al ballottaggio per le primarie voto Bersani

Bersani ha scelto di fare le primarie insieme a Vendola per due motivi:

–  Uno tattico per contrastare il nemico interno Renzi che, in una consultazione riservata ai simpatizzanti del solo PD, poteva vincere o piazzarsi molto meglio al primo turno.

–  Uno strategico, costruire una prima alleanza propedeutica ad una successiva per un governo del Paese.

Pur consapevole di tutto ciò, ed anche in presenza di un impegno da sottoscrivere veramente socialdemocratico com’è quello di Italia Bene Comune, bene ha fatto Vendola ad accettare quella che si é verificata essere un’ottima occasione di marketing politico. Uno spot pubblicitario rivolto a un elettorato di sinistra talmente allo sbando dal seguire massicciamente un Renzi dalle posizioni destrorse che addirittura superano Casini. Ecco perché appoggio Bersani al ballottaggio: per sbarrare la strada a Renzi il rottamatore non di Bersani, ma dell’intera sinistra.

Sono però consapevole che: “Domenica prossima ci sarà una recita penosa a tutto beneficio dei partecipanti.
L’assurdità di tutto questo sta nel voler conseguire come premio di consolazione di SEL e di VENDOLA la VITTORIA confermata di BERSANI!
Certamente non sarà Bersani, come non lo sarebbe stato Renzi, il Presidente Incaricato di formare il nuovo governo.
No, perché RE GIORGIO non lo vuole. Ma non basta!
Non basta perché non lo vuole un lungo elenco di insoddisfatti e incazzati, che in totale fanno poco più dei venti milioni venti di italiani che disertano le c.d. primarie, e sono:
– i tarantini e pugliesi che per decreto (Clini l’assassino) continueranno ad essere affumicati ed inquinati dal Siderurgico e moriranno di cancro
– i no tav che finiranno evacuati dai loro territori o imprigionati
– studenti e lavoratori tutti della Scuola Pubblica
– gli esodati postali, bancari, dell’industria e dei servizi
– i lavoratori scippati della pensione alla vigilia della maturazione (sono più numerosi degli esodati)
– i giovani disoccupati schizzinosi (Fornero, ministro in pectore anche di Bersani)
– i giovani precari viziati (Fornero, ministro in pectore di Bersani, dice che non si sanno adattare)
– tutti gli italiani che ora sono nella più cupa disperazione grazie al manipolo di delinquenti che RUBA AI POVERI, NON SOLO PER DARE AI RICCHI, MA PER CONSERVARE INTATTI I PRIVILEGI DELLA SPORCA CASTA DI CUI ORMAI FANNO IRRIMEDIABILMENTE PARTE
– le donne tutte, escluse quelle poche che girano intorno e dentro al potere, che sono state le più colpite dai provvedimenti criminali di questi ultimi anni.

Sarei felicissimo di sbagliarmi e di essere costretto a chiedere scusa non solo ai suddetti, ma sopratutto a te. Pietro

Ho riportato una lettera aperta rivoltami da un carissimo amico, proprio perchè il travaglio che ci sconvolge in questi giorni sia ancora più chiaro.

Giacomo Nigro

oggi nelle sale cinematografiche

Genova del 2001, dilaniata dagli scontri del G8 ce la ricordiamo tutti, fu l’inizio tragico del secondo governo Berlusconi. Ognuno di noi può andare con la memoria alle manifestazioni di quei giorni o quantomeno ricordare le drammatiche immagini dei telegiornali dell’epoca. Può ricordare le preoccupazioni per la sistemazione delle fioriere oppure le gabbie in cui furono chiusi gli abitanti del centro storico di Genova che fu eletto a zona rossa inaccessibile. Può ricordare i trompe l’oeil sulle facciate diroccate o le botte da orbi alla scuola Diaz. Può ricordare i black block che devastano indisturbati il centro di Genova o le botte sulle madri di famiglia o i giovani inermi. Se non vuole o può ricordare può andare al cinema e guardare due giovani, un italiano e una francese, che si incontrano e si innamorano perdutamente nello sfondo della Genova di quei giorni. I due ragazzi, impersonati da Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot (giovane e bella scoperta francese), vagabondi per l’Europa, travolti dalla passione e dalla voglia di essere liberi; costretti a confrontarsi con i problemi di una società sempre più segnata dal precariato, dall’illegalità lavorativa e dall’immigrazione.

Diretto da Francesco Amato, regista di “Ma che ci faccio qui“ del 2006, é una pellicola moderna che indaga nella società di allora, ma anche in quella odierna. Uno dei temi  del film è il lavoro nero e le morti bianche, ne è dimostrazione la scena dell’incidente occorso a un operaio durante il montaggio di un palco. Incidente verificatosi più volte, recentemente, negli allestimenti dei concerti di Laura Pausini e Jovanotti.

Cosimo e Nicole è una pellicola tutta centrata sui due protagonisti: Riccardo e la Clara interpretano due ragazzi un po’ vagabondi ed incoscienti che si innamorano durante gli scontri del G8 di Genova, ma che poi sono costretti a difendere il loro legame da una realtà dura, oppressiva.

Come spiega il regista: “è soprattutto un road movie, un bel viaggio che il nostro gruppo ha compiuto, credendo nella bellezza di questo progetto”. Ed è, naturalmente, una storia d’amore, raccontata in prima persona dai suoi protagonisti. Ispirata, spiega ancora Amato, “a filmati reali in cui ragazzi raccontavano di essersi innamorati durante il G8”. Ma niente a che fare con Diaz di Daniele Vicari: “Abbiamo girato in contemporanea, ma il suo ho preferito non vederlo per non farmi influenzare”. Intanto Cosimo e Nicole nei cinema arriverà il 29 novembre, distribuita dalla Bolero.

Un infinito numero

Un infinito numeroSebastiano Vassalli

1999  ISBN 978880614745

Timodemo, ex schiavo di origine greca, racconta di quando accompagnò il suo padrone e Mecenate in terra etrusca per scoprire le origini di Roma, che Virgilio, per volere di Augusto, avrebbe dovuto immortalare in un grande poema. Giunti nella città sacra di Sacni, i due cives romani e il liberto riescono a essere ammessi nei sotterranei del tempio di Mantus. Attraverso un rito esoterico, in una sola notte rivivono circa mille anni di storia: lo sbarco nel Lazio degli scampati da Troia, gli eccidi, gli stupri e i tradimenti del sanguinario Enea e dei suoi uomini, la mescolanza etnica che diede vita alla civiltà etrusca, la nascita delle dodici città confederate e della tredicesima, Roma, mai riconosciuta dalle altre in quanto fondata da ladri, banditi e da tutti i peggiori scarti sociali. Le voci degli uomini del passato, famosi o anonimi, si accavallano in un flusso vorticoso, si presentano e si perdono. Le violenze disumane che raccontano, eseguite o subite da una generazione, vengono dimenticate da quelle successive. Le strategie politiche, gli odi personali, le perplessità morali dei singoli, come centrifugati dal tempo, entrano a far parte di un corpo unico; di un organismo vivente piú forte delle ferite che possono colpire singole cellule. Il mondo etrusco è ormai alla fine, spodestato dalle armi e dalla cultura della nuova potenza romana, ma le civiltà, come gli uomini, si accavallano le une alle altre morendo ogni volta senza morire mai.
Tornati a Roma, Mecenate, Virgilio e Timodemo, si disperderanno. Il primo andrà incontro al declino politico e verrà dimenticato da tutti. Il secondo scriverà l’Eneide ribaltando in senso edificante e moralistico tutte le storie che aveva rivissuto, ma poi, forse memore della tradizione etrusca di non lasciare tracce letterarie, di non costringere le storie (e la vita) in una forma, cercherà di distruggere la sua opera prima di morire. Timodemo, infine, riuscirà a ripetere in senso inverso il viaggio nel tempo, e arriverà alle soglie del Duemila con il suo carico di saggezza e di verità.

Il libro è godibilissimo, lo stile e la scrittura lo rendono molto piacevole e scorrevole. Adatto ai giovani lettori che avranno sicuramente modo di godere di un piacere, quello della lettura, a loro abbastanza ostico, a causa delle numerose alternative che hanno a loro disposizione, per trasccorre il tempo libero.

Dello stesso autore:  LA NOTTE DELLA COMETA. Il romanzo di Dino CampanaEinaudi Tascabili

Un romanzo che ci avvicina a un autore disgraziato nella vita, ma felicissimo nell’opera poetica.  

Occorre rivalutare le condizioni di un’alleanza che potrebbe essere deleteria.

Un Paese più... dipende da noi!

Bersani ha ora un obiettivo: conquistare Vendola e i suoi voti, per cui dire, e fare, cose di sinistra. Certamente! Ma non sarà facile infinocchiare chi controlla le mosse del PD con un senso critico elevatissimo, acuito dalle strane evoluzioni che in questi giorni si stanno verificando intorno al caso ILVA di Taranto, oltre che dalle notizie di dazioni come ai bei tempi di tangentopoli…

A tal proposito segnalo quanto pubblicato oggi da “LA STAMPA” a firma Guido Ruotolo:

“C’è una congiura, a leggere le carte, contro Assennato il guastafeste. Nelle telefonate di Girolamo Archinà – l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva messo da parte dopo che ad agosto erano uscite alcune sue intercettazioni telefoniche – si cerca di neutralizzare il direttore dell’Arpa, il bastian contrario Giorgio Assennato. Va detto che il gip Todisco è arrivata a queste conclusioni, dopo aver messo tutti i tasselli al loro posto: «Anche in relazione…

View original post 555 altre parole

il centrosinistra ha vinto!

E’ stata, quella di ieri, una bella giornata per la democrazia italiana. ll popolo del vero centrosinistra ha risposto brillantemente alla prova a cui era stato invitato a partecipare. Il leader del Pd Bersani ha avuto il 45,3% dei consensi contro il 35,3% del sindaco di Firenze. Vendola con il 15,2% ha conseguito, a mio parere, un risultato straordinario.

Idealmente ho partecipato al brindisi con il quale Nichi Vendola ha scelto di festeggiare il voto delle primarie. La foto, qua sopra riportata, è stata postata dal leader di Sel sui suoi profili Facebook e Twitter: “Brindo con la mia famiglia, e attraverso Internet con tutti voi, alla bellezza delle Primarie”.

A Collegno si è avuta una notevole partecipazione. 2520 elettori del centrosinistra hanno scelto di recarsi alle urne:

Bersani 1122 voti (44,5%); Renzi 830 (33%); Vendola 470 (18,6%), questa la terzina prevalente. Di seguito il risultato delle sezioni:

SEGGIO 1 – S.Maria, Regina Margherita
Bersani 442, 48%
Renzi 270, 29%
Vendola 182, 20%

SEGGIO 2 – Terracorta, Leumann
Bersani 187, 42%
Renzi 169, 38%
Vendola 70, 16%

SEGGIO 3 – Paradiso
Bersani 209, 41%
Renzi 189, 37%
Vendola 91, 18%

SEGGIO 4Borgo Nuovo, Centro Storico
Bersani 166, 46%
Renzi 101, 28%
Vendola, 84, 23%

SEGGIO 5 – Villaggio Dora
Bersani 101, 50%
Renzi 58, 29%
Vendola 32, 16%

SEGGIO 6 – Savonera
Bersani 17, 23%
Renzi 44, 60%
Vendola 12, 16%

Totale Collegno 2520
Bersani 1122, 44,5%
Renzi 830, 33%
Vendola 18,6%

Nel mio seggio, il n.  4 di Piazza Che Guevara, si è avuto, come già detto, il seguente esito: Bersani 166 voti; Renzi 101; Vendola 84; Puppato 8; Tabacci 1. Un elettore ha scelto la scheda bianca in segno di personale protesta. Devo purtroppo annotare una scarsa partecipazione al voto da parte dei giovani a cui, evidentemente, occorre dedicare molta più attenzione.  Appuntamento a domenica con il ballottaggio a cui parteciperò appoggiando con convinzione Bersani che merita di battere un Renzi la cui posizione ambigua mi risulta ampiamente indigesta.

eccole le primarie del centrosinistra!

Ciao Giacomo,

eccole le primarie del centrosinistra che tanto abbiamo voluto, chiesto, rivendicato. Sono arrivate. È stata una campagna elettorale bellissima, emozionante, vissuta fino all’ultimo frammento di forza. Ho incontrato tanti volti, nelle piazze, nelle sale stipate e nelle università, ho incontrato passioni, energie, indignazione, speranza e rabbia. Sono stato depositario di forti domande di cambiamento, di innovazione e rinnovamento. Domande di giustizia sociale, di equità, di diritti e di dignità. Sono felice e lusingato per la fiducia e le aspettative che ho scorto in ogni vostra lettera, in ogni incontro anche veloce, in ogni sorriso, disegno, messaggio. Vi chiedo un ultimo sforzo per i due giorni che ci separano dal voto. Potete fare la vostra preziosa parte raccontando alle persone più vicine come le primarie del centrosinistra non decideranno solo il candidato premier, decideranno anche la rotta che si vuol far intraprendere all’Italia. Coinvolgeteli, chiedetegli di partecipare con il loro voto. L’Italia ha la possibilità di diventare più bella, solidale, innovativa, accogliente. Di volersi bene.

Napoli, 23 novembre 2012.

***

Caro Nichi,

fra gli altri, hai incontrato anche me, ad Alpignano in un posto che si chiama Piazza Berlinguer, si Piazza Berlinguer! Non so se mi spiego!

Eccole le primarie del centrosinistra volute, rivendicate o “concesse” non ha importanza. Ci sei e ti sei speso, ora tocca a noi!

Votate e fate votare Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra!

Giacomo Nigro

Emilio Brustolon stroncato da un infarto a 26 anni

Emilio Brustolon, informatico di 26 anni residente a Chivasso (Torino), è morto improvvisamente, l’altro ieri sera, per un arresto cardiaco verificatosi durante una partita di calcio a sette disputata fra amici su un campo di San Carlo Canavese  in provincia di Torino.

Colto dal malore sul campo, il giovane è stato soccorso sul posto da un medico presente che ha allertato il 118 che lo ha trasportato con un’ambulanza all’ospedale di Cirié, ma i medici del pronto soccorso non sono riusciti a salvarlo.  Come vuole la prassi gli atti sul suo decesso sono stati trasmessi alla procura di Torino.

Al Padre del ragazzo va il mio pensiero e la mia solidarietà, la mamma purtroppo era già mancata ad Emilio qualche anno fa. La sfortuna si è, evidentemente, accanita contro la famiglia chivassese. Enrico sii forte!

Gaetano Scirea un uomo buono

Una strana sensazione è quella che colpisce uno juventino con venature granata, quale io sono, alla notizia della cerimonia di intitolazione dell’ex corso Grande Torino a Gaetano Scirea, campione bianconero morto tragicamente il 3 settembre 1989. 

E’ difficile avere l’anima calcistica divisa fra le due squadre di Torino. Quando partii da Ceglie Messapica insieme ai miei genitori avevo compiuto da un po’ 13 anni, d’estate portavo ancora i calzoni corti ed ero juventino, ma avrei potuto essere tifoso dell’Internazionale di Milano che nei primi anni sessanta, quando facevo la raccorla delle figurine Panini dedicate ai calciatori, era la squadra vincente per antonomasia: scudetti e Coppe dei Campioni in serie.

Il mio amichetto Angelo era come me dell’Inter, ma un giorno litigammo, non ricordo più per quale motivo, ma quando si hanno otto o nove anni si litiga facilmente: per dispetto cambiai squadra e scelsi di sostituire l’azzurro con il bianco. Arrivato a Torino fui affascinato dalla passione granata dei miei compagni di classe, uno di loro era addirittura un calciatore delle giovanili del Toro, veniva da Recco in Liguria e lo invidiavo tantissimo, ma la testardaggine mi fece restare bianconero.

Confesso (spero che gli juventini, amici miei, non leggano queste parole) di aver fatto un tifo sfrenato nella curva granata, ad esempio,  l’anno in cui il Toro sconfisse, in Coppa Uefa, Real Madrid e Ajax Amsterdam… ma ero, sono e resto juventino! 

«Gaetano Scirea è stato un campione assoluto, ma oggi ci manca l’uomo». Così ha detto il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, alla manifestazione a cui hanno partecipato, tra gli altri, la vedova Mariella e il figlio Riccardo, l’allenatore della Juve Antonio Conte, il presidente onorario Giampiero Boniperti, il portiere Gigi Buffon e il dg Marotta.  

Fra pochi giorni al Grande Torino sarà intitolato la spazio davanti alla Torre Maratona a fianco dello Stadio Olimpico. «Juventus e Torino – ha sottolineato Agnelli – si riappropriano delle rispettive icone ed è un segno importante che ognuno possa vivere e godere dei propri simboli». Agnelli ha ricordato «l’incredulità» con la quale apprese, quando aveva 14 anni, della morte di Scirea, «che era per me un simbolo da seguire». La vedova di Scirea si è commossa ricordando il marito: «Tutti l’hanno osannato come giocatore, ma ancora oggi il ricordo è vivo per il suo comportamento fuori dal campo, di un uomo mite sempre disponibile ad ascoltare tutti». 

Alla cerimonia hanno partecipato anche gli ex calciatori bianconeri Roberto Bettega, Francesco Morini e Beppe Furino, l’ad della Juventus Mazzia, il direttore del Juventus Museum Paolo Garimberti, l’ex presidente della Juve Franzo Grande Stevens, Paolo Pininfarina.  

Fra qualche giorno tutto tornerà a posto, ma ora capisco la delusione dei tifosi granata, per il trasferimento… ma in fondo un corso granata vicino allo stadio juventino può andar bene solo a un come me.

DA COLLEGNO APPELLO PER VENDOLA PRESIDENTE

La candidatura di Nichi Vendola rappresenta un momento di speranza e un fattore di cambiamento reale per la politica italiana. Era forte il rischio che queste primarie fossero solo una vicenda tutta interna ad un unico partito, nella quale venivano cancellati i contenuti che riguardano il futuro del Paese, dei lavoratori, dei precari, dei giovani.

Nichi Vendola offre un’altra strada possibile, quella della vera e profonda discontinuità, di una sinistra che torna a parlare di diritto al reddito, di uguaglianza e giustizia sociale, di diritti civili, di ambiente, di cultura, di innovazione, di etica pubblica. Sapendo che da qui occorre ricominciare per rispondere alla crisi economica e sociale che attraversa l’Italia e l’Europa.

NOI auspichiamo che la democrazia riesca a rimettersi in moto con le tante modalità aggregative che i cittadini hanno dimostrato di saper costruire. Insieme speriamo e vogliamo che la politica si rigeneri attraverso il ragionamento e la costruzione e non con la demagogia della demolizione del vecchio a favore di un nuovo che non esiste, ma che anzi si pone in assoluta continuità con le politiche liberiste di Berlusconi prima e di Monti poi.

È necessario che le comunità, ANCHE NELLA NOSTRA COLLEGNO, tornino a crescere insieme alle sue istituzioni e che riescano a recuperare un senso della complessità che permetta di interpretare la realtà e di affrontare i difficili problemi dell’oggi, in un clima sereno che anni di sciatteria e malaffare hanno distrutto.

NOI crediamo che il grande scontro oggi non sia fra culture di popoli diversi, o tra l’economia e la politica, ma tra l’economia liberista e la democrazia, che significa trasparenza e consapevolezza, coscienza e libertà. Vogliamo un futuro nel quale economia ed ecologia tornino ad incontrarsi in una casa comune, nella stessa imprescindibile prospettiva necessaria per riprogettare il presente e il futuro di questo paese.

Come ha detto Don Gallo durante le primarie di Genova, parafrasando una più celebre frase di J.F. Kennedy, “Non chiedetevi cosa può fare l’Italia per voi, ma cosa potete fare voi per l’Italia”.

NOI possiamo fare sì che Nichi Vendola diventi Presidente.

COLLEGNO per VENDOLA Presidente.

– 3423783595

– collegnopervendola@hotmail.it

Francesco LIGUORI, Tiziana MANZI, Danilo CAPITANI, Enrico MANFREDI, Gabriele MORONI, Umberto RADIN, Franca SOFFIETTI, Vito Antonio ANGELILLO, Valentina GARBOLINO, Ezio VALLAROLO, Giovanni CALISSI, Germana CANALI, Simona RONDANA, Elio CUGLIARI, Aldo BONAFE’ Angelo GRECO, Guido DI LORENZO, Franco PINTO, Ottorino CIRELLA Chiara MONAGHEDDU, Luciano ZANELLA, Andrea PARRI, Luca PARRI, Giordano PUTZU, Maria Grazia VALLO’, Davide BARBONI, Francesco PRIVITERA, Fabio LORENZONI, Andrea NEIROTTI, Maria Antonietta FERRO, Giacomo NIGRO, Rosaria PENNISI, Paolo COCITO, Silvia DEQUINO, Claudia SAIS

Sonetto n° 129 di William Shakespeare

 

The expense of spirit in a waste of shame
Is lust in action: and till action, lust
Is perjur’d, murderous, bloody, full of blame,
Savage, extreme, rude, cruel, not to trust;
Enjoy’d no sooner but despised straight;
Past reason hunted; and no sooner had,
Past reason hated, as a swallow’d bait,
On purpose laid to make the taker mad:
Mad in pursuit and in possession so;
Had, having, and in quest to have, extreme;
A bliss in proof,— and prov’d, a very woe;
Before, a joy propos’d; behind a dream.
All this the world well knows; yet none knows well
To shun the heaven that leads men to this hell.
–William Shakespeare

È spreco di spirito in triste scempio
la lussuria in atto e fintanto che lo è
di spergiuro, assassinio, sangue è esempio,
selvaggia, infida, brutale ed empia essa è;
appena goduta, subito odiata;
rincorsa senza senso, ma raggiunta
odiata senza senso, esca ingoiata
per rendere la ragione defunta;
folle sia a cacciare che a possedere;
avendo, avendo avuto e volendo avere,
gioia alla prova, ma provata penosa,
prima una festa, poi sognata cosa.

Tutto ciò il mondo lo sa, ma nessuno sa
evitar la via che fra Cielo e Inferno sta. 

***

    Sciupio dello spirito nello sperpero della vergogna
è la lussuria in atto, e nel suo attuarsi
essa è spergiura, assassina, spregevole, sanguinaria,
selvaggia, sfrenata, brutale, impietosa, infida;
     Non appena sazia essa è disprezzata:
è perseguita irrazionalmente e, non appena avuta,
è irrazionalmente odiata, com’esca ficcata
nella strozza per far impazzire il malcapitato;
     Insana nella ricerca e nel possesso,
sfrenata nel suo prima-durante-dopo:
una beatitudine nel goderla e, goduta, una dannazione;
prima una gioia offerta, poi solo un sogno.
     Tutto ciò sa bene il mondo, ma nessuno sa bene
come scansare il paradiso che porta a tale inferno.

 William Shakespeare

E’ più facile controllare e trattenere il sentimento della passione oppure farsi travolgere e quindi di conseguenza peccare? Questa è, in fondo la domanda oggetto del sonetto di Shakespeare qui proposto – con una scelta di traduzioni in italiano -; occorre, per dare una risposta alla domanda,  considerare se si pecca semplicemente facendosi travolgere dalla passione oppure si compie l’atto sessuale senza sentimento amoroso. Non è forse questo l’atteggiamento più deprecabile? Esaminiamo cosa ne pensa il Catechismo della Chiesa Cattolica.

IL NONO COMANDAMENTO

Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo ( Es 20,17 ).

Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore ( Mt 5,28 ). 

2514 San Giovanni distingue tre tipi di smodato desiderio o concupiscenza: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita [Cf 1Gv 2,16 ]. Secondo la tradizione catechistica cattolica, il nono comandamento proibisce la concupiscenza carnale; il decimo la concupiscenza dei beni altrui. 

2515 La “concupiscenza”, nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell’appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. L’Apostolo san Paolo la identifica con l’opposizione della “carne” allo “spirito” [Cf Gal 5,16; Gal 5,17; 2515 Gal 5,24; Ef 2,3 ]. E’ conseguenza della disobbedienza del primo peccato [Cf Gen 3,11 ]. Ingenera disordine nelle facoltà morali dell’uomo e, senza essere in se stessa un peccato, inclina l’uomo a commettere il peccato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1515]. 

2516 Già nell’uomo, essendo un essere composto, spirito e corpo, esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di tendenze tra lo “spirito” e la “carne”. Ma essa di fatto appartiene all’eredità del peccato, ne è una conseguenza e, al tempo stesso, una conferma. Fa parte dell’esperienza quotidiana del combattimento spirituale. 

Per l’Apostolo non si tratta di discriminare e di condannare il corpo, che con l’anima spirituale costituisce la natura dell’uomo e la sua soggettività personale; egli si occupa invece delle opere, o meglio delle stabili disposizioni – virtù e vizi – moralmente buone o cattive, che sono frutto di sottomissione (nel primo caso) oppure di resistenza (nel secondo) all’ azione salvifica dello Spirito Santo. Perciò l’Apostolo scrive: “Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” ( Gal 5,25 ) [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et Vivificantem, 55].

Fabrizio de Andrè, la vede così:

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.