garrisce la bandiera!

Italia

Oggi le bandiere iniziano a sventolare, quando gioca la nazionale la Patria si risveglia in ogni italiano, partiamo in quarta fila, ma la speranza nell’antico stellone non ci molla. Anche se la pole position della Francia di Pogba e di Kanté, di Griezmann e di Martial, di Payet e di Giroud pare fuori discussione. A differenza delle altre piazzole sulla griglia di partenza, sulla cui assegnazione il dibattito è legittimamente ampio ed appunto ci concede qualche speranza. La Spagna non è più quella ma la qualità è rimasta. Il Belgio ha forza fisica e talento, l’Inghilterra sembra più fresca di quella che da tempo immemore illude e poi delude. La Germania non parrebbe quella di due anni fa in Brasile, anche se con i tedeschi la cautela è d’obbligo, e se Cristiano Ronaldo fosse il parente sano di quello (non) visto a San Siro anche il Portogallo potrebbe iscriversi. Vediamo… comunque forza Italia!

bandiere

Cesare Maldini

(Immagine tratta da Wikipedia)

Due mesi fa ci lasciò un grande uomo, i meccanismi strani della memoria me l’hanno riportato oggi, ho quindi deciso di ricordarlo quale rappresentante di quei calciatori bandiera di cui si sta perdendo traccia anche a causa del denaro e della troppa attenzione mediatica che ha oramai preso in mano il calcio e lo stanno lentamente stritolando.

Cesare Maldini nacque a Trieste nello storico quartiere della Servola nel 1932. Egli scelse e fu scelto dallo sport più popolare in Italia. L’esordio da calciatore con la Triestina avvenne il 24 maggio del 1953. Maldini, difensore di grande qualità dopo aver esordito passò al Milan e da difensore ha giocato fino al 1966.

Maldini è stato un rivoluzionario anche se molto egli deve all’arrivo al Milan di Gipo Viani, due anni dopo il suo esordio. Con lui Maldini vinse due scudetti. Cesare giocava “libero” con eleganza, intelligenza, luce, per se stesso e per i compagni. Sul campo di pallone Maldini ha dato e ha lasciato tanto, altrettanto ha fatto insegnando calcio.

Nel 1963, quando in panchina c’era Nereo Rocco, sollevò, dopo averla vinta, la Coppa dei Campioni. Resterà nella storia del calcio per i suoi successi con il Milan e con la Nazionale, ma anche per la sua umanità, le sue bonarie sfuriate così ben imitate da Teo Teocoli che ne ha fatto un eroe popolare, quando aveva terminato il suo ciclo attivo.

Cesare Maldini è stato una ‘bandiera’, figura che nel calcio sembra sempre più passare di moda, ma nella famiglia Maldini è valsa per ben due generazioni consecutive, prima lui, poi il figlio Paolo altro grande difensore e bandiera milanista.

Sempre al Milan (per non cambiare bandiera), nella Nazionale e in mille altre squadre, recentemente sembrava esserci da sventolare un’altra bandiera di nome Mario Balotelli. In realtà quella bandiera non è riuscita a salire sul pennone per ora… per sempre?

In effetti i bene informati ci raccontano che Marione Balotelli, rimasto fuori dalle convocazioni del ct Conte per gli Europei ed in attesa di conoscere il proprio futuro, si è concesso una vacanza per staccare la spina dopo l’ultima complicata stagione con il Milan: meta esotica per l’attaccante, con il fratello Enock si è rilassato a Dubai. Buon per lui che è sempre al centro dei riflettori, anche di quelli di calciomercato visto che il suo futuro è ancora un rebus: il Liverpool lo ha scaricato, il Milan non sembra intenzionato a confermarlo al termine del prestito e l’ingaggio da 6 milioni di euro netti a stagione frena molte pretendenti. Eppure c’è sempre chi è pronto a tendere una mano all’attaccante, Lazio e Besiktas chiamano a gran voce. Non sono però questi gli unici club interessati: anche il Galatasaray monitora mentre la Sampdoria spaventata dai costi resta più defilata. Insomma, c’è sempre chi è disposto a dare un’ultima chance a Balotelli. Altro giro altra bandiera: il $!

Il compleanno di un campione

Quagliarella

Festeggiare il compleanno di un Campione da parte di un tifoso, può sembrare piaggeria, apparire non sincero, ma nel caso di Fabio Quagliarella si tratta sopratutto di un uomo semplice e bravo, quindi dire buon compleanno Fabio!, risulta più sincero e particolare.

Ultimamente qualcuno ha accusato Quagliarella di non festeggiare i gol contro le sue tante ex squadre, come se avere ed esprimere sentimenti di riconoscenza fosse vietato. Noi tifosi della Juventus ce lo ricordiamo con affetto e siamo fieri che abbia indossato la maglia bianconera. Fabio Quagliarella, oltre ad essere un ottimo giocatore ha dimostrato negli anni juventini di essere un ragazzo di cuore, un uomo vero, semplice e maturo.

Infatti in tanti anni dentro e fuori lo spogliatoio e pure nella vita di tutti i giorni ha dimostrato che si può essere campioni di calcio e persone concrete, senza grilli. Attaccante capace di fare la prima punta, sia la seconda punta che l’attaccante esterno e qualche volta anche il trequartista. Possiede un tiro molto potente e preciso, che lo ha portato a segnare da grandi distanze, ed un buon colpo di testa. Dall’agosto 2010 all’agosto 2014, Quagliarella è stato alla Juventus ed ha contribuito a farla grande con la sua umiltà insieme agli altri campioni suoi compagni di squadra.

Poi è tornato al Torino restando a Torino come voleva; nel Toro ha fatto bei goal, spesso spiccando in un attacco non particolarmente prolifico.

Ora Fabio sembra di nuovo in partenza potrebbe giocare l’ultima partita col Toro, anche se pare difficile e, poi la firma con la Sampdoria. Basterà attendere la fine del mercato di gennaio per conoscere il suo futuro di calciatore. Di certo, non sarà un compleanno semplice per la punta napoletana che compie 33 anni di cui ben 8 trascorsi con la maglia granata addosso: tra formazioni giovanili, esordio in prima squadra e poi il ritorno clamoroso nel 2014 dalla Juventus.

Urbano Cairo e Massimo Ferrero sono molto vicini alla stipula di un accordo che dovrebbe prevedere circa 3 milioni al club granata che due anni fa lo pagò 3,5 milioni alla Juventus. Manca il “sì” del giocatore che si è riservato ancora qualche ora di riflessione prima di dire addio al Toro: per lui è pronto un contratto fino al 2018 alle stesse condizioni pattuite con Cairo.

Nereo Ferlat: l’Ultima curva

Nei primi giorni di giugno del 1985 il mio amico ed allora collega Nereo Ferlat, scosso dagli eventi straordinari che gli erano accaduti a cominciare dal pomeriggio del 29 maggio 1985 a Bruxelles, capitale d’Europa, mi chiese di scrivere qualche riga su quell’avvenimento tragico e terrificante che porta il nome di strage dello stadio Heysel.

l'ultima curva old

Accettai di buon grado perchè ero rimasto estremamente colpito ed addolorato da quell’avvenimento che aveva tolto la vita a 38 persone (aumentate successivamente a 39) e spento i miei sogni di tifoso. Dovevo attendere il 1996 per vedere vincere alla Juventus la sua prima Coppa dei Campioni. Oggi la chiamano Champions, ma per me resta sempre Coppa dei Campioni d’Europa. Scrissi allora le mie impressioni, un paio di pagine dattiloscritte, niente di più. Le consegnai a Nereo, ma inspiegabilmente non volli firmare la manleva che serviva all’editore per la cessione dei diritti d’autore. Sinceramente non so ancora spiegarmi il perchè. Conservai quei fogli e li usai come segnalibro quando Nereo mi consegnò una copia de “L’ultima curva”. Credo che siano ancora li, ma non trovo più il libro che sicuramente giace nei cartoni di un trasloco di vent’anni fa. Prometto che se lo ritrovo lo pubblicherò su queste pagine.

Nereo Ferlat

Non ci ho messo tanto a procurarmi una copia della riedizione del libro, appena ho saputo tramite i miei contatti Facebook che Nereo l’aveva data alle stampe rinnovata ed accresciuta di testi e molte immagini significative.

l'ultima curva

Un’altra occasione di memoria. In effetti a trent’anni di distanza da quel fatidico evento, la perseveranza di migliaia di tifosi juventini che hanno passato e passano il testimone del ricordo alle generazioni successive, fa sì che i 39 Angeli dell’Heysel siano sempre al nostro fianco. Nessuna persona è veramente morta se non muore nel cuore di chi resta, per sempre, e se è un cuore grande come quello di Nereo e dei tanti, come me, che ne tramandano la memoria senza stancarsene i Martiri dell’Heysel sono destinati a rimanere con noi finchè ci saremo.

Naturalmente la nuova edizione del libro di Nereo Ferlat29-5-1985 “Z” – L’ultima curva” farà la sua parte per conservare questa memoria. Il libro ha una prefazione scritta da Beppe Franzo, il quale ha voluto riprendere e sottolineare la frase “Nessuna persona è veramente morta se non muore nel cuore di chi resta, sempre” riportata anche dai tifosi dello Stadium sullo striscione che hanno dedicato ai 39 morti all’Heysel durante l’ultima partita di campionato giocata in casa dalla Juventus contro il Napoli e vinta per 3 a 1.

Fra l’altro, nella nuova edizione, si può leggere la poesia “39 angeli all’Heysel” di Domenico Laudadio, il gestore del sito della memoria. Inoltre è presente una scelta di riproduzioni fotografiche di giornali dell’epoca e le fotografie di quella triste giornata scattate da Paolo Gugliotta, fotografo della polizia scientifica di Roma. Molte buone ragioni per leggerlo e conservarlo.

l’ultima curva

l'ultima curva

Sono un sopravvissuto della curva Z. Io la “signora in nero” l’ho toccata con mano e mentre avevo ormai salutato mentalmente i miei cari e la vita, trovandomi schiacciato tra migliaia di persone che cercavano di sfuggire alla morte, un’ennesima spinta mi ha proiettato verso l’alto, non so neanch’io come (le immagini televisive lo testimoniano), passando sopra inermi tifosi caduti, calpestati e urlanti dolore o già morti, mi sono ritrovato in campo sano e salvo! Questo, perciò, è un debito di coscienza io mi auguro, con questo memoriale-verità, di poter nel mio piccolo, contribuire affinché queste vittime, con il loro sacrificio, non siano morte invano, ma siano state le ultime di questa pseudo-società che rifiuta di vedere e di capire anche davanti all’evidenza.

Nereo Ferlat

A trent’anni di distanza da quel fatidico evento, la perseveranza da parte di migliaia di tifosi juventini che hanno passato il testimone del ricordo alle generazioni successive, fa sì che i 39 Angeli dell’Heysel siano sempre al nostro fianco. Nessuna persona è veramente morta se non muore nel cuore di chi resta, per sempre, e se è un cuore grande come quello di Nereo e dei tanti, come me, che ne tramandano la memoria senza stancarsene i Martiri dell’Heysel sono destinati a rimanere con noi finchè ci saremo. Lo striscione e il bandierone tirati fuori dalla curva juventina al minuto 39 del primo tempo di Juventus – Napoli recitavano così: “Nessuno nuore veramente se vive nel cuore di chi resta per sempre: +39, rispetto”. Lo Juventus Stadium ha ricordato le 39 vittime della strage dell’Heysel, di cui il 29 maggio ricorrerà il trentennale. Attorno all’enorme striscione, i tifosi hanno esposto cartelli con i nomi delle vittime, travolte dalla furia degli hooligan inglesi sugli spalti dello stadio di Bruxelles, sede della finale di Coppa Campioni 1984/85 tra Juventus e Liverpool. Tutto il pubblico ha applaudito a lungo in piedi. Un momento emozionante, forse più della successiva cerimonia durante la quale la Juventus ha ritirato e festeggiato la Coppa del suo 33° Scudetto, dopo aver vinto la partita contro il Napoli per 3 a 1.

striscione Heyselnucleo 1985

come una volta

Conte

Oggi Antonio Conte è tornato a Vinovo, come faceva una volta. Per la prima volta da quando ha rassegnato le sue dimissioni, lo scorso 15 luglio, da allenatore della Juventus,  ha varcato il cancello di del centro sportivo.

Ad accoglierlo ha trovato tutta la dirigenza del club bianconero, senza rilasciare dichiarazioni, il CT della Nazionale, si è intrattenuto a parlare con i suoi ex colleghi e datori di lavoro. Dopo ha raggiunto la squadra che si allena agli ordini di Max Allegri. Proprio come un anno fa o quasi.

Come tifoso non posso che esserne contento, ma sono contento anche del nuovo allenatore che continua la tradizione di Conte tenendoci… Allegri.

Il salto della Quagliarella

quagliarella juve

C’è aria di derby e per qualcuno sarà un derby con retrogusto. Quel qualcuno si chiama Fabio Quagliarella, che oltre ad essere un ottimo giocatore ha dimostrato di essere un ragazzo di cuore, un uomo vero, semplice e maturo. In tanti anni dentro e fuori lo spogliatoio e pure nella vita di tutti i giorni ha dimostrato che si può essere campioni di calcio e persone concrete, senza grilli. Attaccante capace di fare la prima punta, sia la seconda punta che l’attaccante esterno e qualche volta anche il trequartista. Possiede un tiro molto potente e preciso, che lo ha portato a segnare da grandi distanze, ed un buon colpo di testa. Dall’agosto 2010 all’agosto di quest’anno, Quagliarella è stato alla Juventus ed ha contribuito a farla grande con la sua umiltà insieme agli altri campioni. Ora è tornato al Torino restando a Torino; nel Toro ha già fatto bei goal, spiccando in un attacco non particolarmente prolifico. Juventus e Torino giocheranno il derby con il logo di “Torino capitale europea dello sport” sulle maglie. Torino è infatti l’unica città italiana candidata a Capitale sportiva per il 2015 e si batterà per l’assegnazione del titolo con Cracovia. Spero che sia uno stimolo ulteriore per dare vita a un bel derby, magari con un goal di Quagliarella e la vittoria della Juventus. In bocca al lupo “Quaglia”!

quagliarella toro