riscossa

Una trentina di giorni trascorsi nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Rivoli, prima in coma farmacologico poi semicosciente, hanno prodotto una serie di sogni lucidi. La mia “realtà del sogno” si trasformava di volta in volta nella loro ricorrenza, mi trovavo a commentare e modificare i miei sogni come se ne fossi l’autore. Esistono teorie sull’intrusione dello stato di REM.

La mia esperienza personale è stata il sogno lucido, parecchi dei miei sogni erano a puntate, a volte vedevo la stessa scena ma con dei dialoghi diversi.

Credo che il fatto di essere stato trattato, in un ospedale pubblico, con medicinali che hanno indotto il coma abbia influito sulla natura dei miei sogni. I sogni quindi sono l’equivalente della “vita che ti scorre davanti” ciò capita alle persone che hanno esperienze di premorte.

Ciò che percepivo ogni tanto come “voci angeliche” erano le voci dei dottori e dei miei cari che ascoltavo in videochiamata alla fine del periodo di addormentamento totale. A loro ho dedicato la mia “riscossa”.

Dopo questa esperienza posso dire di non temere la morte, credo che dopo di essa non accada nulla. Ho attraversato quanto di peggio mi potesse capitare e ne sono uscito. In realtà credo di averne tratto molti insegnamenti positivi.

È stata la proverbiale ‘sveglia’. Ho realizzato che vivevo la mia vita come se pensassi che non avesse fine. Troppo spesso mi lasciavo distrarre da cose non importanti. Tornando indietro, anche potendo, non so se eviterei il coma perché è stata un’esperienza spensierata. Penso spesso che se fossi morto non me ne sarei accorto.

Riscossa

Ero prigioniero di un’armatura,
m’invadeva la gola,
ma ero pronto per l’avventura.
Il cuore forte, i sogni confusi, chiusi in una bolla
che rimbalzava su sponde dure,
sostituivano la veglia, erano la colla
che mi teneva legato alle cure
degli angeli in carne ed ossa.
Combattendo riuscii a vincere
e fu così che realizzai la mia riscossa.

Per approfondimenti: https://losmemoratodicollegno.org/ (serie di post “Ritorno di memoria”)

Un epilogo distante (R. di m. 37)

Sono passati undici mesi da quando mi sono ammalato di Covid19 e posso testimoniare che soffro della cosiddetta “long-Covid19“.

Ci sono casi in tutte le regioni, soprattutto Lombardia, Lazio e Piemonte. La maggior parte degli ex pazienti Covid19, il 95 per cento, ha dichiarato di avere ancora dei sintomi, e quasi la metà di questi, il 45 per cento, è il dato più impressionante, ne soffre da più di sette mesi. Tra i disturbi più frequenti del long Covid19, l’espressione inglese comunemente usata per indicare i postumi dell’infezione, si riscontrano stanchezza (85 per cento), affaticamento (80 per cento), fiato corto (61 per cento), mancanza di concentrazione (60 per cento), dolori alle articolazioni (59 per cento), disturbi del sonno (57 per cento) e tachicardia (49 per cento).

Certamente prima di pensare a una terapia è necessario essere certi di soffrire della sindrome post Covid19, rilevabile solo dal medico e dopo essersi sottoposti a una serie di esami specifici.

Se al termine degli accertamenti si è sicuri di avere questo problema si potrà intervenire rinforzando le vie metaboliche cellulari grazie all’attività fisica (fisioterapia) supportando attivamente la riformazione di quelle molecole, come le proteine, che sono state “scippate” dal Virus.

Un’integrazione ad hoc con aminoacidi e vitamine, là dove si evidenzino carenze, è il primo passo da compiere. Successivamente, e sempre sotto controllo di un medico specialista, fare riabilitazione motoria adeguata e introdurre supporti nutrizionali quantitativamente adeguati ai bisogni cellulari, aiuta notevolmente il recupero.

Ritengo che sia nostro diritto essere inseriti in una lista di persone da tenere sotto controllo sanitario, oltre alla vaccinazione, ognuno di noi ex covid19 ha diritto ad eliminare al massimo i danni subiti.

Le mani di Draghi sulle pensioni

La riforma delle Pensioni e le misure alternative alla quota 100, in scadenza il 31 dicembre 2021, non sono state enunciate nel programma di Mario Draghi durante la richiesta di fiducia alle camere per il suo nuovo governo. Ma i lavori ministeriali per evitare lo scalone che si creerà a partire dal 1° gennaio 2022 continuano alla ricerca di misure di flessibilità in uscita che possano evitare ai lavoratori di dover attendere i requisiti rigidi fissati dalla riforma Fornero.

Si fa strada, per il dopo quota 100, un mix tra flessibilità e revisione dei meccanismi contributivi, con un’estensione del sistema dei coefficienti anche ai versamenti fatti prima del 1996, anno di entrata in vigore della riforma delle pensioni di Lamberto Dini.

Senza sottovalutare le possibilità e le potenzialità che la stessa legge di Bilancio 2021 offre alle imprese per mettere in pensione i propri dipendenti in esubero, beneficiando dei meccanismi dei contratti di espansione e dei prepensionamenti dell’abbassamento dell’assegno di pensione.

L’idea di una pensione anticipata resa più flessibile dalla correzione dei contributi andrebbe nella direzione attuariale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo a 67 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia, mediante rapporto con il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età effettiva di uscita dal lavoro, ad esempio 63 o 64 anni.

Tra la riforma delle pensioni che arriverà nel corso del 2021 e l’attuale situazione di emergenza che verrà accentuata dallo sblocco dei licenziamenti, se il governo Draghi rimanderà le uscite oltre il 31 marzo prossimo, si colloca uno degli strumenti, restaurato dalla recente legge di Bilancio, che permetterà alle imprese di mandare in pensione anticipata i propri lavoratori in esubero con uscita fino a 60 mesi prima rispetto ai requisiti previsti per le pensioni di vecchiaia o le pensioni anticipate dei soli contributi.

insalata con tarassaco e uova sode

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Cucinare le patate in acqua salata, sbucciarle e tagliarle a fette sottili. Lavare le foglie di tarassaco, scolarle o tamponarle con uno strofinaccio da cucina e tagliarle. Sbucciare la cipolla e tritarla finemente. Versare tutti gli ingredienti in una ciotola e condire con sale, pepe, olio e aceto. Successivamente sgusciare le uova, tagliarle a metà o in quattro e aggiungerle all’insalata.

Ingredienti per 4 persone

  • 3 manciate di foglie fresche di tarassaco
  • 4 uova (sode)
  • 2 patate piccole
  • 1 cipolla piccola
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • sale e pepe q.b.

Come molti di voi sanno, il tarassaco o “dente di leone” è l’erbetta di campo che in primavera (già ora, se nella vostra zona occhieggia il sole) o se preferite in quaresima mette parecchi di noi col culo all’aria. Che avete capito? … ci costringe armati di coltellino a piegarci per raccogliere le tenere foglie di tarassaco (girasoli in Piemonte, zangon in Puglia). Tornando a casa sbizzarritevi all’utilizzo del raccolto, la ricetta qui sopra è solo una delle tante. Il tarassaco è il maiale delle verdure selvatiche perché della piantina si usa tutto: foglie, boccioli, fiori e radici. Con le radici che, venivano tostate, durante l’autarchia fascista si otteneva il surrogato del caffè. Dimenticavo, per i cittadini: non raccogliete il tarassaco nelle aiuole spartitraffico o nei pressi delle tangenziali, li c’è il veleno.

Draghi si presenta alla politica

Il discorso con cui Draghi ha chiesto la fiducia in Senato non contiene il programma di un esecutivo di transizione e neppure di emergenza, ma si tratta di un testo impegnativo che ha rilevanti contenuti politici, per certi aspetti persino ideologici, veicolati attraverso il richiamo alla loro natura “oggettiva”.

La “versione di Draghi” è decisamente di parte. Ha, in primo luogo, una chiara e non discutibile matrice europeista, fondata sull’euro, moneta capace di “migliorare” il Pianeta, che conferisce significato alle appartenenze nazionali. Egli crede in una dimensione della politica economica e del mercato del lavoro selettiva; non si possono salvare tutte le aziende ma solo quelle che, secondo il mercato, hanno un futuro. Non è centrale quindi la difesa del posto di lavoro ma quella del lavoratore che deve essere accompagnato nelle fasi di espulsione dal processo produttivo con un assegno di ricollocazione e con sistemi di formazione continua; un modello, questo, storicamente tipico delle realtà anglosassoni.

La scuola, a cui è assegnato un ruolo centrale, dovrà assumere caratteri “tecnico-professionalizzanti”, con l’apertura alle innovazioni tecnologiche, mentre la sanità avrà i tratti della medicina diffusa con ospedali per acuti e presidi territoriali. La questione meridionale è tradotta nei termini dell’efficienza dell’amministrazione e della legalità e gli investimenti pubblici, ritenuti necessari, dovranno aprirsi alla “competenza” del privato, prima ancora che al suo contributo finanziario.

Il tema fiscale, ancora secondo Draghi, non può essere affrontato facendo ricorso a misure relative a singole imposte ma ha bisogno di essere definito nel suo insieme, magari affidando la stesura di una riforma complessiva ad un gruppo di tecnici. La riforma della Pubblica amministrazione e quella della Giustizia, nella sostanza, si traducono nella ricerca di una maggiore efficienza e di una maggiore velocità dei provvedimenti. Centrale appare anche una meritocrazia fondata sulle competenze acquisite attraverso una competizione individuale, resa possibile da forme di egualitarismo sociale. Su queste basi occorre “completare e integrare” il contributo italiano per il Recovery Plan, avendo chiaro che la parità di genere e la transizione ecologica sono due condizioni essenziali.

Alla luce di ciò non è facile qualificare il Draghi-pensiero che mescola una prospettiva di liberalismo-liberista ad un progressismo di segno nuovo in gran parte indotto dall’idea di un intervento statale, comunque, necessario. Certo non è facile neppure comprendere come questo impianto così complesso e “ideologico”, appunto, possa realmente, al di là dell’immediatezza della congiuntura, tenere insieme una coalizione di forze tanto estesa. Forse Draghi è davvero consapevole che la politica sia costretta a cambiare e non abbia elaborato, in maniera autonoma, i contenuti per farlo, dovendo quindi accettare una formula già confezionata. Il programma di Draghi disarticola il linguaggio delle contrapposizioni esistenti, rimpastando pezzi di culture della globalizzazione e della sua fase successiva e ponendo in essere un sistema di appartenenza che solo la sua biografia può interpretare. Come era prevedibile da oggi lo schema politico italiano contrapporrà i fan di Draghi ai suoi nemici. Assai più di quanto avvenne con Silvio Berlusconi.

Brunetta dei Ricchi e Poveri

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "PUBBLICO IMPIEGO 15 febbraio 2021 18:33 Pa, il ministro Brunetta: basta smart working, i dipendenti pubblici tornino in ufficio"

Il Sole 24 Ore ha ripreso una notizia diffusa da altri organi di stampa in cui il neoministro del governo Draghi si esprimeva contro il lavoro a distanza per i dipendenti pubblici. Ma era un’intervista del giugno del 2020. Il quotidiano nella finanza nazionale ha chiesto scusa al neo ministro.

Povero Brunetta: rifatti con qualche dichiarazione attuale.

Geneticamente, viene dal ceppo dei socialisti liberali moderni, ovvero riformisti di un anticomunismo temperato dall’umanità. Il fronte degli odiatori ha usato tutte le battutine straccione, prima di tutto per il fatto che è un uomo di corta statura e gioioso di temperamento. Gli hanno anche giocato uno scherzo da giornalista qualche giorno fa anche sul Corriere della Sera e poi gli hanno chiesto scusa. Una gaffe consistita nel ripubblicare come nuova una sua intervista che risaliva a giugno, in cui Brunetta diceva – a virus calante – che era ora di piantarla con lo smart working. Brunetta è sempre stato convinto che la gente onesta lavori guidata dalla propria etica. E che se non lavora, non ha etica e fa parte della categoria dei malfattori. È uno dei tanti calvinisti inconsapevoli d’Italia, quelli per cui la giustizia sociale con le riforme, va sempre insieme all’onestà, fino alla brutalità, pur di non cedere spazio al politicamente corretto e parassitario.

Brunetta cominciò come professore all’Università di Padova e poi nei governi di Bettino Craxi, Giuliano Amato e Ciampi, scrivendo sempre moltissimo. Possiede un particolare tratto umano: lo incontri e ti viene incontro con un sorriso rarissimo fra le persone di questo pianeta e poi devi chinarti per prendere e ricevere un bacione sulla guancia. Non che non sia incazzoso, tutt’altro. È incazzosissimo. Si sdegna. Ma poi si contenta delle scuse, come è accaduto con questa gaffe di cui si è detto.

Uno vale uno?

«Sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-ministero della Transizione ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?»

Chiedo per un amico pentastellato: “quali sono le forze politiche che il Presidente Draghi ha indicato?”

Solo per non votare a cazzo, visto che il quesito non è scritto in italiano. Mi sembra un diktat camuffato da domanda retorica… Così fosse avrebbe l’effetto di affossare ulteriormente la dignità della politica e della democrazia.

Grazie per: l’attenzione 😁

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Domenica di consultazioni

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Un classico per una domenica di consultazioni e aspettative mai così strabilianti. Le tre destre ben distinte ed in ordine sparso. Il Movimento cinque stelle nel bel mezzo di un’ennesima crisi di identità. Le sinistre (parola grossa se applicata al PD) spiazzate dal coro di consensi di tutti media per super Mario Draghi e per l’atteggiamento conciliante di Salvini. Niente paura, la crisi la risolverà Sergio Mattarella e Draghi sputerà fuoco come sa ben fare. Spero che Fratoianni ci fornisca di materiale ignifugo per il nostro fondoschiena già abbastanza bruciacchiato. A breve il nuovo governo dovrà mettere mano all’auspicabile proroga dei licenziamenti, magari stimolando gli imprenditori ad investire sul Next Generation EU. Se quest’ultima cosa non accadrà aspettiamoci un allargamento della forbice fra ricchi e poveri e la definitiva distruzione del ceto medio (in larga parte costituito da pensionati). Il resto alla prossima puntata…