Pass(i)oni blog

Passoni blog

Siamo gli studenti del Liceo Artistico Aldo Passoni di Torino.

Questo blog è una nostra idea per condividere tra di noi e con tutti gli utenti del web, le attività che la lettura del Giornale ci permette di fare: le nostre riflessioni sull’arte, i dibattiti in aula, le visite ai musei, alle gallerie, alle fiere. In una parola, le nostre «Pass[I]oni»… Abbiamo finalmente l’opportunità di stare più a stretto contatto con l’arte contemporanea, poco considerata in ambito scolastico e su questo blog vi offriremo le nostre esperienze cercando di creare un contatto tra l’arte e la vita quotidiana. Uno degli argomenti che trattiamo nell’ambito di questo progetto è, infatti, quello di ricercare l’arte all’interno della quotidianità, un’ abitudine che vi consigliamo.

Il semplice fatto di trovare qualcosa di bello nel quotidiano trasforma una giornata. Quanto potrebbe aiutarci a migliorare la vita?

Gli studenti del Liceo A. Passoni

Pass(i)oni è un progetto didattico appartenente al PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA del lIceo Artistico PASSONI di Torino. Le immagini e i testi documentano l’attività didattica svolta nell’ambito del progetto. La loro pubblicazione rientra nelle finalità  istituzionali dell’istituzione scolastica.

Papa Francesco alla ricerca dell’Europa

Francesco a Lesbo

L’impatto umano ed emotivo è stato grande nonostante la rapidità della visita del Pontefice a Lesbo nel campo simbolo dei rifugiati. Papa Francesco si conferma l’unico leader con una visione sul lungo termine. Ci voleva proprio Lui per fare capire all’Unione Europea, soprattutto a una parte dell’Unione Europea, che sulla politica estera sta sbagliando tutto e che sulla gestione della tragedia umanitaria dei migranti si giocano gli assetti del Mediterraneo di domani. Ha lanciato ancora una volta un messaggio di pace e speranza allungando una mano concretamente tesa al mondo islamico.

Non solo. Nel suo discorso, il Santo Padre ha voluto ricordare il popolo greco e ringraziarlo per la generosità dimostrata nei confronti dei rifugiati, nonostante le note difficoltà attraversate dal Paese. Lo ha fatto di fianco a un premier, Tsipras, quanto mai compiaciuto e per una volta tanto in posizione di forza rispetto agli altri Paesi dell’Unione.

Le parole di Papa Francesco hanno rappresentato un secco monito per quella parte di Europa che prima ha sottoposto la Grecia a pesanti misure di austerity perché rispettasse le regole di bilancio, ma che ha voltato la spalle quando si è trattato di questioni legate all’umanità.

Per una macabra ironia della sorte, questa emergenza umanitaria la stanno pagando i più poveri dell’Unione Europea e gli ultimi del Mediterraneo. Papa Francesco è andato a lanciare il suo messaggio proprio in mezzo a loro, tracciando idealmente quella che dovrebbe essere la politica comune dell’Unione Europea.

La palla, adesso, passa all’Unione Europea, che dovrà mostrare cosa abbia capito della visita del Pontefice. Non c’è da farsi troppe illusioni. Nel club di Bruxelles predominano ancora logiche nazionali e si preferisce sperare che l’accordo-ricatto con la Turchia tenga piuttosto che trovare delle alternative.

La lezione di Francesco ha messo tutti davanti a un’evidenza: un’istituzione nata sul principio della solidarietà è diventata il simbolo della divisione in nome dei singoli interessi. Il dramma è che sembra sempre più incapace di tutelare persino questi.

Di contro le piccole isole del Mediterraneo, da Lesbo a Lampedusa, rappresentano il confine sud dell’Europa, cosa che nel centro e nel nord del continente si sta facendo finta di non vedere. Ecco perchè Francesco le ha scelte per mandare i suoi messaggi di solidarietà per i rifugiati all’Europa e al Mondo.

Verso il 25 aprile con speranza!

 Ai tempi della seconda guerra mondiale Collegno era una  cittadina di soli 10.000 abitanti, a dispetto dei 50.000 odierni, ma nonostante la piccola dimensione la lotta partigiana attecchì molto, tanto che Collegno pagò la partecipazione alla resistenza con 95 caduti tra l’8 settembre 1943 e il 2 maggio del 1945.
Una figura importante fu Arturo Bendini: eletto sindaco di Collegno nel 1920 con il Partito Socialista Italiano, aderì al Partito Comunista Italiano l’anno successivo. In quel medesimo inverno venne incarcerato e liberato perché i vertici del suo partito lo candidarono come deputato in Parlamento. Bendini fu eletto, ma nel 1927 venne nuovamente arrestato e processato dal Tribunale Fascista che lo condannò a vent’anni di reclusione. Riuscì ad evitare la galera scappando in Francia, paese in cui aderirà alla lotta partigiana con il soprannome di “Rossi”. Bendini trovò la morte in battaglia il 13 luglio del 1944 a Carmaux. A lui venne assegnata la Legion d’Onore. Inoltre a Collegno è tuttora presente la casa che fu di Luciano Moglia, partigiano caduto durante la Resistenza e principale fautore degli scioperi operai del marzo 1943. La casa si trova in Viale Gramsci ed  espone all’esterno una targa in ricordo di Luciano Moglia.
La città di Collegno è tristemente nota per l’eccidio dei 68 martiri tra il 29 e il 30 aprile del 1945, quando dunque la liberazione era già avvenuta. La strage di Grugliasco e Collegno fu un eccidio perpetrato dai nazisti in ritirata verso civili e partigiani di queste cittadine. I responsabili della strage facevano parte della 34ª Panzer Division del generale Hans Schlemmer, divisione che operava prevalentemente in Liguria e che si era già distinta per gravi efferatezze. L’esercito tedesco era prossimo alla resa e la colonna avrebbe dovuto ritirarsi aggirando il capoluogo piemontese per cercare di raggiungere il Brennero. I nazisti, una volta arrivati a Grugliasco, cominciarono la rappresaglia sui civili. Fra le vittime compaiono anche il segretario comunale del comune di Grugliasco e il parroco. L’ultimo corpo trovato senza vita fu quello di Romano Dellera, ragazzo grugliaschese di soli 13 anni, giustiziato a abbandonato nel cimitero di Rivoli il 1 maggio 1945. Per questo eccidio la città di Collegno è stata insignita della Medaglia d’argento al merito civile il 18 aprile 2008.

Quest’anno il 25 aprile è celebrato anche nel segno dei 70 anni del Voto alle donne.

La Città di Torino ha organizzato un folto programma di incontri, dibattiti, spettacoli. Ecco la testimonianza di una delle tante donne che partecipò alla Resistenza, tratta dal film di Elisabetta Sgarbi «Quando i tedeschi non sapevano nuotare»:

“ERA IL 18 FEBBRAIO DEL 1945, L’APPUNTAMENTO ERA PER LE 10 DI MATTINA IN PIAZZA. FU LÌ CHE TROVAI LE DONNE. SI AVVICINÒ LA MIA AMICA SILVANA: «Dobbiamo fare una cosa noi donne mi disse però bisogna avere pazienza e stare attenti con chi si parla, perché questa cosa deve riuscire. Avvicina le persone per bene, che sai come la pensano, e chiedi di fare un po’ di passaparola, perché la cosa si allarghi, perché dovremo essere in tante.»
E fu così che tutto cominciò. Con tanta titubanza e tanta paura fu così che quella domenica mattina, il 18 febbraio, ci trovammo verso le dieci. Fu anche difficile per me uscire, dovevo raccontar bugie a mia madre, perché in casa nessuno sapeva che facevo parte di questa organizzazione. Insomma, quel mattino, in tre, io, Silvana e Vittorina Dondi, che abitava a Ospitale sulla strada che porta a San Biagio verso la foce del Po, siamo partite. (…) E fu così: lei con un cartone con scritto sopra «Vogliamo pane, abbiamo fame, basta con la guerra!», siamo partite. (…)”

Avevo 15 anni e lo ricordo perfettamente

rischiatutto

Ieri sera sono tornato indietro di 45 anni, tanti ne avevo nel 1970 quando Mike Buongiorno (che Dio l’abbia in gloria!) lanciò sull’unico canale Rai di allora il Rischiatutto. Fabio Fazio ha recuperato l’archetipo di una tv che spopolava negli anni ’70 in un’Italietta che faceva i conti con il post ’68 e il terrorismo, con i mutui, le scuole serali e gli straschichi dell’autunno caldo dei metalmeccanici, ma il giovedì sera restava incollata davanti ai televisori – con punte di ascolto oltre i 20 milioni di spettatori – per seguire il quiz che mescolava nozionismo e misura, cultura e intelligenza, in barba alla filosofia sempre imperante della “spintarella”. Ogni puntata mi vedeva attivo e partecipe: rispondere alle domande di Mike prima del concorrente di turno era il mio gioco preferito, l’ho fatto anche ieri sera. Grazie Fabio!

Torino vista dallo spazio

torino-dallo-spazio

Sono passati ormai 5 mesi dall’inizio del nostro percorso con il pranzo in comune alle ex-vetrerie, e sono stati mesi dove abbiamo dimostrato di poter esprimere una voce importante in questa città.

Ora dobbiamo aumentare il nostro impegno e usare le prossime settimane per far conoscere la nostra coalizione al maggior numero di persone. Nel frattempo continueremo a raccontare la nostra città e le sue sfide più importanti, una Torino che, come stiamo dicendo, vorremmo Grande per Tutti/e.

Sabato 23 aprile dalle 10 alle 13, presso il CINEMA ELISEO in Via Monginevro 42, zona P.zza Sabotino, sarà presentata ufficialmente la lista di TORINO IN COMUNE – La Sinistra, insieme alle due liste che sostengono la candidatura di Giorgio Airaudo: “Ambiente Torino” e “Pensionati e Invalidi Giovani Insieme”. 

Siete tutti invitati a partecipare e diffondere l’invito ai vostri contatti.  Qui potete trovare l’evento Facebook, sabato vi consegneremo del materiale da utilizzare durante la campagna elettorale, manifesti con il logo, volantini, locandine e spillette. Inoltre vi daremo un breve vademecum per la campagna social, a costo zero, dove far girare attraverso i profili o le pagine dei vari social network (Facebook, twitter, instagram, etc.) le info che riguardano la lista, il logo, il programma.

Ci vediamo sabato per presentare il nostro progetto e la nostra squadra!

A presto!
Giorgio Airaudo

p.s. (ndr):  nell’assemblea dell’Altra Europa di Torino che si è svolta lo scorso 11 aprile, sono state decise all’unanimità dei presenti le candidare nella lista di Torino in Comune: 

Fiorenza Arisio, disoccupata ex delegata sindacale SLC-CGIL e militante No Tav

Giancarlo Chiusano, pensionato ex insegnante.

Torino in comune

Grazie Elena

Navigare in solitaria non è la mia aspirazione più grande, quindi quando incontro persone come Elena, cerco di prenderle a bordo del mio gommone…

vele

Lo smemorato di Collegno. Sarà perché blogghiamo a nemmeno venti chilometri di distanza, ma avere un blog con il quale c’è una certa sintonia, serve per avere un altro punto di vista sui temi comuni, ma anche a sviluppare riflessioni su temi che non avevate preso in considerazione. Un confronto sempre molto stimolante!

Un anno di blogging

Un anno di blogging

stadio Grande Torino

Stadio Olimpico

Il Comune di Torino ci informa che lo Stadio Olimpico, ristrutturato in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006 e palcoscenico delle gare casalinghe della squadra granata, sarà intitolato alla memoria del Grande Torino. La decisione all’unanimità e il via libera l’ha dato la Commissione Toponomastica, che ha inoltre stabilito di intitolare una via al terzino della Juventus Andrea Fortunato, morto a 24 anni di leucemia, e un’altra a Orfeo Pianelli, presidente dell’ultimo scudetto del Torino.

Personalmente penso che l’aggettivo olimpico è alla base della rinascita economica di Torino, dopo i colpi di Marchionne. Se lo togliamo allo Stadio Olimpico quell’aggettivo va attribuito in altra modalità alla toponomastica torinese; ad esempio, rinominiamo piazza d’armi in piazza Olimpiadi Invernali del 2006.

Sviluppo e rilancio del turismo e Università, sono realtà rese più organizzate e fruibili dalle Olimpiadi,  sono da conservare per il futuro con molta cura per procurare e salvaguardare posti di lavoro. Mamma Fiat ha finito di succhiare soldi allo Stato (a noi) ed è emigrata all’Estero dove paga anche le tasse delle residue attività produttive italiche. Questo con soddisfazione del nostro premierino che preferisce Marchionne ai sindacalisti.

Il profondo rosso nell’attualità economica di Torino, come della Regione, come di molte Aziende Comunali e Regionali è da attribuire oltre che alla Fiat ai dirigenti amministrativi e politici degli ultimi trent’anni che hanno sottoscritto e rinnovato prodotti finanziari derivati a loro proposti come investimento dei fondi disponibili (nostri) di cui non erano in grado di capire la portata negativa. Oltre a sottoscrivere i contratti hanno sottoscritto ampie manleve liberatorie a favore e scarico di responsabilità del proponente finanziario. Con questi chiari di luna continueremo a versare nelle casse del Comune o della Regione tasse, tariffe e prebende varie a fondo perduto, perché quei debiti contratti per investire sono impossibili da ripianare, salvo rinuncia del creditore.

Le Olimpiadi sono state per Torino il trampolino di lancio, costoso, ma determinante per l’economia locale. Certo, come ho già accennato, occorre fare molto per conservare il trend turistico positivo. Spererei anche in qualche dirigente amministrativo illuminato che rinegozi a favore nostro i debiti di cui ho parlato; dai politici non mi aspetto quasi nulla. Fassino sarà rieletto e tenterà nuovamente di vendere le Aziende municipalizzate ai privati alla faccia nostra. Airaudo e Appendino si appenderanno all’opposizione sterile e parolaia. amen

Stato di crisi

copertina Bauman

“Stato di crisi” è l’azzeccato titolo dell’ultima fatica editoriale di Zygmunt Bauman, uno tra i più attenti studiosi delle dinamiche della società contemporanea, l’opera è stata scritta a quattro mani con il sociologo Carlo Bordoni. Dei molti aspetti della crisi attuale che Bauman e Bordoni sottolineano nel loro dialogo letterario, il tema delle migrazioni è secondo Bauman «è quello che oggi avvertiamo come più urgente da affrontare».

«A differenza di altre tematiche la crisi umanitaria dei migranti era prevedibile, siamo noi ad aver ignorato a lungo i segnali che pure c’erano: pensiamo a quanto accadeva già diversi anni fa nella piccola Lampedusa. L’Europa non si è preparata e oggi viviamo spiazzati, senza capacità di adeguarci ai cambiamenti e dare risposte. Dovessi scegliere una parola da abbinare alla parola crisi che oggi sostituirei con “sorpresa”».

Poiché molti dei problemi da fronteggiare nascono a livello sovranazionale, l’entità delle forze a disposizione degli stati-nazione non è sufficiente per venirne a capo. I fenomeni transnazionali non hanno redini o reti che possano contenerli, superano i confini e gli strumenti a disposizione del singolo stato-nazione. Siamo di fronte a una dissonanza tra potere e politica che produce un nuovo tipo di paralisi: indebolisce l’attività d’intervento e riduce la fiducia collettiva nella capacità dei governi di mantenere le loro promesse. L’impotenza degli esecutivi accresce il cinismo e il sospetto dei cittadini, innescando una triplice crisi: della democrazia rappresentativa, della fiducia nella politica e della sovranità dello Stato.

I grandi flussi migratori in arrivo hanno generato anche un cambiamento nella percezione generale e oggi al termine “sicurezza” gli europei tendono sempre più ad associare questioni di ordine pubblico: la presenza di militari, di polizia, di sistemi di sorveglianza. La società europea chiede ai governi questo tipo di risposte a controllo della sicurezza.

Quarant’anni fa la piena occupazione era un dato di fatto in Europa, oggi non lo è più. Ciò genera un’inquietudine che pervade tutta la società. Posso perdere il lavoro da un giorno all’altro e niente più mi può dare garanzie. Le multinazionali spostano velocemente le loro sedi e i loro affari, c’è una enorme competizione su scala globale, i sindacati non riescono più a rappresentare una società polverizzata, i partiti non danno risposte concrete e io mi trovo solo davanti a tutto questo.

Che connessioni ci sono tra questa insicurezza esistenziale e i fenomeni migratori? si chiede Bauman. Chi ha lasciato l’Africa o il Medio Oriente, lo ha fatto lasciando tutto, arrivando in paesi che nemmeno conosce, non ha potuto fare calcoli. Ci fa paura accogliere queste persone perché sono grandi punti di domanda per noi. Questa è una sfida di comprensione che interessa soprattutto la classe media.

Questo è il punto! Ieri la classe media era composta di persone che, bene o male, nella vita ce l’avrebbero comunque fatta; le classi medie di oggi sono classi di precari. Questa generazione condivide l’incertezza totale, un’incertezza che riempie ogni spazio della nostra vita. C’è chi scappa, chi guarda e sta in silenzio. I precari non sono assolutamente in grado di fare previsioni e senza previsioni può esserci una vita dignitosa? L’elemento che accomuna migranti e precari è la paura, l’assenza di possibilità di pianificazione.

Per Bauman l’attuale clima sociale promuove l’individualismo, la competizione e la diffidenza, quando le migliori risposte davanti alla crisi sarebbero di segno opposto: solidarietà e senso di responsabilità nei confronti dell’Altro. «La sicurezza è un sentimento che si crea e si rinforza nell’idea di vivere dentro un orizzonte comune».

Nessuno può dire cosa succederà, perché la società è sempre più complessa e davanti non abbiamo un solo bivio, ma una serie di decisioni molto delicate da compiere.

Quando ci interroghiamo sul futuro proviamo a ricordare Gramsci: «a breve termine sono pessimista, ma voglio rimanere ottimista nel lungo periodo!».

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La centesima scimmia

scimmia

La centesima scimmia è il nuovo film documentario del filmmaker Marco Carlucci, realizzato con il contributo di economisti, scrittori, giornalisti, blogger, europarlamentari, giuristi, associazioni umanitarie ed i cittadini europei.
E’ il controracconto dell’attuale crisi finanziaria e sociale vista in un’ottica opposta a quella istituzionale, un punto di vista che mette in guardia la gente comune nei confronti della propaganda che da anni ripete il mantra di un prossimo miglioramento delle economie.Il video incarna la visione sociale del cittadino, alternata dalle sconvolgenti dichiarazioni degli esperti e di quei pochi politici europei che mettono di discussione il ruolo della Banca Centrale Europea, della finanza speculativa e delle banche fiancheggiatrici. E’ in questo clima che appare Hub, a rappresentare la protesta e l’esigenza di una reale democrazia. Hub è un nome fittizio, eloquente ed emblematico, dietro il quale si cela un misterioso blogger, che si materializza nei luoghi più disparati, davanti al Parlamento Europeo o al centro delle proteste popolari in Spagna, Grecia ed Italia.
Hub è il pensiero contro, informato e libero, che aiuta a comprendere le trame dei nuovi padroni del mondo, e mostra come sia un diritto e un dovere di ciascuno difendersi e provare a ribaltare tale logica dispotica.

“La centesima scimmia” è un documento senza confini, che concede spazio e voce alle teorie alternative al dogma dell’austerity, al ruolo centrale della Germania e alle soffocanti ricette economiche imposte dai governi ai cittadini, come se fossero l’unica via d’uscita.Con tutto il dramma derivante dalla perdita del lavoro, della casa, della dignità e di ogni futuro in un mix di forza e di passione, “La centesima scimmia” mostra l’Europa dei popoli, uniti oggi sotto il tallone oppressivo della finanza, delle banche e dei poteri occulti, l’altra Europa.