DA COLLEGNO APPELLO PER VENDOLA PRESIDENTE

La candidatura di Nichi Vendola rappresenta un momento di speranza e un fattore di cambiamento reale per la politica italiana. Era forte il rischio che queste primarie fossero solo una vicenda tutta interna ad un unico partito, nella quale venivano cancellati i contenuti che riguardano il futuro del Paese, dei lavoratori, dei precari, dei giovani.

Nichi Vendola offre un’altra strada possibile, quella della vera e profonda discontinuità, di una sinistra che torna a parlare di diritto al reddito, di uguaglianza e giustizia sociale, di diritti civili, di ambiente, di cultura, di innovazione, di etica pubblica. Sapendo che da qui occorre ricominciare per rispondere alla crisi economica e sociale che attraversa l’Italia e l’Europa.

NOI auspichiamo che la democrazia riesca a rimettersi in moto con le tante modalità aggregative che i cittadini hanno dimostrato di saper costruire. Insieme speriamo e vogliamo che la politica si rigeneri attraverso il ragionamento e la costruzione e non con la demagogia della demolizione del vecchio a favore di un nuovo che non esiste, ma che anzi si pone in assoluta continuità con le politiche liberiste di Berlusconi prima e di Monti poi.

È necessario che le comunità, ANCHE NELLA NOSTRA COLLEGNO, tornino a crescere insieme alle sue istituzioni e che riescano a recuperare un senso della complessità che permetta di interpretare la realtà e di affrontare i difficili problemi dell’oggi, in un clima sereno che anni di sciatteria e malaffare hanno distrutto.

NOI crediamo che il grande scontro oggi non sia fra culture di popoli diversi, o tra l’economia e la politica, ma tra l’economia liberista e la democrazia, che significa trasparenza e consapevolezza, coscienza e libertà. Vogliamo un futuro nel quale economia ed ecologia tornino ad incontrarsi in una casa comune, nella stessa imprescindibile prospettiva necessaria per riprogettare il presente e il futuro di questo paese.

Come ha detto Don Gallo durante le primarie di Genova, parafrasando una più celebre frase di J.F. Kennedy, “Non chiedetevi cosa può fare l’Italia per voi, ma cosa potete fare voi per l’Italia”.

NOI possiamo fare sì che Nichi Vendola diventi Presidente.

COLLEGNO per VENDOLA Presidente.

– 3423783595

– collegnopervendola@hotmail.it

Francesco LIGUORI, Tiziana MANZI, Danilo CAPITANI, Enrico MANFREDI, Gabriele MORONI, Umberto RADIN, Franca SOFFIETTI, Vito Antonio ANGELILLO, Valentina GARBOLINO, Ezio VALLAROLO, Giovanni CALISSI, Germana CANALI, Simona RONDANA, Elio CUGLIARI, Aldo BONAFE’ Angelo GRECO, Guido DI LORENZO, Franco PINTO, Ottorino CIRELLA Chiara MONAGHEDDU, Luciano ZANELLA, Andrea PARRI, Luca PARRI, Giordano PUTZU, Maria Grazia VALLO’, Davide BARBONI, Francesco PRIVITERA, Fabio LORENZONI, Andrea NEIROTTI, Maria Antonietta FERRO, Giacomo NIGRO, Rosaria PENNISI, Paolo COCITO, Silvia DEQUINO, Claudia SAIS

Sonetto n° 129 di William Shakespeare

 

The expense of spirit in a waste of shame
Is lust in action: and till action, lust
Is perjur’d, murderous, bloody, full of blame,
Savage, extreme, rude, cruel, not to trust;
Enjoy’d no sooner but despised straight;
Past reason hunted; and no sooner had,
Past reason hated, as a swallow’d bait,
On purpose laid to make the taker mad:
Mad in pursuit and in possession so;
Had, having, and in quest to have, extreme;
A bliss in proof,— and prov’d, a very woe;
Before, a joy propos’d; behind a dream.
All this the world well knows; yet none knows well
To shun the heaven that leads men to this hell.
–William Shakespeare

È spreco di spirito in triste scempio
la lussuria in atto e fintanto che lo è
di spergiuro, assassinio, sangue è esempio,
selvaggia, infida, brutale ed empia essa è;
appena goduta, subito odiata;
rincorsa senza senso, ma raggiunta
odiata senza senso, esca ingoiata
per rendere la ragione defunta;
folle sia a cacciare che a possedere;
avendo, avendo avuto e volendo avere,
gioia alla prova, ma provata penosa,
prima una festa, poi sognata cosa.

Tutto ciò il mondo lo sa, ma nessuno sa
evitar la via che fra Cielo e Inferno sta. 

***

    Sciupio dello spirito nello sperpero della vergogna
è la lussuria in atto, e nel suo attuarsi
essa è spergiura, assassina, spregevole, sanguinaria,
selvaggia, sfrenata, brutale, impietosa, infida;
     Non appena sazia essa è disprezzata:
è perseguita irrazionalmente e, non appena avuta,
è irrazionalmente odiata, com’esca ficcata
nella strozza per far impazzire il malcapitato;
     Insana nella ricerca e nel possesso,
sfrenata nel suo prima-durante-dopo:
una beatitudine nel goderla e, goduta, una dannazione;
prima una gioia offerta, poi solo un sogno.
     Tutto ciò sa bene il mondo, ma nessuno sa bene
come scansare il paradiso che porta a tale inferno.

 William Shakespeare

E’ più facile controllare e trattenere il sentimento della passione oppure farsi travolgere e quindi di conseguenza peccare? Questa è, in fondo la domanda oggetto del sonetto di Shakespeare qui proposto – con una scelta di traduzioni in italiano -; occorre, per dare una risposta alla domanda,  considerare se si pecca semplicemente facendosi travolgere dalla passione oppure si compie l’atto sessuale senza sentimento amoroso. Non è forse questo l’atteggiamento più deprecabile? Esaminiamo cosa ne pensa il Catechismo della Chiesa Cattolica.

IL NONO COMANDAMENTO

Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo ( Es 20,17 ).

Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore ( Mt 5,28 ). 

2514 San Giovanni distingue tre tipi di smodato desiderio o concupiscenza: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita [Cf 1Gv 2,16 ]. Secondo la tradizione catechistica cattolica, il nono comandamento proibisce la concupiscenza carnale; il decimo la concupiscenza dei beni altrui. 

2515 La “concupiscenza”, nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell’appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. L’Apostolo san Paolo la identifica con l’opposizione della “carne” allo “spirito” [Cf Gal 5,16; Gal 5,17; 2515 Gal 5,24; Ef 2,3 ]. E’ conseguenza della disobbedienza del primo peccato [Cf Gen 3,11 ]. Ingenera disordine nelle facoltà morali dell’uomo e, senza essere in se stessa un peccato, inclina l’uomo a commettere il peccato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1515]. 

2516 Già nell’uomo, essendo un essere composto, spirito e corpo, esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di tendenze tra lo “spirito” e la “carne”. Ma essa di fatto appartiene all’eredità del peccato, ne è una conseguenza e, al tempo stesso, una conferma. Fa parte dell’esperienza quotidiana del combattimento spirituale. 

Per l’Apostolo non si tratta di discriminare e di condannare il corpo, che con l’anima spirituale costituisce la natura dell’uomo e la sua soggettività personale; egli si occupa invece delle opere, o meglio delle stabili disposizioni – virtù e vizi – moralmente buone o cattive, che sono frutto di sottomissione (nel primo caso) oppure di resistenza (nel secondo) all’ azione salvifica dello Spirito Santo. Perciò l’Apostolo scrive: “Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” ( Gal 5,25 ) [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et Vivificantem, 55].

Fabrizio de Andrè, la vede così:

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.