testimoni di…

Nel 1870, negli Stati Uniti d’America, un giovane avventista di nome Charles Taze Russell studia la Bibbia insieme ad altri credenti per cercare le verità che non trova nella religione che professa; a 18 anni, nessuna preparazione teologica ha un’insana passione per le profezie.

Per meglio diffondere il vangelo secondo le sue convinzioni, nel 1879 fonda la rivista Torre di Guardia, che nel 1884 diventa una società per azioni. Russell diventa popolare la dove predica; viaggia e scrive molto guadagnando bene con la letteratura che vende. I suoi collaboratori lo identificano con lo “schiavo fedele e discreto” predetto da Gesù nel Vangelo, ma non si rivela uno stinco di santo, perché nel corso della sua vita subisce ben tre processi: uno per infedeltà coniugale, uno per frode e un altro per peculato. Nel 1913, durante un discorso in un tempio massonico, afferma che molte sue dottrine bibliche sono simili alle dottrine massoniche, mescolando il sacro con il profano. Russell rimane capo del movimento fino al 1916, anno della sua morte. Muore su un su un treno nel Texas due anni dopo aver profetizzato la fine del mondo nel 1914.

L’ossessione per l’escatologia apocalittica sarà una costante di questo movimento. Una fissa intorno alla quale baserà il suo impianto dottrinale. Dalla previsione fallita del 1914 il movimento subisce un collasso, da cui si riprenderà solo qualche anno dopo allorché il suo successore, Joseph Rutherford prende in mano l’organizzazione. 

Rutherford non ha il carisma di Russell. E’ ambizioso, megalomane, autoritario e, soprattutto, dedito al bere. Nel 1918 finisce in galera per propaganda sovversiva contro il governo americano. Uscito di prigione, mette da parte tutti gli insegnamenti del suo predecessore, causando uno scisma nella setta, battezza il movimento con il nome di “testimoni di Geova”, elabora nuove dottrine e fissa le fine del mondo prima nel 1925, poi nel 1941. Rutherford muore di polmonite nel 1942 e il suo successore, Nathan Knorr, trasforma il movimento in una vera e propria azienda commerciale, premiando l’impegno dei proseliti e dando inizio alla espansione mondiale della “Tower”, aprendo filiali, scuole e congregazioni ovunque. Con quali fondi faccia tutto questo non è noto, fino a quando, nel 1959 notizie pubblicate sui giornali su una corrispondenza privata tra massoni attestano chiaramente che i testimoni di Geova sono finanziati dalla Massoneria in funzione anti-cattolica.

Knorr non si limita a imprimere all’organizzazione un modello da multinazionale commerciale, ma commissiona una nuova traduzione della Bibbia manomettendola in più parti; introduce l’ostracismo verso i fuoriusciti e il divieto delle trasfusioni di sangue per i fedeli, fonda un corpo direttivo che assume le sembianze di un consiglio di amministrazione di una società e fissa l’inizio del regno millenario di Cristo nel 1975. La sua profezia si rivela un disastro, il suo mancato adempimento causa un’emorragia di fedeli: oltre un milione di seguaci abbandona il culto nel giro di due anni.

Knorr muore nel 1977, al suo posto subentra Frederick Franz, l’eminenza grigia del movimento, il teologo del gruppo. Sotto la sua presidenza l’organizzazione consolida il suo potere sui fedeli. Egli riorganizza il movimento conferendogli una struttura fortemente piramidale; in stile Grande Fratello, modifica profondamente gli intendimenti biblici, crea una gestione politica in cui la libertà individuale è abolita e la Watch Tower diventa la coscienza collettiva di ogni singolo fedele. Viene così a formarsi una dittatura estesa a tutte le congregazioni del mondo mediante un controllo rigido esercitato dagli anziani locali.

Non tutto però fila liscio. Nel 1980 un membro del corpo direttivo, Raimond Franz, entra in rotta di collisione con i dirigenti del gruppo e viene espulso dal movimento. Una volta fuori, pubblica un best-seller di cinquecento pagine, Crisi di Coscienza, in cui denuncia il clima da totalitarismo assoluto che vige nell’organizzazione, i metodi autoritari dei capi, le inquisizioni minuziose sui fedeli, le occulte registrazioni di conversazioni e di telefonate, i processi a porte chiuse senza alcuna difesa da parte degli inquisiti, le scomuniche per qualche critica di troppo, i dissidenti presentati come criminali e indemoniati.

Nel 1983 sulle pubblicazioni della Watch Tower vengono scoperte delle immagini subliminali di natura satanica. I fedeli che scoprono quelle immagini vengono prima ridicolizzati, poi espulsi affinché la notizia non si diffonda nelle congregazioni. Il corpo direttivo liquida tutto come semplici illusioni ottiche, ma quelle immagini diventano sempre più numerose e sempre più visibili, tanto da spingere gli esperti a parlare di tecniche di manipolazione mentale praticate dalla Watch Tower sui lettori.

Nel 1988 intere congregazioni italiane abbandonano il movimento, i fuoriusciti si moltiplicano giorno dopo giorno. Molti di loro ricorrono ai mezzi di comunicazione per denunciare le pratica autoritarie, liberticide e coercitive del movimento. Franz muore nel 1992 senza aver fissato una data precisa per la fine dei tempi, anche se si continua a mettere l’accento sulla sua imminenza preannunciata da guerre, conflitti, calamità naturali, pestilenze, secondo una strategia comunicativa che gli esperti definiscono mirata a seminare terrore nei fedeli così da tenerli legati alla setta. Dopo la sua morte, il movimento resta senza un vero capo carismatico.

Nel 1997 iniziano problemi legati alla pedofilia: una testimone di Geova che lavorava alla sede centrale americana, Barbara Anderson, scopre migliaia di casi di abusi sui minori perpetrati nell’organizzazione e accuratamente insabbiati dai vertici del movimento. Forse, presa da un rimorso di coscienza, sottrae tutti i documenti dagli archivi e li porta in un Tribunale americano. E’ l’inizio di un terremoto che mina le fondamenta stessa dell’organizzazione. Numerose vittime di abusi sessuali cominciano a farsi avanti e a denunciare anni di violenze taciute alle autorità. E’ uno tsunami che travolge l’organizzazione, partono inchieste, processi, condanne che determinano risarcimenti milionari.  

Nel 2001 scoppia un altro scandalo. Un quotidiano inglese, The Guardian, scopre che la Watch Tower si è associata alle Nazioni Unite le quali si giustificano con la menzogna di un errore fatto in buona fede da un loro funzionario. Il movimento dimostra così di avere una doppia faccia, una doppia morale avendo per anni indicato la politica come un’azione satanica.  Una doppia morale messa in risalto anche da un’indagine condotta nel 2015 dal Center for Investigative Reporting, che porta alla luce migliaia di documenti prodotti dalla Società Torre di Guardia in cui erano presenti istruzioni per gli “anziani” dei testimoni di Geova per tenere nascosti, sia alle forze dell’ordine sia agli altri fedeli, i casi di pedofilia e abusi sessuali avvenuti all’interno della congregazione per ben venticinque anni.  

Nel 2019 un quotidiano italiano on line: Fanpage, scopre che l’organizzazione che vieta ai fedeli di svolgere il servizio militare, pena la scomunica, ha investito parte dei suoi proventi in aziende che producono armi da guerra.

Attualmente la Watch Tower conta otto milioni e mezzo di fedeli in oltre duecento Paesi. Ma facendo una stima tra chi entra e chi esce, la crescita media è di centomila nuovi aderenti l’anno. Nel 2020, con la pandemia da Coronavirus che ha impedito loro di predicare e riunirsi, l’organizzazione è calata di cinquantamila unità. Segno che la sua esistenza si basa su un proselitismo capillare e a tratti aggressivo, senza il quale, probabilmente, non sopravvivrebbe a lungo termine.

Non aprite quella porta…

Afghanistan

Serata interessante, presso la Libreria Belgravia di Torino, in compagnia di Maria Morigi che ha presentato il suo “Afghanistan” con ferma pacatezza, evitando ogni implicazione politica o partito preso. Al netto del vasto e variegato contenuto del libro, ciò che più ha colpito la mia attenzione è stato il tema dei “Taliban”. Maria ha evidenziato che quegli uomini dalla lunga barba, che spesso vengono volontariamente confusi con i terroristi tout court, tali non sono. Appartamenti alla etnia Pashtun, che ammonta al 42 per cento della popolazione afghana, sono con tutta evidenza coloro che detengono il potere locale anche quando non si trovano al potere esecutivo. Sono da sempre contrari alla economia del papavero da oppio e sicuramente con questo atteggiamento si sono tirati dietro le antipatie di americani e occidentali in genere, questi ultimi molto interessati all’oppio. La Cia ha utilizzato spesso questa droga per il controllo dei cittadini americani riottosi che furono e sono messi “fuori uso” dall’eroina che dall’oppio deriva. I Talebani sono attualmente al potere perché riconosciuti come interlocutori dall’amministrazione Trump e ora da Biden in continuità con la politica estera americana che non cambia certo al cambiare del “comandante in capo”. Diamo tempo e possibilità al governo talebano e al popolo Afghano tutto di coltivare la vita civile e l’economia secondo i millenari dettami della loro splendida ed indomita cultura.

Maria Morigi si occupa di Afghanistan da più di vent’anni, non è ancora riuscita ad organizzare un viaggio nel Paese anche se, per motivi di studio sociale, storico, archeologico e geopolitico ha visitato i paesi confinanti: Cina, Pakistan e Iran che sono storicamente interconnessi con quella Nazione.

L’Afghanistan è stato sempre nelle mire del colonialismo occidentale, gli inglesi hanno combattuto fin dal XIX secolo ben tre guerre con l’Afghanistan uscendo sconfitti da un popolo che ha sempre salvaguardato la propria indipendenza con caparbietà; soffrendo, ma respingendo l’invasore. Nel 1978 l’allora Unione Sovietica, su richiesta afghana invase a malincuore l’Afghanistan per un decennio. Alla caduta del Muro di Berlino i russi abbandonarono il Paese. Più tardi furono gli Stati Uniti ad invadere l’Afghanistan a causa del terrorismo musulmano che aveva provocato la distruzione delle Torri Gemelle di New York. Questa ultima invasione è appena terminata come abbiamo già visto.

Leggere questo libro permette la comprensione di un grande Paese misconosciuto, ma dalla civiltà millenaria.

Linkedin

LinkedIn è il social media nato vent’anni fa come database di curriculum vitae. Da ultimo si è trasformato in un social network per i professionisti ed il loro business. Somiglia parecchio, nel funzionamento, a Facebook conservando però il proprio imprinting e la propria specializzazione.

Oggi, nel 2021, lo si può utilizzare sia per il proprio network personale che per quello professionale, insomma sembra perfetto per il personal branding, per cercare lavoro e per trovare clienti. LinkedIn non è quindi solo una raccolta di “curriculum vitae online”. 

Alla sua base del buon funzionamento del media ci sono tre semplici regole:

  1. Creare un profilo attraente e che rispecchi professionalmente la propria personalità;
  2. Aggiungere più collegamenti possibili, in modo intelligente: persone che si conoscono o con cui si è già lavorato;
  3. Diffondere spesso contenuti di valore per stimolare i propri collegati a interagire, ragionare e a scambiare valore per accrescere la visibilità anche nei confronti dei contatti reciproci.

Si può immaginare LinkedIn come una grossa fiera a cui partecipano milioni di persone (600 milioni di persone iscritte) e di passeggiare lungo i corridoi della fiera e poter parlare con tutti: clienti, ex clienti, fornitori, potenziali clienti ecc. tutti disposti ad ascoltare.

Se il profilo privato contiene le skills e le esperienze professionali della persona, la possibile pagina aziendale o di un libero professionista deve descrivere l’operato generale dell’attività o del professionista, cercando di evidenziarne i punti di forza. La pagina aziendale LinkedIn deve essere il primo strumento di pubblicità dell’attività: una vera e propria vetrina capace di fare personal branding in modo naturale.

Inoltre, LinkedIn è una soluzione vincente anche per trovare nuove figure professionali da inserire nella propria azienda. Infatti, nella sezione “Lavoro”, un’azienda può pubblicare offerte relative alle proprie posizioni lavorative aperte. In questo modo chi è alla ricerca di lavoro potrà candidarsi direttamente con il proprio profilo LinkedIn, rendendo la ricerca molto più semplice e scorrevole per l’azienda.

tra inconscio e surreale

Il 10 settembre 2021 è stata inaugurata la mostra d’arte “Tra inconscio e surreale” che il Comune di Collegno, con la sponsorizzazione di Barricalla, ha dedicato all’opera dell’artista Lorenzo Alessandri (1927-2000) presso la “Sala delle Arti” all’interno del bellissimo Parco Dalla Chiesa.

Presso la Sala del Consiglio Comunale il Professor Giangiorgio Massara, storico dell’Arte, ha illustrato la mostra con una bellissima prolusione pubblica. Amico e studioso del pittore Alessandri dal 1972 e fino al 2012 Massara si è occupato di lui con articoli di stampa e presentazioni.

Autodidatta, a soli 13 anni, Alessandri iniziò ad incidere il linoleum, ma di dedica presto alla pittura ad olio. Durante il 1944, quando a Torino erano in corso i bombardamenti degli Alleati, aprì il suo primo Studio che chiamò “soffitta macabra”. Volontario dell’ordine dei Cavalieri di Malta, appena diciassettenne, partecipò al recupero dei cadaveri delle vittime dei bombardamenti, rimanendone fortemente impressionato. Le conseguenze sul suo sentire e sulla sua arte saranno evidenti.

Nel dopoguerra il pittore perfezionò il suo studio dell’arte con il Maestro Giovanni Guarlotti impressionista; secondo Vittorio Sgarbi, Lorenzo Alessandri fu il primo surrealista italiano, un artista del sogno. Naturalmente essendo a Torino gli era naturale guardare al futuro, caratteristica, questa, tipica della città subalpina. A Torino magico e fantastico prendono vita, la città preferita da Nostradamus ed abitata anche da Nietsche (“La sera al tramonto lungo le rive del Po nel bene e nel male”) è considerata parte di triangoli magici positivi e negativi, l’esoterismo ne impregna la cultura.

Nel Gennaio del 1964 Alessandri pubblica il primo numero della rivista “Surfanta” i cui prodromi ed antefatti possono essere ricercati ai tempi della soffitta macabra, dove il tetto era foderato di cartone e l’illuminazione era prodotta da candele per il coprifuoco mentre Gianluigi Marianini recitava versi con il suo aplomb divenuto celebre in televisione grazie alla partecipazione a “Lascia o raddoppia” di Mike Bongiorno. Gli artisti sodali di Alessandri sono Silvano Ghilardi (Abacuc), Chicchi Macciotta, Molinari, Lamberto Camerini, Pontecorvo e Colombotto-Rosso.

La luna accompagna la vita di Alessandri, del colore della luna sono i capelli delle sue modelle spesso presenti nelle sue opere, orrido e bello, sensualità e macabro, bambole disumanizzate, tendenza alla bellezza pura: queste le emozioni della sua arte pittorica.

Germania: istruzioni per l’uso

O Germania, udendo i discorsi che risuonano dalla tua casa si ride. Ma chiunque ti vede dà di piglio al coltello.

Bertolt Brecht

Alessandro Bellardita, giudice penale presso il Tribunale di Karlsruhe, docente di Diritto presso la Hochschule (università) di Schwetzingen, figlio di emigranti italiani in Germania, ha scritto questo libro con intenti didattici e informativi diretti a coloro che volessero conoscere meglio la Germania e il “suo funzionamento” o che, magari, volessero viverci stabilmente.

L’autore ci suggerisce che, per approfondire il tema dell’emigrazione italiana in Germania, occorre ricordare il fondamentatale Trattato Italo-tedesco, in tema di Diritto di Soggiorno per motivi di lavoro in Germania, stipulato nel 1955. Questo trattato è uno dei fondamenti della integrazione nella Unione Europea, senza quel trattato la massiccia emigrazione italiana in Germania non sarebbe stata possibile e i successivi passi avanti verso l’integrazione dei lavoratori in Europa sarebbero ancora un sogno.

Il bisogno di manodopera a basso costo e poco combattiva e il raffreddamento dei rapporti fra le due Germanie allora esistenti che portarono alla costruzione del Muro di Berlino, indussero la Germania Occidentale a stipulare quel trattato con l’Italia. I lavoratori italiani disposti a fare mestieri pesanti, poco retribuiti e impediti alla difesa dei propri diritti dalla scarsa o nulla conoscenza della lingua tedesca erano per il Governo Tedesco un toccasana per la ricostruzione postbellica.

Successivamente furono stipulati trattati con la Turchia, la Jugoslavia, la Spagna, il Portogallo, il Marocco, la Grecia, la Corea del Sud e la Tunisia, nulla di favorevole all’uomo si legge in quei trattati tranne l’offerta di lavoro duro e sottopagato.

Nel frattempo molte cose sono cambiate, anche se i diritti e il loro rispetto non sono scontati. Bellardita ci dà, nel suo ottimo testo, le indicazioni per conoscere i fondamenti della Costituzione e dei regolamenti giuridici tedeschi, spingendosi a dare consigli sul come cercare casa e difendere le proprie esigenze di vita. La prima cosa da fare è imparare la lingua, senza conoscerla non si può acquisire la cittadinanza, ne farsi ascoltare dalla Pubblica Amministrazione.

una perfetta confusione

Quando si mandano le truppe dove non si è capaci di capire la situazione: locale, culturale e politica, si favoriscono alleanze con soggetti corrotti ed impresentabili, utili a fare sorgere la reazione contro le truppe d’invasione. Ora un rigurgito del Daesh inutilmente sconfitto in Siria e Iraq prenderà il sopravvento sulla stremata e forse indifferente popolazione civile (quella vera).

Ricordiamo il prezzo dell’occupazione per la nostra amata e dissennata Patria:

– 53 morti;

– 723 feriti;

– 8 miliardi di Euro.

A che pro?

“La storia ci insegna costantemente quante minacce vi siano alla libertà e quanti sacrifici sono richiesti per conquistarla. Ci indica anche che si tratta di un bene indivisibile tra le donne e gli uomini di ogni Continente. Ci rendiamo conto di quanto la mancanza di libertà o la perdita di essa in altri luoghi del mondo colpisca la nostra coscienza e incida sulla comune convivenza nella sempre più integrata comunità mondiale. Nuove sfide si pongono, quindi, continuamente davanti a noi”. (Sergio Mattarella)

Ogni volta che si è parlato o si parla di Afghanistan, in questi anni, i temi erano e sono gli stessi: guerra, violenza e traffico di droga. Del popolo Afgano non si è, quasi mai, trattato: un torto nel torto. Oggi gli attentati, di cui non si capisce la matrice, aggiungono confusione a una situazione assolutamente opaca in cui l’unica vittima sicura è il popolo Afgano che continua a vivere nel terrore e nell’incertezza. Ciò che a me appare lampante è il definitivo abbandono dei traditori del Popolo, da parte delle forze di occupazione, che li hanno usati senza scrupoli e, che pure hanno avuto la loro quota di sangue versato. La strategia della confusione è ancora una volta perfetta, forse lascia tracce anche nella mia analisi.

Postilla .1

Comincio a maturare sentimenti veramente ostili verso coloro che, impuniti (in senso Treccani e romanesco), non indossano la mascherina e non rispettano il distanziamento “sociale”. Ultimi due casi affrontati di persona: ieri sera allo stadio due sedicenti “tifosi” granata, nonostante le ingiunzioni degli Stuart (sbeffeggiati in aggiunta), hanno seguito imperterriti a non indossare la mascherina, inutile aggiungere che di calcio capivano una cippa; questa mattina in coda a una cassa mi sono beccato del rincoglionito da un energumeno, attempato e con la mascherina sotto il naso, perché gli avevo gentilmente chiesto di rispettare le distanze illustrate proprio in quel momento dall’altoparlante, un sordo stronzo (specie umana diffusissima).
Odio gli indifferenti (cit. Antonio Gramsci).

Epilogo… per ora (R. d. M. …)

Gli italiani non si sentono prigionieri delle regole anzi le disattendono regolarmente, come è successo a Torino a marzo scorso con le manifestazioni “no mask, no Vax” e, oggi addirittura quelle contro la “dittatura sanitaria”. Più semplicemente gli italiani (i torinesi nel mio particulare) fanno quello che gli pare certi che non ci siano controlli seri. Si sa, siamo al fai da te della sicurezza, salvo menare con convinzione i centrosocialisti (ammazza che neologismo!). La cosa che manca di più in questo Paese è la solidarietà, la fiducia nelle vaccinazioni è scarsa anche a causa delle diatribe di origine chiaramente commerciale gonfiate da TV e giornali. Il coraggio governativo e l’organizzazione delle vaccinazioni seguono le mode del momento. Ora furoreggia la greencard (non quella della raccolta differenziata, no!). D’altronde come si può rendere obbligatoria la vaccinazione anticovid se le dosi mancano e in più sono obsolete, causa mutazioni? Meglio, molto meglio creare, ad horas, corse al vaccino di chi vuole andare in vacanza o semplicemente al ristorante, no? Intanto gli oltre due milioni di ultrasessantenni non vaccinati si possono mettere un coda, tanto in vacanza non ci possono andare. Ci sono due “manifestazioni” indotte (in attesa di altre nei mesi autunnali che sono dietro l’angolo): la corsa al sorpasso vaccinale e le manifestazioni di piazza che definirò di destra (dentro c’è tutto l’arco costituzionale e gli opposti estremismi, ritornano a galla rimasugli dialettici degli anni settanta). Speriamo che il virus vada via autonomamente come fanno ed hanno fatto tutti i suoi fratelli, forse ce la caveremo.

Purtroppo la Storia non la ricorda nessuno…

Personalmente resto profondamente colpito nel mio credo politico, Sinistra, Ecologia e Libertà si chiamava il Partito a cui ho creduto. La trasformazione economica operata dal Presidente Vendola della Regione Puglia, da ancora oggi buoni frutti. Non posso credere che la seconda parola dell’insegna: “Ecologia” sia stata così clamorosamente tradita da Nichi. Sicuramente, in appello, sarà dimostrato l’errore di questa sentenza nei confronti della politica di Vendola. La famiglia Riva intanto sembra pagare per tutti compresi i manager di Stato Italsider che a suo tempo hanno posto le basi per la distruzione di un vasto territorio.

Un Paese più... dipende da noi!

Con il rispetto non ipocrita che si deve a Taranto e al territorio pugliese nel raggio di almeno cinquanta chilometri dal centro del siderurgico tarantino, il punto di vista del Giudice che ieri si è espresso non basta. Occorre il punto di vista dello storico. Nessuno ricorda le responsabilità di chi ha scelto di raddoppiare lo stabilimento siderurgico negli anni ottanta, facendo raddoppiare contemporaneamente il quartiere Tamburi a ridosso della fabbrica. Nessuno ricorda la presenza mafiosa in città per fare digerire l’inquinamento ai cittadini in cambio di un posto di lavoro nell’enorme e, spesso inutile, indotto del grande mostro. Nessuno ricorda la scelta scellerata dei governi democristiani che nei “meravigliosi” anni sessanta decisero di installare a Taranto e a Brindisi industrie massimamente inquinanti con la scusa dei porti sul Mediterraneo. Centinaia se non migliaia di ettari di florido uliveto furono sacrificati a Ginosa e dintorni, nella piana del golfo di…

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Torino spiritualità

È uno spazio privilegiato di riflessione. È la casa di quanti non rinunciano mai a farsi domande. È il luogo in cui cercare, lontano dalla frenesia di tutti i giorni, il significato profondo del nostro essere e del nostro tempo.

Quattro giorni di incontri, dialoghi, lezioni e letture per crescere insieme, attraverso il confronto tra coscienze, l’incrocio di fedi, culture e religioni provenienti da ogni parte del mondo.

Progetto dalla Fondazione Circolo dei lettori, Torino Spiritualità è divenuto negli anni un imperdibile appuntamento per oltre 25.000 persone, provenienti da ogni parte d’Italia. Non un pubblico generico, ma vera e propria comunità di pensiero e ricerca, anima di un dialogo fecondo che intreccia parole, silenzi, ascolto ed esperienza.

Dal 2005 a oggi, ogni edizione di Torino Spiritualità è un tratto di strada comune, un percorso di comprensione sviluppato negli oltre 150 incontri in programma e guidato ogni volta da un tema differente.

Dalle Speranze alla Memoria, dal Dono al Sorriso, fil rouge della manifestazione è la volontà di indagare la dimensione etica e spirituale dell’essere umano come momento necessario per entrare in relazione con l’altro e aprire nuove vie alla conoscenza.

Ad accompagnare il cammino del pubblico sono filosofi, teologi, storici, scrittori, artisti, scienziati, personalità della politica e dell’economia, provenienti da tutto il mondo. Voci capaci di offrire una pluralità di idee e prospettive. Senza mai pretendere di dare risposte quanto, piuttosto, di suggerire nuove domande. Torino Spiritualità nasce dal confronto con mondi diversi. Associazioni, enti, istituzioni culturali, istituti di ricerca del territorio e nazionali collaborano ogni anno alla costruzione della manifestazione.

Dal centro alle periferie, dagli spazi cittadini al territorio regionale, Torino Spiritualità fa dello spirito dei luoghi contenuto e spunto di ricerca. Dai teatri ai luoghi di culto, dalle biblioteche ai musei fino alle colline torinesi, Torino Spiritualità trasforma la città e il territorio in uno spazio aperto e diffuso di riflessione.

Gli incontri firmati Torino Spiritualità continuano tutto l’anno.