garrisce la bandiera!

Italia

Oggi le bandiere iniziano a sventolare, quando gioca la nazionale la Patria si risveglia in ogni italiano, partiamo in quarta fila, ma la speranza nell’antico stellone non ci molla. Anche se la pole position della Francia di Pogba e di Kanté, di Griezmann e di Martial, di Payet e di Giroud pare fuori discussione. A differenza delle altre piazzole sulla griglia di partenza, sulla cui assegnazione il dibattito è legittimamente ampio ed appunto ci concede qualche speranza. La Spagna non è più quella ma la qualità è rimasta. Il Belgio ha forza fisica e talento, l’Inghilterra sembra più fresca di quella che da tempo immemore illude e poi delude. La Germania non parrebbe quella di due anni fa in Brasile, anche se con i tedeschi la cautela è d’obbligo, e se Cristiano Ronaldo fosse il parente sano di quello (non) visto a San Siro anche il Portogallo potrebbe iscriversi. Vediamo… comunque forza Italia!

la festa del 2 giugno spiegata ai nostri figli

Festa della Repubblica Italiana

Oggi, 2 giugno niente scuola: si fa vacanza! Ma come mai? Perché si festeggia la nostra Repubblica! E quest’anno,m l’anniversario è anche più importante del solito, perché è il 70esimo anniversario della nascita dell’Italia repubblicana e democratica.

Per capire perché il suo compleanno sia proprio il 2 giugno bisogna tornare indietro nel tempo: al 2 giugno 1946 , quando, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i cittadini italiani votarono con un referendum per decidere quale forma di governo preferissero per il paese: monarchia o repubblica? Vinse la repubblica con 12.718.641 voti contro 10.718.502: dopo 85 anni di vita, il Regno d’Italia si trasformò in una Repubblica , costruita dalla Resistenza sulle macerie lasciate dalla II Guerra Mondiale e dal fascismo. Il 2 giugno rimase festa nazionale fino al 1977, poi la sua celebrazione fu spostata alla prima domenica di giugno. Soltanto nel 2001, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, riportò la celebrazione al giorno esatto, il 2 giugno, che tornò così a essere una giornata di vacanza per tutti e, soprattutto, la più importante festa nazionale. Cliccate sul link per conoscere le origini e la storia della festa della Repubblica italiana!
Buona festa della Repubblica a tutti!

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Sacrificio al Colle dell’Agnello

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Orgoglio, vittoria e lacrime per Vincenzo Nibali che in una delle tappe più dure del Giro d’Italia ha vinto per distacco la 19/a tappa del Giro d’Italia, da Pinerolo a Risoul di 162 km, una delle frazioni più dure della corsa rosa con la Cima Coppi ai 2744 metri del Colle dell’Agnello. Nibali ha preceduto lo spagnolo Mikel Nieve (Sky) giunto a 47″, e il colombiano Chaves, nuova maglia rosa, e terzo al traguardo con un distacco di 50″. Quarto Diego Ulissi con un ritardo di 1′. Esteban Chaves è la nuova maglia rosa del 99/o Giro d’Italia di ciclismo. Il colombiano adesso precede in classifica Vincenzo Nibali di 44″ e Steven Kruijswijk di 1’05”.

Sulla neve ghiacciata del Colle dell’Agnello, Steven ci ha lasciato il primato e a momenti ci lasciava pure l’osso del collo. Dove osano le aquile, rischiano, soffrono e piangono le umane genti. La discesa dai 2744 metri della Cima Coppi era appena iniziata e Vincenzo Nibali, dopo aver anche sofferto nei 21 km abbondanti di ascesa, ritrovava smalto, disegnando le curve come Giotto e tornando a sentire profumo di podio perché Valverde l’altitudine proprio non la tollera andando in difficoltà. Il rosso d’Olanda lo segue, forse troppo da vicino. Una nebbia spettrale, un asfalto viscido, un errore: piroetta in volo, un atterraggio tutto meno che morbido a cui seguono problemi meccanici e la comprensibile crisi dell’uomo che vede un sogno tornare di colpo impossibile. Kruijswijk disperato, i suoi compagni sono stati polverizzati dal forcing dell’Orica di Chaves sul colle dell’Agnello, cerca alleanze trasversali con soldati ormai stanchi e demotivati. E’ un leone, la maglia rosa: dà tutto ma non può bastare in una giornata del genere. La deve cedere al Colibrì Chaves che pensa “Ora siamo vicini a Torino e perchè no… Domani proveremo a fare il massimo, sicuro lasceremo la pelle sulla strada”.  Ma Vincenzo è tornato!

Avevo 15 anni e lo ricordo perfettamente

rischiatutto

Ieri sera sono tornato indietro di 45 anni, tanti ne avevo nel 1970 quando Mike Buongiorno (che Dio l’abbia in gloria!) lanciò sull’unico canale Rai di allora il Rischiatutto. Fabio Fazio ha recuperato l’archetipo di una tv che spopolava negli anni ’70 in un’Italietta che faceva i conti con il post ’68 e il terrorismo, con i mutui, le scuole serali e gli straschichi dell’autunno caldo dei metalmeccanici, ma il giovedì sera restava incollata davanti ai televisori – con punte di ascolto oltre i 20 milioni di spettatori – per seguire il quiz che mescolava nozionismo e misura, cultura e intelligenza, in barba alla filosofia sempre imperante della “spintarella”. Ogni puntata mi vedeva attivo e partecipe: rispondere alle domande di Mike prima del concorrente di turno era il mio gioco preferito, l’ho fatto anche ieri sera. Grazie Fabio!

articolo 1

Costituzione della Repubblica Italiana COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – Ciclo di incontri organizzato dal Comitato di Via Asti. Giovedì 18 giugno 2015 – Incontro con Alessandra Algostino (*)

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Si è svolto oggi il primo di cinque incontri organizzato dal Comitato di Via Asti che occupa la ex Caserma dell’Esercito Italiano sita appunto in via Asti, 22 a Torino. Relatrice incaricata la Professoressa Alessandra Algostino che ha commentato i temi ruotanti intorno al primo e più importante articolo della nostra Costituzione Repubblicana. L’articolo 1 rappresenta la sintesi del progetto costituzionale che fu realizzato all’indomani del Referendum popolare che scelse la forma di governo repubblicato alla fine della seconda guerra mondiale. Alla formulazione del testo parteciparono tutte le componenti politiche italiane dell’epoca ad esclusione, naturalmente, delle associazioni fasciste sconfitte. Furono principalmente le forze politiche uscite dalla Resistenza che diedero vita ad una delle costituzioni repubblicane più belle e significative del mondo. Ad oggi essa non è stata ancora applicata nella sua completezza, ma molti dei suoi principi, sopratutto quelli fondamentali, innervano la nostra cultura politica e sociale. La Repubblica Italiana è pluralistica, essa infatti riconosce al cittadino il diritto di associarsi in ogni modalità e per ogni scopo. La democrazia sottintende un conflitto o dei conflitti sociali, occorre sempre fare una scelta che può essere in conflitto con altre. La nostra Costituzione ha scelto il lavoro come strumento fondante. La nostra vuole quindi essere una democrazia sociale non solo formale, ma sostanziale che assegna la sovranità al popolo. Tale scelta di sovranità è la base della democrazia politica che assegna al cittadino il diritto al voto a suffragio universale (art. 48). I cittadni possono essere al tempo stesso governati e governanti. Questo può non essere vero, anzi non lo è. Ricordiamo che moltissimi cittadini residenti in Italia non godono di tutti i diritti costituzionale, molti sono gli stranieri immigrati anche da decine di anni o addirittura nati sul suolo italiano che vivono una democrazia zoppa. Essi sono governati, ma non possono partecipare alla democrazia come lo erano i meteci nell’antica Grecia; non hanno diritto alla rappresentanza. In Italia accanto alla democrazia delle Istituzioni è presente un sorta di democrazia dal basso ad esempio il movimento No Tav o l’occupazione della Caserma Lamarmora di Via Asti a Torino che rappresentano un esempio di realizzazione della sovranità popolare previsto dalla Costituzione.

(*) La democrazia rappresentativa così come è stata disegnata nelle costituzioni europee è un modello ancora valido o richiede qualche ritocco? Possiamo iniziare con il dire che la democrazia è un percorso, è allo stesso tempo un essere e un dover essere, un ordinamento giuridico e politico esistente ed un ideale da raggiungere. È molto delicata la democrazia e esige una manutenzione costante, ovvero richiede una partecipazione permanente, una cittadinanza attiva. È difficile nelle società odierne, sempre più complesse e plurali, immaginare forme di democrazia che prescindano dalla rappresentanza, ma occorre ragionare su quale rappresentanza e ricordare che l’essenza della democrazia sta nella partecipazione effettiva di tutti (come ci ricorda la Costituzione, all’art. 1 e all’art. 3). Dunque, occorre invertire la tendenza attuale: da un sistema maggioritario passare ad una formula elettorale proporzionale che favorisca l’effetto “specchio della realtà”, ovvero che tutti possano essere e sentirsi rappresentati, e dar vita a partiti che – diversamente da quelli attuali, ormai liquidi e liquefatti, appiattiti sulle istituzioni – sappiano veicolare ed organizzare in forma collettiva idee e bisogni dalla società alle istituzioni. Ma non basta: la democrazia non si esaurisce nel circuito istituzionale e, quindi, bisogna valorizzare il ruolo dei movimenti, delle associazioni, di quella democrazia dal basso che è la vera essenza della democrazia, ricordando che essa vive di e nel pluralismo e nel conflitto.