Messapi

(foto Pinuccia Caliandro)

murorum ingentes reliquiae aliqui-bus in locis videntur, quas adhuc ne ip-sum quidem, quod omnia perdit tempus, nec coloni avidum genus ad omnia devastartela pervincere potuere…  (Galateo)

Sembrano in prigione, ma almeno possono essere parzialmente ammirate queste vestigia del nostro antico passato. Sono un tratto di mura messapiche venute alla luce recentemente. Esse ci ricordano i nostri antenati Messapi.

Talora identificati con gli Iapigi, i Messapi erano forse immigrati dall’Illiria agli inizi del 1° millennio a.C. La documentazione archeologica mostra l’esistenza, già alla fine del 9° sec. a.C., di rapporti con il mondo greco attestati dal rinvenimento di ceramiche mediogeometriche corinzie, cui si affiancano, nell’8° sec., importazioni attiche ed euboico-cicladiche; contemporaneamente si afferma la caratteristica ceramica locale, a decorazione geometrica dipinta. Rito funerario dominante è l’inumazione in posizione rannicchiata.

Non si sa bene da dove derivi il loro nome. Si pensa significhi “popolo tra due mari” dal greco antico Mesos (in mezzo) ap (all’acqua), essi infatti si erano stabiliti nella zona a sud della Puglia, tra il Mar Adriatico e lo Ionio. Si pensa anche voglia dire “domatori di cavalli” (equorum domitores,  come li definisce Virgilio);  infatti allevavano i cavalli.

La vera storia di Babbo Natale

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Nonostante la mia non più verde età, anche quest’anno, aspetto la visita di Babbo Natale quello vero. Non quello della Coca Cola, ma San Nicola di Bari. Si, di Bari! Non stiamo a vedere che era un vescovo cristiano del IV secolo originario di Myra una città della Licia in provincia dell’Impero bizantino cioè all’attuale Anatolia che poi è in Turchia (tutto d’un fiato senza virgole).

Figuratevi Babbo Natale turco, ma quando mai… quello pugliese è, proprio come me. Mmeh! Allora proprio di me ti devi scordare quest’anno? Capisco pure che al… cuore non si comanda, ma dico io va bbeh sei il protettore (!) delle prostitute, ma non devi prendere tutto alla lettera, non distrarti! Sei anche il patrono dei marinai, dei mercanti, degli arcieri, dei bambini (ecco a loro devi pensare, ma pure ammè che sempre bambino sono), dei farmacisti, degli avvocati, dei prestatori di pegno (lascia stare gli usurai, mi raccomando!) e pure dei detenuti: ecco dove ti metterei per quello che hai intenzione di fare… in galera!

Ma torniamo un attimo al Babbo Natale della Coca Cola, quello falso: c’è chi sostiene che fu l’Azienda delle più famose bollicine del mondo, la Coca Cola appunto, a rivestirlo con i suoi colori sgargianti e a dargli l’aspetto che è sotto i nostri occhi per tutto il mese di dicembre, con qualche anticipo a novembre.

Si tratta però di un falso storico, infatti quel Babbo Natale barbuto e baffuto, con il costume rosso e bianco, risulta raffigurato già dal 1869 in una serie di disegni pubblicati da Thomas Nast nel volume “Santa Claus and His Works”, nei quali si può apprezzare il personaggio pressoché identico all’attuale e con le stesse abitudini: sacco di regali, slitta, ecc…

La Coca Cola, bevanda, fu proposta sul mercato quasi vent’anni dopo, nel 1886, quando il suo creatore, John Pemberton, che fino a quel momento aveva venduto il French Wine Coca, ispirato al Vin Mariani, dovette fare i conti con il proibizionismo. Pemberton, in pratica, realizzò una versione analcolica della sua bevanda a base di vino e infuso di foglie di coca.

Solo intorno al 1920 la Coca Cola utilizzò per la prima volta Babbo Natale nelle sue pubblicità, quindi la figura del moderno Babbo del disegnatore Nast ha preceduto di circa mezzo secolo la Coca Cola, con buona pace di San Nicola e mia che anche quest’anno rischio di rimanere senza regali e… non mi piace neanche la Coca Cola!

Insomma Babbo che non ti venga in mente, dopo queste mie lamentele di portarmi una confezione regalo di bottigliette dal contenuto marrone la cui formula è sconosciuta come quella dello Svelto per piatti. La mia dieta non può comprendere bevande gasate!

Detto fra noi, mi sa che non viene neanche quest’anno…

Sono storie, lo sono sempre state.

Sono Storie

…Pensa agli uomini delle caverne, che uscivano al mattino per andare a cacciare e poi tornavano dalla tribù e mettevano la carne sul fuoco, disegnavano sulle pareti, raccontavano una storia. E tutti quelli che erano attorno al fuoco si sedevano e ascoltavano la storia di come i cacciatori avevano ucciso il mammuth.

Sono storie, lo sono sempre state, che vengano da un televisore o da un vecchio seduto davanti al fuoco, che siano seriali o autoconclusive, che le inventi William Shakespeare o Stephen King.

Qualcuno disegnava sulle pareti, qualcuno scrive romanzi, noi due ci raccontiamo le nostre vite. Sono storie, e le persone le amano. E non cambierà mai.

Lo scrittore Don Winslow in una intervista davvero interessante

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