il senso d’immobilità dato dal fluttuare (to float) nello spazio è ben definito dalla frase pronunciata da Tom: “I’m feeling very still,” “Mi sento molto calmo”, con still che potrebbe essere anche tradotto come “fermo, “immobile”.

Il bosco in via Garibaldi a Torino

La città era piena di rumore: era sempre più difficile parlare e ascoltare. E poi c’era il bosco silenzioso. Ma nel silenzio del bosco ci si perdeva. Chi non sopportava il rumore della città andava nel bosco, e il silenzio se lo portava via. Così si sparse la voce che nel bosco c’era un orco. Furono mandati soldati e anche quelli sparirono. Quando Luì il matto arrivò in città, trovò rumore e musi lunghi. Qualcuno gli raccontò la storia di quelli che sparivano nel silenzio e a Luì venne una gran voglia di fare una passeggiata nel bosco. Ma capì che era necessario studiare la lingua del vento e della pioggia, dei sassi, del legno e della terra. E dopo tanto studiare Luì inventò uno strano bastone che faceva un rumore dolce ad ogni passo. Tric trac, fran fran troc. Così il bosco non era più tanto silenzioso. Poi, le forme degli alberi e della terra tentarono di ingannarlo. Ma Luì con il suo coltellino intagliò il legno e raccolse pietre, e legò rami e fece balene orchi elefantesse. Le illusioni del bosco silenzioso diventarono cose da toccare e tutti quelli che si erano perduti incominciarono a saltare fuori come funghi. Da quel giorno tutti i bambini vollero i bastoni sonori di Luì per non perdersi nel silenzio e nel rumore. E quando chiesero a Luì che nome dare ai suoi bastoni, egli disse: chiamateli sonagli. E così fu.

Luì

Luì e l’arte di andare nel bosco (Guido Quarzo)

 

My true form

I can’t find my true form
I will lie ‘cause I know
That I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever,
I’m everywhere
Yes I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever,
I’m everywhere

I’m beside, I’m below
I can’t find my true form
‘Cause I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever,
I’m everywhere
Yes I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever
I’m everywhere

Thrive on chaos
In this life that is lost
Thrive on chaos
In this life that is lost

(fonte) segue traduzione:

Non riesco a trovare la mia vera forma
Io voglio mentire perché so
Che sono qui
E io sono lì
Sono sempre , qualunque cosa ,
Sono ovunque
Sì, sono qui
E io sono lì
Sono sempre , qualunque cosa ,
Sono ovunque

Sono accanto , io sono qui di seguito
Non riesco a trovare la mia vera forma
Perché sono qui
E io sono lì
Sono sempre , qualunque cosa ,
Sono ovunque
Sì, sono qui
E io sono lì
Sono per sempre, a prescindere
Sono ovunque

Prospero sul caos
In questa vita che si perde
Prospero sul caos
In questa vita che si perde

fenomeno_e_noumeno

(opera di Pino Santoro)

“You might want to decide fast. We live in a dangerous world. If you see a chance to be happy, you have to fight for it, so later you have no regrets.”

Premio Piemonte Poesia – poesia collegnese al 3° posto

piemonte

Quando penso alla mia terra … 

Appartenere al Piemonte

è come stare in vetta ad un monte.

La sua bellezza non ha paragone.

Al mattino vedo le colline di Torino illuminate dal sole,

la sera, al tramonto, vedo i monti della Val di Susa

ed il sole che si nasconde, con riflessi aranciati, sulla Sacra.

All’inizio della primavera prati verdi,

con ruscelli che scendono allegri dai passi

per unirsi nel placido fiume.

In estate si percorrono diversi sentieri

che richiamano molti pensieri.

Autunno: rosso, giallo, arancione

ecco i colori della stagione.

In inverno le montagne innevate,

risplendon scintillanti, dal sol illuminate.

Parlano del Piemonte

i vini preziosi delle Langhe,

le nocciole d’Alba

ed i gianduiotti di Torino.

Piemonte da quattro lettere è rappresentato

FIAT: sono le persone, centinaia, ai cancelli delle fabbriche.

Piemonte è sinonimo di onore.

Alla mole centocinquanta anni hanno donato

una sciarpa tricolore.

Quando penso alla mia terra

sento il profumo delle caldarroste.

Quando penso alla mia terra

provo rispetto per la riservatezza della sua gente.

Quando penso alla mia terra

vorrei poterla condividere

con chi la sua l’ha perduta,

per consentir di ritrovare

il desiderio di un luogo in cui tornare.

Piemonte, anche se non perfetto,

rimarrai nel nostro cuor sempre stretto! 

Poesia realizzata dalla Classe III G della S.M.S. DON MINZONI – GRAMSCI di Collegno

Conferimento Premio Piemonte Poesia
premio_poesiala Giuria della I Edizione del Premio Piemonte Poesia, ha terminato i propri lavori, conferendo il Terzo Premio Assoluto per la sezione Studenti del Piemonte – Scuola Secondaria alla poesia”Quando penso alla mia terra …”, realizzata dalla Classe III G della Scuola Media Don Minzoni-Gramsci di Collegno (TO)La cerimonia di premiazione avrà luogo Sabato 23 marzo alle ore 15  in corso Stati Uniti 23 a Torino presso il Centro Congressi della Regione Piemonte.

Patti Smith un grande omaggio a Giorgio Gaber

Fabio Fazio nella sua “Che tempo che fà” ha ricordato, ieri a dieci anni dalla morte, il repertorio di Giorgio Gaber che si è rivelato quanto mai attuale.  Attraverso l’eccezionale testimonianza di Sandro Luporini, suo storico coautore, che ha raccolto nel libro “G. Vi racconto Gaber”, discussioni, idee, dubbi, storie, e le coincidenze che hanno dato origine ai loro capolavori. Numerosi gli artisti che hanno partecipato alla rievocazione: Patti Smith su tutti, fra gli altri da segnalare Claudio Bisio, Paolo Jannacci, Paolo Rossi, Samuele Bersani, Luciana Littizzetto, Roberto Vecchioni, Neri Marcorè, Arisa e i Piccoli Cantori di Milano che hanno concluso la serata. Gli ospiti sono stati accompagnati dalla band originale di Giorgio Gaber, che si è riunita proprio in occasione di questa serata speciale (Gianni Martini alla chitarra, Luigi Campoccia al piano, Claudio De Mattei al basso, Enrico Spigno alla batteria, Corrado Sezzi alle percussioni, Luca Ravagni alle tastiere). 

Gli artisti si sono avvicendati a raccontare, come mai era stato fatto prima, Giorgio Gaber come artista, come cantante, come attore, come personaggio televisivo: un modo per arrivare alle nuove generazioni, perché possano cogliere la capacità di questo grande artista di parlare di politica, d’amore, della persona come individuo singolo e nel rapporto con gli altri sempre con il medesimo linguaggio, tanto essenziale quanto spiazzante in tutte le sue sfaccettature. “Quando mia figlia mi racconta che ci sono tanti ragazzi della sua età che non hanno potuto conoscere Gaber a teatro ma che lo apprezzano e scrivono su di lui cose entusiasmanti – confessa Sandro Luporini – non posso far finta di restare indifferente. Ho detto spesso che io e Giorgio non abbiamo mai pensato che quello che stavamo facendo con il nostro teatro potesse avere un senso anche per i nostri figli. Non ci ponevamo nemmeno la domanda. Scoprire adesso che ci sono dei ragazzi che apprezzano il nostro lavoro, non posso proprio negarlo, mi fa davvero un gran piacere“. E’ stato proprio questo il senso dello Speciale di Che tempo che fa.

Eccezionale il ricordo di Gaber da parte di Patti Smith che ha interpretato in maniera straordinariamente coinvolgente “I, as a person” un testo di Giorgio tradotto in inglese.

Valeriu è un poeta vero!