la festa dei lavoratori non è un’opzione

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Perchè i lavoratori del commercio sono costretti a non partecipare alla Festa dei Lavoratori, il primo maggio?

L’appello che faccio è chiaro: liberiamo le feste e riempiamo i carrelli di valori invece che di merci, chiudiamo i negozi e riapriamo le famiglie. Già molti sindaci, dopo che il 25  aprile molti centri commerciali e negozi sono rimasti aperti, hanno voluto far sentire la propria voce chiedendo rispetto almeno per la festa del lavoro. Un appello questo che è già stato raccolto ed evidenziato dalle organizzazioni sindacali e sociali, che si aspettano un segnale forte dalle amministrazioni locali che hanno il potere di autorizzare le aperture festive. Occorre promuovere un modello di consumo diverso da quello fondato sulle aperture selvagge e sulle domeniche passate nei centri commerciali, svuotando i centri storici fino a produrne il degrado e sfruttando il lavoro attraverso l’uso dei contratti più disparati ed eternamente precari.

Occorre quindi arrivare alla revisione della visione pancommerciale della vita ed operare per la rianimazione delle città come sedi di incontro, socializzazione e cultura.

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Modigliani e la Bohème di Parigi: pregi e difetti della mostra alla GAM di Torino

La parola bohème dice tutto. La bohème non ha nulla e vive soltanto di quello che possiede. La speranza è la sua religione, la fede in se stessa la sua legge, la carità finisce con l’identificarsi con le sue risorse. Questi giovani sono più grandi delle loro disgrazie, inferiori alla loro fortuna, ma superiori al loro destino.

Honoré de Balzac

La sottile linea d'ombra

Ho sempre diffidato delle esposizioni intitolate ad un grande artista e alla cultura del suo tempo (proprio come questa, insomma!) perché mi rendo conto che molte volte si tratta di una scadente operazione mediatica, ritrovandomi davanti a pochissimi quadri del pittore a cui sono interessata, buttati in mezzo ad un’accozzaglia di vario genere, talvolta accostati senza una logica troppo comprensibile o condivisibile.

Forse la mia insoddisfazione deriva dal fatto che a me piace andare alle mostre per immergermi nel pensiero di un determinato artista, per toccare con mano cosa ha di così speciale e per vedere in che misura è riuscito ad andare oltre la famigerata sottile linea d’ombra.

Quindi, andando a visitare Modigliani a Torino, le mie aspettative erano altalenanti: da una parte temevo che si rivelasse uno specchietto per le allodole, dall’altra morivo dalla voglia di sprofondare nel clima parigino bohémien.

1° punto: scetticismo verso l’allestimento

Amedeo Modigliani, Ritratto di Dédie e locandina della mostra. Amedeo Modigliani, Ritratto…

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Povera l’Italia che si mette anche contro Gianni Morandi

Povero Morandi

Siamo oramai al punto che Gianni Morandi è causa di divisione degli italiani in due fazioni. Le urla e le risse su qualsiasi tema del giorno infuriano sui social,  la pancia continua a prevalere sul cervello. Il fatto risale all’altro ieri ma continua a montare. Dunque è successo questo: Gianni Morandi mette su Facebook due foto a confronto, una in bianco e nero che ritrae gli italiani che partono per il mondo a cercare fortuna all’inizio del Novecento, e una a colori con i profughi del Mediterraneo dei giorni scorsi. Sopra le foto il Gianni nazionale scrive: «A proposito di migranti ed emigranti, non dobbiamo mai dimenticare che migliaia di italiani, nel secolo scorso, sono partiti dalla loro Patria verso l’America, la Germania, l’Australia, il Canada… con la speranza di trovare lavoro, un futuro migliore per i propri figli, visto che nel loro Paese non riuscivano ad ottenerlo, con le umiliazioni, le angherie, i soprusi e le violenze che hanno dovuto sopportare! Non è passato poi così tanto tempo». Tutto qua. Niente di che e soprattutto niente di divisivo. Solo una frase di buon senso. Gli insulti a Morandi in rete ci dicono, almeno due cose. La prima è che il tema dell’immigrazione è un nervo scopertissimo, reso sensibile anche da una sciagurata miscela di demagogia messa in campo dalla destra fascista di Salvini da una parte e di pregiudizi della massa silenziosa (ma non tanto) dall’altra. Ma la seconda, forse più importante perché riguarda il nostro esserci imbarbariti su tutto e non solo sull’immigrazione, chiama in causa quell’ormai immensa fogna a cielo aperto che spesso è il web, una piazza virtuale dove ciascuno può offendere e insultare senza timore di essere guardato negli occhi né tantomeno schiaffeggiato; quasi sempre senza nemmeno essere identificato. La tecnologia e l’elettronica che mettiamo in tasca, ad esempio, insieme a un cellulare, sono il dio di questo tempo. Gran bella cosa, che può aiutarci moltissimo, ma troppo spesso dimentichiamo che dietro le macchine a touch ci sono e ci saranno sempre gli uomini, con i loro pregi e i loro difetti. In mezzo ai difetti primeggia il razzismo con il suo contorno di fascismo ideologico, la vigliaccheria, che forse è peggio, la fa da padrona. Italiani abbiate un rigurgito di intelligenza altrimenti siamo destinati ad avere ricorsi storici negativi che avevamo messo da parte con i padri costituenti succeduti ai partigiani. A tal proposito ricordiamo che domani è il 25 aprile, esponiamo almeno la bandiera nazionale così come facciamo per i mondiali di calcio (o gli europei), se proprio non possiamo partecipare al tantissime (grazie a Dio ancora tante) manifestazioni celebrative.

Povero Morandi 1

E’ impossibile…

Losers

In Italia puoi offendere chiunque, tranne la mamma e il Marchio, non sempre in quest’ordine. È bastato che Renzi e Alfano definissero gli scassavetrine di Milano «figli di papà col Rolex» perché qualcuno prendesse cappello. Non i figli di papà ma la Rolex, che ha comprato una pagina di pubblicità per chiedere al governo una rettifica formale. La polemica è nata dalla foto che ritrae una ragazza con il cappuccio in testa, la bomboletta in mano e l’orologio incriminato al polso. Ma sarà vero Rolex?

La preoccupazione dell’amministratore delegato dell’azienda è comprensibile. Il Rolex autentico è un oggetto esclusivo del desiderio. Che diventi un regalo al figlio dell’ex ministro Lupi non inficia la sua natura pregiata, anzi. Mentre ritrovarlo al polso di una black bloc gli toglie senz’altro valore. In compenso la comprovata falsità del Rolex ne toglierebbe alla ragazza incappucciata. Se hai un Rolex tarocco è perché non puoi permettertene uno vero e quindi ti dimostri comunque attratta da un bene di lusso capitalista che in teoria dovrebbe farti schifo. Non sei ideologicamente contro il Rolex. Sei contro il fatto che l’abbiano gli altri e non tu. E questa è una forma di comunismo parente dell’invidia che in Italia conosciamo bene.

(Max Gramellini)

Ricordando Mauthausen

Mauthausen

Mauthausen (Austria), 1955 Monumento in onore degli italiani
Architetto Mario Labò.

In ricordo del figlio Giorgio, partigiano fucilato a Roma, e dei suoi compagni di lotta, l’autore di questo sobrio monumento utilizzò le stesse pietre che i deportati avevano estratto dalla cava del Lager e portato a spalla su per la scala della morte. Sul muro è riportata la frase: “Agli italiani che per la dignità degli uomini qui soffersero e perirono”. La scultura è di Mirko Basaldella.
Sul retro del muro sono collocate numerose fotografie di deportati e targhe, tra le quali anche quelle di Cinisello Balsamo. Accanto al monumento in onore degli italiani sorgono anche i monumenti delle altre Nazioni. I memoriali sorgono dove erano site le baracche delle SS (Schutzstaffeln – reparti di difesa).

Finché resterà in vita un solo sopravvissuto ai campi di sterminio, l’Olocausto continuerà a occupare il presente. Perché sono le cronache, non i libri di storia, a raccontare come per quei sopravvissuti i conti col passato non siano affatto chiusi. E’ importante riappropriarsi anche solo per poco dei sogni che animavano la loro giovinezza fino al giorno della deportazione. Il sogno interrotto del sardo Modesto Melis, originario di Gairo (Ogliastra) ma residente da una vita a Carbonia, si è realizzato, come ha raccontato la Nuova Sardegna.

Il giovane Modesto Melis era affascinato dal paracadutismo. Il coraggio non gli mancava e una decina di lanci bastarono per infiammare la sua passione. Il suo ultimo balzo nel vuoto avvenne 74 anni fa. Poi, improvvisamente, il cielo scomparve dalla sua prospettiva. Perché Modesto  si vide costretto a guardare sempre in basso nel lager di Mauthausen, in Austria. Per sedici mesi. Sopravvissuto allo sterminio, da oltre trent’anni Melis è impegnato nel ruolo di testimone dell’incubo, raccontando nelle scuole della Sardegna la sua esperienza da deportato durante la Seconda guerra mondiale. Ma si è sempre portato dietro il desiderio di tornare a indossare l’imbracatura e volare in alto per lanciarsi ancora una volta, lo ha rifatto alla bell’età di 95 anni.

25 aprile: liberi, tutti!

locandina delle iniziative del 25 aprileIl 25 aprile 2015 si celebra il 70° anniversario della Liberazione d’Italia. Come ogni anno a Torino il programma delle celebrazioni è vasto e prevede la tradizionale fiaccolata della Liberazione. Partenza giovedì 23 aprile alle ore 20.30 da piazza Arbarello.

L’Altra Europa con Tsipras: assemblea nazionale.

Sto perdendo l’orientamento oltre che la memoria…

L'altra Italia

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Da 18 al 19 Aprile, si terrà la prima Assemblea Nazionale che vede finalmente definito il nostro “corpo sociale” e che come tale può assumere in piena facoltà decisioni collettive. Sarà un’Assemblea di delegati e delegate, dovendo rappresentare l’insieme di coloro che, sottoscrivendolo nelle sue linee di fondo, hanno aderito al nostro percorso.

Dovremo discutere delle tappe, modalità e contenuti di quel processo costituente rispetto al quale abbiamo detto che vogliamo metterci al servizio per costruire una “casa comune della sinistra politica e sociale“, per contribuire alla nascita anche in Italia di un nuovo soggetto politico ampio, credibile, innovativo, determinato a contendere, anche a livello elettorale, la guida del Paese,alternativo alle politiche di Renzi e del PD.

Un soggetto che dovrà essere molto più ampio, capace di coinvolgere parti di società e di militanza politica più estese e plurali, rimettere in movimento strati di popolazione e di elettorato…

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44 piani, in fila per sei col resto di due…

Ecco il nuovo grattacielo Intesa Sanpaolo. Ideato dalla Renzo Piano Building Workshop, l’edificio è considerato tra i più ecosostenibili al mondo. Intorno un nuovo parco e all’interno una serie di spazi pubblici: l’obiettivo è una torre «aperta» che possa essere vissuta da un’intera città.

Io mi chiedo e chiedo, era necessario per Torino e il suo skyline avere due nuovi grattacieli? Era dall’epoca piacentiniana (ventennio fascista) che non veniva piantato un grattacielo a Torino, mi riferisco alla torre di Piazza Castello che deturpa quel gioiello di equilibrio sabaudo. Il grattacielo Lancia, ristrutturato da poco è piantato in borgo San Paolo come un castello in un paese medioevale, ma i bene informati riferiscono che la società proprietaria è in fallimento perchè non riesce a locare o vendere i piani liberi. Il costruendo grattacielo della Regione Piemonte è stato oggetto di scandalo e variazioni costruttive in corso d’opera di cui siamo informati. Non so se si è capito: non mi piacciono i grattacieli!

radici nuove

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Ho ricevuto e ben volentieri rilancio l’invito per Lunedì 27 APRILE 2015 alle ore  20,45 allo Spettacolo Teatrale GIORNI RUBATI della Compagnia Rossolevante presso il Centro espositivo “Lingotto Fiere” – Sala 500, via Nizza 280, Torino.

Un incontro forte tra arte e vita, uno spettacolo che apre il cuore, un’intensa, potente e coraggiosa testimonianza, un’emozione che resta dentro.

Testi: Giammarco Mereu

Regia: Juri Piroddi e Silvia Cattoi

Musiche dal vivo: Simone Pistis

Video: Fabio Fiandrini e Antonello Murgia

Foto: Pietro Basoccu e Antonia Dettori

carrozzina 

 INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI . PER INFO Associazione Radici Nuove, Strada del Casas, 6/2, info@radicinuove.it tel. 011-9541201 348-8830991. Per maggiori informazioni sullo spettacolo si veda la pagina http://www.rossolevante.it/spettacolo.php?id=14

rossolevante

“Un gruppo di artisti, la compagnia Rossolevante di Arbatax sulla costa orientale della Sardegna, che si mette a disposizione di una storia straordinaria per farne uno spettacolo. Uno spettacolo politico certo, un tempo si sarebbe detto quasi «agit prop», e che invece ha una potenza poetica impressionante, anche se la storia che narra è quella di un dramma. In meno di un’ora, scorre sulla scena non solo il racconto della tragedia, ma anche tutto il flusso di sentimenti, reazioni, strumenti e ammonizioni che da quella esperienza nascono. E che possono avere un senso civile ed esistenziale per tutti gli spettatori, non solo per quelli che abitualmente devono fare i conti con la sicurezza sul proprio posto di lavoro. Ma non c’è facile spirito consolatorio in quel racconto (…) fuori di ogni retorica e ipocrisia il tema viene affrontato in positivo, tra le parole e i versi dello stesso Mereu, e l’accompagnamento suadente delle musiche di Brioni su fisarmonica, chitarra e armonica. Ci sono momenti sconvolgenti, ed altri dolcissimi, come quella piuma che volando dà peso specifico solidissimo a emozioni e dolori che il caso insinua nella vita quotidiana. E che alla fine, in uno swing cantato a quattro voci, apre uno squarcio di struggente speranza per il futuro.”
Gianfranco Capitta, critico teatrale.