la festa dei lavoratori

Primo-Maggio

Il lavoro è stato e resta uno dei cardini fondativi della nostra Repubblica. La res pubblica non si gestisce senza lavoro perché la dignità personale di ogni essere umano e la sua libertà sono strettamente legate al lavoro. Buona festa a tutti!

Anche quest’anno la festa dei lavoratori cade in un periodo in cui quel diritto al lavoro, base primaria della nostra Costituzione, traballa sotto l’attacco di chi, continua a voler uscire dalla crisi economica, caricandola interamente sulle spalle di chi produce. Ci raccontano che hanno riformato quel diritto per permettere un ricambio a favore dei giovani, ma al momento il cosiddetto Job Act ha solo prodotto trasformazioni surrettizie dei contratti di chi il lavoro l’aveva già.  L’ultima riforma della previdenza sociale, detta Legge Fornero, ha allungato i tempi di uscita dalla attività produttiva. Molte aziende sono costrette a chiedere accordi sindacali per un’uscita in mobilità per periodi accettabili alle parti. Inoltre nel mercato del lavoro i datori di lavoro illuminati sono pochi, c’è sempre chi trova nuovi modi per sottopagare il lavoro ottenendo anche un impegno più intenso dal lavoratore a causa del ricatto contrattuale insito nel Job Act.

E’ per questo che il 1° maggio deve essere una giornata di festa, ma anche una giornata di lotta e di rivendicazione dei diritti dei lavoratori messi pesantemente in dubbio.
La crisi economica sta comportando un impoverimento continuo, questo oltre una certa soglia può mettere in serio pericolo la stessa democrazia. Il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione è l’unico orizzonte di speranza che può ridare spinta alle nuove generazioni.

Buona Pasqua!

coniglio

Vi siete mai chiesti quale sia l’origine dello scambio delle uova? Si potrebbe pensare che sia una tradizione tutta cristiana. Pare nata nel Medioevo, in occasione della festività di Pasqua, i cristiani si donavano le uova a simboleggiare la resurrezione del Nazareno dal santo sepolcro. Inizialmente si usavano quelle vere, colorate e con dediche ben auguranti: le uova venivano bollite avvolte con delle foglie, o insieme con dei fiori, in modo da assumere una tonalità vivace. Gli aristocratici, che potevano permettersi certi lussi, le rivestivano di metalli preziosi. Così fece Edoardo I, re d’Inghilterra dal 1272 al 1307, che commissionò la creazione di circa 450 uova dorate da donare per Pasqua ai suoi amici. Solo dal ‘900, complice l’avvento della commercializzazione, hanno preso sempre più piede le uova di cioccolato, con all’interno una sorpresa. Nate per i più piccini, oggi seducono anche i grandi.

In verità, già il mondo pagano aveva caricato di significato l’uovo ben prima dell’avvento del cristianesimo. Gli antichi greci, per esempio, consideravano il cielo e la terra come due parti distinte che, se unite, formavano un uovo. Dal canto loro, gli egiziani pensavano che lo stesso fosse il cuore dei quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua. Tornando allo scambio delle uova, va detto che i primi ad adottare questa usanza sono stati storicamente i persiani. All’arrivo della primavera essi erano soliti regalarsi delle uova di gallina finemente colorate. In questo modo i persiani suggellavano la fine dell’inverno e il ritorno della vita. Come dire: passano i secoli, cambiano le culture, ma l’uovo resta sempre il simbolo di una rinascita, di una vittoria della Vita sulla morte.

Tip Tap

Un maestro, mi ha lasciato, ci ha lasciati…

ECO 1997 Bustina di Minerva

Nato ad Alessandria nel 1932, emerito Ordinario di Semiotica e della Scuola Superiore di Studi Umanistici presso l’Università di Bologna, misconosciuto in Italia sino alla pubblicazione, 1980, del suo primo romanzo: “Il nome della rosa”, premio Strega 1981. L’opera che deve il suo titolo ad un verso: “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus“, del “De contemptu Mundi” di Bernardo Morliacense, monaco benedettino del XII secolo. “Il nome della rosa” è il punto di confluenza degli studi di Eco, che al riparo di un avvincente “giallo” intreccia il dibattito fondamentale sia religioso che laico dell’epoca, quello sul “nominalismo”: ciò che ci rimane di tutte le cose, le più grandi città, gli uomini famosi, le più belle donne, sono solo nomi. E’ la versione mediovale del dibattito che attraversa tutta la storia della Filosofia dal suo nascere ad oggi. E’ il racconto del Medio Evo per bocca di un cronista dell’epoca ed è un “giallo” perché, al pari della Metafisica, “il racconto poliziesco rappresenta una storia di congettura allo stato puro” come ha affermato lo stesso Umberto Eco.

Nell’opera, come in tutti i successivi romanzi di Eco confluisce lo studio semiotico dell’autore: il fluire della trama è dato infatti proprio dai “codici” medioevali e dall’intreccio dei vari sensi e significati interpretativi dell’epoca. Lo scritto è scorrevole ed avvincente ed il lettore è proiettato nella realtà monastica medioevale, nel “tempo” medioevale, tutto scandito, dall’alternanza tra tempo sacro (dal “mattutino” a “compieta”, alle festività) e tempo profano, così come anche lo spazio è diviso in sacro (il luogo della preghiera) e profano. “Il nome della rosa” è affascinante ed Umberto Eco è catapultato anche finalmente da noi a quel primissimo piano che gli spetta e che a livello mondiale già gli era riconosciuto.

Umberto è ora nell’olimpo definitivo dei più grandi scrittori italiani del XX e XXI secolo.

neve rosso sangue

Ieri sera, L’ANPI di Racconigi, ha organizzato presso il salone San Giovanni, una serata in cui è stato presentato il libro di Piero Balbo “Combattere in Val Varaita” ed il film di Daniel Daquino “Neve rosso sangue”.

La serata è stata pensata per coinvolgere tutte le generazioni con documenti e due testimoni diretti dei fatti riportati nelle opere. Un inquadramento storico ed un film sull’eccidio di Valmala fatto da giovani per i giovani. Una serata per ricordare, discutere, mettere in discussione… una serata nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria.

Daniel Daquino spiega così la sua opera filmica: «Fin da piccolo andavo al Santuario e la lapide con quei nomi dei partigiani mi incuriosiva molto. La nostra generazione di trentenni ha avuto i nonni che hanno vissuto la guerra e la Resistenza. Abbiamo ascoltato tanti racconti. Proprio perché le nuove generazioni non hanno più le stesse nostre chance di sentire le storie di quegli anni dalla viva voce dei protagonisti, credo che sia anche un nostro dovere raccogliere quelle testimonianze, divulgarle e portare avanti quei valori. Ho scelto di ripercorrere quella giornata in fiction perché mi sembrava il modo migliore per avvicinarmi ai più giovani e per far conoscere loro la vicenda. C’è ancora voglia parlare di Resistenza dopo 70 anni».

Neve rosso Sangue locandina

Valmala (CN), 6 marzo ’45.
Un gruppo di partigiani è accampato al santuario di Valmala per conteggiare le forze a disposizione a rientro dall’inverno e per stabilire il da farsi nei mesi successivi. La guerra sta quasi per finire.
Caterina, staffetta partigiana, si nasconde perché ricercata dai fascisti.
Viene a sapere che gli alpini della Div. Monterosa, Btg. “Bassano” della RSI, intendono fare un rastrellamento all’accampamento.
Fermata dall’amica Maria e dal fratello, non può andare ad avvertire il gruppo, e la mattina del 6 marzo l’intero distaccamento di partigiani garibaldini viene attaccato.

il mondo impuzzolisce

charlie_hebdo_2016

“Come continuare a fare il giornale? A darci la forza è stato tutto ciò che avevamo costruito in 23 anni. Non saranno due stronzetti incappucciati a mandare all’aria il lavoro di tutta la nostra vita. Non saranno loro a far crepare Charlie. È Charlie che li vedrà crepare”.

Ha scelto il giorno dell’anniversario della strage di Charlie Hebdo un ventenne di origini marocchine che ieri ha cercato di introdursi all’interno di un commissariato a Parigi.  Il tentativo è stato subito fermato. Erano le 11,30 quando ha urlato  “Allah Akbar”, tentando di aggredire un agente. Voleva vendicare le vittime siriane, ma è stato ucciso dai proiettili della polizia. Aveva una cintura esplosiva finta, un’imitazione, un coltello, un pezzo di carta con disegnata la bandiera dell’Is e una rivendicazione manoscritta in arabo. Nel testo parlava della sua volontà di “vendicare i morti in Siria”, e giurava fedeltà all’autoproclamato califfo dell’Is.

Ora si cerca di fare luce sull’identità dell’uomo ucciso dagli agenti. Mi pare si sia perso l’equilibrio sia in un senso che nell’altro, il mondo impuzzolisce ogni giorno di più, lo diceva già la buonanima di mio nonno durante la mia oramai lontana infanzia.

Un ricordo per Don Aldo Rabino

Don Rabino

Un’iniziativa è in corso in questi giorni per ricordare lo scomparso Don Aldo Rabino  che ha dedicato la sua vita sia nell’impegno sociale con l’associazione O.A.S.I., sia nello sport come cappellano del Torino Calcio.
Le possibilità di adesione sono sostanzialmente due:

  • Attraverso una sottoscrizione chiamata “don-azione” volta a sostenere il centro sportivo Laura Vicuna di Rivalta, a cui lui si era dedicato anima e corpo negli ultimi 15 anni.
    Per saperne di più clicca qui > donazione2015
  • Acquistando la maglietta di don Aldo al costo di euro 10.
    Per vedere la maglietta clicca qui > magliettadonaldo

Storica figura di riferimento soprattutto per il mondo del Torino Calcio, data la sua fede granata, don Aldo aveva fondato l’associazione O.A.S.I. nel 1969, sulla scia del gruppo Operazione Mato Grosso Torino, di cui lui stesso era stato promotore. Impegno attivo anche nel mondo dello sport, dato che il sacerdote era stato consigliere nazionale della Figc ed era attualmente presidente onorario della Fondazione Stadio Filadelfia.

Don Aldo Rabino era nato a Torino nel 1939. Promessa del calcio giovanile aveva lasciato lo sport attivo per diventare, nel 1968, sacerdote salesiano. Una vita nell’oratorio, da vero seguace di don Bosco. Dal 1969 si dedica anima e corpo ai giovani di Torino e ai poveri dell’America Latina attraverso l’Associazione O.A.S.I. (Ora Amici Sempre Insieme) da lui fondata e che conta oggi circa 500 volontari. Nel 1971 don Francesco Ferraudo gli lascia l’incarico di padre spirituale del Torino e quindi da oltre quarant’anni seguiva le gesta della sua amata squadra e dei suoi ragazzi.

maturità a colpi di Malala

matura

Oggi, è il giorno dell’avvenimento più vicino al Festival di San Remo, a livello di attenzione mediatica. Si è svolta la prima prova dell’esame di maturità degli studenti delle Scuole Medie Superiori della Repubblica, sua maestà il tema d’italiano. Non mi dilungo sulla scelta effettuata, prima dagli organi competenti del Ministero competente (forse è una parola un po’ grossa, ma tant’è…) e poi dai singoli studenti. Stamattina, per motivi personali, ho attraversato la piccola folla dei candidati alla maturità di un Liceo Scientifico di Torino. Ho trovato la stessa leggera tensione, stemperata da piccoli ragionamenti del tipo largocirca e qualche gesto scaramantico. Nulla di diverso dal quel lontano fine giugno 1975 quando toccò a me.

Voglio concentrarmi sul tema di argomento generale che prende le mosse da una celebre frase del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”. Ovvero il diritto riconosciuto all’istruzione salverà il mondo. Con tutta probabilità, dopo aver scartato a malincuore Calvino, oggi, avessi vent’anni (circa), avrei scelto proprio la traccia di argomento generale.

All’età di undici anni, Malala è diventata celebre a causa del blog, da lei curato per la BBC, nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e la loro occupazione militare del distretto dello Swat. Successivamente è stata nominata per l’International Children’s Peace Prize, premio assegnato da Kids Rights Foundation per la lotta ai diritti dei giovani ragazzi. Tutto ciò l’ha resa famosa, Malala ha raccontato la sua incredibile esperienza nell’autobiografia “I am Malala”. Il suo libro è stato pubblicato dalla casa editrice inglese Little, Brown. Sono passati due anni dal giorno in cui Malala pronunciò quella frase davanti alle Nazioni Unite. Era il suo 16esimo compleanno ed era appena sopravvissuta a un attentato: lei voleva studiare, i talebani la volevano morta. Ha vinto lei. Ora quelle parole sono entrate nella traccia del tema di maturità, ma prima ancora sono entrate nella coscienza di milioni di ragazzi e ragazze in tutto il mondo, anche in Italia.

Vediamo ora la ricchezza della sua incredibile biografia, data l’età:

– Il 9 ottobre 2012 è stata gravemente colpita alla testa da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola. Ricoverata nell’ospedale militare di Peshawar, è sopravvissuta all’attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, sostenendo che la ragazza “è il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”; il leader terrorista ha poi minacciato che, qualora sopravvissuta, sarebbe stata nuovamente oggetto di attentati. La ragazza è stata in seguito trasferita in un ospedale di Birmingham che si è offerto di curarla.

– Il 12 luglio 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno, parla al Palazzo di Vetro a New York, indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto e lanciando un appello all’istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo.

– Il 10 ottobre 2013 è stata insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. L’annuncio è stato dato dall’ex presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che l’ ha motivata dicendo che è una ragazza eroica e ricca di spirito. Il premio le è stato consegnato in occasione della Sessione Plenaria di Novembre, a Strasburgo, il 20 novembre 2013.

– Il 10 novembre 2013 è stata festeggiata alle Nazioni Unite in occasione del cosiddetto “Malala Day”.

Infine Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del premio Nobel per la pace assieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando con i suoi diciassette anni la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: “per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Malala Yousafzai, che ora vive in Inghilterra, ha vinto il Premio Nobel, grazie alla nomination ufficiale promossa dal partito laburista norvegese.

Malala_Yousafzai_at_Girl_Summit_2014

44 piani, in fila per sei col resto di due…

Ecco il nuovo grattacielo Intesa Sanpaolo. Ideato dalla Renzo Piano Building Workshop, l’edificio è considerato tra i più ecosostenibili al mondo. Intorno un nuovo parco e all’interno una serie di spazi pubblici: l’obiettivo è una torre «aperta» che possa essere vissuta da un’intera città.

Io mi chiedo e chiedo, era necessario per Torino e il suo skyline avere due nuovi grattacieli? Era dall’epoca piacentiniana (ventennio fascista) che non veniva piantato un grattacielo a Torino, mi riferisco alla torre di Piazza Castello che deturpa quel gioiello di equilibrio sabaudo. Il grattacielo Lancia, ristrutturato da poco è piantato in borgo San Paolo come un castello in un paese medioevale, ma i bene informati riferiscono che la società proprietaria è in fallimento perchè non riesce a locare o vendere i piani liberi. Il costruendo grattacielo della Regione Piemonte è stato oggetto di scandalo e variazioni costruttive in corso d’opera di cui siamo informati. Non so se si è capito: non mi piacciono i grattacieli!

come una volta

Conte

Oggi Antonio Conte è tornato a Vinovo, come faceva una volta. Per la prima volta da quando ha rassegnato le sue dimissioni, lo scorso 15 luglio, da allenatore della Juventus,  ha varcato il cancello di del centro sportivo.

Ad accoglierlo ha trovato tutta la dirigenza del club bianconero, senza rilasciare dichiarazioni, il CT della Nazionale, si è intrattenuto a parlare con i suoi ex colleghi e datori di lavoro. Dopo ha raggiunto la squadra che si allena agli ordini di Max Allegri. Proprio come un anno fa o quasi.

Come tifoso non posso che esserne contento, ma sono contento anche del nuovo allenatore che continua la tradizione di Conte tenendoci… Allegri.