Ce la farà! (R: di M. 32)

I due infermieri si erano fermati in mezzo all’aquario, avevano chiamato così il salone open space dove giacevano i malati. Guardavano accigliati il paziente: era pallido e sembrava fosse intrappolato in una selva di esili tubicini che uscivano da sotto le lenzuola come tanti radici di una pianta d’acqua stagnante. Il respiro era regolare, ma spesso e rumoroso. Lui ricambiava con uno sguardo mobile, seguiva ogni minimo movimento. Fra di loro i sanitari avevano soprannominato quel paziente “telecamera”.
“Ce la farà?” chiese la donna al collega che pareva più anziano.
“Ce la deve fare…” fece l’altro aggiustandosi la mascherina.
Intanto aveva ripreso a piovere. Il sole era stato cancellato in un attimo da una nube densa e incalzante. La luce flebile della camera d’ospedale aver ripreso vigore come la fiamma in un caminetto.
“Andiamo Sara… sta arrivando il Primario. Lui saprà cosa fare” e richiusero piano la porta.

Il primario, Dottor Michele Grio, uscito del suo ufficio, si avvicinò a me e pensava “non conoscere il nemico, Covid19 ci ha fatto chiudere tutto, sarebbe servito qualcosa in più, ma da clinico: se un paziente sta male, lo curo come ho fatto con Giacomo”.

In una intervista a “Luna Nuova”[1] il Dottor Michele Grio, a sua volta caduto vittima del Covid19, ha dichiarato: – Il grosso lavoro è il post riabilitazione e non ci siamo preparati. In Asl To3 stiamo cercando di organizzarci. Speriamo che la programmazione preveda la formazione di nuove persone. I medici sono pochi e abbiamo difficoltà a coprire i turni. Mi viene da ridere a vedere i corsi veloci da anestesista: faccio fatica a formare uno specializzando in due settimane.

La miglior risposta la danno i sopravvissuti, che hanno superato la fase acuta e che sono tornati dalle famiglie. Sono amici, che spontaneamente ci chiamano. Il loro benessere è stato terapeutico: c’è stato un mutuo soccorso. Loro sono stati la migliore speranza.

Per il futuro mi concentrerei sui medici di medicina generale e sulle cure domiciliari, che riescono ad arrivare ai pazienti. Dovremmo concertare le cure con gli ospedali. È una parte della medicina da inventare. Molte cure dell’ospedale possono essere svolte in sicurezza a casa e non mi riferisco solo al Covid19. Abbiamo sperimentato qualche caso con la telemedicina con risultati soddisfacenti, ma non può essere solo un esperimento dell’Asl To3 -.

Sono molto grato al reparto di rianimazione di Rivoli diretto dal Dottor Michele Grio e dal Dottor Massimiliano Parlanti Garbero che mi hanno guarito dal Covid19 inviandomi a fine maggio all’Ospedale di Pinerolo dove, nel reparto riabilitazione del Dottor Rodolfo Odoni, ho imparato a camminare quasi da solo.


[1]http://www.lunanuova.it/home/2020/11/20/news/rivoli-tutti-dalla-parte-del-dottor-grio-507497/?fbclid=IwAR12r6aWbhPjEQ8lGodqRbgKIggU_Y82KJavIPHhZLmvF9ZeUrrKqtnAUP0