Verso il nuovo campionato di basket

Un’ala, dalla grande fisicità (201 centimetri per 104 kg), alla sua prima esperienza europea, nato a Milwaukee (USA) il 21 novembre 1991. Queste le note essenziali di Jamil Wilson, secondo americano che arriva nelle fila dell’Auxilium Cus Torino per la stagione 2016/2017.
Carriera giovanile presso la University of Oregon (Oregon Ducks) nel 2009/2010, poi dal 2011 al 2014 presso la Marquette University (Marquette G. Eagles). La sua prima formazione di club americana è stata quella dei Bakersfield Jam, in D-League (2014-2015). Lo scorso anno altra esperienza in D-League, per Jamil, con i colori dei Texas Legend. Quindi ha messo in mostra le sue performance nel Campionato portoricano, nelle fila dei Cangrejeros de Santurce, società con sede a San Juan e fondata nel 1956. Nell’ultima stagione in D-League percentuali di 15,3 punti a partita, 39,1% da tre e 53,1% da due, 5 rimbalzi a partita con circa 32 minuti giocati a match.Jamil Wilson

E’ l’ultimo arrivato in termini temporali nel roster dell’Auxilium Cus Torino 2016/2017, ha saputo immediatamente integrarsi con il resto della compagnia, come hanno testimoniato i primi suoi allenamenti torinesi al PalaRuffini, al quale ieri ha assistito un gruppetto di appassionati tifosi. Corre, suda, smista palloni, si impone per esuberanza fisica, Jamil. Alcune domande e chiare risposte, una delle quali colpisce per sincerità e voglia di far bene, senza presunzione alcuna:“Odio perdere, fin da quando ho iniziato da far sport e basket. Questa la motivazione per cui ho cambiato in corsa il College finendo nelle fila della Marquette University”.

Un biglietto da visita assolutamente interessante per chi ha voluto fortemente Torino e l’esperienza europea: “Avrei ancora avuto la possibilità di frequentare le sfere NBA in D-League – prosegue Jamilma le alternative erano decisamente interessanti, con Francia e Italia in testa. Ho voluto l’Italia anche perchè mia sorella che faceva danza c’era già stata con il College e me ne aveva parlato molto bene. La proposta di Torino mi è piaciuta, così il Progetto di crescita della Società. Ma si è trattato di un sì legato anche al fatto di volermi arricchire dal punto di vista personale, conoscendo un altro modo di vivere, una cultura profondamente diversa dalla mia”.

Un giocatore pensante, Jamil, in campo e fuori: “Sono ancora un po’ sofferente per il cambio di fuso – sottolinea – ma questo non mi ha impedito di andare alla ricerca di qualche scorcio della mia nuova città. Mi ha subito affascinato, per la bellezza delle vie del centro, l’austera architettura, la sua capacità di attrarre anche il turista”.
Parliamo di basket. Come ti sei trovato in questi primi giorni di allenamenti con gli altri compagni di avventura?: “Benissimo, e non è sempre così facile il primo approccio. Tutti siamo motivati a far bene e diamo il massimo per farci trovare pronti ai primi appuntamenti di stagione. Si parla molto inglese, ognuno con il proprio slang e anche questo è piacevole. Dei miei nuovi compagni conoscevo DJ White e Deron Washington per fama, con il secondo che era stato grande protagonista al College, e Tyler Harvey di cui ho sperimentato personalmente le qualità lo scorso anno quando l’ho visto da avversario mettere contro di noi 9 bombe in una sola partita”.

Cosa ti ha asciato l’esperienza del College dal punto di vista cestistico?:“L’idea che ogni possesso è importante, fondamentale per l’esito finale degli incontri”. Un concetto che si lega splendidamente al basket nostrano e che se abbinato al suo grido di “odio perdere” autorizza a ben sperare in chiave personale e Auxilium Cus Torino 2016/2017.

l’inno del corpo sciolto

La normale frequenza di defecazione varia ampiamente tra le persone sane: alcuni soggetti possono produrre tre evacuazioni a settimana, mentre altri possono averne tre al giorno. All’interno di questo intervallo la funzionalità di eliminazione delle scorie fecali può considerarsi normale. Freud definisce “caratteri anali” gli effetti sull’adulto di un particolare atteggiamento di interesse ovvero di rifiuto del bambino nel trattenere od evacuare le feci: i bambini che nella prima infanzia «impiegarono relativamente parecchio tempo per giungere a padroneggiare l’incontinentia alvi infantile, e che anche dopo, nell’infanzia, ebbero a lamentare singoli infortuni in questa funzione», così come «quei lattanti che si rifiutano di vuotare l’intestino quando sono posti sul vaso perché ritraggono dalla defecazione un piacere accessorio», diverrebbero in età adulta persone «particolarmente ordinate, parsimoniose ed ostinate», con predisposizione ad alcune forme di nevrosi e di stravaganza. Insomma ognuno evacua a modo suo, ma il Roberto nazionale qualche anno fa per togliere qualche residuo tabù sull’argomento scrisse “l’inno del corpo sciolto” una canzone di genere pop lanciata nel 1979.

Si tratta di un motivetto che ha come tema l’invito a tutti di defecare, senza vergognarsene, lodando i water e i gabinetti; genere satirico e graffiante tipico di Roberto Benigni. Dietro le parole, all’apparenza scurrili e volgari della canzone, si cela il desiderio umano di far apparire assolutamente normale tutto ciò che ci circonda, specialmente quelle cose o quelle persone che appaiono strane e vengono giudicate volgari o immonde, come appunto le feci. La canzone è stata cantata da Benigni per la prima volta durante una puntata del 1979 del programma televisivo “l’altra domenica” di Renzo Arbore, suscitando sia ilarità che scalpore fra il pubblico. E’ ora di cantarla insieme.

E questo è l’inno-o

del corpo sciolto

lo può cantare solo chi caca dimorto

se vi stupite

la reazione è strana

perché cacare soprattutto è cosa umana.

Noi ci si svegliamo e

dalla mattina

i’ corpo sogna sulla latrina

le membra riposano

ni’ mezzo all’orto

che quest’è l’inno

l’inno sì del corpo sciolto.

C’hanno detto vili

brutti e schifosi

ma son soltanto degli stitici gelosi

i’ corpo è sano

lo sguardo è puro

noi siamo quelli che han cacato di sicuro.

Pulissi i’culo dà gioie infinite

con foglie di zucca di bietola o di vite

quindi cacate

perch’è dimostrato

ci si pulisce i’culo dopo avè cacato.

Evviva i cessi

sian benedetti

evviva i bagni, le tualet e gabinetti

evviva i campi

da concimare

viva la merda

e chi ha voglia di cacare.

I’bello nostro è che ci si incazza parecchio

e ci si calma solo dopo averne fatta un secchio

la vogl’arreggere

per una stagione

e colla merda poi far la rivoluzione!

Pieni di merda andremo a lavorare

e tutt’a un tratto si fa quello che ci pare

e a chi ci dice, dice

te fa’ questo o quello

noi gli cachiam addosso e lo riempiam fino al cervello:

cacone!

puzzone!

merdone!

stronzone!

la merda che mi scappa

si spappa su di te!

Roberto Benigni

 

 

occhiali rotti

Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro

che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro

non lo pagai sperando di fermarlo

come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo

ma so andarmene lontano

se nessuno mi trattiene

e tornarmene a Milano nonostante le catene

Ho lasciato la mancia al boia, sai quanto mi servisse

un orologio Bulova

se il tempo lo scandiva la mia tosse

tanto che poi in cambio ottenni acqua

e un sorriso che pensai

fosse un rischio persino per lui

per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse

di viaggiare in solitaria

vedendo il mondo per esistere.

E chissà che poi non capita che ad uccidermi

sia per caso la pallottola amica di un marine

ma se chi dovrebbe darti aiuto respinge il tuo saluto cosa fai?

bestemmi o preghi il dio del vetro andando marciandietro via dai guai

e vai all’inferno

che la differenza in fondo non ci sta

Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro

che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro

non lo pagai sperando di fermarlo

come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo

ma nel giro di un minuto dietro a un paio di lenzuola

è sbucato il sostituto

con in mano una pistola

Finalmente un po’ di musica

ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via

chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia

e se mi verrà mai perdonato il fatto che io spesso andassi via

un bacio a tutti, quanti sogni belli e quanti brutti

i miei occhiali si son rotti

ma qualcuno un giorno li riparerà.

Finalmente un po’ di musica

ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via

chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia

e se mi verrà mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia

un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti

i miei occhiali si son rotti

ma qualcuno un giorno se li metterà

e a occhi semichiusi

attraverserà posti distrutti

e silenziosi

(Samuele Bersani)

« Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato. Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita. Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega. Basta che non facciate come nel Grande Lebowski. »

Enzo Baldoni

Enzo Baldoni,

pubblicitario e collaboratore del settimanale Diario, morì dodici anni fa, rapito e ucciso dall’Esercito islamico in Iraq. 

 

 

A Valentina con ammirazione

Una rosa purissima è l’anima
in quel suo pensare
a una perenne primavera.
L’amore è la ragione.
Se tu ami
avrai rose tutti i giorni,
se tu non ami
sarai uno sterpo spoglio.

Alda Merini

Valentina

ciak

ricordare

Sulla via del ritorno accendo la radio. I Nomadi con Io vagabondo, canta il vecchio e indimenticabile Augusto Daolio. Alzo il volume.
Io un giorno crescerò
e nel cielo della vita volerò
Ma il bimbo che ne sa
Sempre azzurra può essere l’età…
Mi ritrovo a canticchiare con il magone. Già, il tempo scorre veloce.
Eppure le parole, certe parole almeno, restano impresse come pietre, macigni immortali.
Se solo ricordassimo.

Maurizio Blini

augusto daolio