i primi vaccini anti Covid19 (R. di m. 35)

Alle 9.30 della mattinata di oggi, Natale 2020, il furgone partito dalla sede della Pfitzer-Biontech in Belgio, con quasi diecimila dosi di vaccino a bordo, ha attraversato il passo del Brennero.
Ad accompagnare il mezzo fino allo Spallanzani di Roma, dove arriverà nel pomeriggio, una scorta di Carabinieri e Polizia. A Roma le dosi di vaccino verranno conservate fino al 26 dicembre, quando l’Esercito si occuperà di distribuirle nei 21 principali centri di vaccinazione d’Italia. La somministrazione delle dosi inizierà ovunque il 27 dicembre. In gennaio un milione di italiani dovrebbero essere vaccinati.

In cima alla lista delle somministrazioni in Italia ci sarà una giovane infermiera romana di 29 anni Claudia Alivernini. Poi toccherà a un operatore socio sanitario impegnato nei reparti Covid19, una ricercatrice e due medici, tutti dell’Istituto Spallanzani di Roma e tutti da subito in prima linea a fronteggiare l’emergenza della pandemia. In vista di domenica prossima ci sono procedure che si stanno mettendo a punto per avviare ufficialmente anche nel nostro Paese la controffensiva al virus. Il 27 dicembre medici e specializzandi vaccineranno il personale sanitario.

Al momento non si parla di obbligo di vaccino. Per l’immunità di gregge è quindi tutto basato sul comportamento individuale. I numeri fanno ben sperare sulla volontà degli italiani di vaccinarsi. I dati di una ricerca coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che due persone su tre (il 67%) sono disponibili a vaccinarsi, la percentuale sale tra gli anziani (84%). I più giovani, 18-34enni, sarebbero ben disposti a vaccinarsi (76%) rispetto ai 50-69enni (67%) e ai 35-49enni (59%). 

Saranno 1.500 gazebo a forma di fiore, come il simbolo della campagna, i luoghi dove verranno somministrate le dosi nella seconda fase della campagna per i vaccini anti covid19. I gazebo – progettati dall’architetto Stefano Boeri in materiali riciclabili –  saranno collocati in tutta Italia, nelle piazze delle città, davanti agli ospedali e anche nei campi sportivi. La campagna informativa per invitare gli italiani a vaccinarsi – oltre agli spot su radio, tv, siti web e social – prevede anche la realizzazione di totem informativi davanti agli ospedali, nei parchi, negli uffici pubblici e nelle scuole.

Partecipiamo online all’indagine anonima dell’Università di Pavia (R. di m. 34)

Coronavirus: il bollettino di oggi 15 dicembre dice 14.844 nuovi positivi e 846 morti. Cosa aspetta il governo a chiudere l’Italia come a primavera? La festa pagana del Natale consumistico non sia il viatico per una conta interminabile di morti. Nessuna guerra ha coinvolto le generazioni dagli anni 50 del Novecento in poi. Il Covid19 è una guerra, vogliamo capire o no che per vincere una guerra bisogna combattere!?

Chi ci governa non ha fatto poco in questi ultimi mesi per bloccare l’epidemia. Sono stati applicati rimedi temporanei e parziali per tappare buchi mentre l’acqua straripava. In estate hanno riaperto le regioni, consentito a tutti di viaggiare senza tamponi e quarantene. Poi miracolosamente nei periodi di festa il virus si camuffa con una mascherina grottesca perché i soldi valgono più delle vite umane.

È cominciata anche la tattica dell’annacquamento delle cifre, siamo più anziani, non facciamo figli, ci saranno nel totale più morti del 1944 anno di guerra così gli oltre 60.000 morti del Covid19 annegano nei 700.000 di quell’anno. PENNIVENDOLI!

Hanno già deciso che questa guerra non deve fermare produzione e consumi, non deve intaccare i profitti della finanza e del capitale. Tutta la politica, dal consigliere comunale all’ultimo deputato d’opposizione, è prona ad assecondare il disegno, con l’aiuto spontaneo di quelli che chiamo pennivendoli, tutti.

Zone rosse, arancioni e gialle: il lock down evoca un dramma sociosanitario ed economico senza precedenti. Per scongiurare questo scenario e uscire presto dalle restrizioni che stiamo vivendo serve anche il tuo aiuto: io, ho partecipato online all’indagine anonima di Università di Pavia. Infatti, avere dati oggettivi e raccogliere l’opinione degli italiani è fondamentale per affrontare al meglio le prossime fasi dell’epidemia.

Il comitato promotore ci dice: bastano 5 minuti sul web: quasi 10.000 italiani hanno già aderito, ma abbiamo bisogno anche il tuo punto di vista. Bastano circa 5 minuti, tutto è online e i risultati sono anonimi. Per ulteriori informazioni visita la pagina:
https://www.digita4good.unipv.it/index.php/indaginecovid19/

Non c’è tempo: partecipa subito! Per dire la tua clicca su questo link.

La Spesa degli italiani durante il lock down è crollata del -41.7% (fonte: Digita4good lab), in alcuni comparti come abbigliamento o turismo si è superato il -85%: una vera e propria apocalisse. Ora questo incubo potrebbe ripresentarsi?

Per scongiurare tale scenario abbiamo bisogno del tuo aiuto. Crediamo infatti che troppo spesso nel corso di questa epidemia istituzioni ed imprese si siano trovati nella condizione di dover assumere decisioni critiche in assenza di dati oggettivi e senza una profonda comprensione di quel che pensano e fanno davvero gli italiani.

Per questo abbiamo avviato uno studio su come ci stiamo difendendo dal Coronavirus a cui ti chiediamo di aderire. Già migliaia di italiani hanno partecipato, ma abbiamo bisogno di tutti, di tutti i diversi punti di vista. E’ una bellissima occasione per dare un contributo utilissimo in pochi minuti e seduti in poltrona, di condividere in modo anonimo la tua opinione e la tua esperienza. I risultati saranno disponibili per chiunque fosse interessato.

Stavolta è molto più che un semplice questionario online, la posta in palio è alta: è un po’ come un ‘cervello collettivo italiano’ che combatte il virus, tutti insieme. Non sarebbe grandioso se fossimo davvero in tanti? Il team di ricerca Digita4good: Stefano, Chiara, Roberto, Luca, Marcin

Recovery fund e MES, cerchiamo di capire (R di m. 33)

Alla vigilia dell’approvazione delle riforme sul fondo salva-Stati sono emersi nuovi malumori nel Governo nei confronti di uno strumento piuttosto osteggiato in Italia. Il timore è che il MES sia una sorta di controllo sui Paesi in difficoltà. In ogni caso dare l’ok alla struttura del Meccanismo non significa affatto doverlo utilizzare.

Molti sono tornati a chiedersi cos’è il MES e come funziona nell’anno in cui il coronavirus ha messo con le spalle al muro l’economia europea e mondiale. L’UE ha iniziato a pensare alle possibili risposte a questa crisi e il fondo salva-Stati è tornato sul tavolo delle discussioni. Nell’Eurogruppo di aprile 2020 gli Stati membri hanno trovato un compromesso sul Meccanismo nella forma specifica per la pandemia, compromesso successivamente approvato in sede di Consiglio europeo.

Alla luce delle polemiche esplose sul tema, capire a fondo cos’è il MES e come funziona il Recovery Fund risulta oggi più importante che mai. Occorre anche comprendere se la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità entrerà mai in vigore una volta terminata l’emergenza.

Cos’è il Recovery Fund, come funziona e qual è il suo vero significato?[1]

Con l’arrivo del coronavirus che l’intero Vecchio Continente ha iniziato a domandarsi cos’è il Recovery Fund e come funziona questo particolare strumento. L’UE ha infatti compreso la necessità di adottare soluzioni condivise per il recupero economico del blocco ed è proprio in questo contesto che ha trovato terreno fertile la nascita del fondo.

Il Recovery Fund potrebbe essere definito come un mezzo per sostenere l’economia del Vecchio Continente e quella dei singoli Paesi più colpiti dalla crisi del coronavirus, strumento più volte richiesto dall’Italia che come le principali economie del Vecchio Continente hanno archiviato la prima parte dell’anno con flessioni imponenti del PIL. l’obiettivo di arginare l’impatto devastante del coronavirus.

Ciò è accaduto a causa della pandemia che ha imposto all’UE di trovare e adottare una strategia condivisa per affrontare l’emergenza. Questa, però, non è stata un’impresa facile. Le opposizioni tra i rigidi Paesi del Nord, come l’Austria e l’Olanda, e quelli del Sud più colpiti (come l’Italia e la Spagna) sono emerse con prepotenza.

Il Recovery Fund nasce da una vecchia proposta francese elaborata con lo scopo di emettere i Recovery Bond, con garanzia nel bilancio UE. Il tutto condividendo il rischio ma solo guardando al futuro, senza una vera mutualizzazione del debito passato. Si tratta di “un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”. I fondi saranno reperiti grazie all’emissione di debito garantito dall’UE e arriveranno soltanto nel primo trimestre del 2021.

Cos’è il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) anche detto fondo salva-Stati, come funziona e perché in Italia se ne parla così tanto?[2]

L’argomento è tornato sulle prime pagine dei giornali con l’approvazione dell’Eurogruppo del 30 novembre 2020 delle riforme sul funzionamento del fondo salva-Stati. Si tratta delle condizioni di attivazione del meccanismo originario per finanziare Paesi sull’orlo della bancarotta e non della linea di credito pensata per la pandemia.

Lo strumento senza condizioni accettato in sede di Consiglio europeo per offrire prestiti in ambito sanitario agli Stati richiedenti è stato concepito, infatti, come un meccanismo straordinario per la crisi da epidemia. Tuttavia, è una cosa diversa dal fondo così come è stato strutturato all’origine.

Per capire cos’è il MES e cosa sono le riforme approvate dall’Eurogruppo e anche dall’Italia, occorre fare chiarezza e tornare indietro di qualche anno.

Nato nel 2012, a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, esso è di fatto il fondo monetario del Vecchio Continente, avente l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi membri in caso di crisi e di probabile default.

Ad oggi il Meccanismo Europeo di Stabilità ha “salvato” Cipro, Spagna e Grecia. L’Italia, dal canto suo, è una delle maggiori sostenitrici del fondo salva-Stati e anche per questo è oggi più che mai utile capire cos’è il MES, come funziona davvero questo Meccanismo Europeo di Stabilità e perché nel Belpaese sono esplose così tante polemiche, prima sulle ipotesi di riforma e poi durante l’emergenza Covid19.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è stato istituito grazie alle modifiche apportate al Trattato di Lisbona, ratificate dal Consiglio UE nel marzo del 2011. L’entrata in vigore del fondo salva-Stati, prevista inizialmente per il 2013, è stata anticipata al luglio del 2012 a causa di una crisi del debito sempre più pressante.

Per garantire la tenuta dell’UE il fondo salva-Stati emette prestiti sulla base di condizioni piuttosto rigide e, in alcuni casi che verranno specificati nelle righe seguenti, può anche adottare atti sanzionatori. Il Meccanismo di Stabilità Europea viene gestito da un Consiglio dei Governatoricostituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Consiglio di Amministrazione (nominato proprio dai Governatori).

Nel 2017 l’Europa ha aperto all’ipotesi di rivedere il trattato istitutivo ed è proprio questa eventualità che ha spianato la strada a un profondo dibattito in Italia. La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità ha richiesto ovviamente l’approvazione dei governi oltre che la ratifica parlamentare di ciascuno Stato. Le nuove condizioni per accedere al fondo salva-Stati previste dalla riforma sono state sin da subito giudicate aspre, tanto da rendere molto più difficile l’accesso al programma di aiuti.

Le condizioni più caratteristiche della proposta di riforma del MES sono le seguenti: non trovarsi in procedura d’infrazione; vantare un deficit inferiore al 3% da almeno due anni; avere un rapporto debito/PIL sotto il 60% (o, almeno, aver sperimentato una riduzione di quest’ultimo di almeno 1/20 negli ultimi due anni, insieme ad un’altra serie di paletti non facilmente giudicabili a livello oggettivo.

Con il via libera dell’Eurogruppo del 30 novembre 2020, è stato quindi approvato l’impianto MES riformato, che comprende anche queste novità: semplificare l’accesso alla linea di credito precauzionale; favorire una maggiore collaborazione tra istituzioni UE e MES; introdurre le clausole di azione collettiva con voto unico dei creditori, per facilitare la ristrutturazione del debito.

Uno degli aspetti più importanti secondo gli Stati dell’Eurogruppo è stata la riforma del backstop per il settore bancario. Lo scopo è assicurare, in ultima istanza, sostegno alle banche sull’orlo del fallimento in caso il Fondo non abbia più risorse. In questo caso estremo interverrebbe la linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità. Tale backstop, in base a quanto stabilito entrerà in vigore già dal 2022.

Per comprendere al meglio cos’è il MES e come funziona non si può prescindere da una disamina delle riserve espresse sul fondo salva-Stati. Uno dei punti più dibattuti ha sempre riguardato il rinnovato potere della Banca Centrale Europea e, di conseguenza, le limitazioni imposte al settore bancario e ai governi nazionali. La somma a garanzia fornita agli Stati in difficoltà viene suddivisa e composta dalle partecipazioni di ciascun membro non in difficoltà.

In poche parole, parte dei soldi concessi alla Grecia sono stati corrisposti a capitali messi a disposizione in parte dalla Germania, in parte dall’Italia, dalla Francia e così via. Ma, dato che ogni Paese riesce a garantire un proprio status di affidabilità, alla quota versata da ciascuno viene riconosciuto un interesse diverso. Ed è qui il pericolo: se uno degli Stati più affidabili dovesse trovarsi in difficoltà e aver bisogno del Meccanismo, la quantità dei fondi che non può più garantire si riverserebbe necessariamente sugli Stati più piccoli.


[1] https://www.money.it/Recovery-Fund-cos-e-come-funziona-significato-guida-completa

[2] https://www.money.it/MES-cos-e-come-funziona-fondo-salva-Stati-perche-e-importante

Ce la farà! (R: di M. 32)

I due infermieri si erano fermati in mezzo all’aquario, avevano chiamato così il salone open space dove giacevano i malati. Guardavano accigliati il paziente: era pallido e sembrava fosse intrappolato in una selva di esili tubicini che uscivano da sotto le lenzuola come tanti radici di una pianta d’acqua stagnante. Il respiro era regolare, ma spesso e rumoroso. Lui ricambiava con uno sguardo mobile, seguiva ogni minimo movimento. Fra di loro i sanitari avevano soprannominato quel paziente “telecamera”.
“Ce la farà?” chiese la donna al collega che pareva più anziano.
“Ce la deve fare…” fece l’altro aggiustandosi la mascherina.
Intanto aveva ripreso a piovere. Il sole era stato cancellato in un attimo da una nube densa e incalzante. La luce flebile della camera d’ospedale aver ripreso vigore come la fiamma in un caminetto.
“Andiamo Sara… sta arrivando il Primario. Lui saprà cosa fare” e richiusero piano la porta.

Il primario, Dottor Michele Grio, uscito del suo ufficio, si avvicinò a me e pensava “non conoscere il nemico, Covid19 ci ha fatto chiudere tutto, sarebbe servito qualcosa in più, ma da clinico: se un paziente sta male, lo curo come ho fatto con Giacomo”.

In una intervista a “Luna Nuova”[1] il Dottor Michele Grio, a sua volta caduto vittima del Covid19, ha dichiarato: – Il grosso lavoro è il post riabilitazione e non ci siamo preparati. In Asl To3 stiamo cercando di organizzarci. Speriamo che la programmazione preveda la formazione di nuove persone. I medici sono pochi e abbiamo difficoltà a coprire i turni. Mi viene da ridere a vedere i corsi veloci da anestesista: faccio fatica a formare uno specializzando in due settimane.

La miglior risposta la danno i sopravvissuti, che hanno superato la fase acuta e che sono tornati dalle famiglie. Sono amici, che spontaneamente ci chiamano. Il loro benessere è stato terapeutico: c’è stato un mutuo soccorso. Loro sono stati la migliore speranza.

Per il futuro mi concentrerei sui medici di medicina generale e sulle cure domiciliari, che riescono ad arrivare ai pazienti. Dovremmo concertare le cure con gli ospedali. È una parte della medicina da inventare. Molte cure dell’ospedale possono essere svolte in sicurezza a casa e non mi riferisco solo al Covid19. Abbiamo sperimentato qualche caso con la telemedicina con risultati soddisfacenti, ma non può essere solo un esperimento dell’Asl To3 -.

Sono molto grato al reparto di rianimazione di Rivoli diretto dal Dottor Michele Grio e dal Dottor Massimiliano Parlanti Garbero che mi hanno guarito dal Covid19 inviandomi a fine maggio all’Ospedale di Pinerolo dove, nel reparto riabilitazione del Dottor Rodolfo Odoni, ho imparato a camminare quasi da solo.


[1]http://www.lunanuova.it/home/2020/11/20/news/rivoli-tutti-dalla-parte-del-dottor-grio-507497/?fbclid=IwAR12r6aWbhPjEQ8lGodqRbgKIggU_Y82KJavIPHhZLmvF9ZeUrrKqtnAUP0

Regoliamoci (R. di M. 30)

Prendiamo, se ce li danno, i soldi del recovery fund, ma non quelli del MES altrimenti dovremo consegnare i libri al tribunale della Troyka. Riapriamo le scuole a gennaio e stiamo a casa senza guardare i colori dell’arcobaleno regionale. Inoltre, laviamoci le mani, sanifichiamole e indossiamo la mascherina anche in casa quando qualche congiunto rientra da fuori. Natale lo festeggeremo il prossimo anno. Intanto scaldiamoci con moderazione con il vino rosso e bianco di tutte le regioni della nostra bella e resistente Italia. Una eventuale terza ondata della pandemia rischia di provocare una “strage”. C’è da temere moltissimo l’arrivo del mese di gennaio quando, come accade tutti gli anni, le persone colpite dall’influenzastagionale si recano negli ospedali affollandoli. Per questo motivo occorre fare quanto suggerisco, rispettare ancora in maniera ferrea le regole di distanziamento sociale. In caso contrario, una terza ondata della pandemia di Covid19, unita alla diffusione dell’influenza, potrebbe appunto provocare una strage.

A questo punto credo sia utile conoscere più da vicino e meglio il covid19 della famiglia coronavirus:

  1. Che cosa sono i coronavirus?

I coronavirus (CoV) sono una vasta famiglia di virus che possono causare malattie che vanno dai comuni raffreddori fino a infezioni più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS – Middle East Respiratory Syndrome) o la sindrome respiratoria acuta grave (SARS – Severe Acute Respiratory Syndrome). Il coronavirus apparso a fine 2019 nella provincia cinese di Wuhan (SARS-CoV-2) fa parte di un nuovo ceppo mai identificato in precedenza.

2. Che cosa si intende con Covid-19?

La malattia provocata dal coronavirus è denominata COVID-19 e a partire dall’11 marzo 2020 è stata catalogata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “pandemia”. 

3. Quali sono i sintomi del coronavirus?

I sintomi più comuni registrati in persone affette da coronavirus sono i normali sintomi influenzali: febbre sopra i 37,5 gradi, tosse e difficoltà respiratorie (dispnea) sono in generale i sintomi iniziali più comuni. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmoniti e serie difficoltà respiratorie, tali da richiedere l’intubazione del paziente e la respirazione assistita.

4. Come si trasmette il coronavirus?

La trasmissione dei coronavirus tra esseri umani avviene normalmente attraverso il contatto stretto con un’altra persona portatrice del virus. I vettori della trasmissione tra umani possono essere la saliva (anche tossendo o starnutendo), mani contaminate che entrano in contatto con naso o bocca e più in generale i contatti diretti personali. La trasmissione iniziale dei coronavirus avviene generalmente tra animali ed esseri umani (i coronavirus sono infatti scientificamente definiti “zoonotici”). Le ricerche scientifiche condotte in passato hanno scoperto che il SARS-CoV, che ha colpito il sud-est asiatico tra il 2002 e il 2003, è stato trasmesso dagli zibetti agli esseri umani mentre il MERS-CoV, apparso in Medio Oriente nel 2012, è stato trasmesso dai dromedari. Nel caso del coronavirus cinese, l’animale che ha iniziato il contagio pare essere stato una specie di pipistrello.

5. Trasmissione coronavirus, cosa si intende con ‘contatto stretto’?

La definizione di “contatto stretto” è stata fornita dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control) e comprende le casistiche descritte di seguito:

  • Una persona che vive nella stessa abitazione di un caso di COVID-19.
  • Una persona che ha avuto un contatto fisico diretto, per esempio una stretta di mano, con un caso di COVID-19.
  • Una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19, ad esempio toccare fazzoletti usati dalla persona contagiata.
  • Una persona che ha avuto un contatto diretto con un caso di COVID-19, ad una distanza inferiore a 2 metri e per una durata maggiore di 15 minuti.
  • Una persona che si è trovata in un ambiente chiuso, con un caso di COVID-19 ad una distanza inferiore a 2 metri e per una durata maggiore di 15 minuti. Esempi di ambienti chiusi possono essere aule scolastiche, sale riunioni, uffici, sale di attesa in ospedale o negli ambulatori comunali.
  • Un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID-19 senza l’utilizzo dei presidi medico-sanitari raccomandati o in caso di utilizzo di presidi non idonei.
  • Una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti a un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).
  • Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia nel caso in esame.

6. Quanto dura il periodo di incubazione del coronavirus?

Con ‘periodo di incubazione’ si intende il lasso di tempo che intercorre tra il momento del contagio da Covid-19 e il momento in cui si presentano i primi sintomi. Secondo le informazioni disponibili al momento, si stima che questo vari fra i 2 e gli 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. Durante il periodo di incubazione è possibile trasmettere la malattia ad altre persone, per questo ai casi sospetti è consigliato un auto-isolamento di due settimane senza contatti con l’esterno, il tempo necessario per avere la certezza di avere o non avere contratto il virus e poter eventualmente effettuare analisi approfondite.

7. Quanto è pericoloso il coronavirus?

La pericolosità del virus varia di caso in caso. Alcune persone infette possono rimanere asintomatiche, non manifestano sintomi e non incorrono in alcun pericolo. La maggior parte delle persone contagiate, soprattutto giovani e bambini, sviluppa sintomi lievi e molto lentamente. È stato riscontrato che le persone anziane e quelle con patologie preesistenti come diabete, insufficienze cardiache e renali sono generalmente più vulnerabili e sviluppano le infezioni più gravi.

8. Quali sono le precauzioni per ridurre il rischio di contagio da coronavirus?

Le precauzioni da adottare, suggerite, dall’OMS includono includono:

  • Lavarsi frequentemente le mani. Il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone o con disinfettante a base alcolica è in grado di eliminare il virus.
  • Coprirsi naso e bocca quando si tossisce o starnutisce. Sarebbe bene evitare di coprirsi con le mani, perché questo potrebbe infettarle e favorire la trasmissione del virus. L’OMS suggerisce di coprirsi con il gomito, dal momento che è più difficile che questo entri in contatto con altri oggetti, oppure con un fazzoletto di carta, da gettare immediatamente dopo.
  • Evitare contatti ravvicinati con altre persone, in particolare quelle che presentano sintomi come tosse o raffreddore. La tosse e gli starnuti infatti generano piccole goccioline di saliva che possono essere inalate in seguito a contatti troppo ravvicinati.
  • Evitare di toccare con le mani superfici esposte al contatto di molte persone. Le superfici esposte al contatto di molte persone potrebbero contaminarsi molto più facilmente e fungere da veicolo per la trasmissione del virus.

Spero di aver convinto qualcuno ad una maggior prudenza nell’interesse di noi tutti.

Ritorno di memoria .29

Ritorno sull’argomento del fumo affrontato al .22 riportando il testo di un’amica di web a cui ho risposto.

“Sono beni indispensabili di prima necessità, i tabacchi? Fumare sigarette e magari farle fumare anche ai familiari chiusi a casa, fa bene alla salute? Sono una cittadina di 69 anni che è riuscita il 20 giugno 2011 a smettere di farsi del male grazie a un corso che feci a Roma, ma si riesce anche da soli, io ammisi con la mia famiglia che ero una dipendente persa… 

Da allora so per esperienza personale, confortata dai dati scientifici mondiali, che cessare di fumare da un momento all’altro è possibile e non danneggia assolutamente la salute, è invece vivere liberata da una schiavitù mortale che si paga con la vita. Solo per poche ore si può avvertire una mancanza psicologica se non si è appreso cosa provoca di positivo. Sono un soggetto a rischio perché il tabacco mi ha provocato una grave broncopatia asmatica e mi ha reso invalida, per sempre, e devo solo cercare di contenere i danni e controllarli, sperando, malgrado i vaccini fatti per influenza e polmonite, di non contrarre malattie respiratorie come questo dannato virus Covid19.

Danni che mi sono fatta, consapevole di quanto rischio oggi se fossi contagiata perché già conosco le corse fatte al pronto soccorso in Italia e all’estero, e i ricoveri con l’aiuto dell’ossigeno e le flebo al cortisone. E’ gravissimo averlo solo nominato, questo “bene necessario”, i venditori di tabacchi e gratta e vinci, considerati come indispensabile esercizio commerciale. Criminale è quanto danno fanno ai cittadini italiani e del mondo le Multinazionali del tabacco, complici i monopoli dei governi locali. Grattando la notizia si rischia di avallare l’idea che non si può smettere di fumare, come mangiare e bere, e si pensa che smettere ci darebbe ansia e ci toglierebbe il respiro. Si, fumare è morire poco, a poco.” Doriana Goracci[1]

Cara Doriana, ho messo il suo articolo nei miei preferiti e lo inserirò in una sorta di libro che sto scrivendo sui giorni del Covid19, sono stato colpito a marzo dalla malattia che mi ha costretto a cinque mesi di permanenza negli ospedali della mia zona, lontano da tutti i miei affetti. Non ho intenti altri che rendere pubblica la mia esperienza sperando che serva a qualche negazionista e qualche fumatore incallito. Giacomo Nigro

Intanto il numero di 993 decessi comunicato ieri è il dato purtroppo più alto in assoluto dall’inizio della pandemia, ed è un picco che ha superato il quello del 27 marzo 2020 di 969 decessi. Per sconfiggere la pandemia bisogna trovare il vaccino anti-Covid19. Ci sono tanti annunci sul suo arrivo, il traguardo sembra vicino, in Gran Bretagna pare che siano già in uso come in Russia. Ma quale partita economica e geopolitica si nasconde dietro la corsa al vaccino? Pare una partita geopolitica che va oltre la pandemia stessa.


[1] https://www.agoravox.it/Tabacchi-coronavirus-pandemia-fumo.html

Le feste di fine anno (R. di m. 28)

E’ stato emanato il D.L.2 dicembre 2020 che prevede le norme per le festività del periodo natalizio e di fine/inizio anno. Secondo il decreto-legge nel periodo tra il 21 dicembre e il 6 gennaio, con il dpcm anti Covid19 potranno essere adottate specifiche misure di contenimento dell’epidemia indipendentemente dalla classificazione dei territori sulla base dei colori.

Dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, e nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 è vietato altresì ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre.

Le pandemie e altri flagelli della storia (r.di m.27)

Le pandemie e altri flagelli della storia (lettera enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco).

32. Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo ho detto che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli».[1]

Si tratta di un problema globale che esige un’azione globale, sottolinea il Papa, lanciando l’allarme anche contro una “cultura dei muri” che alimenta da paura e solitudine. Inoltre, oggi si riscontra un deterioramento dell’etica cui contribuiscono, in un certo qual modo, i mass-media che sgretolano il rispetto dell’altro ed eliminano ogni pudore, creando circoli virtuali isolati e autoreferenziali, nei quali la libertà è un’illusione e il dialogo non è costruttivo. A tante ombre, tuttavia, l’Enciclica risponde con un esempio luminoso, foriero di speranza: quello del Buon Samaritano. A questa figura è dedicato il secondo capitolo, “Un estraneo sulla strada”, in cui il Papa sottolinea che, in una società malata che volta le spalle al dolore e che è “analfabeta” nella cura dei deboli e dei fragili, tutti siamo chiamati – proprio come il buon samaritano – a farci prossimi all’altro, superando pregiudizi, interessi personali, barriere storiche o culturali. Tutti, infatti, siamo corresponsabili nella costruzione di una società che sappia includere, integrare e sollevare chi è caduto o è sofferente. L’amore costruisce ponti e noi “siamo fatti per l’amore”. 

Questo è ciò che hanno fatto medici ed infermieri nei giorni della mia malattia negli ospedali di Rivoli, Torino e Pinerolo. Sono stati buoni samaritani come dovremmo fare noi tutti nel rispettare le norme anti-pandemia semplici, ma facili da trascurare: lavarsi spesso e bene le mani o disinfettarle con i prodotti a base alcoolica, indossare correttamente la mascherina, non far parte di assembramenti come è successo domenica 29 dicembre a Torino dopo il passaggio del Piemonte dalla zona rossa a quella arancione.


[1] http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html