La casa comune europea e la filantropia a sostegno dei valori della democrazia

biennale-democrazia-2019

Per la Biennale Democrazia di Torino, che quest’anno ha come tema “Visibile Invisibile” e si svolge dal 27 al 31 marzo, ho assistito al “Dialogo” dal titolo “La casa comune europea e la filantropia a sostegno dei valori della democrazia”.

Ha condotto l’incontro la giornalista Paola Severino Melograni moderando il dialogo fra Massimo Lapucci presidente di EFC – European Foundation Centre e Elena Casolari direttore generale di OPES Impact Fund, intervenuta al posto del sottosegretario Vincenzo Spadafora annunciato dal Catalogo della manifestazione.

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino l’Europa è attraversata da spinte centrifughe che, ovviamente, rendono difficili anche le iniziative filantropiche di grande respiro economico e temporale.

Così la Finanza d’impatto, che coordina il capitale umano con il cosiddetto “capitale paziente” cioè quello impiegato a lungo termine con pazienza e comprensione verso i risultati attesi dall’investimento, intravede ulteriori difficoltà che potranno aggiungersi a quelle già proprie.

L’Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali: sembra un fantasma che non interviene quando i diritti sono calpestati. Diventa quindi difficile investire nella filantropia capitale privato per scopi di pubblica utilità. 

Tenuto conto che l’un percento della popolazione mondiale possiede più ricchezza del restante 99 percento, le fondazioni private hanno un’azione distributiva del reddito con motivazioni filantropiche che possono produrre valore, reddito. La filantropia ha reso la finanza d’impatto interessante a chi vuole produrre reddito con pazienza. Il microcredito è una dei primi esempi di capitali d’investimento e non “a dono”. 

La Carta europea dei diritti fondamentali è praticamente la Costruzione Europea che risulta ignorata. Esiste infatti una indifferenza delle istituzioni. Gli Stati Nazionali non vogliono cedere sovranità all’Europa per motivi di populismo.

L’attività di antiterrorismo Usa con stringenti norme antiriciclaggio ha motivazioni anche di prevaricazione nei confronti di altri Paesi concorrenti. Ciò crea ulteriori freni alla filantropia transfrontaliera che deve già essere sviluppata contro le tendenze nazionaliste che contrastano il mercato comune della stessa filantropia. 

C’è insomma una confusione e una pelosa comunicazione che rende difficile la filantropia. Inoltre ci sono poche regole per la creazione delle Onlus no profit, ciò favorisce i malintenzionati che provocano discredito sul sistema. 

Un tentativo di normalizzazione delle risorse private per il bene comune è il “Manifesto della Filantropia – Per un’Europa migliore”. Per renderci conto del tema, ricordiamo che in Europa la filantropia istituzionale conta più di 148 mila fra enti donatori e fondazioni, con stanziamenti annuali superiori ai 50 miliardi di euro e un patrimonio complessivo superiore ai 400 miliardi di euro.

La centesima scimmia

scimmia

La centesima scimmia è il nuovo film documentario del filmmaker Marco Carlucci, realizzato con il contributo di economisti, scrittori, giornalisti, blogger, europarlamentari, giuristi, associazioni umanitarie ed i cittadini europei.
E’ il controracconto dell’attuale crisi finanziaria e sociale vista in un’ottica opposta a quella istituzionale, un punto di vista che mette in guardia la gente comune nei confronti della propaganda che da anni ripete il mantra di un prossimo miglioramento delle economie.Il video incarna la visione sociale del cittadino, alternata dalle sconvolgenti dichiarazioni degli esperti e di quei pochi politici europei che mettono di discussione il ruolo della Banca Centrale Europea, della finanza speculativa e delle banche fiancheggiatrici. E’ in questo clima che appare Hub, a rappresentare la protesta e l’esigenza di una reale democrazia. Hub è un nome fittizio, eloquente ed emblematico, dietro il quale si cela un misterioso blogger, che si materializza nei luoghi più disparati, davanti al Parlamento Europeo o al centro delle proteste popolari in Spagna, Grecia ed Italia.
Hub è il pensiero contro, informato e libero, che aiuta a comprendere le trame dei nuovi padroni del mondo, e mostra come sia un diritto e un dovere di ciascuno difendersi e provare a ribaltare tale logica dispotica.

“La centesima scimmia” è un documento senza confini, che concede spazio e voce alle teorie alternative al dogma dell’austerity, al ruolo centrale della Germania e alle soffocanti ricette economiche imposte dai governi ai cittadini, come se fossero l’unica via d’uscita.Con tutto il dramma derivante dalla perdita del lavoro, della casa, della dignità e di ogni futuro in un mix di forza e di passione, “La centesima scimmia” mostra l’Europa dei popoli, uniti oggi sotto il tallone oppressivo della finanza, delle banche e dei poteri occulti, l’altra Europa.

I contratti di lavoro di categoria, vanno difesi e rinnovati!

megale_agostinoAXA FORUM 2012

Roma, 23 marzo – “La trattativa con Abi si è interrotta per l’indisponibilità dell’associazione dei banchieri a garantire gli attuali livelli occupazionali e a impegnarsi in termini concreti sul futuro dell’occupazione giovanile”. Così il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, sulla interruzione delle trattative tra Abi e sindacati per il rinnovo del contratto, che aggiunge: “Anzi, Abi ha teso ad esplicitare come il mantenere l’attuale area contrattuale, prevista nel contratto, costi duecento milioni di euro. Da qui anche l’indisponibilità a misurarsi su quello che noi bancari abbiamo definito un modello di banca al servizio del paese”. Il leader della categoria dei lavoratori del credito della Cgil aggiunge inoltre come “abbiamo reso esplicito che chiunque continui a pensare alla disapplicazione del contratto dal primo di aprile troverà la categoria da subito pronta a nuove mobilitazioni e nuovi scioperi, fino al conflitto portato in ogni gruppo. Inoltre, anche chi ha pensato, e ancora oggi pensa, all’interno di Abi di far fallire il negoziato per arrivare al governo, deve avere ben chiaro che il primo dei grandi problemi a cui dare risposta è proprio l’occupazione e l’area contrattuale. Quest’ultima a difesa del perimetro di applicazione del contratto, che non era scambiabile prima, non lo è oggi e non lo sarà domani. Per questo, ribadisco, l’area contrattuale non si tocca”. Infine, conclude Megale, “va ricordato che l’idea di un contratto a costo zero non esiste e il salario deve essere difeso dall’inflazione reale”.

Dopo il Jobs Act si vuole arrivare alla distruzione dei contratti di categoria. I pescicane sono in agguato per mangiarsi i pesciolini, ma siccome il numero fa la forza, saranno i pesciolini a mangiarsi i pescicane.

il decalogo.3

No a contrazione del lavoro e al precariato e alla riduzione di fatto dei salari e delle pensioni. Sì al ripristino delle tutele del lavoro e dei lavoratori cancellate dai Governi Berlusconi e Monti (anche con sostegno ai referendum) e alla sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, all’introduzione di un reddito di cittadinanza, al potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale (nella prospettiva di un welfare dei diritti e non di forme di assistenzialismo caritatevole).

Ancora una volta l’Italia è maglia nera nel lavoro. Ancora una volta a farne le spese sono i giovani e le donne: sono soprattutto loro che vanno a ingrossare le fila degli “inattivi”, ossia chi non ha un’occupazione né è in cerca di un lavoro. Nel 2011 gli italiani tra i 15 e i 64 anni in queste condizioni hanno toccato la soglia del 38per cento (37,8 %, per l’esattezza), un dato che raggiunge addirittura il 48,5 per cento se si considera solo la componente femminile. È quanto rileva l’Istat nel rapporto “Noi Italia”, in cui si legge anche che rispetto al 2010 la percentuale di coloro che invece hanno un impiego è aumentato solamente di un punto, assestandosi al 61 per cento. Solamente Ungheria e Grecia registrano tassi di occupazione inferiori. Sono, invece, il 51,3 per cento quelli che non trovano un’attività da oltre dodici mesi.  

 manifest Taranto

qualcosa mi dice che ci riguarda…

nequality and the world economy

True Progressivism

A new form of radical centrist politics is needed to tackle inequality without hurting economic growth

BY THE end of the 19th century, the first age of globalisation and a spate of new inventions had transformed the world economy. But the “Gilded Age” was also a famously unequal one, with America’s robber barons and Europe’s “Downton Abbey” classes amassing huge wealth: the concept of “conspicuous consumption” dates back to 1899. The rising gap between rich and poor (and the fear of socialist revolution) spawned a wave of reforms, from Theodore Roosevelt’s trust-busting to Lloyd George’s People’s Budget. Governments promoted competition, introduced progressive taxation and wove the first threads of a social safety net. The aim of this new “Progressive era”, as it was known in America, was to make society fairer without reducing its entrepreneurial vim. > leggi tutto

Prepariamoci a continuare?!?

Monti: “Non mi schiero con nessuno
Guiderò chi accoglie la mia agenda
Fuori dall’emergenza senza gli aiuti”