Ritorno di memoria .12 (Febbre)

Febbre di Jonathan Bazzi[1] è la storia autobiografica di un sieropositivo, ma Jonathan non racconta solo la malattia, essa resta, tutto sommato, sullo sfondo di una vicenda ordinaria di periferia che ha però lo stigma di una personalità non comune.

“Sono convinto che ci sia davvero un legame tra emozioni e salute, ma se anche fosse vero che il male del corpo ha origine dalla psiche, non ha senso pensare di poter percorrere a ritroso il nesso casuale, sviluppando stati emotivi diversi al posto di quelli disfunzionali per ottenere la guarigione. Una volta che il problema s’è fatto carne diventa affare della medicina…”[2]

Questo ci dice l’autore circa la malattia, personalmente non sono mai stato ipocondriaco, quando ho letto il titolo “Febbre” non ho avuto sensazioni negative anzi sono rimasto attirato forse perché sto attraversando un periodo particolare da ex malato di covid19 con postumi seri. Una delle cose che si apprezza di più di Febbre è il ritmo che è imposto al testo dal susseguirsi di attualità e flashback travolgenti. La scrittura è spesso autoironica non si tratta quindi di un mattone, il libro va oltre i piagnistei, oltre gli stereotipi della malattia, racconta senza mai cadere nella retorica, nel vittimismo.

Vediamo ora attraverso la trama del libro chi è Jonathan Bazzi, oggi trentacinquenne, ne aveva 31 anni nel 2016 quando un giorno qualsiasi di gennaio gli venne la febbre che non accennava a passare, costante, spossante, che lo ghiacciava quando usciva. Aspettò un mese, due cercò di capire, fece analisi, pensò di avere una malattia incurabile, mortale all’ultimo stadio. La sua paranoia continuò fino al giorno in cui venne a conoscenza dell’esito del test dell’HIV e la realtà si rivelò: era sieropositivo, non stava morendo, si sentiva quasi sollevato. Cresciuto a Rozzano o Rozzangeles, il Bronx del Sud di Milano, la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un misto di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso. Un libro spiazzante, sincero e brutale, che costringerà le nostre emozioni a un coming out nei confronti della storia eccezionale di un ragazzo.


[1] Jonathan Bazzi – Febbre -Fandango 2019

[2] ibidem

Ritorno di memoria .11

Sappiamo che le tristi vicende del Covid19 suscitano anche disagi psicologici oltreché medici, sociali economici e simili. Vorrei però specificare meglio alcune particolarità dei disagi psichici, aldilà dell’ovvia ansia, depressione, senso di oppressione, ci sono una serie di “regali”, ben poco graditi che si concretizzano in una serie di disturbi e di sofferenze, con impatto variabile sulle strutture caratteriali che storia, ambiente, dinamiche neurofisiologiche ed ereditarie, hanno variamente modellato individualmente.

Ho scelto una “triade” che, in modo più o meno esplicita, ha una sua coerenza funzionale interna e cioè la paranoia, l’ipocondria e i possibili disturbi definibili come psicosomatici.

La paranoia danneggia la nostra capacità di analisi della realtà reca un forte senso di sofferenza e, come difesa, il passaggio alla fuga, all’isolamento, e spesso all’aggressività nei riguardi del supposto persecutore.

L’ipocondria, è basata sul continuo timore con relativa esasperata ricerca di indicatori di possibili malattie, per lo più gravi. Infine, l’elemento più oscuro è dato dalla possibilità di essere soggetti a malattie cosiddette psicosomatiche, la cui origine, in tutto o in parte, non è riscontrabile come organica e si attribuiscono, o si cerca di attribuirle a cause psicologiche.

Ma il Covid19 cosa c’entra con questo? Il problema è riuscire a capire fino a che punto, a seconda delle proprie dinamiche caratteriali, il Covid19 stesso ed anche le sue conseguenze sociali ed economiche, aumentino il disagio attuale e magari lascino, nel tempo, uno strascico nelle personalità di qualche ammalato.

Non è che le precauzioni imposte siano fuori luogo, anzi sembra che a tutt’oggi rappresentino l’unico effettivo rimedio. Il problema è che nella presunta persecutorietà, gli elementi reali e potenzialmente pericolosi, scatenano un’ipertrofia esasperata dei timori nei riguardi di quelli che appaiono come aggressori esterni.

Per quanto riguarda l’ipocondria, è evidente che chi con intensità variabile, teme per la propria salute, ne risente; anche perché i sintomi tipici del Covid19 si sovrappongono quasi del tutto a quelli delle comuni influenze ed altre affezioni da raffreddamento. Da qui l’osservazione preoccupata di sé o altri che tossiscono o starnutino. Da non trascurare il fatto che e nostre conoscenze al riguardo, sia per la diagnosi differenziale dai disturbi organici, sia per l’individuazione carente dei meccanismi di base di un processo che fa confluire lo psichico nella fisicità patologica, sono carenti, resta il dubbio di quanto questa paura del Covid19 operi nella formazione di sintomatologie fisiche o rafforzi quelle già esistenti.[1]

Per quella che è la mia esperienza personale posso dire che ho residui disturbi neurologici (SPE bilaterale ai piedi) e malattie della pelle (eczema e orticaria, entrambe malattie considerate anche di origine psicosomatica).


[1] https://www.glistatigenerali.com/psicologia/paranoia-ipocondria-e-disturbi-psicosomaticii-bei-regali-del-covid/

Ritorno di memoria .13

Il Dipartimento nazionale di Protezione Civile si è impegnato per dotare la Campania di altri 450 medici per combattere l’emergenza Coronavirus: il bando, avviato lo scorso 15 novembre, scade domani, mercoledì 18 novembre ore 12:30. Ecco perché in televisione, sulle reti Rai vediamo l’annuncio durante gli stacchi pubblicitari. L’annunciatore ha un tono accorato e vagamente ansiogeno, mai come in questo momento, un sentimento di timore mi attanaglia e non mi fa stare sereno.
Questo spot a cura della Protezione Civile, sembra, è un richiamo alle armi vero e proprio. Ho paura.

Intanto sono sollevato dal fatto che è stata attivata Emergency per supportare la Calabria nella risposta all’emergenza Covid19. I volontari saranno impegnati da domani nelle attività di triage, gestione di ospedali da campo e Covid Hotel.