1918, la fine di un mondo

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Si tiene dal 26 ottobre al 23 novembre 2018 presso la Sala delle Arti del Parco Generale Dalla Chiesa di Collegno, la mostra “1918, la fine di un Mondo – rassegna sulla Grande Guerra”. La mostra va a fare compagnia alle tante e varie rievocazioni tenutesi in occasione del centenario della prima Guerra Mondiale 1914-1918. La guerra che terminò il 4 novembre 1918 lasciando alle sue spalle gli esiti di una immane carneficina. La mostra però privilegia l’aspetto passivo della guerra. Non espone armi, ma vestiario, divise, elmetti, mezzi di protezione antigas, le difese contro il freddo e il ghiaccio, i piccoli utensili per la pulizia personale o le piccole riparazioni per le rotture degli abiti. Se ne ricava un senso di negazione della guerra, una connessione con la vita civile. I reperti italiani si integrano opportunamente con quelli austriaci, tedeschi o francesi come a significare: erano tutti coinvolti in un medesimo e tragico destino. Viene da pensare a quel susseguirsi di grandi attese e fiammate di feroci combattimenti. Ecco gli oggetti esposti sono un silente elenco di testimoni di quelle grandi attese e un rifiuto della guerra.

Soldati (bosco di Courton, luglio 1918)

SI STA COME

D’AUTUNNO

SUGLI ALBERI

LE FOGLIE

Giuseppe Ungaretti – L’Allegria

 

AppendiNo

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Una situazione poco Chiara. E non è una battuta. Il Sindaco è spesso assente quando ci sono eventi politici di prima grandezza. Infatti Chiara Appendino probabilmente avrebbe fatto a meno del voto di ieri in Consiglio Comunale che non le frutta la benedizione dei No Tav e, per di più, arricchisce il campo dei suoi avversari. Intanto se n’era partita in mattinata per Dubai dove ha partecipato al forum globale dell’industria e della finanza islamica (?).

Il documento contro la Tav approvato ieri dal Consiglio comunale di Torino, prevede di sospendere i lavori della Torino-Lione in attesa dell’analisi sui costi e benefici promessa dal governo e poi valutare se non sia meglio potenziare la linea storica piuttosto che costruirne una nuova.  “Presto io e Danilo Toninelli incontreremo Appendino per continuare a dare attuazione al contratto di governo” ha detto Di Maio.

Il leader dei No Tav Alberto Perino è stato tagliente con l’atteggiamento del Sindaco: “Forse non vuole metterci la faccia». Sarcastico il suo predecessore, Piero Fassino, che con tutto il centrosinistra è stato espulso dall’aula per proteste: “Non c’è perché ha una gran coda di paglia. Tra l’altro sono curioso di sapere quali investimenti proporrà a Dubai, visto che dice di no a tutto”.

Intanto per la prima volta nella storia del Consiglio comunale di Torino tutte le associazioni produttive – undici – sono accorse contro chi amministra la città: sindacati e “padroni”, commercianti e architetti, artigiani e metalmeccanici, persino avvocati, notai e commercialisti. Tutti contro Appendino e stavolta definitivamente se pure il leader degli industriali Dario Gallina, spesso accusato di essere troppo morbido, perde le staffe: “questi ci ricevono tenendo i libri dei No Tav sul tavolo e parlano di droni. Ma chi se ne frega! Questo territorio senza infrastrutture muore”.

Gallina tenta ora la carta della trattativa con la Lega. Dopo aver interrotto i rapporti con il ministro Toninelli  che, tra l’altro, aveva stoppato una visita al cantiere di Chiomonte con il sottosegretario Rizzi organizzata proprio dagli industriali piemontesi; l’associazione punta ora sul Carroccio per riuscire a evitare quello che in molti anche ieri davano per probabile se non possibile: uno stop alla Tav con l’assenso di Salvini. Ma l’ala piemontese della Lega – con il capogruppo della Camera Riccardo Molinari e il capogruppo in Comune Fabrizio Ricca – spinge perché l’opera si faccia: “E’ utile, Punto e basta” ha ribadito ancora ieri Ricca.

La tempesta perfetta!

Novantesimo per San Michele Salentino

I miei bisnonni paterni, cegliesi, erano enfiteuti di un piccolo appezzamento in contrada Cutugn di Massarianova (San Michele Salentino). Insieme costruirono un trullo in cui ho passato periodi della mia prima infanzia.

Un Paese più... dipende da noi!

I miei bisnonni paterni, cegliesi, erano enfiteuti di un piccolo appezzamento in contrada Cutugn di Massarianova (San Michele Salentino). Insieme costruirono un trullo in cui ho passato periodi della mia prima infanzia. Ecco il motivo che mi spinge a riportare di seguito il ricordo di Edmondo Bellanova.

NOVANTESIMO

Novanta anni fa, la notizia arrivò una mattina d’autunno e trovò la piazza antistante “lì curt”, all’epoca non più di un’aia in breccia polverosa, popolata da polli e galline razzolanti e croccolanti; cani smagriti alla vana ricerca di cibo; gatti, sazi di topi, sdraiati a crogiolarsi al sole.

Ma da quella mattina del 25 ottobre 1928 cambiava la vita per tutti i 4.108 abitanti di San Michele, frazione del comune di San Vito dei Normanni, che per decenni avevano sperato e lottato per l’autonomia.

Finalmente l’impegno dei vari: don Donato Spina, Ettore TAGLIAFERRO, Pietro Rocco SANTORO, don Pietro GALETTA, Giuseppe CIRACI…

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