Modigliani e la Bohème di Parigi: pregi e difetti della mostra alla GAM di Torino

La parola bohème dice tutto. La bohème non ha nulla e vive soltanto di quello che possiede. La speranza è la sua religione, la fede in se stessa la sua legge, la carità finisce con l’identificarsi con le sue risorse. Questi giovani sono più grandi delle loro disgrazie, inferiori alla loro fortuna, ma superiori al loro destino.

Honoré de Balzac

La sottile linea d'ombra

Ho sempre diffidato delle esposizioni intitolate ad un grande artista e alla cultura del suo tempo (proprio come questa, insomma!) perché mi rendo conto che molte volte si tratta di una scadente operazione mediatica, ritrovandomi davanti a pochissimi quadri del pittore a cui sono interessata, buttati in mezzo ad un’accozzaglia di vario genere, talvolta accostati senza una logica troppo comprensibile o condivisibile.

Forse la mia insoddisfazione deriva dal fatto che a me piace andare alle mostre per immergermi nel pensiero di un determinato artista, per toccare con mano cosa ha di così speciale e per vedere in che misura è riuscito ad andare oltre la famigerata sottile linea d’ombra.

Quindi, andando a visitare Modigliani a Torino, le mie aspettative erano altalenanti: da una parte temevo che si rivelasse uno specchietto per le allodole, dall’altra morivo dalla voglia di sprofondare nel clima parigino bohémien.

1° punto: scetticismo verso l’allestimento

Amedeo Modigliani, Ritratto di Dédie e locandina della mostra. Amedeo Modigliani, Ritratto…

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Povera l’Italia che si mette anche contro Gianni Morandi

Povero Morandi

Siamo oramai al punto che Gianni Morandi è causa di divisione degli italiani in due fazioni. Le urla e le risse su qualsiasi tema del giorno infuriano sui social,  la pancia continua a prevalere sul cervello. Il fatto risale all’altro ieri ma continua a montare. Dunque è successo questo: Gianni Morandi mette su Facebook due foto a confronto, una in bianco e nero che ritrae gli italiani che partono per il mondo a cercare fortuna all’inizio del Novecento, e una a colori con i profughi del Mediterraneo dei giorni scorsi. Sopra le foto il Gianni nazionale scrive: «A proposito di migranti ed emigranti, non dobbiamo mai dimenticare che migliaia di italiani, nel secolo scorso, sono partiti dalla loro Patria verso l’America, la Germania, l’Australia, il Canada… con la speranza di trovare lavoro, un futuro migliore per i propri figli, visto che nel loro Paese non riuscivano ad ottenerlo, con le umiliazioni, le angherie, i soprusi e le violenze che hanno dovuto sopportare! Non è passato poi così tanto tempo». Tutto qua. Niente di che e soprattutto niente di divisivo. Solo una frase di buon senso. Gli insulti a Morandi in rete ci dicono, almeno due cose. La prima è che il tema dell’immigrazione è un nervo scopertissimo, reso sensibile anche da una sciagurata miscela di demagogia messa in campo dalla destra fascista di Salvini da una parte e di pregiudizi della massa silenziosa (ma non tanto) dall’altra. Ma la seconda, forse più importante perché riguarda il nostro esserci imbarbariti su tutto e non solo sull’immigrazione, chiama in causa quell’ormai immensa fogna a cielo aperto che spesso è il web, una piazza virtuale dove ciascuno può offendere e insultare senza timore di essere guardato negli occhi né tantomeno schiaffeggiato; quasi sempre senza nemmeno essere identificato. La tecnologia e l’elettronica che mettiamo in tasca, ad esempio, insieme a un cellulare, sono il dio di questo tempo. Gran bella cosa, che può aiutarci moltissimo, ma troppo spesso dimentichiamo che dietro le macchine a touch ci sono e ci saranno sempre gli uomini, con i loro pregi e i loro difetti. In mezzo ai difetti primeggia il razzismo con il suo contorno di fascismo ideologico, la vigliaccheria, che forse è peggio, la fa da padrona. Italiani abbiate un rigurgito di intelligenza altrimenti siamo destinati ad avere ricorsi storici negativi che avevamo messo da parte con i padri costituenti succeduti ai partigiani. A tal proposito ricordiamo che domani è il 25 aprile, esponiamo almeno la bandiera nazionale così come facciamo per i mondiali di calcio (o gli europei), se proprio non possiamo partecipare al tantissime (grazie a Dio ancora tante) manifestazioni celebrative.

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