RINASCITA MORALE E RINASCITA CIVILE

biennale democrazia

Biennale Democrazia 2015 ha come tema e titolo Passaggi e propone una riflessione sulle grandi trasformazioni che segnano il nostro presente. Una fotografia della realtà nell’atto della transizione, colta nel momento del passaggio da uno stato a un altro, per analizzare i cambiamenti che nella società, nella politica, nell’economia, nella scienza e nella tecnologia mutano le condizioni della vita e della coesistenza. Cinque giorni di incontri sui grandi temi dell’attualità con oltre 100 protagonisti del dibattito internazionale.

Teatro Gobetti – Torino ore 18:30

DISCORSI DELLA BIENNALE
RINASCITA MORALE
E RINASCITA CIVILE

Maurizio Viroli
introduce
Gabriele Magrin

L’emancipazione dalla corruzione politica è possibile soltanto se i cittadini, o almeno
una parte importante di essi, riscoprono il significato e il valore dei doveri civili. Può
e deve essere una rinascita in primo luogo morale, un ritorno ai principi fondativi della
Repubblica racchiusi nella Costituzione. Come insegna Machiavelli, le leggi,
per essere osservate, “hanno bisogno de’ buoni costumi”. Nessuna legge, nessuna
riforma istituzionale può sconfiggere la corruzione senza il sostegno di efficaci
progetti di educazione alla cittadinanza.

Maurizio Viroli

Maurizio Viroli

Docente di Teoria Politica all’Università di Princeton, è senior fellow al Collegio Carlo Alberto e direttore dell’Istituto studi mediterranei dell’Università della Svizzera italiana. Ha insegnato a Cambridge, a Georgetown e presso la Scuola Normale di Pisa. È stato consulente dell’ex capo dello Stato Ciampi e ha collaborato con la presidenza della Camera ai tempi di Violante. Nel 2001 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

*** APPUNTI SMEMORATI PRESI IN DIRETTA

In questi giorni, l’Italia è il primo Paese europeo per corruzione politica, cosa fare per uscirne? Occorre una rinascita civile e morale della società italiana. Vediamo ora in cosa consiste la rinascita civile di un popolo:

– Crescita economica si, ma non solo;

– Non occorrono nuove leggi o nuove istituzioni;

– No alla potenza economica e militare, ma

– Si allo spirito civico;

– Si al rispetto per gli altri;

– Si al rispetto della legalità;

– Si alla volontà di partecipazione;

– Si alla fiducia nei concittadini.

Quindi rafforzamento del senso civico e promozione della rinascita morale. Le elites intellettuali e politiche debbono riscoprire il senso civile, ricominciando dalla propria coscienza (esperienza morale). Senza rinascita morale non c’è rinascita civile. Il rafforzamento dei doveri morali e civili conducono alla riscoperta e al ritrovamento dei principi fondamentali. Non occorre la creazione di nuovi principi, ma il ritorno al passato sentimento dei doveri civili. Occorre riscoprire i principi fondamentali della nostra Repubblica ben presenti nel passato: ritorno alla Costituzione mai del tutto messa in atto.

Esempi di ritorno ai principi del passato:

– RINASCIMENTO

– RISORGIMENTO

– RESISTENZA (o secondo Risorgimento).

Si tratta di ritornare a qualcosa che sembrava smarrito: reformatio e rigeneratio. Principi presenti nella letteratura latina e nel pensiero cristiano (prima lettera di San Paolo ai romani: trasformatevi mediante il rinnovamento). Dante nel Convivio afferma la somma esigenza della reformatio, nella Commedia: una nuova progenie torna con il rinnovamento (rigeneratio).

Machiavelli afferma: “L’Italia pare nata per resuscitare le cose morte”. Nei Discorsi sulla prima deca di Tito Livio egli sostiene la necessità di ritornare alla Repubblica, vero il suo principio. Nel principio di un’esperienza, c’è sempre qualcosa di buono.

San Francesco e San Domenico riuscirono a far rivivere la povertà e l’esempio di Cristo (principi fondamentali del cristianesimo).

Ugo Foscolo riscopre Machiavelli: tutte le istituzioni del mondo sono da ricondurre ai principi.

Leopardi afferma la rinascita della verità, l’amore per la vera gloria ovvero lottare per creare sulla terra azioni di giustizia, riscoprendo l’esempio dei popoli antichi.

Mazzini, guida morale del RISORGIMENTO, sostiene una rinascita della RELIGIONE DEI DOVERI (morale).

Gobetti, nel SECONDO RISORGIMENTO desidera la riforma morale dell’Italia, recupera le idee di Alfieri scrivendo nella sua tesi universitaria: non c’è riscatto politico senza riscatto morale.

Nel discorso di chiusura dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, De Gasperi avverte il ritorno dell’antica eco mazziniana che ha dato vita alla COSTITUZIONE.

Se mettiamo il naso fuori dall’Italia e ci interessiamo ad esempio degli Stati Uniti d’America, vediamo che Abraham Lincoln nel 1854 afferma “abbiamo perso la vecchia fede”, lo schiavismo del Sud allontana la società dai principi della Costituzione Americana, gli stessi della Rivoluzione del 1787: All men are created equal. La corruzione dei principi fondamentali corrompe la Repubblica. We must return to the spirit of revolution. Con il Gettysburg Address (1863) si annunzia il 13° emendamento, si abolisce la schiavitù: a new birth of freedom, una vera riscoperta dei principi della Rivoluzione. Si tratta di una vera e propria influenza del pensiero di Machiavelli: le Repubbliche rinascono, quando si riscoprono i principi fondamentali. Per noi italiani di oggi, quali sono i principi fondamentali? Essi sono tutti contenuti nella Costituzione. Per rinascere occorre ripartire dai doveri, prima che dai diritti sanciti dalla Costituzione. Se volessimo e sapessimo riconoscerli quei doveri, potremmo ripartire. Oggi invece assistiamo alle opere di chi sta illegittimamente manomettendo la Carta Costituzionale utilizzando la maggioranza parlamentare invece che utilizzare la procedura contenuta nella Costituzione medesima. Esaminiamo ora questi doveri costituzionali:
– art. 2: doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale;
– art. 67: ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato;
– art. 48: l’esercizio del voto è per il cittadino un dovere civico;
– art. 52: la difesa della Patria è un dovere del cittadino, tenuto conto che l’art. 11 ripudia la guerra di aggressione;
– art. 54: dovere di fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione e alle sue leggi; a proposito di questo articolo si deve ricordare che un secondo comma dello stesso non fu approvato dalla Costituente, se ne discusse a lungo. Esso prevedeva il diritto del popolo, di fronte alla violazione delle libertà fondamentali, di opporre resistenza (senza cioè, violare la legge). Fu deciso di non inserire il secondo comma per non legittimare sistematicamente la disubbidienza e in ultima analisi la Rivoluzione. Occorre chiedersi cosa è meglio fra eccesso e difetto di fierezza civile. Probabilmente se, il secondo comma dell’articolo 54, fosse stato approvato, avrebbe potuto essere realizzato nell’attuale situazione politica italiana.
– art. 98: i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione e non di un uomo: servire un principio vuol dire essere liberi, servire un uomo vuol dire essere schiavi ed è così che muore la Repubblica. Ecco, attraverso il rispetto dei doveri si giunge alla realizzazione dei diritti di tutti.
Lincoln nel suo Gettysburg Address non parla solo di PRICIPI, ma di PADRI FONDATORI. Non solo solo ai principi, ma agli uomini/donne che abbiano dato esempio, occorre far riferimento. Quali sono gli uomini esemplari che possono essere validi per l’Italia? Ad esempio gli appartennenti al Partito d’Azione: Dante Livio Bianco, Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, i fratelli Rosselli ed altri ancora. Si vuole che gli azionisti siano da considerare degli sconfitti, in realtà furono coloro che reintrodussero l’insegnamento dei principi dopo il buio fascista. Tornando a Machiavelli, la rinascita avviene dopo:
– una crisi devastante (guerra, rivoluzione);
– nuove leggi (nuova Costituzioe);
– semplice “virtù di un uomo”.
Escludendo la guerra che non pare un pericolo attuale, si deve osservare che una nuova Costituzione non è alle porte, anzi si sta per distruggere quella esistente con una riforma dissennata. Non una riforma radicale occorre, ma qualche aggiustamento senza stravolgimento dell’impianto esistente. Un uomo solo con virtù straordinarie? Non se ne vede alcuno. L’attuale premier rompe (rottama), non costruisce. Come uscirne? Siamo da tempo di fronte ed immersi in un declino, la via d’uscita è lottare, lasciare testimonianze anche con la parola scritta, lasciare segni e semi per il futuro.
EPPURE E’ UFFICIO DI UN UOMO INSEGNARE AGLI ALTRI.
*** Dopo la lectio, si è passati al dibattito con domande al relatore da parte di alcuni componenti del pubblico. Smemorato ha fatto una domanda semplice, ma provocatoria, avrebbe voluto circostanziarla meglio, ma l’emozione di chi non è abituato a parlare in pubblico ha avuto la meglio.
S. : quali sono le radici storiche e sociali della mancanza di una vera Rivoluzione in Italia?
Prof. M. Viroli:  La risposta è abbastanza semplice, in Italia è sempre prevalsa l’indifferenza nei confronti del bene comune, per questo non si è mai avvertita la necessità di una Rivoluzione che letteralmente vuol dire rivolgimento, ritorno. In pratica sostituzione del Re o di chi gestisce il potere, mediante moti popolari, con un altro potente. Niente di democratico. Essendo io un conservatore nel senso di una predilezione di un ritorno agli usi del passato (ai valori costituzionali per esempio), agli antichi principi, non ritengo utile una Rivoluzione. Occorre una rinascita civile.
Non sono riuscito ad appuntarmi gli interventi e le risposte agli altri partecipanti al dibattito per semplice mancanza di carta su cui scrivere.

I contratti di lavoro di categoria, vanno difesi e rinnovati!

megale_agostinoAXA FORUM 2012

Roma, 23 marzo – “La trattativa con Abi si è interrotta per l’indisponibilità dell’associazione dei banchieri a garantire gli attuali livelli occupazionali e a impegnarsi in termini concreti sul futuro dell’occupazione giovanile”. Così il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, sulla interruzione delle trattative tra Abi e sindacati per il rinnovo del contratto, che aggiunge: “Anzi, Abi ha teso ad esplicitare come il mantenere l’attuale area contrattuale, prevista nel contratto, costi duecento milioni di euro. Da qui anche l’indisponibilità a misurarsi su quello che noi bancari abbiamo definito un modello di banca al servizio del paese”. Il leader della categoria dei lavoratori del credito della Cgil aggiunge inoltre come “abbiamo reso esplicito che chiunque continui a pensare alla disapplicazione del contratto dal primo di aprile troverà la categoria da subito pronta a nuove mobilitazioni e nuovi scioperi, fino al conflitto portato in ogni gruppo. Inoltre, anche chi ha pensato, e ancora oggi pensa, all’interno di Abi di far fallire il negoziato per arrivare al governo, deve avere ben chiaro che il primo dei grandi problemi a cui dare risposta è proprio l’occupazione e l’area contrattuale. Quest’ultima a difesa del perimetro di applicazione del contratto, che non era scambiabile prima, non lo è oggi e non lo sarà domani. Per questo, ribadisco, l’area contrattuale non si tocca”. Infine, conclude Megale, “va ricordato che l’idea di un contratto a costo zero non esiste e il salario deve essere difeso dall’inflazione reale”.

Dopo il Jobs Act si vuole arrivare alla distruzione dei contratti di categoria. I pescicane sono in agguato per mangiarsi i pesciolini, ma siccome il numero fa la forza, saranno i pesciolini a mangiarsi i pescicane.

Silvano, non valevole CICCIOLI

Per ricordare Enzo Jannacci, senza che ricorra un’occasione particolare o una scadenza, se così vogliamo dire, ecco un testo della maturità, che fa parte del filone del non sense di Jannacci. Un testo, recuperato dal repertorio di Cochi e Renato, con allusioni ironiche a pratiche sessuali insolite. Uno dei tanti riff intramontabili che dobbiamo a Enzo Jannacci.

Silvano

A vunn, a du, a tri…
il titolo è amami:
amami e sgonfiami
e amami, sdentami, stracciami, applicami
e dopo stringimi
dammi l’ebbressa dei tendini
oh yeah
prendimi, con le tue labbra caressami
Rino, non riconosco gli aneddoti
e sfiondami spostami tutte le efelidi
aprimi, picchiami solo negli angoli
oh yeah
Brivido, no non distinguo più i datteri
Silvano non valevole Ciccioli
Silvano mi hai lasciato sporcandomi
e la gira la gira la roda la gira
e la gira la gira la roda la gira
e la storia del nostro impossibile amore
continua anche sensa di te
Silvano non valevole Ciccioli..te!
Silvano mi hai sporcato girandoti
e la gira la gira la roda la gira
e la gira la gira la roda la gira
e la storia del nostro impossibile amore
continua anche sensa di te..te!
E allora amami
amami, stringimi, sgonfiami, amami
e allora amami,
sdentami, stracciami, applicami,
amami
e stringimi
dammi l’ebbressa dei tendini,
prendimi con le tue labbra fracassami
oè oè
Rino
sfodera, scuse plausibili,
girati, scaccia il bisogno del passero
lurido, soffiati il naso col pettine
Everest, sei la mia vetta incredibile
Silvano non valevole Ciccioli
…………

Enzo Jannacci fu autore di testi anche per Cochi e Renato, per il celebre duo scrisse nel 1978 “Silvano”, una canzone che interpretò personalmente nel 1980, divenne il lato B del singolo “Ci vuole orecchio”.
“Silvano” é un pezzo che parla di una nemmeno troppo velata storia d’amore gaia.

Dire che le strofe abbiano un senso sarebbe un nonsense (appunto).
“Silvano”, infatti, snocciola parole buffe e musicali, quasi a voler anticipare lo stile di un futuro paroliere, Pasquale Panella, che nel 1986 Lucio Battisti avrebbe condotto alla ribalta con il suo “Don Giovanni”.
“Amami, sdentami, stracciami, dammi l’ebrezza dei tendini”, recita il testo, introducendo la figura di un soggetto, tale Rino, che non ci é ben dato di sapere chi é.
“Schiodami, spostami tutte le efelidi” prosegue Enzo, arrivando a complicare ulteriormente le cose con il ritornello che dice “Silvano non valevole ciccioli”.
Il grande Jannacci la storia l’ha raccontata presentando la canzone durante un concerto: il padre di Silvano quando lo registrò all’anagrafe disse all’impiegato che l’avrebbe voluto chiamare Silvano e un altro nome; l’impiegato che non capì quale, scrisse “non valevole” e quello diventò il secondo nome del povero Silvano.
Ma ecco che nella seconda strofa ritorna il misterioso Rino, con cui probabilmente il protagonista sta cercando di scordare il suo amore infelice, al quale dice, senza tanti mezzi termini, “girati, scaccia il bisogno del passero”.
Ok, Dottor Jannacci… va bene che eravamo nei dintorni del Derby (che era praticamente il nonno di Zelig), però c’è un limite anche ai doppi sensi.
E poi non le sembra di essere un po’ megalomane quando, millantando dimensioni alla Rocco Siffredi, canta “Everest, sei la mia vetta incredibile? Ma va la, va la… ipocrita bacchettone! (questo sarei io)

“Silvano” è un pezzo divertente ed irriverente. Inutile volergli attribuire chissà quali significati. Va preso per quello che è, con la sua goliardia e la sua voglia di parlare di diversità con quei toni allegri e scanzonati, per sdrammatizzare, in tempi ancora pregni di oscurantismo sull’argomento omosessualità.

E questo sì che era puro genio. Oh, yessss!

EJ

MAdRE ovvero la mer de glace

Mer de glace

(“Merdeglace” di Anthere dal en.wikipedia.org.)

Sophie Calle lavora da sempre intorno a temi quali il distacco da una persona cara, la rottura amorosa, la vita intima in generale riuscendo a rendere in modo efficace oltre alle emozioni anche il lato filosofico, la riflessione che queste suscitano, accompagnando l’elaborazione culturale del vissuto personale attraverso un’organizzazione così precisa da risultare quasi ossessiva fatta di oggetti, video e testi: sorta di mise-en-place e di organizzazione teatrale senza spettacolarizzazione scenica. Un processo di appropriazione per immagini dove anche il visitatore, quando ritenga di essersi perduto, può ritrovare un percorso e alla fine farlo proprio come in un romanzo a ruolo. Oggi si è chiusa, salvo proroghe, la mostra MAdRE che ha occupato le sale auliche al secondo piano della Residenza Sabauda. Il concept di mostra si è articolato sullo sviluppo di due importanti progetti che l’artista ha posto in essere da diversi anni: Rachel, Monique e Voir la mer. Il confronto tra questi importanti progetti propone due percorsi insieme distinti e uniti, includendo opere incentrate sui temi dell’affetto e dell’emozione, sulla morte, sull’analogia madre|mare alla base del titolo della mostra: un mare che accoglie e accomuna, copre e investe un’immensità di sentimenti ed emozioni contrastanti. Visitando la mostra ho tratto l’impressione di un rapporto freddo fra madre e figlia artista. Alla chiusura di questo rapporto, determinata dalla morte della madre, Sophie pare abbia ritrovato il calore della persona persa dando infine regione alla profezia della stessa madre: “È inutile sperare nella tenerezza dei miei figli, tra la calma indifferenza di Antoine e l’arroganza egoista di Sophie! La mia unica consolazione è che lei è talmente morbosa che verrà a trovarmi più spesso al cimitero che in rue Boulard”.

maman

11.10.2014 -15.03.2015 – mostra presso il Castello di Rivoli


Estratti dai diari di mia madre:

28.12.1985. È inutile sperare nella tenerezza dei miei figli, tra la calma
indifferenza di Antoine e l’arroganza egoista di Sophie! La mia unica
consolazione è che lei è talmente morbosa che verrà a trovarmi più spesso al
cimitero che in rue Boulard.
29.05.1986. Non so più a chi ho detto ieri al telefono, parlando di me stessa:
“Sono venuta dal niente e me ne sono andata nauseata da tutto!”.
09.07.1986. Non ho ancora deciso se voglio essere cremata o seppellita. È
strano, non riesco proprio a pensare che possa succedere a me!
28.04.1987. –Addio, Diario. Me ne vado a New York. Speriamo sia tutto
fantastico! Se l’aereo cade, lascio un addio allegro alla vita!
10.11.1988. Mi abituo gradualmente alla depressione che, stizzita, mi
abbandona a poco a poco.
06.06.1989. Abominevole.
01.01.1990. “Non aver realizzato nulla, e morire sfiniti.” (Cioran)
01.04.1991. No, non sono né depressa, né amareggiata, ma mi annoio
terribilmente, non ho un obiettivo, un progetto, un’idea, “sento che non sono
altro che una tomba in rovina, dove giacciono le mie virtù e le mie illusioni”.
21.02.1995. Niente! Non faccio altro che cullare la mia tristezza.
11.12.1995. Vorrei che il Natale fosse già finito. Forse vorrei che lo fosse anche
la mia vita.
10.12.1996. Mio caro Diario (forse l’ultimo), arrivederci. Non ti ho dato molto,
ma tu hai fatto altrettanto…
C’era un solo quaderno senza date. Le pagine erano intatte, salvo qualche
appunto su come usare il videoregistratore, e questa frase: “Sono morta di buon
umore”

My true form

I can’t find my true form
I will lie ‘cause I know
That I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever,
I’m everywhere
Yes I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever,
I’m everywhere

I’m beside, I’m below
I can’t find my true form
‘Cause I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever,
I’m everywhere
Yes I’m here
And I’m there
I’m forever, whatever
I’m everywhere

Thrive on chaos
In this life that is lost
Thrive on chaos
In this life that is lost

(fonte) segue traduzione:

Non riesco a trovare la mia vera forma
Io voglio mentire perché so
Che sono qui
E io sono lì
Sono sempre , qualunque cosa ,
Sono ovunque
Sì, sono qui
E io sono lì
Sono sempre , qualunque cosa ,
Sono ovunque

Sono accanto , io sono qui di seguito
Non riesco a trovare la mia vera forma
Perché sono qui
E io sono lì
Sono sempre , qualunque cosa ,
Sono ovunque
Sì, sono qui
E io sono lì
Sono per sempre, a prescindere
Sono ovunque

Prospero sul caos
In questa vita che si perde
Prospero sul caos
In questa vita che si perde

fenomeno_e_noumeno

(opera di Pino Santoro)

“You might want to decide fast. We live in a dangerous world. If you see a chance to be happy, you have to fight for it, so later you have no regrets.”

Il ricatto al governo greco è un ricatto contro tutti noi.

Europa

Il 18 marzo in Grecia, in Italia e in Europa continua la mobilitazione contro l’austerità

La BCE e l’UE non si fermano: minacciano ancora una volta il taglio del credito alla Grecia! Il ricatto al governo greco è un ricatto contro tutti noi.

La Banca Centrale Europea, inaugura il 18 marzo la sua nuova sede a Francoforte, una torre alta 185 metri, costata la cifra sbalorditiva di 1,3 miliardi di euro, mentre si dimostra parte attiva del ricatto politico che usa il debito per impedire la realizzazione di punti di programma diversi rispetto al rigore monetario e alle politiche di precarizzazione.

La BCE, la Banca d’Italia e il sistema bancario devono essere sottratti alla speculazione finanziaria e riportati al controllo pubblico, recuperando una funzione sociale, in particolare nei confronti delle molte famiglie oggi in grave difficoltà.

Il 18 marzo manifestazione europea a Francoforte dei movimenti e sindacati tedeschi e di altri paesi, contro la BCE e le politiche dell’UE, promossa dalla rete BLOCKUPY, con presidi e volantinaggi in tutte le principali città del nostro Paese.

Siamo dalla parte del popolo greco e di tutti coloro che in Europa si battono contro le politiche di austerità e dei sacrifici, che stanno portando alla povertà sempre più ampi settori sociali: vogliamo un Europa dei popoli, del lavoro tutelato, dei diritti, dell’accoglienza e della solidarietà.

Siamo contro le scelte dirompenti del Governo Renzi che concretizza nel nostro Paese, i dettami dell’Europa delle banche e della finanza e smantella i diritti sociali e del lavoro, apre a nuova precarietà, privatizza lo stato sociale, colpisce il diritto alla sanità, alla scuola, alla casa, ad avere pensioni dignitose.

Facciamo appello a tutte le forze politiche e sociali torinesi, a partecipare al

Presidio

Mercoledì 18 marzo 2015 alle ore 17,45

davanti alla sede della Banca d’Italia, via Arsenale 8, Torino

Ass. “Cambia la Grecia, cambia l’Europa” di Torino

Per adesioni: cambialagrecia@gmail.com

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Auguri per tutto l’anno!

Collegno 8 marzo

(foto Enrico Manfredi)

Negli anni sono nate diverse storie, spesso fantasiose e prive di riscontro con la realtà, a proposito delle origini della Giornata internazionale della donna, e questo anche a causa delle sue alterne vicende e dell’interruzione durante la Seconda guerra mondiale. Per esempio non è vero che la Giornata Internazionale della Donna ricorda la morte di centinaia di operaie in una fabbrica di camicie – peraltro inesistente – a New York l’8 marzo 1908 (un incendio in una fabbrica in città avvenne tre anni dopo in febbraio, vi morirono 146 persone – molte operaie, ma in ogni caso la Giornata della donna non trae origine da questo evento). Così come non è vero che viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.

La prima festa della donna fu organizzata dal Partito socialista americano il 28 febbraio del 1909 e fu una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. All’epoca i partiti socialisti riuniti nel Congresso dell’Internazionale socialista erano sostanzialmente gli unici partiti a battersi per il diritto di voto alle donne. In quegli anni ci furono scioperi e manifestazioni in tutto il mondo, ma fu solo dal 1914 che la festa cominciò ad essere celebrata l’8 marzo (probabilmente perché quell’anno cadeva di domenica). Dal 1977, anche grazie alle lotte del movimento femminista, la festa internazionale della donna è diventata un evento promosso dalle Nazioni Unite che quell’anno invitarono tutti i paesi membri a celebrare la ricorrenza.

Tutti i giorni vanno festeggiate, le donne che ci stanno vicine fin dalla nascita. Oggi è solo un’occasione in più, non l’OCCASIONE.

(fonte)