perchè Francesco si piega agli idolatri?

Neanche Maometto riuscì a sconfiggere definitivamente gli idolatri, è dunque una guerra persa in partenza. A Collegno hanno tenuto la statua fuori dalla Chiesa di Gesù Maestro: per quanto ancora resterà li a rappresentare plasticamente i dubbi legittimi sulla santità di quest’uomo? Se persino Francesco il Papa che ci ha sorpreso arrivando dall’altra parte del mondo si piega al fenomeno della superstiziosa figura del frate di Pietrelcina, abbiamo poche speranze di salvarci dalla personalizzazione del divino.

Credevamo di sapere già tutto su padre Pio, onnipresente nella realtà come nell’immaginario dell’Italia contemporanea. E invece, a ben guardare, non sapevamo quasi niente. Prima della ricerca di Sergio Luzzatto, la figura del cappuccino con le stigmate era vincolata soltanto alla fede degli uni, all’incredulità degli altri. Un santo vivo, addirittura un altro Cristo per gli innumerevoli suoi devoti. Un uomo ambiguo, addirittura un personaggio losco per gli altrettanto numerosi suoi detrattori.
Adesso, grazie al monumentale lavoro di scavo archivistico su cui si fonda questo libro, padre Pio è stato finalmente consegnato alla storia del ventesimo secolo. Un’avventurosa storia di frati e soldati, pontefici e gerarchi, beghine e spie. Soprattutto, una storia istruttiva. Perché fra crismi e carismi, miracoli e politica, quella che Luzzatto racconta con mestiere e con brio è una parabola sull’Italia novecentesca.

Padre Pio di Luzzatto

Francesco Forgione (1887-1968) in arte Padre Pio fu ordinato frate nel 1910. Immediatamente gli vennero le stimmate per poi scomparire subito dopo. Nel 1918 le stimmate tornarono. Lo spettacolo delle ferite che sanguinavano mentre il frate diceva messa fece accorrere le masse, oltre che (finalmente) i medici. Nel 1919 uno di questi visitò il frate e notò che le piaghe erano superficiali, e presentavano un alone del caratteristico colore della tintura di iodio. La diagnosi fu confermata dal perito ufficiale inviato dal Santo Uffizio, che attribuì alla tintura di iodio lo sviluppo e il mantenimento delle lesioni, in origine superficiali e di natura patologica (necrosi della cute). Secondo i confratelli, Padre Pio versava acido fenico, acido nitrico e acqua di colonia sulle ferite “per attutire a scopo di umiltà il suo odore di santità”. Nel 1920 anche Padre Gemelli visitò il frate, e dopo aver dichiarato che le stimmate erano di origine isterica cercò di farlo internare.

Nel frattempo il frate si era schierato a favore dei fascisti. Il giro di denaro delle offerte minava il voto di povertà dei cappuccini, e la spartizione del bottino spesso degenerava in rissa. Il culto dei devoti, alimentato dal commercio dei panni sporchi del sangue delle stimmate, sconfinava nell’idolatria pagana. Il flusso dei pellegrini interferiva con la supposta clausura dell’eremo, e le visite notturne al convento di sedicenti “figlie spirituali” davano adito a pettegolezzi poco edificanti.

Dopo che l’arcivescovo di Manfredonia dichiarò che Padre Pio era un indemoniato, e i frati di San Giovanni Rotondo una banda di truffatori, il Santo Uffizio dovette correre ai ripari. Nel 1922 ordinò al frate di indossare guanti senza dita per nascondere le stimmate. Nel 1923 decretò che non si era in presenza di alcun fatto soprannaturale. Nel 1924 ammonì i fedeli ad astenersi dal mantenere qualunque rapporto, anche epistolare, con Padre Pio. Nel 1931 privò il frate di tutte le facoltà religiose, salvo quella della messa, che però poteva celebrare solo privatamente.

Due visite ispettive, ordinate dalla Santa Sede nel 1927 e 1928, stabilirono che la situazione nel convento di San Giovanni Rotondo era solo un aspetto di un grave disordine morale del clero foggiano, che indulgeva in ogni sorta di allegria: “corruzioni, ruberie,ricatti, peccati della carne, simonìa (delitto consistente nel vendere o comprare cose sacre) odi e vendette”. E proprio questa fu la salvezza di Padre Pio che propose al Vaticano un patto fra “gentiluomini”: la mancata pubblicazione di alcuni libelli sull’edificante situazione (confezionati nel 1931 e 1933 dai seguaci del frate), in cambio della revoca delle disposizioni nei suoi confronti. Nel 1934 la Santa Sede cedette, pur reiterando che padre Pio non doveva trasformare la messa in uno spettacolo da baraccone, che le donne non potevano rimanere a dormire al convento, e che il commercio delle pezze insanguinate era severamente proibito.

Ormai il frate aveva ottenuto l’impunità, e decise di dedicarsi alla costruzione del suo monumento: un ospedale divino. Un misterioso finanziamento di 300 miliono di allora arrivò dalla Francia nel 1941, forse da un conto estero nel quale erano state “fatte affluire” le offerte dei fedeli. L’ospedale fu inaugurato nel 1956, e fa parte dell’unico vero miracolo di Padre Pio: la trasformazione di San Giovanni Rotondo in un potentato economico completo di alberghi, pensioni, ristoranti, bar e negozi di ogni genere. Oltre che di un enorme tempio progettato da Renzo Piano, con la capienza di 30.000 posti (in un comune che conta 27.000 abitanti).

Con l’avvento di Giovanni XXIII, che non credeva affatto alla santità del frate, ordinò nel 1960 un’ispezione a San Giovanni Rotondo. Si stabilì che moltissimi frati possedevano automobili private e gestivano personalmente grandi somme di denaro, nonostante il voto di povertà. Le donne continuavano a pernottare nel convento e il commercio delle reliquie non si era affatto fermato. Nel 1961 il Santo Uffizio tornò a segregare Padre Pio e a prendere il controllo del convento.

Con l’elezione di Paolo VI il frate fu autorizzato a tornare a svolgere le sue attività. In cambio, la Santa Sede pretese e ottenne di essere nominata erede universale nel suo testamento. Alla sua morte, avvenuta il 23 settembre 1968, Padre Pio effettuò un ultimo miracolo: le stimmate erano sparite senza lasciare traccia, e lasciando invece ovvi sospetti sulla loro esistenza.

Giunge infine l’operazione di canonizzazione, orchestrata in modo da confluire nel gran -business- del Giubileo, da parte di Giovanni Paolo II il 16 giugno 2002. In questi giorni di un altro Giubileo, quello detto della misericordia, indetto da Papa Francesco sono stati concessi a Padre Pio (santo?) gli onori di una temporanea traslazione della salma (!) a Roma che sta creando l’atteso clamore della folle di illusi idolatri. Il business continua, la simonia ha preso nuovi colori.

il Papa e le ideologie del liberismo radicale

Nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace il Papa ha parlato di Matrimonio e Aborto, un mix argomenti caldi capace di scatenare sul web un tam tam di discussioni ed omissioni abbastanza assurdo. Il papa, infatti, non ha parlato principalmente  di matrimoni fra persone omosessuali, per convincersene basta leggere le sue posizioni. Egli ha piuttosto attaccato il liberalismo sfrenato e la tecnocrazia, temi tanto cari “a sinistra” difendendo le posizioni classiche della Chiesa, ma con toni e parole ben diversi da quelli riportati da quotidiani e agenzie.

Liberalismo e tecnocrazia vengono stigmatizzati dal pontefice con parole forti: “le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali”.

Vediamo ora cos’altro non ha detto e cosa ha invece riaffermato Papa Ratzinger? Conviene sempre procedere con carte alla mano: – PEDOFILIA – I MEDIA E LE MEZZE VERITA’ <–  clicca e leggi

è sempre buona cosa informarsi controllando le fonti, prima di alzare inutili polveroni. Le posizioni della Chiesa sono oramai arcinote, non occorre nè condividerle nè censurarle ad ogni piè sospinto. Se ne prende atto proseguendo per la propria strada, magari se ne condivide in parte le posizioni a seconda della propria sensibilità culturale. A me pare errato ogni pregiudizio ed ogni partito preso.

Sonetto n° 129 di William Shakespeare

 

The expense of spirit in a waste of shame
Is lust in action: and till action, lust
Is perjur’d, murderous, bloody, full of blame,
Savage, extreme, rude, cruel, not to trust;
Enjoy’d no sooner but despised straight;
Past reason hunted; and no sooner had,
Past reason hated, as a swallow’d bait,
On purpose laid to make the taker mad:
Mad in pursuit and in possession so;
Had, having, and in quest to have, extreme;
A bliss in proof,— and prov’d, a very woe;
Before, a joy propos’d; behind a dream.
All this the world well knows; yet none knows well
To shun the heaven that leads men to this hell.
–William Shakespeare

È spreco di spirito in triste scempio
la lussuria in atto e fintanto che lo è
di spergiuro, assassinio, sangue è esempio,
selvaggia, infida, brutale ed empia essa è;
appena goduta, subito odiata;
rincorsa senza senso, ma raggiunta
odiata senza senso, esca ingoiata
per rendere la ragione defunta;
folle sia a cacciare che a possedere;
avendo, avendo avuto e volendo avere,
gioia alla prova, ma provata penosa,
prima una festa, poi sognata cosa.

Tutto ciò il mondo lo sa, ma nessuno sa
evitar la via che fra Cielo e Inferno sta. 

***

    Sciupio dello spirito nello sperpero della vergogna
è la lussuria in atto, e nel suo attuarsi
essa è spergiura, assassina, spregevole, sanguinaria,
selvaggia, sfrenata, brutale, impietosa, infida;
     Non appena sazia essa è disprezzata:
è perseguita irrazionalmente e, non appena avuta,
è irrazionalmente odiata, com’esca ficcata
nella strozza per far impazzire il malcapitato;
     Insana nella ricerca e nel possesso,
sfrenata nel suo prima-durante-dopo:
una beatitudine nel goderla e, goduta, una dannazione;
prima una gioia offerta, poi solo un sogno.
     Tutto ciò sa bene il mondo, ma nessuno sa bene
come scansare il paradiso che porta a tale inferno.

 William Shakespeare

E’ più facile controllare e trattenere il sentimento della passione oppure farsi travolgere e quindi di conseguenza peccare? Questa è, in fondo la domanda oggetto del sonetto di Shakespeare qui proposto – con una scelta di traduzioni in italiano -; occorre, per dare una risposta alla domanda,  considerare se si pecca semplicemente facendosi travolgere dalla passione oppure si compie l’atto sessuale senza sentimento amoroso. Non è forse questo l’atteggiamento più deprecabile? Esaminiamo cosa ne pensa il Catechismo della Chiesa Cattolica.

IL NONO COMANDAMENTO

Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo ( Es 20,17 ).

Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore ( Mt 5,28 ). 

2514 San Giovanni distingue tre tipi di smodato desiderio o concupiscenza: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita [Cf 1Gv 2,16 ]. Secondo la tradizione catechistica cattolica, il nono comandamento proibisce la concupiscenza carnale; il decimo la concupiscenza dei beni altrui. 

2515 La “concupiscenza”, nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell’appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. L’Apostolo san Paolo la identifica con l’opposizione della “carne” allo “spirito” [Cf Gal 5,16; Gal 5,17; 2515 Gal 5,24; Ef 2,3 ]. E’ conseguenza della disobbedienza del primo peccato [Cf Gen 3,11 ]. Ingenera disordine nelle facoltà morali dell’uomo e, senza essere in se stessa un peccato, inclina l’uomo a commettere il peccato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1515]. 

2516 Già nell’uomo, essendo un essere composto, spirito e corpo, esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di tendenze tra lo “spirito” e la “carne”. Ma essa di fatto appartiene all’eredità del peccato, ne è una conseguenza e, al tempo stesso, una conferma. Fa parte dell’esperienza quotidiana del combattimento spirituale. 

Per l’Apostolo non si tratta di discriminare e di condannare il corpo, che con l’anima spirituale costituisce la natura dell’uomo e la sua soggettività personale; egli si occupa invece delle opere, o meglio delle stabili disposizioni – virtù e vizi – moralmente buone o cattive, che sono frutto di sottomissione (nel primo caso) oppure di resistenza (nel secondo) all’ azione salvifica dello Spirito Santo. Perciò l’Apostolo scrive: “Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” ( Gal 5,25 ) [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et Vivificantem, 55].

Fabrizio de Andrè, la vede così:

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.