L’innocenza di Tommasina

Un romanzo, una realtà mediata, una antropologia locale trasfigurata alla parte oscura come si deve nel genere noir. La luce arriva gastronomica e dialettale. Mi piace citare tenendo conto della mia biografia.
* Ma che ci devo andare a fare a Torino?
Hai cose da vendere?
No, cose da sapere, cose da sapi.
* Che so, niente so e sinceramente preferirei continuare a non sapere niente, anche se le mie speranze sono legate alla flebile possibilità che Cesara non sia stata informata delle mie origini. Ma è difficile, a Ceglie tutti hanno stampato nel sangue il diritto sacrosanto di farsi i cazzi altrui, senza eccezione alcuna.Tommasina.jpg

l’inno del corpo sciolto

La normale frequenza di defecazione varia ampiamente tra le persone sane: alcuni soggetti possono produrre tre evacuazioni a settimana, mentre altri possono averne tre al giorno. All’interno di questo intervallo la funzionalità di eliminazione delle scorie fecali può considerarsi normale. Freud definisce “caratteri anali” gli effetti sull’adulto di un particolare atteggiamento di interesse ovvero di rifiuto del bambino nel trattenere od evacuare le feci: i bambini che nella prima infanzia «impiegarono relativamente parecchio tempo per giungere a padroneggiare l’incontinentia alvi infantile, e che anche dopo, nell’infanzia, ebbero a lamentare singoli infortuni in questa funzione», così come «quei lattanti che si rifiutano di vuotare l’intestino quando sono posti sul vaso perché ritraggono dalla defecazione un piacere accessorio», diverrebbero in età adulta persone «particolarmente ordinate, parsimoniose ed ostinate», con predisposizione ad alcune forme di nevrosi e di stravaganza. Insomma ognuno evacua a modo suo, ma il Roberto nazionale qualche anno fa per togliere qualche residuo tabù sull’argomento scrisse “l’inno del corpo sciolto” una canzone di genere pop lanciata nel 1979.

Si tratta di un motivetto che ha come tema l’invito a tutti di defecare, senza vergognarsene, lodando i water e i gabinetti; genere satirico e graffiante tipico di Roberto Benigni. Dietro le parole, all’apparenza scurrili e volgari della canzone, si cela il desiderio umano di far apparire assolutamente normale tutto ciò che ci circonda, specialmente quelle cose o quelle persone che appaiono strane e vengono giudicate volgari o immonde, come appunto le feci. La canzone è stata cantata da Benigni per la prima volta durante una puntata del 1979 del programma televisivo “l’altra domenica” di Renzo Arbore, suscitando sia ilarità che scalpore fra il pubblico. E’ ora di cantarla insieme.

E questo è l’inno-o

del corpo sciolto

lo può cantare solo chi caca dimorto

se vi stupite

la reazione è strana

perché cacare soprattutto è cosa umana.

Noi ci si svegliamo e

dalla mattina

i’ corpo sogna sulla latrina

le membra riposano

ni’ mezzo all’orto

che quest’è l’inno

l’inno sì del corpo sciolto.

C’hanno detto vili

brutti e schifosi

ma son soltanto degli stitici gelosi

i’ corpo è sano

lo sguardo è puro

noi siamo quelli che han cacato di sicuro.

Pulissi i’culo dà gioie infinite

con foglie di zucca di bietola o di vite

quindi cacate

perch’è dimostrato

ci si pulisce i’culo dopo avè cacato.

Evviva i cessi

sian benedetti

evviva i bagni, le tualet e gabinetti

evviva i campi

da concimare

viva la merda

e chi ha voglia di cacare.

I’bello nostro è che ci si incazza parecchio

e ci si calma solo dopo averne fatta un secchio

la vogl’arreggere

per una stagione

e colla merda poi far la rivoluzione!

Pieni di merda andremo a lavorare

e tutt’a un tratto si fa quello che ci pare

e a chi ci dice, dice

te fa’ questo o quello

noi gli cachiam addosso e lo riempiam fino al cervello:

cacone!

puzzone!

merdone!

stronzone!

la merda che mi scappa

si spappa su di te!

Roberto Benigni

 

 

occhiali rotti

Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro

che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro

non lo pagai sperando di fermarlo

come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo

ma so andarmene lontano

se nessuno mi trattiene

e tornarmene a Milano nonostante le catene

Ho lasciato la mancia al boia, sai quanto mi servisse

un orologio Bulova

se il tempo lo scandiva la mia tosse

tanto che poi in cambio ottenni acqua

e un sorriso che pensai

fosse un rischio persino per lui

per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse

di viaggiare in solitaria

vedendo il mondo per esistere.

E chissà che poi non capita che ad uccidermi

sia per caso la pallottola amica di un marine

ma se chi dovrebbe darti aiuto respinge il tuo saluto cosa fai?

bestemmi o preghi il dio del vetro andando marciandietro via dai guai

e vai all’inferno

che la differenza in fondo non ci sta

Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro

che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro

non lo pagai sperando di fermarlo

come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo

ma nel giro di un minuto dietro a un paio di lenzuola

è sbucato il sostituto

con in mano una pistola

Finalmente un po’ di musica

ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via

chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia

e se mi verrà mai perdonato il fatto che io spesso andassi via

un bacio a tutti, quanti sogni belli e quanti brutti

i miei occhiali si son rotti

ma qualcuno un giorno li riparerà.

Finalmente un po’ di musica

ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via

chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia

e se mi verrà mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia

un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti

i miei occhiali si son rotti

ma qualcuno un giorno se li metterà

e a occhi semichiusi

attraverserà posti distrutti

e silenziosi

(Samuele Bersani)

« Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato. Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita. Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega. Basta che non facciate come nel Grande Lebowski. »

Enzo Baldoni

Enzo Baldoni,

pubblicitario e collaboratore del settimanale Diario, morì dodici anni fa, rapito e ucciso dall’Esercito islamico in Iraq. 

 

 

Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese

perfetti sconosciuti

Il sottotitolo del film è la frase “ognuno di noi ha tre vite, una vita privata, una vita pubblica e una vita segreta” di Gabriel Garcia Márquez.

Alla luce di questo assunto, il film racconta la storia di una cena durante la quale sette amici, quattro uomini e tre donne, decidono di mettere sul tavolo i loro smartphone e condividere con tutti gli altri tutto ciò che ricevono (foto, messaggi, chiamate). Una commedia che inizia come un gioco, ma come nella vita arrivano anche i momenti drammatici, dovuti alle numerose rivelazioni che gli smartphone messi sul tavolo portano con sé. Il cast di Perfetti sconosciuti è composto da alcuni dei più noti attori italiani: Kasia Smutniak, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher e Anna Foglietta.

Il critico letterario ed editore americano George Jean Nathan ebbe a dire che il “dramma è quel che la letteratura fa di notte” , non a caso il maleficio narrativo di Perfetti Sconosciuti si consuma durante un’eclissi di luna, le cui fasi scandiscono il ritmo del film.

In effetti quello che sembrava un passatempo innocente diventerà man mano un gioco al massacro e si scoprirà che non sempre conosciamo le persone così bene come pensiamo. Col procedere della serata, in maniera progressiva, verranno svelati i lati segreti di ognuno dei protagonisti, sino ad arrivare a un finale inaspettato, la cancellazione a posteriori delle vicende raccontate dal film è sicuramente amaro e cinico, lascia lo spazio ad ogni personale riflessione sulla reale conoscenza che abbiamo delle persone che amiamo e stimiamo senza sospetto. Il vero problema è volersi bene, conoscere se stessi, essere sincero con gli amici, guardarsi negli occhi e dire la verità, subito.

Il citatissimo David Bowie

Una delle notizie degli ultimi giorni ha riguardato Marte, il pianeta rosso molto simile per composizione e rotazione alla Terra. Dicono che siano state trovate tracce di acqua salata sulla superficie di quel pianeta così legato alle nostre fantasie e alla fantascienza. Trainato da questa promozione formidabile quanto inconsapevole e senza precedenti, in questi giorni si può godere nei cinema il Sopravvissuto – The Martian film di Ridley Scott. In questo film, una buona parte la gioca la colonna sonora.

Qual è la musica che si ascolta nello spazio? Ridley Scott ha creato una piacevole e divertente contrapposizione tra il mondo super tecnologico, ma silenzioso come quello di Mark Watney (il sopravvissuto), e una colonna sonora anni Settanta che vede tra i pezzi proposti I will survive di Glory Gaynor, Starman di David Bowie, Waterloo degli Abba e molti altri.

Il brano di David Bowie all’epoca della sua pubblicazione suscitò varie interpretazioni; alcuni intravidero nel testo un accenno alla seconda venuta di Cristo, una sorta di annuncio messianico l’uomo delle stelle rappresenterebbe un Creatore extraterrestre già visitatore della Terra in epoche passate che considera l’idea di tornare per controllare come la vita umana sta procedendo. D’altra parte Starman può essere vista anche come metafora dalla rockstar che una volta era uguale al suo pubblico e che a successo conseguito viene considerata come un figura divina che si erge sulla folla. L’atto autocelebrativo della nascita di una nuova stella divenne quindi un veicolo mediante il quale Bowie affermò il proprio status di icona.

« There’s a starman waiting in the sky,
he’d like to come and meet us
but he thinks he’d blow our minds… »
 «C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo,
vorrebbe venire e incontrarci
ma pensa che potrebbe mandarci fuori di testa… »

Un momento florido di citazioni quello che coinvolge il duca bianco: “Per tutti quelli che hanno una vetta da conquistare”, ecco la pubblicità dell’acqua Levissima che ha scelto Heroes come colonna sonora. Lo spot, dal titolo Levissima Everyday Climbers, sta andando in onda dal 4 ottobre 2015.

Scritta da David Bowie e Brian Eno, Heroes è la canzone che dà il titolo all’omonimo album del 1977.

levissima

I, I will be king – Io, io sarò re
And you, you will be queen – e tu, tu sarai la regina
Though nothing will drive them away – anche se niente li porterà via
We can beat them, just for one day – possiamo batterli, solo per un giorno
We can be Heroes, just for one day – possiamo essere eroi, solo per un giorno

And you, you can be mean – E tu, tu puoi essere mediocre
And I, I’ll drink all the time – e io, io berrò tutto il tempo
‘Cause we’re lovers, and that is a fact – perché siamo amanti, e questo è un fatto
Yes we’re lovers, and that is that – Sì siamo amanti, è proprio così

Though nothing, will keep us together – Anche se niente, ci terrà insieme
We could steal time – Potremmo rubare il tempo
just for one day – solo per un giorno
We can be Heroes, for ever and ever – possiamo essere eroi, per sempre
What d’you say? – che ne dici?

I, I wish you could swim – Io, io vorrei che tu sapessi nuotare
Like the dolphins, like dolphins can swim – Come i delfini, come i delfini nuotano
Though nothing, will keep us together – anche se niente, ci terrà insieme
We can beat them, for ever and ever – possiamo batterli, per sempre
Oh we can be Heroes, just for one day – possiamo essere eroi, solo per un giorno

I, I will be king – Io, io sarò re
And you, you will be queen – e tu, tu sarai la regina
Though nothing will drive them away – anche se niente li porterà via
We can beat them, just for one day – possiamo batterli, solo per un giorno
We can be Heroes, just for one day – possiamo essere eroi, solo per un giorno

I, I can remember (I remember) – Io, io posso ricordare
Standing, by the wall (by the wall) – in piedi accanto al Muro
And the guns shot above our heads (over our heads) – E i fucili spararono sopra le nostre teste
And we kissed – e ci baciammo
as though nothing could fall (nothing could fall)– come se niente potesse accadere
And the shame was on the other side – e la vergogna era dall’altra parte
Oh we can beat them, for ever and ever – Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Then we could be Heroes, just for one day – Allora potremmo essere Eroi, solo per un giorno

We can be Heroes – Possiamo essere Eroi
We can be Heroes – possiamo essere Eroi
We can be Heroes – possiamo essere Eroi
Just for one day – solo per un giorno
We can be Heroes – possiamo essere Eroi

We’re nothing, and nothing will help us – Siamo niente, e niente ci aiuterà
Maybe we’re lying – forse stiamo mentendo
then you better not stay – allora è meglio che tu non rimanga
But we could be safer – ma potremmo essere al sicuro
just for one day – solo per un giorno

just for one day – solo per un giorno.

Visto che con le citazioni arrivano i soldi, spero che David si decida a produrre un altro disco. Da fan d’antica data (1970) l’aspetto con ansia e curiosità.

la Festa dei Nonni

nonni

La Festa dei nonni si celebra oggi 2 ottobre, è una delle ricorrenze informali introdotte recentemente in Italia con una legge approvata nel 2005. Negli Stati Uniti la Festa dei nonni esiste dal 1978. La legge dice che la giornata di oggi, il 2 ottobre, serve a celebrare “l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”: La legge assegna a regioni, province e comuni il compito di organizzare il 2 ottobre iniziative ed eventi volte alla “valorizzazione del ruolo dei nonni”.

La festa riguarda sia i nonni materni sia i nonni paterni (!). Si evete letto bene! Se non ci credete cliccate qui.

io sono partigiano, odio gli indifferenti

Antonio Gramsciodio gli indifferenti

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci 11 febbraio 1917

L’Europa, la Grecia e noi…

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Il giudizio storico si incaricherà domani di dare ad Alexis Tsipras quel che gli spetta, nel bene e nel male. Ora è invece fondamentale formulare un giudizio politico che sia all’altezza della lezione che da questi fatti va tratta. C’è chi sostiene (Nichi Vendola) che “Tsipras è il vero alfiere della nuova Europa” in quanto artefice di “un compromesso che apre varchi nel muro delle regole dell’austerity”. E che “se perde Tsipras perde l’Europa”. In sintonia con tali giudizi, va profilandosi nel nostro Paese il cammino di una “sinistra di governo” che intende distinguersi da un’ “estrema sinistra di mera testimonianza”. Sul fronte della prospettiva europea e dei rapporti interni all’Ue, l’architrave che sorregge una tale “responsabile” impostazione puo’ essere sintetizzato nella seguente formulazione: superare l’austerita’ tedesca senza mettere in discussione l’euro (e l’Ue). Qui sta lo snodo cruciale che l’oggettivita’ propone. E qui sta il nodo gordiano da recidere: poiche’ proprio alla luce della drammatica vicenda greca – vicenda emblematica che mette alla prova la tenuta dell’Ue in quanto tale – quella formulazione risulta un’impossibile quadratura del cerchio. Riproporla ora equivale a un’operazione retorica che di fatto – se ne sia o meno consapevoli – riempie il non detto di un’adeguamento all’ordine dato delle cose.

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Ma sul pianeta gemello della terra, ci sarà f…?

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(esemplare fortunato di f…), riporto di seguito l’esilarante buongiorno di Massimo Gramellini pubblicato, come al solito, su La Stampa.

Le sconvolgenti notizie sull’esistenza di un pianeta gemello della Terra stanno provocando reazioni entusiaste e addirittura romantiche. «Ma ci sarà f…?» si è subito informato un anziano statista milanese. Renzi ha promesso che nella riforma Boschi del sistema solare è prevista, per gli oppositori che cambieranno pianeta, l’abolizione della tassa sulla seconda casa. L’insensibile Merkel lo ha bloccato: «Dopo i parametri europei non puoi sfondare anche quelli interstellari». Ma esisterà davvero, l’Altro Mondo? Grillo non ha dubbi: «E’ una sfera di cartone costruita dai massoni in un garage di Houston. Ci prendono per la Nasa». Più possibilista Giovanardi: «Deportiamoci i gay, a patto che non possano sposarsi neppure lì».  

L’ex ministro greco Varoufakis ha lanciato un appello ai cugini siderali: «Avreste qualcosa da prestarmi?», mentre la scoperta ha stimolato in Putin un interrogativo filosofico: «Serve gas?». Lo schivo Salvini, in diretta a galassie unificate con la felpa di «Odissea nello Spazio», ha preso le distanze (che non sono brevi) dagli abitatori della Terra bis: «Aiutiamoli a casa loro». Ma se fossimo noi ad avere bisogno di ricovero? L’urlo «Trasferiamoci lì» già rimbomba sul web. Prudenza mista a sconforto solo tra i cittadini romani: «Come faremo a raggiungere un pianeta che dista 1400 anni luce, se non riusciamo a chiudere le porte della nostra metropolitana nemmeno per un chilometro?». Eppure l’istinto a migrare fa parte dell’uomo. «L’universo è di tutti», ha ricordato papa Francesco. Immediata la replica del Salvini dell’Altro Mondo: «I terrestri? Li ospiti lui a casa sua».  

Alle radici del mito di Faust

Faust

Fu “pubblicata, anonima, a Frankfurt, nel 1587, la Historia von Doktor Johann Fausten, opera che ebbe subito grandissima diffusione. Venne in pochi anni tradotta in dieci lingue e subì rifacimenti ed ampliamenti sino al XVIII secolo.
Faust è un personaggio storico e le date della sua vita cadono fra il 1480 ed il 1540. Le sue beffe, le sue bricconate, la sua capacità di straordinario prestigiatore lo resero celebre un po’ ovunque in Germania e non simpatico alle autorità ecclesiastiche. Subito dopo la sua morte, la leggenda si impadronì della figura di lui, intessendovi intorno una messe ricchissima di episodi e di avventure. Gli vennero inoltre attribuiti poteri soprannaturali, relazioni con le potenze infernali, capacità di combattere i demoni. In un tempo in cui magia, astrologia, timore del diavolo avevano grande influenza sull’animo e sul modo di vivere non solamente del popolo, ma dei dotti, degli uomini politici, degli uomini d’arme, dei religiosi d’ogni grado era facile cosa prestar fede a queste leggende. […]
Nella Historia si racconta la giovinezza di Faust e come sia giunto al patto col demonio. Gli anni universitari di Faust a Wittenberg occupano un’ampia parte del racconto; lo spirito inquieto dell’avventuriero non si accontenta di quanto gli insegnano le sacre scritture, ma desidera arrivare, sia pure con l’aiuto delle forze infernali, alle verità ultime, alla verità filosofica, ed a varcare i limiti posti all’umana conoscenza ed allo agire umano. […]
Era inevitabile che la condanna eterna cogliesse questo Faust ed il diavolo lo avesse, alla fine, in suo potere. La coscienza del tempo era ancora immatura a fare di lui il simbolo preciso e netto di un nuovo orientarsi dello spirito, l’eroe di un’altra umanità, ma egli resta tuttavia l’incarnazione di quelle correnti del pensiero che si venivano affermando e che il protestantesimo, con la libertà concessa alle scienze ed alla speculazione, aveva direttamente favorito.” (1)
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(1) Giovanni V. Amoretti, Storia della letteratura tedesca, Milano, Principato, 1965