Ritorno di memoria .16

Come hanno reagito i giovani italiani al lock down?  Un fatto così straordinario, che impatto avrà nella testa di ragazzi poco più che adolescenti? Aver perso, da un giorno all’altro, la scuola, gli amici, gli abbracci, la socialità evoca scenari apocalittici ma, a sorpresa, uno studio ci restituisce un pizzico di speranza: “Abbiamo scoperto una generazione molto diversa dallo stereotipo che generalmente le si affibbia”, spiega Mauro Tuzzolino, coordinatore del progetto e autore de “I giovani e la crisi del Covid19. Prove di ascolto diretto”[1]una raccolta ragionata di dati alla quale hanno prestato il proprio contribuito 567 giovani di tutta Italia.
 
L’inchiesta, si è svolta dal 18 aprile al 5 maggio, dall’analisi è emerso che la comunità nazionale ha resistito, nonostante le difficoltà, a questa complessa fase dell’esistenza.

La famigerata “Dad (didattica a distanza)” è al centro dello studio, dall’inchiesta emerge un giudizio abbastanza positivo da parte della maggioranza degli intervistati: il 44% la valuta ottima o buona, il 35% si attesta su un giudizio medio (sufficiente), soltanto il 21% attribuisce un giudizio negativo alla sua personale esperienza. 
“Il momento di criticità ha spinto i ragazzi a serrare le fila – spiega l’autore – ma lo studio ribadisce la domanda di scuola da parte dei giovani. Paradossalmente grazie alla pandemia i nostri studenti hanno riscoperto il valore della scuola come luogo comunitario. E hanno riconosciuto il ruolo di mediazione, spesso trascurato, del docente”.
E dopo questa esperienza, per certi versi traumatica, cosa chiedono i ragazzi al mondo degli adulti? Essenzialmente un cambiamento, specialmente nell’approccio con certi temi come l’inquinamento e alle responsabilità dell’uomo. Si percepisce insomma un processo di colpevolizzazione dell’organizzazione sociale, come se la crisi costituisse un campanello di allarme per le scelte e i comportamenti da adottare in futuro. Come hanno reagito i giovani italiani al lock down?  Un fatto così straordinario, che impatto avrà nella testa di ragazzi poco più che adolescenti? Aver perso, da un giorno all’altro, la scuola, gli amici, gli abbracci, la socialità evoca scenari apocalittici ma, a sorpresa, uno studio ci restituisce un pizzico di speranza.

E dopo questa esperienza, per certi versi traumatica, cosa chiedono i ragazzi al mondo degli adulti? Essenzialmente un cambiamento, specialmente nell’approccio con certi temi come l’inquinamento e alle responsabilità dell’uomo. Si percepisce insomma un processo di colpevolizzazione dell’organizzazione sociale, come se la crisi costituisse un campanello di allarme per le scelte e i comportamenti da adottare in futuro.

Spesso i giovani pensano che i più indisciplinati, in questi tempi di pandemia, siano gli anziani e i ragazzi adolescenti (16/18 anni). I Ragazzini non hanno paura della malattia né tanto meno coscienza della portata delle loro azioni. Gli anziani, come spesso accade, non riescono ad adattarsi alle novità.

“La pandemia  – scrive nella prefazione del volume il sociologo Francesco Bonomi – ha aperto una finestra di fiducia, che forse per i millennials cresciuti nella crisi post 2008 rappresenta un’esperienza nuova, sul fatto che le grandi questioni del nostro tempo possono essere affrontate in maniera più efficace quando ognuno è chiamato a dare un contributo, a partecipare alla vita della polis”.

“A suo modo – continua Bonomi – questa finestra era stata aperta dalla figura di Greta Thunberg, ma l’esperienza del Covid19 ha contribuito a scavare non poco il solco della consapevolezza. Che va accompagnata, da insegnanti, genitori, dalla fragile comunità educante, perché rappresenta l’antidoto a uno scenario nel quale si addensano le nuvole grigie delle paure della pandemia, della crisi ecologica, della crisi economica. Questa generazione è nata e cresciuta in un paese che attraversa una metamorfosi dolorosa, rispetto alla quale il Covid19 ha agito come un grande dispositivo di accelerazione del cambiamento”.[2]


[1] Arkadia editore – introduzione di Aldo Bonomi

[2] https://www.repubblica.it/cronaca/2020/09/12/news/i_giovani_e_la_crisi_del_covid_19_siamo_smarriti_l_uomo_deve_cambiare_rotta_bene_dal_didattica_a_distanza_ma_solo_nell_-266992290/

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