una nuova pagina su”lo smemorato di Collegno”

Emilio Notte pittore

Nato a Ceglie Messapica, ma formatosi in Toscana, allievo di Fattori e De Carolis, Emilio Notte entra subito in contatto con gli ambienti lacerbiani, anche se non lega molto con Soffici, e nel 1916 lo troviamo, sia pure in posizione minoritaria e distinta, nel gruppo de L’Italia Futurista, la cosiddetta «Pattuglia azzurra» che surrogò a Firenze la defezione di Papini, Soffici e Palazzeschi dal Futurismo e diede vita al «secondo Futurismo fiorentino» (da non confondere col Secondo Futurismo tout court, che parte dagli Anni Venti).

https://losmemoratodicollegno.wordpress.com/emilio-notte-pittore/

per Alessandro

locomotiva

Alessandro, i tuoi diciannove anni si sono infranti sotto un treno che, correva veloce in direzione di Avigliana, in un pomeriggio di sole. Stavi affrontando con serena spensieratezza il tuo esame di maturità. Amo pensare che avresti approfittato dell’occasione per commentare questo brano: “Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali. Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati ad una mantelletta triangolare che protegge le spalle, come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale. I torrenti hanno una voce assordante. Sugli spiazzi le caldaie fumano al fuoco, le grandi caldaie nere sulla bianca neve, le grandi caldaie dove si coagula il latte tra il siero verdastro rinforzato d’erbe selvatiche. Tutti intorno coi neri cappucci, coi vestiti di lana nera, animano i monti cupi e gli alberi stecchiti, mentre la quercia verde gonfia le ghiande pei porci neri.” *

Brano certamente lontano dalla tua esperienza di vita, ma foriero di riflessioni sul senso che si può comunque dare allo scorrere del tempo. E’ che il mondo corre e non si ferma, proprio come una locomotiva.

Y la locomotora parecía un monstruo raro

Que el hombre dominaba con su mente y con su mano,

Rugiendo, se dejaba atrás distancias que parecían infinitas,

Y su potencia parecía amedrentadora,

La misma fuerza que la dinamita,

La misma fuerza que la dinamita,

La misma fuerza que la dinamita.

 

La vita non è altro che una comunione di solitudini. (Corrado Alvaro*)