Premio Piemonte Poesia – poesia collegnese al 3° posto

piemonte

Quando penso alla mia terra … 

Appartenere al Piemonte

è come stare in vetta ad un monte.

La sua bellezza non ha paragone.

Al mattino vedo le colline di Torino illuminate dal sole,

la sera, al tramonto, vedo i monti della Val di Susa

ed il sole che si nasconde, con riflessi aranciati, sulla Sacra.

All’inizio della primavera prati verdi,

con ruscelli che scendono allegri dai passi

per unirsi nel placido fiume.

In estate si percorrono diversi sentieri

che richiamano molti pensieri.

Autunno: rosso, giallo, arancione

ecco i colori della stagione.

In inverno le montagne innevate,

risplendon scintillanti, dal sol illuminate.

Parlano del Piemonte

i vini preziosi delle Langhe,

le nocciole d’Alba

ed i gianduiotti di Torino.

Piemonte da quattro lettere è rappresentato

FIAT: sono le persone, centinaia, ai cancelli delle fabbriche.

Piemonte è sinonimo di onore.

Alla mole centocinquanta anni hanno donato

una sciarpa tricolore.

Quando penso alla mia terra

sento il profumo delle caldarroste.

Quando penso alla mia terra

provo rispetto per la riservatezza della sua gente.

Quando penso alla mia terra

vorrei poterla condividere

con chi la sua l’ha perduta,

per consentir di ritrovare

il desiderio di un luogo in cui tornare.

Piemonte, anche se non perfetto,

rimarrai nel nostro cuor sempre stretto! 

Poesia realizzata dalla Classe III G della S.M.S. DON MINZONI – GRAMSCI di Collegno

Conferimento Premio Piemonte Poesia
premio_poesiala Giuria della I Edizione del Premio Piemonte Poesia, ha terminato i propri lavori, conferendo il Terzo Premio Assoluto per la sezione Studenti del Piemonte – Scuola Secondaria alla poesia”Quando penso alla mia terra …”, realizzata dalla Classe III G della Scuola Media Don Minzoni-Gramsci di Collegno (TO)La cerimonia di premiazione avrà luogo Sabato 23 marzo alle ore 15  in corso Stati Uniti 23 a Torino presso il Centro Congressi della Regione Piemonte.

dedica a Beppe Grillo

megafono

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.