lega smemorata

Guardando ieri mattina la leghista Emanuela Munerato alla Camera, in divisa da operaia, tuonare contro i tagli al trasporto pubblico, un personaggio di Nanni Moretti si sarebbe alzato in piedi gridando: «No, almeno gli autobus no!». Già, perchè questa Lega di smemorati di Collegno, fino a un mese fa incollata alle poltrone di governo, nonostante gli infiniti falsi allarmi con cui fingeva di soffiare sul collo del Cavaliere, ieri ha davvero superato se stessa. Tra i tanti regali. il governo Berlusconi-Bossi, oltre alla slavina di leggi ad personam, salvataggi di Romano e Milanese, voti su Ruby «nipote di Mubarak», ha tagliato nelle ultime manovre oltre l’80% dei fondi per bus, metrò e treni locali, circa 1,4 miliardi su 1,9. Al punto da spingere le Regioni, che gestiscono questi servizi, a restituire simbolicamente le loro deleghe al governo, nel settembre scorso. Continua a leggere!

terra rossa

Il mio bisnonno paterno, Felice u’ zingarieddh’, fu assegnatario di un particella (luec’) in contrada cutugn’ che gravitava più su Massarianuova che su Ceglie, con sua moglie Grazia costruì un trullo con le pietre rivenienti dalla bonifica del terreno e insieme, coi frutti di quella terra, allevarono i figli. Oggi li ricordo tutti e pur vivendo lontano dalla mia terra da quasi quarant’anni conservo un forte legame con essa, con quella terra rossa che sangue e sudore costò ai miei avi.

Vespa e Lambretta

Ricordo che mio padre aveva la Vespa e suo cognato (mio zio) la Lambretta: su entrambe, sono andato in giro, stando in piedi sul predellino e riempiendo di curiose domande il conduttore di turno su tutto ciò che vedevo scorrere come in un film intorno a me, mentre il vento mi scompigliava i corti capelli di bambino. Non ricordo se ci fosse rivalità fra i due scooteristi ma ci tenevano tantissimo alla loro motoretta che era insieme motivo di orgoglio, divertimento e mezzo di trasporto e quindi anche di lavoro. La Vespa di mio padre sembra eterna, l’ho rivista ancora un paio d’anni fà: malandata ma in funzione. La Lambretta invece cedette tanti anni fa, la ricordo arrugginita e abbandonata in campagna che ero ancora ragazzo.

Lo specchietto e il cardellino

Scavavamo nella terra una buca grande abbastanza da contenere una buatta usata, riempita fino all’orlo di acqua del pozzo. Intorno allo specchietto d’acqua un semicerchio di terra battuta privo di ostacoli: via pietre, rametti secchi, gusci di lumache. ZIMICCHIO m’insegnava a tenere in bilico, su uno zippo di mandorlo da lui predisposto, una chianca simile a quelle usate per costruire i coni dei trulli. La chianca incombeva sullo specchio d’acqua; una cordicella veniva assicurata al rametto e nascosta a filo di terra nel tratto ripulito, con l’altro capo in mano mia, andavamo eccitati a nasconderci dietro un riparo di sciaje già pronto all’ombra di un vicino fico.

– Non fiatare –

diceva ZIMICCHIO,

– Non muoverti, altrimenti gli uccellini non si avvicinano. –

Sì!, perché era proprio qualche passero o meglio un cardellino di passaggio che noi aspettavamo si avvicinasse attirato dallo splendore dell’acqua al sole cocente di luglio.

Le speranze di ‘ngappare qualche preda si affievolivano: il vento non sembrava favorirci, quando ecco apparire un’ombra sull’orlo della buatta. Sembrava proprio che un cardellino con le piume gialle e rosse sotto il becco fosse venuto a farsi prendere.

Il cuore mi batteva in gola, avevo cinque o sei anni e far male ad un esserino mi spaventava e attirava allo stesso tempo, al pensiero di ciò che stava per capitargli mi faceva pena l’uccelletto che beveva spensierato calando il becco in acqua e ingoiando ogni goccia con un rapido gesto del capo all’indietro.

Lo volevo però a cantare per me nella gabbietta, già pronta, con la porta aperta, nelle mani sicure dello zio che m’incoraggiava sibilandomi nell’orecchio:

– Tira!…Già, Tira!… –

Riflettevo, immobile, ancora un attimo in preda all’ansia, finalmente deciso tiravo il cordino e via di corsa a sollevare la chianca sperando che il cardellino fosse caduto in acqua senza essere rimasto schiacciato.

Trattenendo il fiato, ecco, sollevavo la pietra e raccoglievo l’uccellino, pulsante di paura nella mia mano tremante, ancora stordito del colpo improvviso.

– Che peccato, non è un cardellino, –

Dicevo:

– E’ solo un passerotto. –

ZIMICCHIO contento dell’esito della caccia mi suggeriva:

– Non importa, canterà anche lui il prossimo inverno e le giornata grigie saranno più allegre.

Con la sua stampella mi indicava la porticina aperta della gabbia e mi diceva:

 – Non farlo volare via come il cardellino di ieri, mi raccomando!, Infilalo dentro con calma e mollalo subito, chiudi, vedrai: non scappa più.

la ricostruzione della memoria

Intorno al 1939 Cosimo cadde dall’ulivo mentre, col fratello Felice d’un anno più vecchio, giocava all’acrobata. Aveva sei anni e ancora non sapeva che la banale frattura che si procurò al femore della gamba destra lo avrebbe fatto soffrire per il resto della sua vita. Passò la guerra coi suoi fuochi d’artificio sul porto di Taranto guardati dall’alto del trullo di contrada giuvanniedd, altre tre sorelle ed un fratello erano arrivati ad aumentare la famiglia, altri trulli l’avevano ospitato nei lunghi mesi dopo l’inverno. Contrada cutugn e contrada piaton lo avevano visto giocare con quel nipotino Giacomo figlio del suo compagno di giochi d’una volta: il fratello Felice.
Periodicamente il dolore alla coscia della gamba destra piagata dalla ferita mai richiusa di quella lontana frattura lo prendeva e ne spegneva la gioia di vivere. Passata la crisi il suo carattere solare riprendeva il sopravvento e Giacomo tornava a sorridere e pendere dalle sue labbra. I suoi mitici racconti, all’ombra dell’albero di mandorlo che, l’edera aveva trasformato in una freschissima oasi d’ombra, durante gli assolati mesi estivi, incantavono Giacomo che l’aiutava ad allevare i coniglietti bianchi e neri che ghiotti dell’erba verde muovevano incessantemente i loro teneri musetti. La caccia ai cardellini con lo specchietto d’acqua era il gioco più emozionante. Durante l’inverno la radio a transistor e il piccolo grammofono su cui suonare i dischi di twist che il fratello Francesco aveva portato con sé tornando qualche giorno dalla Germania dove aveva trovato lavoro come tanti ragazzi della sua generazione. Le passeggiate abbascia a chiazza cupert fino al pescivendolo per comprare le cozze del mar piccolo, aprirle col coltellino, condirle con le gocce del limone appena comprato e mangiarle crude di nascosto della mamma: “Cosimo mi raccomando non mangiare le cozze crude e non darle a u piccinn, fanno male alla pancia”. Venne febbraio e si portò via Cosimo. Fu il primo dolore di Giacomo che non riusciva a capire perché quella notte tutti stavano in piedi, non dormivano, mentre lui solo nel letto estraneo della zia Addolorata dormiva a tratti e svegliandosi sentiva dei pianti sommessi. Si sentì stranamente adulto e senza lacrime quando seguì il funerale e le note della banda che accompagnava il feretro gli sembravano estranee. Non avevano l’allegria di quei 45 giri suonati dal grammofono dello zio Micchio e il giorno dopo volle essere li insieme a sua madre e se non l’avessero trattenuto avrebbe voluto pulire il naso allo zio, s’era raffreddato durante la notte ed aveva il moccio. Rimase sbalordito quando chiusero la copertura di zinco della cassa a martellate, i chiodi si conficcavano nel legno della cassa e gli portavano via il compagno di tanti giochi in campagna, fu allora che pianse e piange ancora ora che scrive queste parole conservate così a lungo nella memoria.

la chimica dei sentimenti

Ho creduto alla chimica per un tempo indefinito. La chimica dei sentimenti, la più abusata. La scienza è precisa: “I sentimenti, in assenza di ossigeno e a basse temperature, mantengono inalterate le loro caratteristiche e non reagiscono con altri composti.” Pensando di far cosa giusta ho chiuso i miei in un barattolo ermetico. Ho riposto il prezioso contenitore in luogo buio e asciutto e non l’ho più cercato per molto tempo. Nel frattempo ho letto e conosciuto persone che della chimica avevano una bassissima opinione e che cercavano di convincermi dell’infondatezza di alcuni modelli. Un dubbio insinuante e via via sempre più profondo si è fatto strada dentro di me. Ho scovato il barattolo in vetro e l’ho scrutato alla luce del sole. In effetti pareva vuoto. Non l’avessi mai pensato. Dando retta ad una apparente innocua curiosità ho svitato il tappo. Noooo: stolto comportamento sciocco e avventato. Una calda corrente ha soffiato d’improvviso trascinando nell’aria sentimenti, emozioni, debolezze e ogni genere di composto. Hai mai provato a recuperare qualcosa di impalpabile? C’è da perderci una vita, è difficilissimo. All’iniziale paura si è sostituita pian piano la rassegnazione per la perdita. E poi la sorpresa: i composti reagiscono in maniera non prevedibile, non schematizzabile, difficilmente analizzabile. La loro distribuzione nell’atmosfera non segue alcun modello matematico. E io che volevo calcolare azioni e reazioni, causa ed effetto, combinazioni e scissioni. Le formule chimiche si sono dimostrate inaffidabili. Quel barattolo avrei dovuto romperlo molto tempo prima.

parco fotovoltaico

A Collegno è stato costruito un parco fotovoltaico sopra ad un’area che per anni è stata impiegata come discarica. Il parco costituisce la fase finale della riqualificazione di quest’area, che è stata bonificata. Il 17 ottobre la Barricalla SPA ha inaugurato questo che è il primo parco fotovoltaico del torinese, con  4680 metri quadri di superficie fotovoltaica.

Con 2925 moduli fotovoltaici di ultima generazione raggruppati in 325 stringhe, per una potenza complessiva di 936 KW, in grado di produrre a regime oltre 1,12 GWh all’anno, ovvero un terzo dell’intero fabbisogno di energia dell’azienda e il rimanente sara’ immesso nella rete Enel.

incipit

“Lo smemorato, si potrebbe dire, ha troppa memoria da ricordare che è nel contempo una memoria da cancellare: ne costruisce quindi una artificiale, alla quale non solo finisce in qualche modo per credere ma sulla quale si modella.” I casi della vita m’hanno condotto a vivere nella città dello “smemorato” per antonomasia (Collegno) da dove proseguo la costruzione di una mia artificiale memoria o forse ne inseguo la ricostruzione. Il vostro aiuto sarà importante e gradito.

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