Ritorno di memoria .1

Avevo iniziato questa serie di post con l’intenzione di ripercorrere con la memoria la mia esperienza di malato di Covid19, ma la realtà mi ha preso la mano.

Dico senza se e senza ma che il nuovo Dpcm del governo Conte scarica le responsabilità del contagio sui cittadini. Uno strumento legislativo deve essere imperativo e non una serie di raccomandazioni o forti raccomandazioni. 

La violenta recrudescenza dei contagi ci ha fatto ripiombare nel giro di pochi giorni nelle paure e nelle preoccupazioni dei periodi più foschi vissuti alcuni mesi fa e che tutti speravamo superati. Le nostre vite si devono riorganizzare velocemente e si fa fatica a pensare al futuro.

Però si sono persi tre mesi preziosi pensando, contro ogni logica, che non era necessario aumentate il personale medico ed infermieristico ed aumentare significativamente i posti di medicina intensiva.

Inoltre il corona virus ha messo in evidenza l’assurdità dell’esistenza di Regioni con poteri legislativi in un Paese retto da una Costituzione unitaria. La riforma del titolo quinto della Carta da parte di Berlusconi e Maroni sta mostrando in questi giorni tutta la sua incongruità.

Stay tuned.

Di come avrei potuto essere genovese.

All’inizio degli anni sessanta del secolo scorso, quando la mia capacità di scrittura cominciava ad essere più solida, ero l’estensore della corrispondenza con amici e parenti lontani, inviavo lettere in Germania agli emigranti di famiglia.

Fra i corrispondenti c’era la zia Angelica Salonna che viveva a Genova. Era rimasta vedova e il suo unico figlio era morto di una malattia infantile in tenera età. Già il nome di battesimo Angelica mi piaceva molto visto che andando a scuola dalle suore domenicane, dopo aver frequentato anche il loro asilo, gli angeli erano figure familiari. Me la immaginavo dolce e piena di sollecitudini nei miei riguardi. Insomma era la mia corrispondente preferita. Mia madre, nipote diretta, essendo figlia della sorellastra Anna, era la preferita della zia che essendo rimasta sola a Genova, lontana da tutti i parenti, la voleva vicino a se. Io, ancora piccolo non sentivo ancora stretti i legami con Ceglie Messapica terra natia, facevo il tifo perché i miei genitori accettassero il trasferimento. Non se ne fece nulla, fu la zia Angelica che scelse di tornare al paese d’origine. Era simpatica e trascorrevo con lei parecchie ore, gli scappava una lacrima quando le chiedevo chi era quel bel bambino fotografato color seppia in una vecchia stampa in cornice. Mi chiamava figgeu (figliolo), appellativo che le rimase come soprannome.

Ritorno di memoria .0

Otto Dix

La fase uno della pandemia del Covid19 è stata un susseguirsi di dichiarazioni senza precedenti. Trasversalmente, da un fronte all’altro, soprattutto i politici hanno fatto a gara per chi la dicesse più grossa creando scompiglio tra i virologi. Di errori così, compiuti non a febbraio quando la situazione ancora incerta sembrava sotto controllo ma in piena emergenza, si può stilare una lista infinita.

Ora che sembra tornare il grande pericolo del ritorno di un gran numero di infezioni mi sono proposto di ripercorrere la mia esperienza personale di colpito e malato della prima ora, a chiarire i molteplici dubbi con il racconto obbiettivo di un’esperienza personale e concreta.

Stay tuned.

La ballata di Borgo San Paolo

“Se passo davanti alla casa dove abito, posso dire “abito là” ma non posso dire di abitare tutti i luoghi allo stesso modo, e non tutti i luoghi evocano la stessa memoria. Abitare e ricordare non sono attività disgiunte e non sempre abitiamo un luogo consapevoli del carico (talora del sovraccarico) emotivo che esso comporta. E’ chiaro che, volendo, tutto può diventare “luogo della memoria”, non soltanto i luoghi che si possano toccare o visitare materialmente. Tutto è fruibile in questo immaginario museo del ricordo: i luoghi della grande Storia, come quelli della piccola nostra storia. I ricordi e la memoria ci abitano.”(https://www.spaziodi.it/magazine/n0108/vd.asp?id=128)

Bene, uno di quei luoghi, da me abitati e più amati, è Borgo San Paolo di Torino. Arrivai nel quartiere rosso direttamente dalla Puglia a seguito dei miei genitori. Era il 1969 e mio padre era stato assunto in Fiat.

Ecco scoperte le mie carte, tutti coloro che hanno avuto a che fare con Borgo San Paolo farebbero bene a dare un’occhiata a questo giallo di cui il “villaggio” è protagonista. Come in una vera a propria ballata, i capitoli del libro di Michele Paolino sono caratterizzati dalle citazioni esplicite ed implicite della canzoni cantautorali italiane che spesso sono ballate.

Un giallo leggero e al contempo serio e intriso di temi attuali da cui si intuisce il coinvolgimento personale dell’autore borghigiano purosangue. Ovvio il mio intento di non spoilerare il testo, si tratta di un giallo e tale deve restate per chi fosse interessato alla lettura che io consiglio con convinzione.

Chi volesse un aiuto per acquistare il libro può chiederlo nei commenti.

Note di viaggio

Domani 9 ottobre sarà disponibile il secondo volume di «Note di viaggio», progetto coordinato da Mauro Pagani con le cover dei brani del cantautore Francesco Guccini. Il disco conterrà l’inedita «I migranti», una canzone che racconta l’immigrazione, tema di grande attualità oggi come un tempo.

«Non scrivo canzoni dal 2011, da allora ho solo scritto il testo di Migranti. E sempre da quella data ho anche smesso anche di suonare la chitarra. Non potrei nemmeno riprendere perché non ho più i calli sulle dita. Le chitarre sono qui nel mio salotto, riparate dalle custodie, ma sono moralmente impolverate. Ho un futuro come scrittore di romanzi e racconti invece». Dice Guccini.

Note di Viaggio – capitolo 2: non vi succederà niente conterrà moltissime sorprese: 12 tracce, un cast di grande caratura, arrangiamenti raffinati ed emozioni indimenticabili, per una vera e propria nuova pagina della musica italiana da collezionare e custodire gelosamente. Prezioso il contributo dei tanti artisti coinvolti, onorati di essere chiamati a rendere omaggio al cantautore simbolo della cultura del nostro Paese. La raccolta vedrà la partecipazione – in ordine alfabetico – di Vinicio Capossela, Emma, Fabio Ilaqua, Levante, Petra Magoni, Mahmood, Fiorella Mannoia, Ermal Meta, Gianna Nannini, Jack Savoretti, Roberto Vecchioni Zucchero.

Bellezza, vita, attualità: la poetica di Francesco Guccini accompagna da sempre il cammino degli italiani, ed è per questo che Note di viaggio è un progetto che non vuole essere celebrativo, ma guarda al futuro attraverso le canzoni del Maestro. Un evento discografico senza precedenti, in grado di raccontare a un pubblico vastissimo ed eterogeneo l’enorme valore che il Maestro ha saputo donare alla musica italiana.

«Ogni canzone è legata a momenti della mia vita e non nascondo che sarà anche colpa dell’età che rende rincoglioniti e sentimentali, ma mi sono commosso a riascoltarle – dice Guccini – Io non ho più voce per cantare. le canzoni fanno ormai parte del mio passato. Ho due chitarre ferme dal 2011, ma mi congratulo con gli artisti e con Mauro Pagani per il bel lavoro, migliore anche del primo. Chi avrei voluto? Augusto Daolio con “Noi non ci saremo”, ma, purtroppo, Augusto non c’è più”».

Perché non è stata interpretata «La Locomotiva”? «È un pezzo difficile da fare per tanti motivi – ammette Pagani – è molto personale. Ha una scrittura meno attuale. È lunga e ripetitiva». E, poi, una riflessione sull’oggi: «Quello che vediamo accadere non è solo colpa dei politici – conclude Guccini – le idee di una certa politica si fondano sul pensiero della gente: non si legge quasi più. Si ha paura dell’altro. E su questo cresce il populismo».

In copertina (realizzata da Tvboy, come per il primo disco), il murales, che è un chiaro riferimento al Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, con gli artisti protagonisti dell’album come i lavoratori dell’opera esposta al Museo del Novecento di Milano.