La casa comune europea e la filantropia a sostegno dei valori della democrazia

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Per la Biennale Democrazia di Torino, che quest’anno ha come tema “Visibile Invisibile” e si svolge dal 27 al 31 marzo, ho assistito al “Dialogo” dal titolo “La casa comune europea e la filantropia a sostegno dei valori della democrazia”.

Ha condotto l’incontro la giornalista Paola Severino Melograni moderando il dialogo fra Massimo Lapucci presidente di EFC – European Foundation Centre e Elena Casolari direttore generale di OPES Impact Fund, intervenuta al posto del sottosegretario Vincenzo Spadafora annunciato dal Catalogo della manifestazione.

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino l’Europa è attraversata da spinte centrifughe che, ovviamente, rendono difficili anche le iniziative filantropiche di grande respiro economico e temporale.

Così la Finanza d’impatto, che coordina il capitale umano con il cosiddetto “capitale paziente” cioè quello impiegato a lungo termine con pazienza e comprensione verso i risultati attesi dall’investimento, intravede ulteriori difficoltà che potranno aggiungersi a quelle già proprie.

L’Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali: sembra un fantasma che non interviene quando i diritti sono calpestati. Diventa quindi difficile investire nella filantropia capitale privato per scopi di pubblica utilità. 

Tenuto conto che l’un percento della popolazione mondiale possiede più ricchezza del restante 99 percento, le fondazioni private hanno un’azione distributiva del reddito con motivazioni filantropiche che possono produrre valore, reddito. La filantropia ha reso la finanza d’impatto interessante a chi vuole produrre reddito con pazienza. Il microcredito è una dei primi esempi di capitali d’investimento e non “a dono”. 

La Carta europea dei diritti fondamentali è praticamente la Costruzione Europea che risulta ignorata. Esiste infatti una indifferenza delle istituzioni. Gli Stati Nazionali non vogliono cedere sovranità all’Europa per motivi di populismo.

L’attività di antiterrorismo Usa con stringenti norme antiriciclaggio ha motivazioni anche di prevaricazione nei confronti di altri Paesi concorrenti. Ciò crea ulteriori freni alla filantropia transfrontaliera che deve già essere sviluppata contro le tendenze nazionaliste che contrastano il mercato comune della stessa filantropia. 

C’è insomma una confusione e una pelosa comunicazione che rende difficile la filantropia. Inoltre ci sono poche regole per la creazione delle Onlus no profit, ciò favorisce i malintenzionati che provocano discredito sul sistema. 

Un tentativo di normalizzazione delle risorse private per il bene comune è il “Manifesto della Filantropia – Per un’Europa migliore”. Per renderci conto del tema, ricordiamo che in Europa la filantropia istituzionale conta più di 148 mila fra enti donatori e fondazioni, con stanziamenti annuali superiori ai 50 miliardi di euro e un patrimonio complessivo superiore ai 400 miliardi di euro.

1918, la fine di un mondo

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Si tiene dal 26 ottobre al 23 novembre 2018 presso la Sala delle Arti del Parco Generale Dalla Chiesa di Collegno, la mostra “1918, la fine di un Mondo – rassegna sulla Grande Guerra”. La mostra va a fare compagnia alle tante e varie rievocazioni tenutesi in occasione del centenario della prima Guerra Mondiale 1914-1918. La guerra che terminò il 4 novembre 1918 lasciando alle sue spalle gli esiti di una immane carneficina. La mostra però privilegia l’aspetto passivo della guerra. Non espone armi, ma vestiario, divise, elmetti, mezzi di protezione antigas, le difese contro il freddo e il ghiaccio, i piccoli utensili per la pulizia personale o le piccole riparazioni per le rotture degli abiti. Se ne ricava un senso di negazione della guerra, una connessione con la vita civile. I reperti italiani si integrano opportunamente con quelli austriaci, tedeschi o francesi come a significare: erano tutti coinvolti in un medesimo e tragico destino. Viene da pensare a quel susseguirsi di grandi attese e fiammate di feroci combattimenti. Ecco gli oggetti esposti sono un silente elenco di testimoni di quelle grandi attese e un rifiuto della guerra.

Soldati (bosco di Courton, luglio 1918)

SI STA COME

D’AUTUNNO

SUGLI ALBERI

LE FOGLIE

Giuseppe Ungaretti – L’Allegria

 

Beppe Fenoglio, uno di noi

B. FENOGLIO

Un anniversario da non dimenticare. Ricordiamo insieme il Partigiano Beppe Fenoglio, morto a Torino il 18 febbraio 1963, come epitaffio egli desiderava questa semplice frase: “Sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano”.
Partigiano e scrittore, Fenoglio nel 1943, venne richiamato alle armi ed indirizzato al corso allievi ufficiali. Dopo lo sbandamento seguito all’8 settembre, si unì alle formazioni partigiane “badogliane”, con cui partecipò alla battaglia per la liberazione di Alba. Alla fine della guerra, si dedicò completamente alla scrittura: nel 1949 pubblicò i suoi primi racconti “Il trucco”, “Racconti della guerra civile” e “La paga del sabato”. Nel 1952 gli fu pubblicata la sua prima raccolta “I ventitré giorni della città di Alba” e in seguito “Una questione privata”. Il suo romanzo più noto, “Il partigiano Johnny”, venne pubblicato postumo nel 1968.

Un’occasione per ricordare la resistenza a Collegno: “ORA E SEMPRE RESISTENZA”!

Anpi Collegno

 

I contratti di lavoro di categoria, vanno difesi e rinnovati!

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Roma, 23 marzo – “La trattativa con Abi si è interrotta per l’indisponibilità dell’associazione dei banchieri a garantire gli attuali livelli occupazionali e a impegnarsi in termini concreti sul futuro dell’occupazione giovanile”. Così il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, sulla interruzione delle trattative tra Abi e sindacati per il rinnovo del contratto, che aggiunge: “Anzi, Abi ha teso ad esplicitare come il mantenere l’attuale area contrattuale, prevista nel contratto, costi duecento milioni di euro. Da qui anche l’indisponibilità a misurarsi su quello che noi bancari abbiamo definito un modello di banca al servizio del paese”. Il leader della categoria dei lavoratori del credito della Cgil aggiunge inoltre come “abbiamo reso esplicito che chiunque continui a pensare alla disapplicazione del contratto dal primo di aprile troverà la categoria da subito pronta a nuove mobilitazioni e nuovi scioperi, fino al conflitto portato in ogni gruppo. Inoltre, anche chi ha pensato, e ancora oggi pensa, all’interno di Abi di far fallire il negoziato per arrivare al governo, deve avere ben chiaro che il primo dei grandi problemi a cui dare risposta è proprio l’occupazione e l’area contrattuale. Quest’ultima a difesa del perimetro di applicazione del contratto, che non era scambiabile prima, non lo è oggi e non lo sarà domani. Per questo, ribadisco, l’area contrattuale non si tocca”. Infine, conclude Megale, “va ricordato che l’idea di un contratto a costo zero non esiste e il salario deve essere difeso dall’inflazione reale”.

Dopo il Jobs Act si vuole arrivare alla distruzione dei contratti di categoria. I pescicane sono in agguato per mangiarsi i pesciolini, ma siccome il numero fa la forza, saranno i pesciolini a mangiarsi i pescicane.

Il ricatto al governo greco è un ricatto contro tutti noi.

Europa

Il 18 marzo in Grecia, in Italia e in Europa continua la mobilitazione contro l’austerità

La BCE e l’UE non si fermano: minacciano ancora una volta il taglio del credito alla Grecia! Il ricatto al governo greco è un ricatto contro tutti noi.

La Banca Centrale Europea, inaugura il 18 marzo la sua nuova sede a Francoforte, una torre alta 185 metri, costata la cifra sbalorditiva di 1,3 miliardi di euro, mentre si dimostra parte attiva del ricatto politico che usa il debito per impedire la realizzazione di punti di programma diversi rispetto al rigore monetario e alle politiche di precarizzazione.

La BCE, la Banca d’Italia e il sistema bancario devono essere sottratti alla speculazione finanziaria e riportati al controllo pubblico, recuperando una funzione sociale, in particolare nei confronti delle molte famiglie oggi in grave difficoltà.

Il 18 marzo manifestazione europea a Francoforte dei movimenti e sindacati tedeschi e di altri paesi, contro la BCE e le politiche dell’UE, promossa dalla rete BLOCKUPY, con presidi e volantinaggi in tutte le principali città del nostro Paese.

Siamo dalla parte del popolo greco e di tutti coloro che in Europa si battono contro le politiche di austerità e dei sacrifici, che stanno portando alla povertà sempre più ampi settori sociali: vogliamo un Europa dei popoli, del lavoro tutelato, dei diritti, dell’accoglienza e della solidarietà.

Siamo contro le scelte dirompenti del Governo Renzi che concretizza nel nostro Paese, i dettami dell’Europa delle banche e della finanza e smantella i diritti sociali e del lavoro, apre a nuova precarietà, privatizza lo stato sociale, colpisce il diritto alla sanità, alla scuola, alla casa, ad avere pensioni dignitose.

Facciamo appello a tutte le forze politiche e sociali torinesi, a partecipare al

Presidio

Mercoledì 18 marzo 2015 alle ore 17,45

davanti alla sede della Banca d’Italia, via Arsenale 8, Torino

Ass. “Cambia la Grecia, cambia l’Europa” di Torino

Per adesioni: cambialagrecia@gmail.com

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Auguri per tutto l’anno!

Collegno 8 marzo

(foto Enrico Manfredi)

Negli anni sono nate diverse storie, spesso fantasiose e prive di riscontro con la realtà, a proposito delle origini della Giornata internazionale della donna, e questo anche a causa delle sue alterne vicende e dell’interruzione durante la Seconda guerra mondiale. Per esempio non è vero che la Giornata Internazionale della Donna ricorda la morte di centinaia di operaie in una fabbrica di camicie – peraltro inesistente – a New York l’8 marzo 1908 (un incendio in una fabbrica in città avvenne tre anni dopo in febbraio, vi morirono 146 persone – molte operaie, ma in ogni caso la Giornata della donna non trae origine da questo evento). Così come non è vero che viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.

La prima festa della donna fu organizzata dal Partito socialista americano il 28 febbraio del 1909 e fu una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. All’epoca i partiti socialisti riuniti nel Congresso dell’Internazionale socialista erano sostanzialmente gli unici partiti a battersi per il diritto di voto alle donne. In quegli anni ci furono scioperi e manifestazioni in tutto il mondo, ma fu solo dal 1914 che la festa cominciò ad essere celebrata l’8 marzo (probabilmente perché quell’anno cadeva di domenica). Dal 1977, anche grazie alle lotte del movimento femminista, la festa internazionale della donna è diventata un evento promosso dalle Nazioni Unite che quell’anno invitarono tutti i paesi membri a celebrare la ricorrenza.

Tutti i giorni vanno festeggiate, le donne che ci stanno vicine fin dalla nascita. Oggi è solo un’occasione in più, non l’OCCASIONE.

(fonte)

la propaganda Si Tav del TG3 regionale

Il tg3 regionale del Piemonte si distingue da anni per la sua informazione destrorsa nella quale hanno sguazzato le gesta di Pdl e Lega e le grandi avventure del ragazzo prodigio Cota. Stasera, a ridosso della grande marcia No-Tav di sabato, la redazione si è affannata a dare voce a tutte le nature Si-Tav a partire dal Sindaco di Torino il PD Piero Fassino, contrastato in consiglio comunale da Michele Curto di Sel, per passare da un oscuro membro del Pdl locale che non pareva informato sulla posizione del Partito Democratico visto che insisteva su una fantomatica posizione ostativa alla Tav da parte di quel partito. Il prode Cota si è eclissato, mentre naturalmente i tecnici rappresentanti del TAV, come Virano, si profondevano nelle solite elucubrazioni sul filo della diplomazia. Il popolo della Valle di Susa e i suoi rappresentanti hanno ampiamente dimostrato sabato come la pensano.

fiom

grandi opere o opere grandi?

Cosa è più importante? Il lavoro ad ogni costo o un’esistenza lavorativa, ma compatibile con l’ambiente in cui viviamo?
La costruzione delle grandi opere infrastrutturali che diversi governi hanno imposto ai loro paesi e ai loro cittadini minaccia seriamente la qualità della vita delle zone coinvolte a causa dell’impoverimento delle risorse economiche, energetiche e ambientali che la realizzazione di tali infrastrutture comporta. Occorre riconsiderare decisioni e accordi presi a livello internazionale sulla realizzazione di opere che non siano grandi per le dimensioni del movimento terra che comportano, ma per l’utilità che esse rappresenterebbero, una volta realizzate, per la comunità che impiega le sue risorse nella loro realizzazione. Comunità che in questo caso è la Valle di Susa in primis, poi il Piemonte infine l’Europa (a cui l’Italia appartiene). Occorre riconsiderare, anche e sopratutto alla luce della crisi economica che attraversiamo e che promette di continuare, i costi (tanti e certi) e i benefici (per pochi ed incerti) del Treno ad Alta Velocità.

no tav

Comunicato stampa Nazionale Sinistra Ecologia Libertà del 15 marzo 2013:

I parlamentari di Sel parteciperanno alla marcia No Tav programmata per il 23 marzo da Susa a Bussoleno, inoltre chiederanno l’autorizzazione per ispezionare l’attività del cantiere di Chiomonte. La decisione è stata presa ieri sera nel corso della riunione dei deputati di Sinistra Ecologia Libertà.

La proposta l’ha fatto Giorgio Airaudo, ex segretario regionale della Fiom, da sempre in prima fila accanto al movimento nelle proteste contro il supertreno. Spiega: “Una delegazione di parlamentari con il capogruppo parteciperà al corteo organizzato dalla Comunità Montana e dai comitati No Tav. Vogliamo anche andare a controllare l’andamento dei lavori alla Maddalena e stiamo valutando la possibilità di farlo insieme ai colleghi del Movimento 5 Stelle”.

Il corteo del 23 partirà intorno alle 14 da piazza della Repubblica a Susa e arriverà a Bussoleno. Gli stessi otto chilometri di strada, spiega Renzo Plano, presidente della Comunità montana, della manifestazione pacifica No Tav della primavera scorsa.

“La nostra iniziativa è nata prima delle elezioni politiche – spiega – non soltanto per esprimere ancora una volta il dissenso di cittadini e amministratori verso l’opera, ma anche per sensibilizzare il nuovo Parlamento su temi prettamente economici.

In un Paese che ha rinunciato, per questioni economiche, alla presentazione del dossier per le Olimpiadi a Roma e in cui si sta discutendo della riduzione delle spese militari e degli investimenti in F35, vogliamo porre il tema della priorità delle spese anche rispetto alla Tav.

Per una parte del Paese le priorità sono scuola, sanità, esodati, lavoro”. Oggi stesso, anticipa Plano, “invierò una lettera di invito alla manifestazione a tutti i deputati e senatori eletti. Per la prima volta – aggiunge – il fronte No Tav ha una rappresentanza in Parlamento e questo renderà il livello di dibattito e discussione intorno all’opera più elevato”.

che fare per cambiare

Dopo la prima, partecipata e positiva assemblea di lunedì scorso (vedi report in calce), Alternativa Torino si riunirà nuovamente lunedì 11 febbraio 2013, a Torino presso il Circolo ARCI “Vizioso” in Via San Bernardino n° 34, alle h. 21:00.

Questo l’ordine del giorno della seconda assemblea:

–          organizzazione del gruppo, in primis creando gruppi di lavoro specifici, strutturati ed autonomi

–          presentazione dei progetti d’azione che il gruppo realizzerà nel torinese, anche sull’esempio dell’assemblea pubblica recentemente co-organizzata

da Alternativa Piemonte ad Ivrea:

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–          mappare le realtà locali già attive e decidere su quali concentrarsi, iniziando a pubblicizzarne le iniziative e partecipando attivamente alle stesse

–          abbozzo d’un documento che definisca e analizzi i problemi e gli obiettivi prioritari, per chiederne una discussione comune tra le realtà cittadine

–          Disoccupazione e precarietà; recessione e debito; clima poliziesco e guerre all’estero… Basta!

Bisogna cambiare! Dobbiamo cambiare!
Ad un mese dall’appuntamento elettorale di febbraio, che muterà profondamente i rapporti di forza nazionali ed internazionali ma difficilmente migliorerà l’esistenza quotidiana di NOI che giorno dopo giorno sopravviviamo a difficoltà e privazioni, in città sempre più care ed inquinate; ad un mese dalle assemblee pubbliche di gennaio, organizzate da Alternativa a Torino ed in Piemonte tra Giulietto Chiesa e Maurizio Pagliassotti (autore del libro “Chi comanda a Torino”), Rossana Becarelli (portavoce di “Coscienza Comune”, candidata alle ultime elezioni comunali di Torino) e Marco Revelli (storico, co-fondatore di ALBA), nelle quali i relatori e il pubblico si sono trovati d’accordo sull’urgenza di avviare sul nostro territorio un percorso aggregativo tra quei soggetti politici già attivi ma ancora divisi; in un tale contesto, molto confuso e in rapida evoluzione, il prossimo lunedì sera Alternativa riunisce le iscritte e gli iscritti residenti a Torino e cintura per riflettere e reagire.
Allo stesso tempo, Alternativa chiama a raccolta chiunque – anche se proveniente da fuori Alternativa, anche se mai fin’ora sia stato/a coinvolto/a in un’iniziativa politica – voglia aderire al nostro appello ad unire e mobilitare le forze che in Italia, territorio per territorio, lottano per il cambiamento: qui ed adesso.
Nella sua fase iniziale, Alternativa Torino camminerà “con il passo dell’uomo”: ci conosceremo; esprimeremo e discuteremo le nostre opinioni; approfondiremo le nostre idee.
Senza fretta e rispettando i limiti d’ognuno e del gruppo, impareremo sia a comunicare tra di noi e con l’esterno, sia a decidere come, quando, dove e con chi lavorare per “migliorare noi stessi al fine di migliorare la nostra vita e la nostra comunità”.
Se nessuno di noi, infatti, considera l’auspicato cambiamento come ulteriormente rinviabile, è altrettanto vero che ciascuno di noi è consapevole che realizzarlo comporterà un lavoro lungo e complesso, tanto individuale quanto collettivo.
Perciò, già a partire dalla sua prima convocazione, Alternativa Torino si sforzerà di configurarsi come uno spazio di pensiero e d’azione basato su due elementi: un’identità radicale e precisa – LAVORO, DECRESCITA & PACE – ed un approccio di apertura totale e continua verso ogni contaminazione, critica ed apporto da parte dei suoi iscritti e dall’esterno.
Non una “terra di nessuno”, bensì un luogo d’incontro e confronto, dotato di regole condivise, chiare e semplici, scevro da pregiudizi e senza alcun “fortino ideologico” da difendere.
Essere un luogo fisico e mentale a disposizione di tutte e tutti (alternative ed alternativi, ospiti e curiosi) per favorire l’elaborazione alla pari d’una linea politica comune: con questo spirito, da lunedì sera Alternativa Torino incomincerà a lavorare in città, con la città e per la città.
Più idee circoleranno, più saremo; più saremo, prima cambieremo!

Non soltanto le iscritte e gli iscritti di Alternativa ma chiunque sia interessato a partecipare – a titolo individuale o in rappresentanza di altre realtà – è caldamente invitato ad essere presente all’incontro e a diffonderne l’invito tramite le sue mailing-list!

A presto,

Daniele Mallamaci

Alternativa Torino 333-9450478

Report Assemblea “Alternativa Torino”

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Si è svolta lunedì 4 febbraio 2013 dalle h. 21 la prima assemblea di Alternativa Torino, ospitata dal Circolo ARCI “Oltre Po” di Torino.

Circa 20-25 gli intervenuti, la maggior parte dei quali non iscritta ad Alternativa; diversi i giovani, studenti e non; due gli stranieri. Tra i partecipanti, in ordine alfabetico: Tiziano Allice (Alternativa Rivoli), Rossana Becarelli (Coscienza Comune), Salvatore Bova (Movimento Agende Rosse), Franco Latorraca (Comitato 5 Giugno), Tony Manigrasso (Partito Umanista), Enzo Miccoli (USB) e il giornalista Maurizio Pagliassotti.

Si è subito presentato il laboratorio politico-culturale Alternativa, recentemente fondato dal giornalista Giulietto Chiesa e da alcuni redattori del periodico on-line Megachip ( megachip.info ) con lo scopo sia di aggregare, far discutere ed informare il maggior numero di persone possibile su lavoro, decrescita e pace, sia per unire e mobilitare – a livello locale e nazionale – quei soggetti capaci insieme di governare la transizione in atto: ovvero, di risolvere la crisi culturale, politica, economica, sociale e ambientale che sempre più marcatamente caratterizza la nostra epoca.

I presenti hanno tutte e tutti partecipato con innumerevoli ed eterogenei interventi di notevole qualità – sebbene il numero di partecipanti abbia evidentemente imposto limitazioni al tempo che si è potuto concedere ad ognuno.

Tra i temi toccati: l’acuirsi della crisi della democrazia a causa dell’austerity e gli effetti dei tagli sulla qualità della vita quotidiana; l’inconsistenza del dibattito elettorale in corso – specie in relazione ai problemi concreti della popolazione – e la lontananza di quasi tutti i candidati alle nazionali dalle lotte in atto in altri Paesi e sui territori; la crescente difficoltà di chi fa politica a livello locale a suscitare la partecipazione, a non disperderla e ad organizzarla stabilmente ed efficacemente, anche coinvolgendo i soggetti più emarginati – in primis donne, stranieri, giovani, disoccupati, precari e pensionati – nei processi d’informazione pubblica e d’aggregazione politica; l’assenza di un’analisi condivisa tra le realtà attive in città ed anzi la mancanza della volontà di discutere in comune i problemi, gli obiettivi e la pianificazione delle lotte; l’incapacità di molti soggetti locali a far comprendere all’esterno l’importanza delle proprie istanze e a non rilevarne la portata qualora esse fossero integrate in un discorso più ampio e complesso; l’impossibilità d’informarsi adeguatamente e dibattere pubblicamente, pure in ambito universitario; l’urgenza d’intensificare i contatti tra i soggetti locali, per non solo conoscersi ma iniziare a collaborare.

Dal dibattito è inoltre emerso: il rifiuto di alimentare il processo di frammentazione tra chi vuole costruire un’alternativa al sistema; la volontà di porsi verso quest’ultimi non in antagonismo ma in sinergia mirando ad integrare analisi, lotte e obiettivi in un’unica linea al fine d’invertire il processo di frammentazione; l’intenzione di favorire i contatti e gli scambi tra realtà differenti; e la proposta di fissare con i rappresentanti delle suddette realtà un momento di confronto comune, al più presto e al di fuori del contenitore di Alternativa.

Si è perciò deciso: di mantenere aperti e inclusivi gli incontri di Alternativa Torino; d’impegnarsi a frequentare da subito quei gruppi/associazioni/comitati già operativi in città e nei dintorni, per contribuire al loro rafforzamento quantitativo e qualitativo in maniera e misura tali da stabilire una relazione di fiducia e scambiarsi reciprocamente e con continuità idee ed esperienze.

Tutti i presenti hanno convenuto che quest’approccio darà frutti solo se il gruppo di Alternativa Torino si dimostrerà in grado di sintetizzare l’elaborazione interna con l’apporto esterno e tradurre tale sintesi in progetti d’azione, dei quali le persone proponenti dovranno assumersi la responsabilità di definire ruoli, tempi e obiettivi precisi e verificabili.

Al di là della natura di questi progetti, essi dovranno servire ad imparare a lavorare insieme e su iniziative concrete, in particolare assemblee pubbliche, seminari e letture collettive.

L’assemblea è terminata alle h. 12.30 circa, riconvocandosi per lunedì 11 febbraio.

Daniele Mallamaci Alternativa Torino

oggi festa della città di Collegno

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Collegno è la mia casa!

Oggi, sabato 2 febbraio 2013, alle ore 16.00, nel Salone del Centro Civico “B. Centeleghe” in via Gobetti, 2, si festeggia in occasione del 33° anniversario di Collegno Città.

Programma:

  • Consegna dell’attestato di Cittadinanza Onoraria simbolica per bambini e ragazzi stranieri nati in Italia;
  • Saluto del Sindaco e del Presidente del Consiglio;
  • Consegna del premio “Certosa D’oro 2013”

Clicca e scopri le convenzioni di Collegno Città

Clicca  sull’immagine per ingrandirla.

Si Collegno è la mia città e la mia casa. Qui sono arrivato per fondare la mia famiglia, qui vivono i miei figli. Nato in Puglia e trasferitomi in tenera età a Torino, con mio Padre e mia Madre, per migliorare le condizioni di vita, non dimentico le mie origini, ma rivendico e difendo con orgoglio la mia cittadinanza collegnese.  La non proprio piccola Collegno (oltre 50.000 abitanti nei sobborghi di Torino) ha una tradizione democratica e progressista di lunga data, durante e dopo la guerra ha mostrato di se un lato attivo e sempre pronto all’accoglienza. Forse perchè ospitava uno dei più grandi ospedali psichiatrici d’Italia (prima della legge Basaglia) e, per il fatto che i ricoverati provenivano da ogni dove, così come gli infermieri, gli operai, gli impiegati e i medici di quella conservatoria della follia, grande come un piccolo paese. Collegno piccola ma cosmopolita dunque. A Collegno e facile ascoltare il dialetto piemontese, ma spesso il veneto, il pugliese, il calabrese o il siciliano hanno la meglio. Collegno, città solidale, con questo atto della consegna dell’attestato di Cittadinanza Onoraria simbolica per bambini e ragazzi stranieri nati in Italia, manda al futuro governo nazionale un chiaro invito.